Oggi voglio ricordare il mio amico Fernando GRILLO, uomo semplice. Uno che ha vissuto la sua breve vita in silenzio, costantemente ai margini del suo piccolo mondo.
Nacque male Fernando. Nacque povero da una povera ragazza madre: peggior viatico, nella Montecalvo della fine degli anni cinquanta, non poteva avere. E, infatti, da povero ha trascorso la maggior parte dei suoi giorni. Povero di una povertà piena, completa; tanto di sostanze materiali quanto di rapporti sociali.
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08-02-2010 16:55:14 |Author| antonio il montecalvese
E' vero quanto dicevano Mario ed Angelo! La storia di Fernando (Filomeno) è nata purtroppo molto male! Ma questo non deve e non può diminuire la responsabilità di chi avrebbe dovuto sul territorio garantire un percorso più umano e civile ad una persona già duramente provata da vicissitudini (come giustamente ricordava Mario) delicate quali quelle che hanno investito in pieno la vita di Fernando anni fa. Il popolo non ha affatto mostrato di saper rispettare la dignità della persona in quanto tale (indipendentemente da ciò che abbia potuto fare), e questo ha ulteriormente affossato le già flebili possibilità di reinserimento di Fernando tra i montecalvesi. Anche io, come Angelo, negli ultimi anni ho ascoltato spesso gli sfoghi di Fernando sia che ci incontrassimo per strada, sia che lui venisse (come faceva di tanto in tanto) a casa. A parte lo stipendio che arrivava a singhiozzo, uno dei suo crucci era quello della solitudine. E per solitudine lui non intendeva tanto quella materiale (anche quella, certo) quanto, invece, quella morale. Lui sapeva bene che per la gran parte della gente era un mostro. Non era stupido (e Mario lo ricordava benissimo)! Lo ricordo con affetto (e magari pubblicherò qualche foto per ricordarlo) negli ultimi anni al veglione parrocchiale, dove ha suonato la tastiera durante la serata! Era entusiasta di questo piccolo spazio che gli permetteva di sentirsi meno solo e più partecipe della vita comunitaria. Mi ricordo che ogni domenica (partendo già da ottobre) cominciava a venire a casa per scegliere i pezzi da suonare la sera del 31 al veglione. Io gli davo gli spartiti e lui a casa sua (o meglio nel suo container, almeno fino a poche settimane fa) si metteva a provare le canzoni. Io lo sentivo nitidamente quando scendevo da casa per andare giù al piano. Ed ero contento perché sapevo che almeno in quei momenti lui faceva qualcosa che lo aiutava a sentirsi "normale"! Umilmente ha vissuto gli ultimi anni, umilmente se n'è andato, in punta di piedi! Era una presenza discreta, garbata ed educata. Tutte qualità che difficilmente si riscontrano oggi nella cosiddetta società civile! E di questo, almeno a posteriori, gli si deve dare merito! Ciao Fernando!
Antonio Cardillo





Fernando aveva una dignità che molti altri qui non hanno. Ero stato da lui poco tempo fa perché voleva farmi vedere lo stato in cui viveva. Diceva sempre: "io lavoro, perché non mi pagano?" ed era vero. Per quello che poteva si dava da fare. E' nato nel posto e nell'epoca sbagliati. E' nato in una collettività che lo ha condannato senza aver voglia di capire, in una società che spesso fa finta di non vedere, piena di falsi moralismi, e di perbenisti piccolo borghesi che per una lira si venderebbero la madre. Fernando, a suo modo, era un puro, uno che viveva nell'innocenza. Faceva tenerezza quando a quasi cinquant'anni parlava della madre come ne parlano i bambini. Speriamo che la sua esistenza non sia stata del tutto vana, che almeno serva a far riflettere chi non guarda oltre che i propri interessi.