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Back Sei qui: Home Attualità Tutte le Notizie Campania Sicurezza sul lavoro. Non ci siamo, livelli troppo bassi

Sicurezza sul lavoro. Non ci siamo, livelli troppo bassi

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AVELLINO - Più di 300 luoghi di lavoro perlustrati, 559 visite svolte per un totale di 2303 infrazioni. E' il bilancio della campagna di controlli effettuati nei primi dieci mesi dell'anno dai tecnici del Centro per la Formazione e Sicurezza in Edilizia della provincia di Avellino nei cantieri edili irpini. I dati emergono dall'ultimo rapporto dell'Osservatorio statistico dell'Ente

bilaterale di Atripalda: un monitoring analitico che stila la mappa dei rischi più frequenti a cui vanno incontro gli operai del comparto domestico delle costruzioni.
La diagnosi finale non è certamente incoraggiante. Risultato: impianti elettrici fatiscenti, macchinari obsoleti, mancanza di guanti e caschi protettivi. Disattesi anche diversi piani operativi di sicurezza prescritti dal Testo Unico 81/2008 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma il pericolo più grande arriva dall'alto. Dopo aver osservato a terra, i tecnici del Cfs guardano in aria. Ed è da qui che piovono le maggiori infrazioni riscontrate nell'edilizia irpina: in tre casi su 10 si tratta infatti di violazioni della normativa di settore sui ponteggi spesso e volentieri non protetti. In pole position fra le irregolarità, l'allestimento di impalcature non idonee, quando si costruisce un fabbricato, dove si registrano principalmente assenza o inadeguatezza di sottoponti, cioè di ponti di sicurezza obbligatori per legge in tutti i piani di lavoro del ponteggio. Poi intavolati non a norma, che per regola devono essere sicuri perché sono la base su cui l'operaio si muove e cammina per svolgere i suoi esercizi lavorativi, e parapetti non adeguati.
"I dati che emergono – spiega Giovanni Solimene, direttore del Cfs irpino – sono senza dubbio preoccupanti. Ma non rappresentano una novità. Ancora oggi, i nostri cantieri registrano delle evidenti inadempienze che colpiscono in maniera trasversale imprese e manodopera".
"Se le nostre aziende edili, da quanto sondiamo, - continua – non mandano i propri lavoratori a fare formazione obbligatoria, se i nostri operai non hanno ancora compreso che sistemi di protezione, come l'utilizzo di casco e guanti, rappresentano la prima forma di tutela necessaria per la propria integrità fisica, se c'è carenza organizzativa nella costruzione di un ponteggio, significa che faremo, purtroppo, sempre i conti in Irpinia con gli incidenti e gli infortuni mortali".
Secondo Solimene per invertire il trend è necessario: "far capire sempre più l'importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro, elemento essenziale che deve entrare a pieno titolo e diritto nei processi produttivi come importante valore aggiunto".
"Come Cfs, puntiamo – afferma Michele Di Giacomo, presidente dell'Ente paritetico di Atripalda - ad una formazione sempre più capillare ed incisiva che possa coinvolgere tutti gli attori interessati come datori di lavoro, tecnici e maestranze". "Con un'attività didattica di settore – aggiunge – ci poniamo proprio l'obiettivo di ridurre ed eliminare nel tempo le irregolarità per portare le imprese ad elevati standard di sicurezza".
"Non a caso – precisa Solimene – le persone che hanno partecipato ai nostri corsi di formazione hanno cambiato in meglio il loro atteggiamento nei confronti della prevenzione e sicurezza. Inoltre inculcare un buon e fattivo insegnamento vuol dire anche far uscire, dalle nostre aule, allievi portatori di un importante know-how culturale in grado di trasferirlo anche agli altri nel momento in cui si lavora in cantiere".
"Per questo – conclude Di Giacomo – è necessario investire maggiormente in formazione professionale. Leva che va vista non come un obbligo ma come fattore prioritario per proteggere la vita lavorativa in edilizia".

Scarica l'indagine completa con i dati per categorie 

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