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PTCP. Strumenti di sviluppo o di controllo? Cosa sono e come funzionano

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Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) è uno strumento urbanistico che pianifica il territorio. E', insieme al Piano Territoriale di Coordinamento (PTC), il Primo Livello di pianificazione territoriale finalizzata alla definizione dell'assetto e all'organizzazione del territorio stesso. Si impone come strumento di ascolto e governo di un territorio. Cosa vuol dire? Che negli strumenti territoriali si

definiscono le vocazioni del territorio e la sua pianificazione sopratutto in materia di infrastrutture e servizi pubblici. "Il Piano Territoriale di Coordinamento rappresenta il principale strumento di ascolto e di governo a disposizione della comunità Provinciale e costituisce lo strumento di pianificazione che delinea gli obiettivi e gli elementi fondamentali dell'assetto del territorio provinciale – scrive la Provincia di Parma nel sito web dedicato alla divulgazione del PTCP -, in coerenza con gli indirizzi per lo sviluppo socio-economico e con riguardo alle prevalenti vocazioni, alle sue caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, paesaggistiche e ambientali.Il suo scopo è orientare le scelte e mettere ordine nel territorio attraverso una proposta complessiva che riguarda specificamente "la grande rete delle infrastrutture", che riconosce l'esistenza di "un sistema ambientale" con le sue articolazioni e individua "un sistema insediativo", fissando gli indirizzi per lo sviluppo dei centri urbani e delle aree produttive. Il piano si rivolge ai Comuni, agli enti di governo del territorio e a tutti i cittadini e promuove l'identità e la coesione sociale attraverso un sistema di obiettivi strategici condivisi". Per fare questo è necessario l'ascolto dei cittadini che il territorio lo abitano. E' intuitivo capire che un territorio è strettamente interconnesso con la comunità umana che lo abita. E' quest'ultima, infatti, che ne determina le dinamiche ed anche le trasformazioni cosiddette "antropiche" sopratutto in un sistema di libero mercato privato. Su questa base, la legge prevede che la predisposizione dei Piani Territoriali sia realizzata con ampio coinvolgimento della popolazione. Nei piani di Secondo Livello (quelli comunali) sono direttamente i cittadini ad intervenire, ad esempio suggerendo la predisposizione di determinate regole in funzione di ciò che si ha intenzione di realizzare nell'ambito privato, in quelli Provinciali dovrebbero intervenire i Comuni. Si può dire che i Piani Territoriali siano anche l'anello di congiunzione tra le attività private e la Pubblica Amministrazione. A titolo di esempio si può citare la realizzazione di un Centro Commerciale. Se, da un lato, l'attività del Centro Commerciale è da riferirsi ad un'attività privata, dall'altro non c'è dubbio che questa abbia la necessità di interagire con il Pubblico. E' quest'ultimo, magari con il contributo dello stesso privato, che deve realizzare le strade di collegamento del Centro Commerciale, cosa che il privato non può fare da solo. Quindi i Piani Territoriali servono a coordinare le attività private con quelle pubbliche. In tale ottica, in fase di realizzazione, è fondamentale l'ascolto delle realtà locali che possono e devono suggerire le attività di pianificazione. Continuando l'esempio del Centro Commerciale, è del tutto evidente che se questo dovesse necessitare, su scala sovracomunale, di un collegamento con le Autostrade e le Superstrade, il singolo Comune non avrebbe più le competenze per realizzarlo. Qui interviene il Piano di Coordinamento Provinciale. In sede di realizzazione del PTCP i Comuni hanno la possibilità di portare le proprie istanze che dovrebbero rispecchiare quelle che vengono dai cittadini. In tal modo la Legge auspica che si realizzi, in un lasso di tempo ragionevole, uno sviluppo armonico del territorio e delle attività dei suoi abitanti. Ma non sempre questo avviene. Prima di tutto le procedure, spesso per via delle inosservanze degli Enti Locali, vengono realizzate al contrario. Infatti i primi ad essere realizzati dovrebbero essere gli strumenti di Secondo Livello i cosiddetti Piani Urbanistici Comunali (PUC). Qui i singoli cittadini e le imprese hanno la possibilità di segnalare interventi e richiedere una pianificazione locale che tenga conto anche delle loro attività private. Una volta realizzati i PUC, i Comuni dovrebbero sedersi al Tavolo Provinciale per i PTCP, in modo da portare le istanze locali. Poi dovrebbe essere la volta dei PTC di livello regionale dove dovrebbero sedere le Province con le loro istanze. Ma questa è pura utopia. Il sistema, invece, va avanti a singhiozzo, per via di metodi di gestione legati a modelli arcaici finalizzati al controllo e non alla libera iniziativa. C'è da dire che nei modelli Socialisti sostanzialmente le procedure sono rovesciate. Qui, infatti, è lo Stato che pianifica il territorio e poi ne impone le scelte ai cittadini. A titolo di esempio potremmo citare il modello di sviluppo industriale. Nei sistemi capitalistici e di libero mercato, dove c'è l'impresa privata questa pianifica i suoi investimenti e ne discute con la Pubblica Amministrazione. Sono nate così molte reti di trasporto che, però, influenzano la vita anche dei singoli cittadini. Nei modelli socialisti, invece, lo Stato decide che in un certo territorio debba nascere un sistema industriale perché, ad esempio, c'è necessità di creare posti di lavoro in un'area dove ci sono tassi elevati di disoccupazione e quindi decide di realizzare le infrastrutture necessarie. A volte si ha l'impressione che in Italia, sopratutto al sud, i due modelli si sovrappongono creando ibridi che tutto sono, tranne che funzionali. Un esempio lampante sono i PIP realizzati in molti Comuni. Sono stati realizzati non perché un certo numero di imprese li avessero chiesti in certe aree ma per scelte politiche che poi non si sono concretizzare in insediamenti. Risultato? Sono stati spesi soldi pubblici, è stato "consumato" del territorio e non ci sono imprese e non sono arrivati posti di lavoro.

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