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Ariano. Tutto pronto per Sant'Oto. Si fa il mercato ma niente concelebrazione

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ARIANO IRPINO (AV) - Domani, 23 marzo, festa di S. Ottone, patrono della città di Ariano. Non ci sarà la solenne concelebrazione in Cattedrale per l'indisponibilità del Vescovo D'Alise, costretto a tenere una fasciatura per una frattura all'omero. Si svolgerà regolarmente il mercato settimanale e resteranno aperti i negozi, mentre chiuderanno scuole e uffici. Non mancherà, ovviamente, il tradizionale omaggio dei fedeli a S. Ottone, di cui si conservano in Cattedrale le reliquie. Chi è, comunque, questo santo tanto venerato dagli arianesi?

Le poche agiografie relative a Sant'Ottone concordano sull'appartenenza di questo santo alla nobile famiglia romana dei Frangipane. Vissuto a cavallo dei secoli XI e XII, fu da giovane un uomo d'arme, combattendo a fianco dei Normanni e le soldatesche papali di Niccolò II. Fatto prigioniero dai suoi avversari, venne rinchiuso in una cella da cui ne uscì miracolosamente per l'intervento di San Leonardo. Fu per Ottone il segnale divino per dedicarsi alla carità verso gli uomini e verso Dio, iniziando un cammino attraverso la Badia di Cava dei Tirreni prima ed il santuario di Montevergine poi. Ormai la sua scelta era stata fatta: avrebbe dedicato tutto se stesso per servire il Signore con  la cura dei bisognosi. E così dopo lungo pellegrinare si fermò, alle porte di Ariano, nei pressi di una piccola cappella, dedicata a San Pietro, principe degli apostoli.
Iniziò in un piccolo e povero ricovero il suo romitaggio al servizio dei residenti e dei numerosi viandanti che attraversavano il territorio arianese in direzione delle Puglie o, in senso in verso, in direzione di Napoli. Si prodigava per dare ospitalità, cibo, acqua, consigli, trasformandosi talora anche in ciabattino o sarto per rattoppare i poveri indumenti o le scarpe rovinate dei  moltissimi bisognosi.  Ecco spiegato il motivo per cui gli arianesi sono soliti dire: "Sant'Oto vole bene a li furastieri." Ma il nobile santo l'amore lo prodigava a tutti: fossero essi forestieri o cittadini del Tricolle. Per questo è stato scelto come compatrono della città che ancora lo venera e di lui ne conserva le reliquie in Cattedrale , oltre a festeggiarne l'anniversario della morte avvenuta il 23 marzo tra il 1126 e 1127. Per gli arianesi che tornano in città da varie parti del mondo  nel periodo estivo la festa in suo onore si ripete nel corso della  rievocazione storica del dono delle Sante Spine.

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