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Back Sei qui: Home Città Tutte le Notizie Ariano Irpino Cultura BREVE STORIA DELLA "ZEZA" IN TRESSANTI

BREVE STORIA DELLA "ZEZA" IN TRESSANTI

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Ariano Irpino (AV) - La Zeza è una scenetta carnevalesca di origine napoletana. E' cantata e suonata al ritmo del trombone, della chitarra e del clarino e spesso anche della grancassa. Le prime rappresentazioni nella città di Napoli risalirebbero al Seicento. Secondo l'opinione maggiormente diffusa e partecipata a livello di consenso, e confermata dai disegni di Callot, Zeza è il diminutivo di Lucrezia, moglie chiacchierona e civettuola di Pulcinella. I personaggi principali della commedia , oltre ai già citati Zeza, Lucrezia e Pulcinella, sono Porzia (la figlia di Zeza detta anche Purziella) e Don Zinobio (giovane dottore corteggiatore di Porzia) .VIDEO
La rappresentazione della Zeza si è diffusa rapidamente e massicciamente almeno fino alla metà dell'Ottocento, e cioè fino a quando fu bandita da parte delle autorità di Pubblica Sicurezza. I motivi addotti a sostegno della censura erano da ricercare nelle satire eccessive e in un linguaggio troppo licenzioso ed osceno. Da sottolineare che le parti femminili presenti nella scenetta venivano interpretate rigorosamente (come avviene ancora oggi) da personaggi maschili opportunamente travestiti e truccati. Ciò naturalmente era dettato dal fatto che alle donne era preclusa la partecipazione a questo tipo di manifestazioni. A partire dalla seconda metà dell'Ottocento, proprio a causa dei divieti di cui fu oggetto e bersaglio, la Zeza migrò nell' entroterra campano ed in particolare trovò terreno fertile nel territorio Irpino. L'espressione massima della sua rappresentazione si ha ancora oggi in Mercogliano e Bellizzi Irpino, anche se viene rappresentata anche a Cervinara, Monteforte Irpino e Solofra.
Quello di Mercogliano è probabilmente il gruppo che meglio rispecchia la fedeltà delle prime rappresentazioni della Zeza ed è guidato da Mario Cerchione, responsabile del gruppo ma al contempo attore egli stesso nel proprio gruppo. Il gruppo della Zeza capeggiato da Cerchione è uno dei depositari di quello straordinario tesoro storico culturale che è appunto la Canzone della Zeza, da sempre fonte e ispirazione per tantissimi artisti, siano essi musicisti, studiosi, attori o registi. Tra i tanti nomi legati alla Zeza ce ne sono due che ci piace rimarcare e sono Alan Lomax (etnomusicologo americano) e Pier Paolo Pasolini (noto e stimato regista italiano). Durante il suo viaggio in Italia, nel 1955, Lomax registra molti canti popolari sul territorio italiano e tra essi c'è proprio la Zeza di Mercogliano. Qualche anno più tardi Pasolini girerà il suo famoso Decameron nel quale farà uso abbondante delle registrazioni del Lomax, e proprio nelle battute iniziali del film è possibile ascoltare la Zeza di Mercogliano (...Io vengo a Campanariello co la mazza e co l'aniello...). A riguardo ricordiamo che il canto originale così come il gruppo di Mercogliano lo esegue e così come il Lomax lo registrò nel 1955 nel suo viaggio in Italia, è conservato presso l'Accademia musicale Santa Cecilia in Roma. Precisamente è inserito nella raccolta 024 T - Brano N. 086 – La Zeza – Prologo ed è fruibile sul web per i primi 40 secondi, sul sito dell'Accademia nella sezione Bibliomediatica.
Tornando alla Zeza, ci preme costatare come tutti gli studiosi e i ricercatori che ne hanno discusso e scritto nel tempo hanno ignorato completamente Ariano Irpino, città dell'avellinese ove la Zeza ebbe largo seguito ed un brillante riscontro negli anni Cinquanta. A portarla nella zona ufitana , nel dopoguerra, fu il professore avellinese Magni, in forze all'epoca presso la scuola elementare di contrada San Nicola a Trignano. L'invito del Magni fu accolto e raccolto di fatto dal fisarmonicista Antonio Lo Conte e dal cantatore Pasquale Iorillo. A loro si unirono da subito anche Pompilio Albanese (detto anche "Santellino"), Ciriaco Lo Conte e Pietro Consolante (detto anche "Cazzarola"). Il gruppo così formato si organizzò alla meglio, sostituì la grancassa con la fisarmonica e il trombone con il sassofono e iniziò a proporre la canzone di Zeza. L'iniziativa ebbe un riscontro molto positivo al punto che, ancora oggi, tra gli abitanti delle contrade di San Liberatore, Tressanti, Cervo e Palazzisi è vivissimo (specialmente tra i più anziani) il ricordo di quell'evento. Solitamente il gruppo si metteva in cammino di buon mattino e, di casa in casa, nel periodo del carnevale si esibiva accanto al tradizionale caminetto o, a volte nel giardino oppure nell'aia. Era un momento di sana allegria e buon umore evidentemente molto apprezzato tanto da indurre i beneficiari dello spettacolo a ricambiare la visita con i regali tipici del carnevale (uova, salsicce, caciotte e altri prodotti tipici frutto della locale produzione familiare). Con i prodotti racimolati con le esibizioni si organizzava la festa dell'ultimo giorno del Carnevale, ovvero del "martedì grasso". Agli inizi degli anni Sessanta il gruppo si sciolse, per essere successivamente, negli anni Settanta, ripreso nuovamente da Raffaele Iorillo (figlio di Pasquale). Anche questa nuova riproposizione della Zeza riscosse un ottimo successo tanto da essere invitati ad esibirsi in piazza Plebiscito ad Ariano Irpino. Purtroppo a distanza di poco meno di dieci anni anche questa nuova composizione chiuse i battenti quando due dei partecipanti, Antonio Ciriello ed Angelo Pappano, morirono tragicamente e prematuramente in un incidente stradale. Nei video allegati Raffaele Iorillo e Antonio Lo Conte, figli dei due promotori della Zeza arianese, ci ripropongono alcune strofe della Canzone della Zeza.