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Unità d'Italia ed attualità. Comitati civici, la riflessione di Antonio Panzone

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"Siamo convinti, diceva Croce, che una rinascita del Mezzogiorno non possa cominciare che nella coscienza delle genti meridionali. Lo spirito animatore della cosiddetta storia del Risorgimento è tutt'al più poetico, ma non certamente storico; basterebbe introdurvi lo spirito storico". E' indiscusso che il nostro Grande Presidente Napolitano ha spinto l'intero Popolo Italiano a pensare. Nel mentre saluto la sua lodevolissima iniziativa che, presentando a noi la nostra bella terra, l'Italia, in un condensato di cultura, storia, ma

permeato di innumerevoli sacrifici, si insinua nelle nostre menti spingendoci ad essere fieri della nostra identità di Italiani, risvegliando la passione patria sopita, ma anche sollecitandoci a fare il punto, a dovute riflessioni.
L'analisi del passato deve essere uno sprone, ma l'Italia c'è e deve rimanere tale e se, specie per noi del Sud, c'è da tirare la cinghia, facciamolo, ma tiriamo su le maniche, difendiamoci con gli artigli, ma diamoci da fare, ognuno per la propria parte, pensando a nuovi sacrifici, ma fermamente animati da prospettive migliori, perché è in ballo la sorte della nostra terra e dei nostri figli.
Le passerelle, le tante chiacchiere, sono state troppe e inutili perché quasi sempre non supportate da una risposta da parte di chi, come la politica, le istituzioni avrebbe dovuto impegnarsi; porto, perciò, a voi anche il mio contributo.
Oggi come oggi, ritengo che sia necessaria la creazione nei paesi di Comitati Civici con lo scopo di collaborare, che nello stesso tempo siano di input agli Enti locali. Un rappresentante per ogni comune potrebbe tenere in tempo reale informati su tutto ciò che accade in Irpinia. Se il Popolo è sovrano, che lo sia davvero quale arbitro delle scelte: vedi rifiuti o il nucleare.
Considerate, inoltre, il successo dei nostri Parlamentari di un tempo, ahimè! Troppo breve – ricordate quanto tempo è passato dall'ultimo presidente irpino in Parlamento - è tempo che si pensi ad una Regione autonoma da Napoli, perché l'attuale nostro capoluogo essendo 10 volte l'Irpinia, ha 10 volte più esigenze, per cui in Irpinia non arriva niente. Di questa iniziativa si sta facendo carico il presidente della provincia di Salerno, Edmondo Cirielli, che propone la creazione di una regione composta da Salerno,Avellino,Benevento.
Un'altra idea, di cui me ne ascrivo la responsabilità, potrebbe essere la realizzazione di una "macroregione", cioè tutte le Regioni del Sud unite, che si facciano carico di portare, ad una voce, le nostre istanze in Parlamento. Sempre rimanendo in un contesto italiano che va dalle Alpi alla Sicilia.
Le nostre strade, gommata e ferrata, hanno bisogno di sviluppo, di potenziamento e di miglioramento; non si risolve il problema chiudendo, come è stato fatto per l'Av-Rocchetta. Nel contesto interregionale dovranno crescere, all'interno del territorio, medie imprenditorie, mentre la parte che si affaccia al mare, la costa, dovrebbe diventare spendibilissima, adeguandovi le attrezzature e le infrastrutture.
Non bisogna trascurare, tuttavia, che l'Irpinia ha dei conti in sospeso con i paesi rivieraschi, come il problema dell'acqua. Esso va affrontato e risolto una volta per sempre, non trascurando che l'Irpinia e il Beneventano usufruiscono allo stato attuale di 600 litri/secondo di acqua, mentre la Puglia capta intorno a 7 mila litri dal Sele, dalle sorgenti del Calore e dall'Oasi di Conza, mentre l'acqua del Serino va a Napoli.
I rifiuti e la Sanità, come le maggiori tasse, si risolverebbero sganciando il Napolicentrismo.
Un suggerimento, che affonda nel discorso del Canale 8 che voleva un'apertura dell'Italia in merito ai costruendi paesi che si affacciano sulle coste del Mediterraneo, è l'attenzione agli avvenimenti di questi giorni, legati alla Libia in primis, politica che, se ben gestita, potrebbe aprire un discorso interessante per il mondo imprenditoriale tra l'Europa, l'Italia e il Medio Oriente.
Oggi, se la fortuna ci assiste, potremmo, dovremmo essere al centro di uno sviluppo, così come lo è stato il Nord a contatto con L'Europa. E' opinione diffusa che questi popoli vanno aiutati nella loro terra e le imprenditorie italiane sono perfettamente in grado di contribuire al loro sviluppo.
Due opportunità: mettere a frutto il nostro Sud col contributo dei nostri parlamentari, aumentati di numero; mandare una parte dei nostri giovani a lavorare in questi territori, sempre che l'Italia e l'Europa non trovino più comodo vendere loro le armi. E' sempre la politica che si deve vestire di dignità.
In questo contesto trova il suo motivo di continuare ad esistere anche la ferrovia Avellino-Rocchetta, come mezzo pubblico di trasporto merci e passeggeri, non solo ad uso turistico, ma anche, collegato con i pullman, quale mezzo per evitare le auto, limitando il traffico e lo smog. Soffermando l'attenzione sul suo interessamento alla realizzazione della Scuola Enologica di Avellino, che nel tempo è una comprova di una intuizione felice dal momento che oggi la terra irpina partorisce prodotti conosciuti nel mondo, come i Docg il Taurasi, il Greco di Tufo, il Fiano, oltre ad offrire competenze nel mondo dell'agricoltura, come enologi e affini. Un altro interesse del nostro Grande conterraneo fu l'impegno per l'attuazione della ferrovia Av-Rocchetta.
La necessità della sua costruzione venne portata in Parlamento nel 1865, il Governo di allora ne recepì l'istanza nel 1876. Fu formata una commissione, costituita proprio dal nostro Francesco De Sanctis e da deputati della zona, che, facendo causa comune, a una voce, ne ottennero la costruzione nelle linee di terza categoria nel 1879. Francesco De Sanctis moriva a Napoli nel 1883, il seme, tuttavia, era stato rigoglioso. Nel 1884 un'altra commissione ne designò il tracciato che seguì il corso dei fiumi Calore e Ofanto, avendo le locomotive a vapore bisogno di acqua lungo la corsa. La tratta fu inaugurata il 27-10-1895.
Il rilancio della linea potrebbe venire solo con scelte coraggiose, come ad esempio, la realizzazione di un servizio integrato treno - bus che consentisse agli utenti di raggiungere i centri abitati dalle lontane stazioni (un grosso nodo di scambio potrebbe essere la stazione di Montemarano, ubicata in località Ponteromito dove transitano molte autolinee). Sarebbe anche auspicabile inserire convogli destinati ai pendolari che lavorano nelle aree industriali servite dalla ferrovia come ad esempio Taurasi, Morra De Sanctis e Calitri. Non sarebbe poi male, creare un punto di interscambio anche a Rocchetta Sant'Antonio per consentire di raggiungere in tempi brevi Foggia o Potenza, cosa che attualmente non avviene a causa dei lunghi tempi di attesa per le coincidenze.
A questa ipotesi dovrebbe affiancarsi anche una destinazione d'uso come ferrovia turistica, magari gestita da associazioni sull'esempio di ciò che è stato fatto per la Ferrovia della Val d'Orcia in Toscana. E questo in considerazione anche delle notevoli potenzialità dell'area attraversata dalla ferrovia.
Questa bellissima ferrovia, purtroppo lasciata ormai morire da una politica mirata soltanto al Profitto economico unita alla costruzione di una rete stradale fin troppo efficiente, attraversa un territorio che dal punto di vista turistico potrebbe avere uno sviluppo sicuramente maggiore di quello attuale. L'alta Irpinia è infatti fuori dai flussi turistici della Campania, nonostante la sua vocazione
naturalistica ed artigianale con un discreto numero di attrezzature agrituristiche che basano la loro attività soprattutto sulla tipicità e sulla genuinità dei prodotti enogastronomici locali. E sicuramente spettacolare è il paesaggio attraversato d''inverno, quando fa buio presto e si può ammirare il paesaggio innevato di tanti piccoli paesini arroccati sulle montagne con tante lucette: un panorama unico tanto che qualcuno ha definito la Avellino-Rocchetta come "ferrovia dei presepi".
Invece la ferrovia è stata chiusa dalla regione Campania.
I nostri politici da oggi in poi dovranno essere eletti sui programmi: nel caso non riescano a onorarli, devono dimettersi.
La Scuola pubblica deve gradualmente rispondere alle istanze del mondo del lavoro che si riuscirà a creare in loco e mai più si parli di emigrazione.
A questo proposito un progetto interessante potrebbe essere quello di avvicinare i nostri ragazzi al territorio per conoscerne le radici, la storia, la cultura, per capirne di politica e non affidarsi a sprovveduti, che non conoscono il territorio in cui sono stati eletti. Tutto dovrebbe inserirsi nei programmi delle scuole superiori. La Scuola è la fucina che insieme alla famiglia forgia i giovani. La Scuola contribuisce a creare gente libera, gente che si fa carico di proteggere la libertà, per garantirci la quale tanti nostri avi sono morti. La Scuola deve dare le giuste risposte per una società migliore e giusta. E se sorgessero dubbi su questi presupposti, come dice il Foscolo :"... ove speme di gloria agli animosi intelletti rifulga ed all'Italia, quindi trarrem gli auspici. E a questi marmi venne spesso Vittorio ad ispirarsi". Sulla tomba di De Sanctis, qui a Morra, così come su quella di Giustino Fortunato a Rionero in Vulture e di tanti altri che diedero i natali ai nostri Grandi del passato verranno i nostri figli a trarre gli auspici" .
Un giovane può, deve girare, viaggiare come Ulisse, ma deve sapere che ritornando troverà nella terra natìa anche il suo spazio.
Non affrontiamo in questa sede i problemi causati dalla criminalità organizzata, che affliggono la nostra gente in tutti campi: concorsi truccati, collusione con la politica, appalti, imprenditoria,insomma tutta la società civile, per cui tanta parte delle nostre iniziative vengono troncate sul nascere. Va detto senza alcun indugio che anche questo aspetto va affrontato alla radice, per cui bisogna credere nella giustizia, soprattutto nella magistratura.
La nostra società degli adulti sarà meritevole se sarà riuscita a provvedere alle giovani leve. Il giovane che decide di andare, deve poter essere in grado di scegliere, se rimanere o andare, e non essere costretto ad andare. Sia un auspicio " mai più i giovani irpini vedersi costretti a partire".

 

Antonio Panzone

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