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Back Sei qui: Home Notizie Editoriale Perché una generazione ha fallito e deve andare a casa

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Perché una generazione ha fallito e deve andare a casa

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La terza rivoluzione industriale ha segnato, sia economicamente che culturalmente, l'ultimo mezzo secolo. La si fa risalire all'incirca al 1972 quando fu introdotto per la prima volta il microprocessore, per intenderci quell'aggeggio piccolo, piccolo che vi permette di leggere questo articolo. Lo ritroviamo in quasi tutti gli apparecchi elettronici evoluti che adoperiamo. Gestisce l'ABS della nostra auto, è nel nostro telefonino, ce ne sono diversi che smistano le chiamate telefoniche, sta nel vostro computer, addirittura molti frigoriferi ce l'hanno, come pure il distributore automatico che vi versa il caffè oppure il televisore nuovo che avete in cucina, oppure il bancomat dove prelevate.

Il 1972 è dunque lo spartiacque tra la fine dell'era meccanica dell'Uomo e l'inizio di quella Telematica. Su questo settore il sud est asiatico sta basando la sua ascesa economica da molti anni. Roba non da poco, se si pensa che vuol dire passare dal lavoro fisico a quello intellettuale, dall'espansione degli arti dell'Uomo attraverso la meccanica, all'espansione del sistema nervoso centrale attraverso la telematica. Negli ultimi 30 anni l'informatica, dunque, ha dominato lo scenario economico mondiale. Bill Gates, con i suoi software per Personal Computer basati sul microprocessore, è diventato l'uomo più ricco e potente della terra. Seguito a ruota da un messicano operatore telefonico per reti cellulari, altro settore che esiste grazie al microprocessore.
Nel lontano 1972, chi scrive doveva ancora nascere, in Italia era Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, classe 1919, aveva 53 anni con studi giuridici. Bill Gates di anni ne aveva 17, gli ingegneri Marc Hoff e l'italiano Federico Faggin (padri del primo microprocessore) ne avevano rispettivamente 35 e 31.
Scorrendo i nomi ed i dati anagrafici dei presidenti del consiglio dal 1972 ad oggi tutti hanno una data di nascita inferiore al 1940 e sono quasi tutti legati agli studi giuridici. Gli unici a rompere la regola sono Giovanni Goria, non a caso da alcuni ritenuto il miglior presidente del Consiglio che l'Italia Repubblicana abbia mai avuto, e Massimo D'Alema. Nel 1972 Andreotti successe a se stesso, poi Mariano Rumor (1915) ed ancora Rumor, poi Aldo Moro (classe 1916) due volte. Era l'epoca dei governi balneari, dove la politica italiana si trastullava a farsi gli sgambetti tra compagni di partito, nati cioè per gestire l'ordinario ma non per dare indirizzi politici e programmatici. Poi fu la volta di Andreotti per tre volte di fila dal 1978 fino al 1979. Poi Francesco Cossiga (classe 1928), Arnaldo Forlani (1925), Giovanni Spadolini (1925), Amintore Fanfani (classe 1908) divenne presidente del Consiglio nel 1982. L'Italia aveva appena vinto i mondiali di calcio e si festeggiava il primato. In Germania Ovest nasceva il primo bambino in provetta, in Italia si discute di mafia e di omicidi di mafia, De Mita diventa segretario della DC, mentre lo statunitense Kenneth Geddes Wilson (classe 1936) viene insignito del premio Nobel per la fisica grazie alla "teoria dei campi" di cui i "campi binari" sono utilissimi in informatica.
Poi sono arrivati a palazzo Chigi Bettino Craxi (classe 1934), ancora Fanfani, poi Giovanni Goria (classe 1943 con laurea in Economia e Commercio). A Goria bocciarono il bilancio e gli interventi straordinari nel Mezzogiorno e andò a casa. Poi fu la volta di Ciriaco De Mita (classe 1928). Nel 1989 nel mondo si stavano per diffondere i telefonini, Google stava per entrare prepotentemente con due ragazzini nello scenario del web, Apple con altri due ragazzini stava rivoluzionando il mondo con i sistemi operativi interattivi ed in Italia andava a governare Giulio Andreotti, a 70 anni suonati con un programma di cui nessuno ricorda i contenuti. Ci ricordiamo, però che era l'epoca della fine della Prima Repubblica, ricordate? Venne fuori un'Italia corrotta, marcia, intrallazzina, opportunistica, egoista (Poggiolini con i soldi nei divani). Chi scrive ancora non andava a votare, come tutta la generazione che oggi è sotto i 40 anni. Poi è stata la volta di Giuliano Amato (1938) di Carlo Azeglio Ciampi (1920), Silvio Berlusconi (1936), Lamberto Dini (1931), Romano Prodi (1939), Massimo D'Alema (1949), ancora Amato, Berlusconi, Prodi e ancora Berlusconi.
Dunque, dopo gli anni '60, che avevano industrializzato l'Italia e l'avevano quasi allineata al resto del mondo avanzato, la nostra nazione dal 1972 in poi sembra non seguire più il passo dei paesi tecnologicamente avanzati ed inizia ad affidarsi a governanti progressivamente sempre più vecchi. Si passa dai 53 anni di Andreotti nel 1972 ai 72 di Berlusconi nel 2008, passando per i 79 di Fanfani nel 1987. L'Italia, da un lato si è fatta sfuggire l'inventore del microprocessore, e dall'altro ha iniziato una parabola discendente senza opporre la ben che minima strategia per ovviare, non fermare, il veloce declino dell'industria. Da allora è stato accumulato un debito pubblico enorme, il più alto al mondo, anche gli enti pubblici locali, specie al sud, sono quasi tutti indebitati fino al collo, l'economia oggi non tiene più il passo dei Paesi stranieri, la burocrazia italiana ingolfa, spesso con dirigenti troppo vecchi, la vita quotidiana della gente, la politica sembra una barzelletta, l'Università è dominata da vecchi tromboni, il costo della vita aumenta, i giovani non entrano nel mondo del lavoro serio prima dei 40 anni. Spesso e volentieri molti ultrasessantacinquenni, sia in posti rilevanti dello Stato, sia, via via, giù fino al semplice pensionato, amano trastullarsi con la frase: "i giovani non capiscono niente e sono degli incapaci". Quasi che la situazione attuale sia colpa di chi non ha mai contato nulla. Loro che hanno votato o fanno parte delle classi dirigenti che hanno rovinato l'Italia sono quelli intelligenti. Forse sono stati furbi egoisti, ma certo non intelligenti visto che hanno scaricato sulle generazioni successive il loro benessere di vita, non ultimo il sistema pensionistico. Hanno portato la nazione sull'orlo di una guerra civile ed hanno messo in ginocchio l'economia grazie alla loro visione miope se non proprio cieca.
E' presto per dire che la generazione che ha governato l'Italia dal 1972 ad oggi, cioè quella con data di nascita inferiore al 1940, ha fallito?
Se vogliamo continuare a rovinarci il futuro, non ci resta che difenderli, altrimenti bisogna mandarli in pensione prima che sia davvero troppo tardi. Tra parentesi, quella pensione che molti già prendono continuando a fare anche altro: politici, dirigenti, giornalisti, magari abusivamente ma lautamente retribuiti.
Non è una questione anagrafica ma di valutazione oggettiva dell'operato.

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