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Back Sei qui: Home Notizie Editoriale Scuola, che fare?

Politica

Scuola, che fare?

Mi scuseranno gli "integralisti" delle questioni locali, ma una piccola riflessione su quanto sta accadendo in materia scolastica bisogna farla.
In questi giorni si susseguono notizie di scioperi, tagli, approvazione di nuove normative e scontri tra studenti di destra e di sinistra. L'oggetto del contendere sono i tagli al personale, apportati dalla reintroduzione del maestro unico alle elementari, ed altre modifiche al sistema della Scuola che hanno sempre a che fare con il bilancio. E come al solito si tratta di una vecenda all'italiana, dalla quale la Scuola di Montecalvo non è affatto estranea. Premesso che i tagli al personale non sono mai un fatto positivo (che in posti come Montecalvo potrebbero quasi essere letali per un'economia attaccata al respiratore), mi soffermerei su altri aspetti che sono, in lunga portata, assai più preoccupanti.

Infatti, studenti, professori, bidelli, sindacati e politici nelle strade italiane continuano ad opporsi (se vogliamo anche a ragion veduta) alla nuova legge ma non sembrano porre l'accento sul fatto più grave, cioè che la qualità della Scuola italiana, in linea di massima, è meno che mediocre se non addirittura scarsa. Non solo nessuna delle nostre Università è tra le 150 più quotate al mondo, ma le Scuole Superiori, se ci fosse classifica, sarebbero ancora più indietro, per non parlare del ciclo dell'obbligo dove non mi pare che si tenga il passo delle nazioni più progredite. Nel caso di Montecalvo, la situazione si complica ulteriormente perché spesso non si capisce chi siano gli alunni e chi gli insegnanti ed il complesso scuola non riesce a tenere il passo nemmeno dei posti più progrediti d'Italia. Sarebbe opportuno che si facesse uno sforzo e che gli operatori, gli esperti ed anche gli utenti iniziassero a proporre la scuola che vorrebbero, possibilmente evitando di far diventare i nostri istituti comprensivi solo degli "stipendifici" per cittadini all'ultima spiaggia che sfornano analfabeti certificati.

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