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Politica

Lettera ai candidati in cerca di occupazione

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Anche quest'anno, puntuale come un moto di rivoluzione, si assiste alle processioni dei candidati e dei parenti dei candidati che, casa per casa, si recano da parenti ed amici per la consueta raccolta punti. Così, padri, madri, fratelli, sorelle, zie e cugini si movimentano per raccogliere gli ultimi tagliandini della favolosa offerta speciale: a cento punti si vince una collaborazione occasionale, a 400 un cocopro, a 1000 un posto a tempo indeterminato mentre a 2000 si ha addirittura il diritto di concorrere per un incarico di consulenza al Ministero. "Che ara fa, lu facimmo pi nu pusticiello" è il riturale magico usato per convincere i congiunti a dare la preferenza. Uno spettacolo indecoroso, triste abitudine consolidata, che mina dalle fondamenta il concetto ultimo di democrazia con l'illusione del "posto", la sistemazione per tutta la vita messa in palio come il pollice alto alla fine degli spettacoli circensi dell'Antica Roma. Un inchino dal sapore feudale che nulla ha di "moderno". Peccato che ai ragazzi candidati, attori della roulette russa, nessuno si sia ricordato di dire che il concorso è truccato e che non c'è regolamento. Il posto chi lo vuole se lo deve

creare e la politica non è un ufficio di collocamento dove si mettono in palio posti di lavoro. Sarebbe il caso che quei ragazzi e quelle ragazze recuperassero la loro dignità. Al di là della retorica del lavoro che è un diritto, oggi l'Italia non ha bisogno di donne ed uomini che, con un sotterfugio, cercano di truccare le carte per vincere la mano per poi perdere la partita collettiva. Il risultato di queste "politiche" è sotto gli occhi di tutti: dirigenti incompetenti ma ammanigliati e sudditi del padrone, burocrazia asfissiante che blocca l'azione sia del pubblico che del privato, debito pubblico alle stelle anche per le sciagurate politiche occupazionali messe in campo dai partiti della prima (e fin qui unica) Repubblica, un sistema Paese che arranca schiacciato dalla concorrenza internazionale che, invece, punta sulle sue migliori risorse umane e non sui più furbi. L'Italia, cari ragazzi, ha bisogno di voi quando siete disposti a mettervi in gioco per crearvi un futuro. Quando siete bravi nel vostro lavoro, quando soffrite stringendo i denti, quando raggiungete i vostri traguardi e non quando vi sottomettete con l'illusione di quattro denari.
Chi li vota, invece, dovrebbe interrogarsi se vale la pena usare il proprio voto per l'interesse di un singolo che non vincerà mai ma che avrà solo portato acqua al mulino del Padrone. Con il voto si dà una delega di rappresentanza ma anche di decisione: se chi votate ha delle idee può migliorare la vita di tutti, altrimenti avrete contribuito alla raccolta a punti ma non potrete lamentarvi se i servizi del vostro Comune sono scadenti, se le strade muoiono, la Sanità piena di buche, gli autobus un miraggio e il lavoro un sogno nella favolosa raccolta a punti. Il concorso truccato scade il 25 maggio 2014.

Foto tratta dal sito http://www.vogliovivere.org/home.php 

Angelo Corvino - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.