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Politica

Unisannio. L'UNING esprime preoccupazione

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Benevento, l'associazione studentesca di ingegneria ha scelto Facabook, il popolare sociale network, per manifestare le sue perplessità rispetto alla situazione creatasi nell'ateneo. Da un lato c'è preoccupazione per i tagli della Gelmini, dall'altro perplessità sulla regolarità delle lezioni.

L'associazione si pone retoricamente 10 domande, e si dà più di una risposta per ogni domanda. Vi proponiamo di seguito il documento circolato in mattinata. 

1) Quali sono le conseguenze principali del disegno di legge "Gelmini"?
1. Tagli al fondo di finanziamento ordinario, il fondo che viene utilizzato per mandare avanti l'Università pubblica italiana;
2. far gravare un'ulteriore riforma in un settore che viene riformato a ogni cambio di governo,

2) L'Università italiana è molto finanziata? Non produce ricerca? I laureati italiani vengono assunti all'estero?
1. No. Riceve lo 0.4% del P.I.L., molto meno dei paesi da noi spesso utilizzati come riferimento (Francia, Germania, UK, USA, Giappone, ecc.ecc.)
2. Si, produce ricerca. Anzi, rapportando i risultati (pubblicazioni scientifiche, brevetti, ecc.ecc) ai finanziamenti ricevuti, ha un ottimo rendimento.
3. Si, per loro fortuna. Quindi, il nostro sistema universitario è ancora in grado di produrre buoni (e qualche volta eccellenti) professionisti. Ancora per quanto?
3) Il disegno di legge "Gelmini" aiuta i giovani ricercatori?
1. No, perché crea un ulteriore posizione precaria (Ricercatore a tempo determinato) in un quadro economico che riceve tagli. Ovvero, ulteriori incertezze e precarietà.
4) Il disegno di legge "Gelmini" è contro i "baroni" universitari?
1. No, perché allenta i meccanismi democratici all'interno delle Università, dando molto più potere ai rettori e a pochi altri professori.
2. No, perché fa entrare figure private all'interno degli organi di decisione, senza specificarne le modalità di azione. Nell'Italia di oggi cosa significa? Più meritocrazia e trasparenza? (domanda retorica!)
5) Il disegno di legge "Gelmini" favorisce gli studenti?
1. Così dice il Ministro. L'unica cosa certa è che diminuisce i finanziamenti, quindi a parità di servizi offerti, bisognerà, come minimo, aumentare le tasse universitarie.
6) L'Università italiana è un mondo perfetto esente da colpe?
1. No, nessun componente dell'Università lo ha mai affermato (docenti, ricercatori, personale
tecnico/amministrativo, precari e studenti). E' un sistema complesso, poiché include facoltà molto eterogenee tra loro, con diverse esigenze. Ricordiamo che l'Università agisce in regioni del paese povere e ricche. Va riformata con attenzione perché costituisce la ricchezza di un qualunque paese avanzato come l'Italia. Ancora per quanto?
7) Cos'è il movimento dei ricercatori?
1. E' un movimento spontaneo nato dopo la presentazione del disegno di legge Gelmini, non politicizzato, costituito da ricercatori e docenti universitari.
8) Quant'è diffuso in Italia?
1. Si sta diffondendo in tutta Italia, a macchia di leopardo.
9) Nell'Università italiana chi si oppone alla "valutazione" della ricerca e della didattica?
1. Nessuno, o meglio, non si oppongono i ricercatori, non si oppongono moltissimi docenti, non si oppongono gli studenti.
2. Sembra che si oppone solo la politica, nonostante i proclami di meritocrazia, visto che da anni non riesce a far partire definitivamente il CIVR (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca) e a dargli pieni poteri.
10) Qual è l'obiettivo del movimento dei ricercatori?
1. Un obiettivo solo? Difficile semplificare tal punto. Forse, difendere l'Università pubblica italiana, intesa come istituzione, contro i qualunquistici attacchi di coloro che vorrebbero un paese meno cosciente e istruito.
11) Quali forme di protesta adotta il movimento?
1. I ricercatori e docenti hanno provato negli anni proteste pacifiche come le lezioni e le sedute di laurea nelle piazze, le notti dei ricercatori per illustrare i risultati delle ricerche, gli scioperi bianchi, ma i mezzi di informazione non hanno quasi fornito attenzione. Si è arrivati recentemente al blocco degli esami di profitto, non per andare contro gli studenti, ma per farsi sentire da chi non ascolta la protesta di coloro che, in larghissima parte, hanno il solo torto di fare un lavoro con passione e dedizione.

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