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Back Sei qui: Home Speciali Tutte le Notizie Statale 90bis Ponte SS 90 bis. Mancano i soldi! Forse una bretella, tra un mese inizio lavori

Ponte SS 90 bis. Mancano i soldi! Forse una bretella, tra un mese inizio lavori

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Casalbore (AV) - E' emerso durante un incontro tra la popolazione, gli amministratori locali ed i funzionari dell'ANAS. La ragione per la mancata prevenzione del rischio di crollo del ponte di Santo Spirito è da ricercasi nella mancata attribuzione di fondi per l'anno 2010 all'ANAS per gli interventi programmati. L'ANAS gestisce Strade Statali per conto dello Stato che gli trasferisce le risorse per la manutenzione attraverso gli strumenti finanziari, erogati dal CIPE e predisposti dal Governo. Purtroppo si sta assistendo ad un film già visto a Montaguto

dove, alla fine, si è dovuto intervenire con fondi FAS (quelli per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno. Fondi straordinari per interventi di manutenzione?. Sembra un ossimoro!). Sulla 90 bis siamo nella stessa situazione, anche qui si parla di una bretella per oltrepassare il punto in frana. Si dovrebbe effettuare su un terreno demaniale e su un pezzo di Regio Tratturo dove si ha ragione di credere che passi anche l'Antica Traiana. Secondo quanto riferisce l'ingegnere Nicola Nocera ci sarebbe già stato in incontro con la Soprintendenza Archeologica che, in linea di principio sarebbe d'accordo alla realizzazione della bretella che non dovrebbe prevedere operazioni di scavo. Lunedì inizano i sondaggi archeologici. In sostanza, temporaneamente l'area potrebbe essere utilizzata a patto di non toccare il sottosuolo. Il costo dovrebbe essere di 400.000 euro, a fronte dei due milioni necessari per rifare il piccolo viadotto in crollo che è costruito con tecnologie molto datate. E siamo  di nuovo al passo del gambero. Si spendono 400.000 mila euro per tamponare un'emergenza perché non si hanno i soldi per l'intero intervento. Questo sistema difficilmente potrà portare all'ammodernamento del Sistema Paese. La crisi morde, e morderà sempre di più. La capacità di ottimizzare l'utilizzo delle risorse sembra essere la via imprescindibile per oltrepassarla. Occorrono mappature con scale di priorità sulle infrastrutture a rischio. Occorre intervenire seriamente nei casi più urgenti (stabiliti in base a critiri oggettivi di disagio ai cittadini), facendo in modo che l'investimento duri qualche decennio. Occorre che il Governo stanzi un minimo di risorse per le infrastrutture al Sud. Se si vive nella speranza che arriveranno tempi migliori con soldi a volontà in grado di recuperare il tempo perduto, si commette un errore strategico che potrebbe essere fatale. Il federalismo fiscale impone di fare da soli e non ci sono, alla luce dello scenario internazionale, fattori che facciano pensare ad un ritorno al passato florido dell'era petrolifera. Da un punto di vista economico la fase petrolifera ha rappresentato uno spreco di risorse natuali di proporzioni ciclopiche. E' stato bruciato in 200 anni il petrolio che la natura ha prodotto in cicli durati migliaia di anni. La sproporzione è abnorme. Il ridimensionamento energetico, legato alla progressiva diminuzione delle risorse petrolifere, impone nuovi parametri di gestione, anche in materia di lavori pubblici. Primo perché l'Italia non appare in gara nella corsa ai nuovi settori produttivi, quelli che produrranno ricchezza nei prossimi anni, e secondo perché il costo delle risorse energetiche, uno dei fattori produttivi delle opere infrastrutturali, presumibilmente è destinato ad aumentare anche a dismisura. Intanto l'ANAS, da parte sua, pur riconoscendo "l'imminente rischio crollo del ponte", si dice disponibile a tentare di aprire la strada al transito delle sole autovetture sotto diretto controllo del personale. Una situazione che ha il sapore melodrammatico e che assomiglia allo sgretolamento di un "sogno" legato alle linee tracciate su una lavagnetta di un salotto televisivo di quart'ordine. 

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