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A DON FERRANTE

Tra gli indigeni eruditi, maggior lustro alla sua gente
Reca certo il Gran Dottore, d’ogni cosa competente.
Con linguaggio che s’addice “Genius loci” va nomato

E col risalto conveniente tra i sapienti annoverato.

Con finezza di dizione e con ricchezza di dottrina
Delle antiche tradizioni in ogni dove fa vetrina.
Dai vitigni all’architrave, con ferrata cognizione
Tutto narra, tutto spiega il valente Sapientone.

Dei signori e dei patrizi,  lui conosce gloria e fasti
I patrimoni ne decanta, dai  più piccoli ai più vasti.
Non potendo accreditare di verun l’uman valore
Egli indugia sugli archivi e sui titoli d'onore

Nell'arte sacra assai versato, estimator di sacre icone
Di domestiche cappelle sa far bene il paragone.
Intenditore senza pari  di pianete e di  piviali,
Tesse lodi e panegirici di presbiteri gioviali.

Dei quadrupedi orecchiuti, ben comprende la natura  
E da etologo affermato ce ne canta la statura
A più d'uno, attual potente, pure genio e penna presta
I pruriti ne seconda,  per tenersi sulla cresta

Ma i cafoni, tuttavia, lui di certo non trascura
De’ malintesi sentimenti fa oggetto di cultura.
Li descrive fieri e belli, se l'immagina contenti
Ne trascura le miserie figlie molte degli stenti

Dei tuguri il sol portale ci fa invito d'ammirare
Lo squallore oltre la soglia non ritiene d'indagare
Visto che soprusi e offese non si posson ripagare
Sarebbe d’uopo, per decenza, contener lo sculettare!

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