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Back Sei qui: Home Territori Tutte le Notizie Miscano Cultura ci stéva na vòta...

ci stéva na vòta...

Quando, per dirla con Angelo Siciliano, la cantina stava al frigorifero come il camino stava alla televisione, i nonni montecalvesi amavano intrattenere i nipoti narrando loro le favole che avevano ascoltato dai loro avi. Dopo cena, davanti al camino, iniziavano così i loro racconti: ci stéva na vòta…

 

 

 

IL MERCANTE FORTUNATO

C’era una volta, in un tempo molto lontano, un commerciante montecalvese fortunatissimo negli affari. Non c’era negozio che non gli fruttasse ricavi esagerati, insperabili per chiunque altro. Di tanta provvidenza era ovviamente ben felice, sebbene si chiedesse, sempre più spesso, quanta parte avesse in tanto successo la fortuna e quanto, invece, fosse frutto delle sue reali capacità.
Una volta, per mettere alla prova la sua fortuna pensò di cimentarsi in un affare strampalato: decise di comprare tutti i gatti randagi in giro per Montecalvo per provare poi a venderli in una qualche fiera di paese.
“Certamente - pensava - sarà una perdita, chi vorrà mai comprare dei gattacci?”
Così, caricato un carro con tutti i gatti che riuscì a raccattare e con quelli che gli furono venduti dai furbi del luogo, si avviò per un paese lontano dove in quei giorni si sarebbe svolta una piccola fiera.
Nel viaggio decise di farsi accompagnare dal suo fedele servitore, uomo sfortunatissimo, che conduceva, con la moglie e la numerosa prole, una vita grama e piena di stenti.
Il paese dove erano diretti era molto lontano perciò sarebbero stati costretti a fermarsi per strada per rifocillarsi e riposare. A sera, infatti, si fermarono presso una locanda che incontrarono lungo la strada e chiesero di poter mangiare e dormire.
L’oste preparò per loro un tavolo vicino al camino e, nell’apparecchiare, pose sul tavolo le posate ed un bastone per ognuno. Il commerciante incuriosito chiese a cosa dovesse servire il bastone e l’oste, mestamente, spiegò che per uno strano sortilegio di una strega malvagia erano spariti tutti i gatti del luogo e i topi avevano invaso la zona. Il bastone, dunque, doveva servire per difendersi dai sorci che avrebbero certamente cercato di rubare loro il cibo dalla tavola.
Al mercante s’illuminarono gli occhi e prontamente propose all’oste di comprare i gatti sul carretto. L’oste ne fu ben felice e con gli altri abitanti del luogo - fatti subito accorrere - comprò a caro prezzo tutto il carico di gatti del mercante.
Non fu necessario nemmeno pernottare alla locanda. I due montecalvesi poterono subito riprendere la strada di casa. Nel tornare il mercante ripensava all’affare e quasi si rammaricava di come erano andate le cose. Non c’erano dubbi: la sua era, chiaramente, solamente una sfacciata fortuna!
Il giorno dopo chiamò il servo sfortunato e, promettendogli una lauta ricompensa, l’incaricò di mettersi in cammino alla ricerca della sua fortuna. Se l’avesse trovata, le avrebbe dovuto chiedere il motivo di tanta buona sorte.
Il servo camminò per lunghissimo tempo, dovette affrontare gravi difficoltà, sbagliò tante volte strada facendo non pochi giri inutili e, proprio quando stava perdendo le forze e la speranza di incontrare la fortuna del suo padrone (a proposito non aveva nemmeno idea di cosa dovesse cercare: come poteva essere fatta la fortuna?), vide una robusta contadina intenta a zappare in un campo. Le si avvicinò per chiedere informazioni e, con sua sorpresa, si vide da questa subito riconosciuto:
- so chi sei - disse la donna - e per quale ragione sei venuto. La fortuna che tu cerchi sono io. Al tuo padrone dovrai riferire che io lavoro per lui senza posa. Qualunque affare intraprenderà io lavorerò perchè gli vada sempre tutto a buon fine. Digli dunque di stare sempre tranquillo!
Il servo salutò e fece per intraprendere il viaggio di ritorno, quando pensò:
- sono nella terra della fortuna, potrei cercare anche la mia e chiederle come mai non mi assista, non dico allo stesso modo che al mio padrone, ma almeno perché io abbia un’esistenza in po’ meno travagliata.
Con questo proposito riprese il cammino che fu lunghissimo. Finalmente vide, seduta al fresco di una grossa pianta, una bella signora intenta a rifarsi il trucco. Pensò di poter chiedere informazioni a lei per trovare la sua fortuna. Le si avvicinò e ancora una volta fu sorpreso nel vedersi anche da questa riconosciuto. La signora, infatti, smise per un po’di imbellettarsi e rivolta al servo disse sprezzante:
- amico mio, io sono la tua fortuna. Come vedi non ho tempo per lavorare per te, devo rifarmi il trucco, aggiustarmi i capelli, cambiarmi d’abito per partecipare al ricevimento a cui sono stata invitata. E non solo per oggi. Le mie giornate sono tutte così: feste, ricevimenti e balli mi tengono sempre impegnata. E non ho la minima intenzione di cambiare il mio stile di vita: nemmeno se tiri acqua con le orecchie riuscirai in qualcosa! Mi dispiace, amico mio, ma non posso andare contro la mia indole per fare un piacere a te. Va ora e non farmi perdere altro tempo perché sono in ritardo.
Il servo rattristato riprese la via del ritorno e dopo lungo camminare arrivò finalmente a casa. Subito di recò dal padrone al quale riferì le parole della fortuna lavoratrice:
- non si preoccupi, padrone, la sua dea bendata mi ha detto di riferirle che lei è sempre al lavoro. Dorma sonni tranquilli: in ogni affare, anche il più bizzarro, lei l’assisterà.
Dopo di che, quasi a voler cercare conforto per la sua mala sorte, volle confidare al padrone le brutte parole che gli aveva rivolto la sua “fortuna”.
Il padrone ascoltò paziente, dopo di che disse al servo:
- ti avevo promesso una bella ricompensa se tu avessi svolto la commissione che ti avevo affidata. Bene, il lavoro lo hai portato a termine egregiamente però, giacché tu hai approfittato del viaggio per sbrigare anche una tua faccenda, non mi sembra giusto pagarti il lavoro per intero. Perciò eccoti la metà di quanto ti avevo promesso, credo che possa bastare…

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