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MONTECALVO. VANDALI AL CASTELLO CON IL PALLINO DELLA STORIA

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Montecalvo Irpino (AV) - Con l'ausilio di un punteruolo, ignoti nei giorni scorsi hanno retrodatato l'arco Gagliardi. Abbiamo chiesto allo storico Giovanni Bosco Maria Cavalletti una corretta datazione del monumento deturpato. Nel 1594, il Sacro Regio Consiglio del Regno di Napoli, pressato dai creditori del conte di Montecalvo, Giovan Battista II Carafa, fu costretto a porre in vendita il feudo montecalvese. Carlo Gagliardi, nobile di Lucera e di Catalogna, figlio di Giovan Federico e di Isabella Santa,
con atto stipulato dal notaio Bartolo Giordano, lo acquistò al prezzo di 80600 ducati. Re Filippo III di Spagna, con suo diploma del 28 settembre di quell'anno, convalidò la vendita e il 19 dicembre successivo, il viceré di Napoli, conte de Miranda, diede il regio exequatur. Da quel momento la stirpe della famiglia Gagliardi entrò ufficialmente nella storia montecalvese dando origine, con diploma dello stesso Filippo III del 2 luglio 1611, alla successione dei duchi di Montecalvo a cui, dal 1669 verranno ascritti i primogeniti della famiglia Pignatelli, discendenti di Isabella Gagliardi, primogenita delle quattro figlie del primo duca Carlo il quale non aveva generato maschi, e del consorte Giovan Battista Pignatelli, marchese di Paglieta. Sarà la stessa duchessa Isabella che, ancora vivente, con lo strumento pubblico redatto il 16 novembre 1669 dal notaio Giuseppe Montefusco di Napoli, trasmetterà al primogenito Carlo il titolo di duca. Sul finire del XVI secolo, dunque, la famiglia Gagliardi, proveniente da Lucera, si stabilisce in Montecalvo dando il via ad una complessiva ristrutturazione del castello così come testimoniato, ancora oggi, dall'apposizione della loro arme gentilizia in più punti del maniero.
  La data relativa all'erezione dell'arco oggetto della nostra attenzione, era incisa nel cartiglio destro, per chi entra, posizionato tra le formelle riproducenti gli elementi blasonici della famiglia Gagliardi, mentre in quello opposto, cartiglio sinistro, si leggeva la parola ANNO. Purtroppo la friabilità dell'arenaria, pietra con cui è realizzato il manufatto, aveva reso quasi illeggibile l'anno di costruzione, maggiormente occultato, oggi, dalla recente deturpazione. Ciò nonostante, non mancano gli elementi per ricondurre all'esatta collocazione temporale la nascita del monumento. Innanzitutto essa non può risalire a prima del 19 dicembre 1594, giorno dell'exequatur che rendeva effettivo il possesso delle nuove proprietà da parte del barone Carlo Gagliardi. Né può essere collocata oltre l'alleanza Gagliardi Pignatelli perché se così fosse l'arco avrebbe dovuto contenere anche lo stemma di questa famiglia. Ciò premesso, è da registrare la data del 1508 riportata dal dott. Carlo Caccese in Monumenti Irpini - La Chiesa di Santa Maria Assunta in Montecalvo Irpino, tipografia Pergola, Avellino 1934. E' molto probabile, in tale caso, che ci sia stato un errore di stampa che sostituisce il numero 6 con il 5. Se, come personalmente ritengo, di questo si tratta, la data corretta, ancora leggibile all'indomani del terremoto del 21 luglio 1930 era quella del 1608, del tutto compatibile con la baronia di Carlo Gagliardi. Del resto, non escludo che da una serie di foto da me, nel corso degli anni scattate al cartiglio in questione, e in particolare da alcune di esse del 23 marzo u. s., a meno di due mesi dalla scoperta dello scempio, si possa ancora risalire, effettivamente, alla data del 1608. Tale datazione è stata già da me indicata in precedenti occasioni come quelle di segnalazioni alle massime autorità di controllo, nazionali e territoriali, per la tutela dei beni culturali, o in ufficiali relazioni storiche passate al vaglio delle competenti soprintendenze come nel caso della progettazione per il restauro dell'Ospedale di Santa Caterina in Montecalvo.
L'arco si colloca nell'area fortificata del castello, presentandosi come un inserimento nella cerchia muraria del lato Ovest-Sud della struttura difensiva. Risalendo al 1608, e costituendo il passaggio per l'accesso al palazzo ducale, piano nobile rispetto alla rocca sottostante, è probabile che da allora, proprio mediante esso, sia stata delimitata, con un restringimento, l'area di esclusiva pertinenza del feudatario. Un diretto intervento sulla cerchia muraria nella parte protettiva del castrum vero e proprio, ad opera dei Gagliardi, è testimoniato anche dalla presenza dello stemma di famiglia (fascia scendente da destra a sinistra accompagnata da due gusci d'ostrica, uno nella parte superiore dello scudo e l'altro nella parte inferiore) nella chiave di volta di uno dei portali di Via Dietro Corte, sul lato Nord delle mura, in stretta aderenza, appunto, con lo stesso castello. Evidentemente, in una revisione generale di ristrutturazione, o consolidamento, della cortina perimetrale, la delimitazione effettuata con l'arco del 1608, oltre a conferire maggiore eleganza all'intero complesso, ancora secondo il gusto e i canoni del tardo rinascimento, scaturì dall'esigenza di assicurare riservatezza al quarto nobile in rapporto all'accesso pubblico alla chiesa di Santa Maria Maggiore, già palatina e comunque ancora, all'epoca, di patronato feudale.

Giovanni Bosco Maria Cavalletti
 

Giovanni Bosco Maria Cavalletti

Il presente contributo, con l'opportuno adattamento, è stralciato dallo studio in corso, ad opera del soprascitto, sulle vicende storiche del castello di Montecalvo e dei suoi feudatari. Lì saranno puntualmente indicate le fonti storiche delle notizie qui riportate comunque già riscontrabili in Giuseppe Lo Casale-Giovanni Bosco Maria Cavalletti, Fonti per la Storia di Montecalvo Irpino/Contributo per la conoscenza storica dei Comuni d'Italia, AV 1985, Tomi I e II; G.B.M. Cavalletti, Montecalvo, Dalle pietre alla Storia, AV 1987.

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