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IL CANTO DI FELICE CRISTINO, NELLA RACCOLTA “SON SEI SORELLE”, DI ROBERTO DE SIMONE

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Montecalvo Irpino (AV) - L'ultima, imponente pubblicazione del maestro etnomusicologo Roberto De Simone , se non ai cultori di questo genere, è passata quasi inosservata ai più; almeno qui, a Montecalvo Irpino. Son pochi quelli che ne sono a conoscenza. Ci si chiede perché i nostri conterranei si dovrebbero interessare di una raccolta di musica popolare, o, per meglio dire, ed è forse più appropriato, di musica etnica, visti i richiami squisitamente antropologici. Oltretutto il prezzo (95 euro), anche se pienamente giustificato dal valore artistico e culturale dell'opera, non è neanche tanto accessibile.VIDEO
È presto detto...

Felice Cristino, meglio conosciuto , in paese, come "zi'Filìci Pannucciéddru", è il protagonista di uno dei brani cantati e, per di più, anche di alcune pagine del libro.

L'opera ha per titolo: "SON SEI SORELLE - Rituali e canti nella tradizione in Campania"; essa comprende un volume di ben 372 pagine e un cofanetto allegato, contenente 7 Compact - disc . È stata pubblicata a Roma, nel novembre 2010, dalla casa editrice Squilibri, ed è la rivisitazione di una precedente pubblicazione del De Simone: "Canti e tradizioni popolari in Campania", edita dalla "Lato Side" nel 1979 alla quale, in questa versione, sono stati aggiunti altri materiali.
Il cantatore Felice Cristino, nato a Montecalvo Irpino il 23 dicembre 1921, in una numerosa famiglia patriarcale contadina con dieci figli (quattro femmine e sei maschi), ci ha lasciato la mattina del primo febbraio 2010. Egli ha avuto modo di constatare solo in parte quanta gratitudine provasse per lui il maestro De Simone.
Le pagine del volume a lui dedicate sono la 318 e la 319; il canto "Compagni, il due giugno", invece, è presente nel cofanetto allegato; il Cd è il n.6, la traccia è la n. 9.

Dal suddetto estrapoliamo l'introduzione: "Esemplare testimonianza di canto politico, che in Irpinia vanta l'appartenenza a una produzione tradizionale, esprimente un acceso dissenso contadino contro il potere dei ricchi e contro il fascismo. L' esecutore ci ha informato che egli, durante la campagna elettorale relativa al referendum politico del due giugno 1946, compose il brano, in cui dichiarava anche la sua fede di fervente comunista. Chiaramente, egli aveva sovrapposto dei versi di sua creazione a moduli melodici preesistenti, il che rientra in normali prassi compositive del mondo popolare, comune ai contadini e ai pastori. Nel brano sono menzionati diversi personaggi borghesi del mondo montecalvese, sui quali si appuntano le caustiche espressioni di tradizionale ironia, di discendenza carnevalesca".

Il maestro De Simone registrò il canto nel pomeriggio di sabato 29 luglio 2006.
Non era la prima volta che De Simone veniva a Montecalvo Irpino. Infatti, la sua prima visita nel nostro paese risale all'inizio degli anni Settanta e, in quella occasione, era accompagnato dall'antropologa Annabella Rossi.
A testimonianza di quanto egli fosse, da tempo, interessato ai canti ed ai suoni irpini, rielaborò, negli anni Settanta, con la "Nuova Compagnia di Canto Popolare" (nella formazione dell'epoca) la tarantella di Montemarano. Nel 1975, per conto della "EMI Italiana", pubblicò il vinile a 33 giri
"Tarantella ca nun va 'bbona", in cui è compreso il brano "Alla Montemaranese" .
A ben pensare, anche il titolo dell'opera in questione altro non è se non un omaggio alla Madonna di Montevergine, anche detta "Madonna Nera" o ancora "Mamma Schiavona".
In realtà, il titolo avrebbe potuto essere: "Son sette sorelle", cioè: son sette le Madonne.
D'altronde, la composizione che apre la raccolta è esplicativa in questo senso: "La leggenda delle sette sorelle e canti per Montevergine".
Nel brano iniziale del primo Cd del cofanetto, una donna racconta il mito delle sei Madonne, sorelle fra loro... ma poi si scopre che sono sette, poiché la settima (la più brutta, perché nera) si rifugia in un posto impervio ed isolato sulla cima di un monte, cioè Montevergine, sede dell'omonimo santuario; il monte è in località Mercogliano e sovrasta tutta l'area di Avellino.
Non ci si vuol qui dilungare sul significato del titolo e sul senso dell'opera in sé, altrimenti si perderebbe di vista quello che è il fine di questo scritto, cioè la relazione del lavoro del De Simone con Montecalvo Irpino .
Per chi vuol approfondire, rimandiamo ad una ricerca in rete, ove emeriti critici delle più importanti testate nazionali hanno recensito l'opera.
Esaminiamo, quindi, l'evento del ritorno a Montecalvo del maestro De Simone.
Il merito della scoperta dell'interprete Felice Cristino, senza alcun dubbio, va attribuito allo scrittore e divulgatore di tradizioni popolari montecalvesi Angelo Siciliano. Egli segnalò il cantatore montecalvese ad Aniello Russo che, al pari del Siciliano, è scrittore e ricercatore della tradizione irpina. Questi, a sua volta, interpellò il De Simone.

Nel ricordare quell'evento, e la registrazione dei canti che ne seguì, il Siciliano, all'epoca dei fatti, scriveva: Lui (Roberto De Simone) aveva avuto modo di ascoltarli, tramite l'amico comune Russo, e si era dichiarato interessato ad alcuni di essi,in particolare quelli cantati da Felice Cristino, "Pannucciéddru", e aveva espresso il desiderio di volerli registrare a sua volta, nell'ambito della ricerca che sta conducendo attualmente sui canti popolari nell'Irpinia e nella Campania.

Io, contattato da Aniello Russo, ho fatto da tramite e così ci siamo recati in campagna, in contrada Frascino, a casa di Felice Cristino, la cui disponibilità è sempre encomiabile, che ci attendeva per cantare i canti che gli sarebbero stati richiesti.
Il quella occasione Roberto De Simone registrò tre brani: il canto funebre "Tatìllu miju", "Il poema Angelica", "Il Canto comunista del 1946".

 

Nella suddetta pubblicazione figura solo uno dei componimenti registrati durante tale seduta, e cioè il "Canto comunista del 1946", il cui titolo, per l'occasione, è stato cambiato dal musicologo in "Compagni, il due giugno". Non è da escludere che altro materiale registrato possa venire pubblicato, dal maestro, in successive raccolte.

Roberto De Simone rimase particolarmente colpito dal nostro compaesano Felice Cristino, tanto da ritornare qualche tempo dopo, sul posto, con il figlio di costui (il rag. Michele Cristino), per degustare un piatto tipico delle nostre zone: la "ciampotta", altrimenti detta anche "ciamputtella": trattasi di un gustoso stufato a base di diverse verdure, come: patate, zucchine, pomodori, fagiolini, aglio, sedano.

Successivamente, domenica 3 giugno 2007, De Simone pubblicò un articolo dedicato a Felice Cristino sul giornale il Mattino di Napoli.
Ultimamente, continuando la nostra ricerca, abbiamo registrato alcuni canti eseguiti da Maria e Mariantonia Fioravanti, ed abbiamo riscontrato che la cantata pubblicata dal De Simone è tutt'ora presente nei ricordi degli anziani del paese. Il video che segue ne è una dimostrazione: le sorelle Fioravanti intonano, insieme, il brano incluso nell'opera in oggetto. Nello stesso video eseguono anche il canto di Angelica, una delle canzoni registrate da Roberto De Simone e non ancora pubblicata.
Ai fini di tutta la ricostruzione, grande rilevanza ha l'anziana signora Mariantonia Fioravanti: infatti fu costei a passare al Cristino il canto di "Angelica". Questo canto risalirebbe al 1719, come riportato nell'ultima delle 107 quartine, ed è tutt'ora al vaglio di studiosi del luogo, tra cui il Siciliano, il quale, a tal proposito, scrive : Trascritto a Montecalvo Irpino nel 1949 dalla contadina Antonia Fioravanti, classe 1928, sotto dettatura di suo nonno cantore, Giuseppe Fioravanti, contadino e pastore, 1874-1970; canto da me registrato il 12 aprile 1990, grazie all'informatore Felice Cristino, contadino, classe 1921, che mi cantava le prime 24 quartine. Ritrascrizione da me avviata nel 1993 e ultimata nel 1996. È un canto magico-religioso con la narrazione di un amore contrastato e un travagliato percorso iniziatico. I personaggi sono 11 e i luoghi interessati, oltre all'Italia, sono: i pianeti Mercurio e Giove, come luoghi immaginari visitati dal cantore nel suo viaggio cosmico; Schiavonia, l'antica Slavonia, in dialetto irpino Shcavunìja, che nei secoli passati era la Dalmazia e più precisamente la Bosnia, luogo assegnato dalla maga a Giovanni, come prova da superare; Turchia, terra lontana, metafora o parallelismo col luogo di nascita di Giovanni, innamorato di Angelica.

Le vicende esposte hanno gran rilevanza etnica e folklorica per i tanti particolari della narrazione, tipici degli usi e costumi locali.

È interessante, a questo punto, cercare di dedurre se l'Angelica rappresentata nel canto del nonno di Mariantonia Fioravanti costituisca un personaggio originale o si debbano rilevare eventuali similitudini con l'Angelica dell'"Orlando Furioso" dell'Ariosto o con l'Angelica protagonista del "Rinaldo" del Tasso per poter evincere che a portarlo in Montecalvo furono i cantastorie dell'epoca i quali, nelle loro esibizioni, erano soliti declamare i classici del passato.
Questo autorizzerebbe a concludere che si tratti di uno scritto riadattato alle vicende del paese in quei tempi.
Foto:  Angelo Siciliano 
 

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