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Chi era Gustavo Console

Mario Aucelli

Chi era Gustavo Console

Si è sempre sostenuto che l’avvocato Gustavo Console fosse di origini montecalvesi. All’’anagrafe del comune irpino non esiste documentazione in merito. I genitori erano certamente nati e residenti da noi.
Negli atti dell’anagrafe risulta nato a Montecalvo Irpino nel 1872 Antonio Nicola Maria Console (fratello di Gustavo), figlio di Gregorio e di Raffaela La Vigna. Gregorio era cancelliere presso la Pretura mandamentale di Montecalvo (da cui dipendevano anche Casalbore e Montemalo, denominato, poi, con Decreto n.936 di Vittorio Emanuele II Re d’Italia nel 1862, S. Arcangelo Trimonte; con lo stesso decreto fu concesso agli amministratori locali di aggiungere a Montecalvo l’attributo di Irpino).
Gustavo Console nacque il 14 marzo 1888 (sedici anni dopo il primogenito Antonio Nicola Maria; il papà al momento della nascita di anni ne aveva 46) e morì, trucidato a casa sua dagli squadristi (comandati da Tullio Tamburini che fu, poi, Prefetto di Avellino dal 1° agosto 1936 al 20 agosto 1939), la notte del 3 ottobre 1925.
Antonio morì a Montecalvo il 9 dicembre 1942.
Al momento della nascita del primogenito Antonio Nicola Maria, papà Gregorio aveva 30 anni (così risulta dall’atto integrale di Nascita conservato presso l’archivio del comune di Montecalvo).
Torniamo a Gustavo Console. Era avvocato civilista. Dalla terra natia si era trasferito a Firenze per esercitare la professione forense. Era affermato nel mondo politico toscano. Socialista, fu corrispondente dell’Avanti! nel capoluogo toscano, quando direttore responsabile del quotidiano socialista era Benito Mussolini, di cui era amico (fino al momento del cambio di casacca del futuro Duce). Massone e parlamentare provinciale. Si era laureato in giurisprudenza a Camerino.
Dov’era nato Gustavo Console?
Per quante ricerche si siano fatte per oltre vent’anni, non si era mai riusciti a trovare il luogo di nascita di Gustavo Console. Tutti dicevano che era nato a Montecalvo Irpino, ma non c’erano risconti scritti. In tutti i libri di storia sul fascismo si parla del martirio dell’avvocato Console, ma non si indica mai il luogo di provenienza. Per la prima volta nel 2024 l’ex Gran Maestro della Massoneria, il giornalista Stefano Bisi, in un suo libro sul massacro fiorentino, Le dittature serrano i cuori, a pagina 92, riportando un mio scritto ripreso da Il fascismo a Montecalvo Irpino, del 2011, fa nascere il Console a Montecalvo Irpino.
Una prima traccia scritta la ritrovai in un opuscolo custodito nel fondo Pertini dell’Istituto Socialista di Studi Storici (Biblioteca, n. d’ingresso 28412) a Firenze grazie al lavoro svolto dal ricercatore Comm. Antonio Di Florio. Si tratta della trascrizione stenografica di un discorso commemorativo tenuto a Firenze nel 1945, in occasione del ventennale della morte di Console e altri. L’epicedio fu tenuto dal professore universitario massone, avvocato Ugo Castelnuovo Tedesco. A pagina 10 del libro in memoria di Gaetano Pilati e Gustavo Console, si legge: “…nato a Irpino…” (si tenga a mente anche quest’Irpino).
Partì, allora, da parte mia, una capillare ricerca (con l’aiuto di amici il cui nome è sempre indicato).
Un primo riscontro lo trovai in una lunga lettera che il perseguitato politico socialista montecalvese, farmacista dottor Pietro Cristino, scriveva al confinato politico calabrese Antonio Smorto, comunista che a Montecalvo si era sposato e risiedeva.
A casa sua, a Corso Umberto, Smorto aveva fondato, nel gennaio 1944, la sezione locale del partito comunista dedicandola a Giuseppe Cristino, figlio martire di don Pietro. Il 5 gennaio 1944 il farmacista Pietro Cristino così rispondeva, in una missiva di ringraziamento, a Smorto (stralcio): “… a casa tua ha sede provvisoria la sezione comunista Giuseppe Cristino, a casa mia la sezione socialista dedicata al nostro concittadino martire Gustavo Console (diventata, nel 1962, dopo la morte del farmacista, Pietro Cristino.
Per archivi pubblici alla ricerca di un documento introvabile
Non riuscivo a sbrogliare la matassa localmente. Decisi di tentare la ricerca negli archivi di Stato. Trovai la collaborazione di tanti amici che si prestarono nella difficile impresa. Partimmo dall’Archivio di Stato di Avellino. Il dottor Alfonso De Cristofaro, che condusse la ricerca nella sede irpina, trovò solo notizie sull’avvocato Antonio. Per Benevento e Roma si offrì di darmi una mano l’amico filosofo professor Annibale Cogliano. Nel capoluogo sannita non fu trovato niente. All’Archivio centrale di Roma furono rinvenute tre lettere su carta intestata che il Console aveva scritto a Nenni. Del luogo d’origine del presunto nostro concittadino nemmeno l’ombra. Per quanto riguarda Firenze, luogo del massacro, quando era sindaco della città Matteo Renzi, gli scrissi una lettera sollecitando notizie su Console. Non ottenni riscontro. Incaricai allora un paio di amici di origini montecalvesi, l’ex sovrintendente scolastico regionale della Toscana Comm. Antonio Di Florio e il generale Mario Corcetto. Dalle loro verifiche con si approdò a nulla. Sconfortato, decisi di lasciar perdere e di tirare i remi in barca. A questo punto il professor Alfredo Siniscalchi, da Roma, mi diede un ultimo, vincente, suggerimento: provare presso l’Albo degli Avvocati del Tribunale di Firenze.
…e fu luce!
Sapevo che a Firenze c’era un giovane e affermato legale montecalvese, l’avvocato Francesco Bellucci. Parlai con i genitori Aurelio e Gina Panzone. Alla mia richiesta risposero con entusiasmo. Lo stesso fece Francesco a Firenze. Nel giro di qualche settimana mi arrivò, tramite Aurelio Bellucci, una dichiarazione sottoscritta dalla Dirigente/Segretaria dell’Archivio storico dell’Albo, Sandra Neri, con la quale si affermava che l’Avvocato Gustavo Console, di Gregorio, era nato a Arpino, all’epoca, provincia di Caserta e si era iscritto all’Albo degli Avvocati di Firenze il 7 gennaio 1917. La paternità corrispondeva a quella di Antonio Nicola Maria. Bisognava verificare la maternità. Qui mi fu di grande aiuto l’amico Alfonso De Cristofaro. Non perse tempo. Spedì una PEC al comune di Arpino, nel frattempo divenuto provincia di Frosinone. Dal paese di Cicerone, nel giro di un giorno, fecero pervenire un riassunto per estratto dell’Atto di Nascita di Gustavo Console (all’Anagrafe Gustavo, Ermanno, Mario, Terenzio, Manfredi), con l’indicazione della maternità (la stessa dell’Avvocato Antonio Nicola Maria: i due fratelli, anche se con una differenza di sedici anni d’età, erano nati dagli stessi genitori, uno a Montecalvo e l’altro a Arpino. Inoltre nel documento era indicato anche il nome della moglie di Gustavo, Olga Cioffi (sposata a Roma il 16 gennaio 1915, Atto 97, Parte I). TOMBOLA!
Perché oggi Arpino fa parte della provincia di Frosinone?
Quando nacque Gustavo Console, la Citta di Arpino faceva parte della provincia di Caserta (Terra di Lavoro). Oggi appartiene alla Ciociaria. Perché questo cambio? Con Regio Decreto del 2 gennaio 1927, per volere del Governo fascista, nella riorganizzazione delle circoscrizioni elettorali, Arpino e il suo territorio furono aggregati alla provincia di Frosinone. Per questo l’Atto di Nascita depositato nel 1917, e custodito presso l’archivio storico dell’Albo degli Avvocati di Firenze, porta l’annotazione Caserta.
Perché Gustavo Console, a differenza dei fratelli, nacque a Arpino, all’epoca in Campania?
Gregorio Console, cancelliere presso la Pretura mandamentale di Montecalvo, veniva spesso mandato in missione provvisoria nelle sedi campane dove l’organico dei cancellieri era carente. Nel 1888 fu inviato a sostituire, per qualche mese, un collega di Arpino (Caserta) assente per motivi di salute. Si trasferì da Montecalvo con tutta la famiglia. La moglie, nonostante la veneranda età, per l’epoca, del marito (46 anni), aspettava un bambino. Quell’infante nacque nel comune di Arpino, allora appartenente alla provincia di Caserta. Gustavo Console, quindi, non è nato a Montecalvo Irpino, ma è montecalvese a tutti gli effetti. Le origini familiari erano radicate nel nostro paese. Qui avevano casa, qui i figli erano cresciuti e vissuti e qui tornavano sempre al termine delle missioni di lavoro. Il fatto di essere nato per caso in un altro luogo non gli fa perdere le origini. Se così fosse, oggi nei nostri paesi non ci sarebbero più abitanti veraci. Quei pochi bambini che nascono, vengono al mondo in città e centri dotati di ospedali o cliniche. Poi ritornano nel luogo di residenza dei genitori, dove crescono e studiano. Così avvenne anche per Gustavo Console. Tutti gli ascendenti lo qualificano come montecalvese puro. Chi si è fatto portare lontano dalla vita non uccide le radici dei luoghi di origine.
La famiglia Console e la generosità interessata del Duce del fascismo
Come accennato, Console e Mussolini quando militavano nello stesso partito (PSI), erano buoni amici. Con il cambio di casacca operato dal capo del fascismo, quei rapporti si affievolirono o scomparvero del tutto. Il massacro, perpetrato la notte del 3 ottobre 1925 a Firenze, in cui Console fu barbaramente ucciso insieme a tanti altri dissidenti, non fu gradito al Duce. Non potendo punire il capopopolo, quel Tullio Tamburini che, nel 1936 ritroveremo prefetto di Avellino, lo nominò, promuovendolo, console e lo esiliò in Libia. La famiglia Console si venne a trovare in seria difficoltà economica in seguito all’uccisione del capofamiglia. I bene informati raccontano che Mussolini fece studiare i figli dell’ucciso a spese del Partito. Alla signora Olga, che non si era costituita parte civile nel processo di Chieti, dove gli autori del massacro della notte di San Bartolomeo fiorentina (come la chiamò Piero Bargellini in un suo libro, con riferimento a quella dell’ottobre 1572 di Parigi dove furono uccisi migliaia di ugonotti) furono giudicati e assolti, il Duce fece assegnare un vitalizio (qualche maligno afferma che nessun avvocato volle difendere la vedova del martire nostrano). Dopo l’uccisione del marito, la vedova di Console, per necessità, continuò a far trascorrere le vacanze estive ai figli nella casa montecalvese che aveva in disponibilità. Alcune informatrici mi hanno riferito nel corso della ventennale ricerca, che il figlio secondogenito, alla Costa dell’Angelo di Montecalvo, intrecciò, poco più che adolescente, una innocua liaison con una quindicenne dirimpettaia. Questo si racconta e io ve l’ho riferito.

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