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Ci ha lasciati Felice Cristino
Angelo Siciliano
[Edito 21/04/2010] Felice Cristino, “zi’ Filìci Pannucciéddru”, nato a Montecalvo Irpino (AV) il 23 dicembre 1921, in una numerosa famiglia patriarcale contadina con dieci figli – quattro femmine e sei maschi –, ci ha lasciato la mattina del 1° febbraio 2010. Grande cantatore, col fratello Giovanni (Montecalvo Irpino, 1933-2005), di canti politici e sociali, funebri, ballate e del poema montecalvese “Angelica” di 107 quartine, l’unico riscontrato in Irpinia, era un raffinato affabulatore e poeta contadino. Era anche alfabetizzato, il che non guastava. Era cugino di mio padre per parte di madre, sorellastra di mio nonno. In questi ultimi venti anni ho frequentato, con una certa assiduità, la sua casa rurale e la sua famiglia. È stato per me un informatore prezioso e straordinario, per il recupero della nostra civiltà agro-pastorale. Con lui rivivevo il nostro passato arcaico, riannodando i fili della memoria e “navigando” nell’immaginario collettivo. Come usano dire in alcune etnie del continente africano, in questi casi, sparisce una biblioteca vivente della civiltà contadina. Una perdita incolmabile. Ma l’attuale società consumistica, dei reality e dell’effimero, né si accorge né dà importanza a queste cose. -
Lo zio d’America
Giovanni Bosco Maria Cavalletti
[Edito 10/02/2002] E, finalmente, giunse anche Lo zio d’America, poesie, cunti, nenie, ballate e detti in dialetto montecalvese, con una raccolta di maledizioni. Il patrimonio letterario montecalvese si correda, da ora in poi, di un testo scritto nella nostra lingua locale. Ciascuno di noi, immagino, attraversa nella propria vita dei particolari periodi in cui si sente spinto, più o meno inconsciamente, a ricercare le proprie origini; ci si rende conto, ad un certo punto, che il momento attuale è, il più delle volte, conseguenza di un processo che è in moto, e quindi in evoluzione, da secoli, se non addirittura da millenni. Per rimanere nell’ambito della nostra storia locale, diciamo che, a seconda dei tempi, delle personali esperienze e delle singole esigenze è venuto man mano formandosi un interessantissimo patrimonio letterario al quale si aggiunge, oggi, questa nuova fatica di Angelo Siciliano. Stimolante sarebbe effettuare uno studio sociale dei momenti in cui sono venute alla luce le varie opere, ma la cosa richiederebbe troppo tempo. L’interesse più diffuso, almeno fino a questo momento, era stato ispirato dalla curiosità per fatti ed eventi più strettamente legati all’evoluzione storico-politico-urbanistica di Montecalvo, a parte le memorie familiari di cui sono relativamente ricchi gli archivi privati motecalvesi. -
Cultura Irpina
Antonio Stiscia
[Edito 10/12/2005] Da qualche tempo, ho preso a leggere vecchi testi, nell’intento di allontanarmi dallo studio delle ingiallite carte ,che se da un lato rinnovano l’entusiasmo per la patria natìa, dall’altra distolgono la mente dalle considerazioni attuali. Evidentemente mi sbagliavo ! La battaglia appare perduta in partenza ! Dopo le vicende elettorali, che hanno coinvolto tutti e in misura alquanto discutibile, avevo pensato di dedicarmi alla lettura di qualche buona poesia, come estremo rifugio alle materialità . Mi sono imbattuto in un testo della metà del 700 ,che a prima vista sembrava lezioso e modaiolo, come a ricordare che la smania celebrativa e pennivendola ha radici antiche ,ma che poi, si è rivelato un compendio di liberalità, per lo spessore culturale dell’autore e dei personaggi coinvolti, vere icone dell’Illuminismo meridionale. Il libro di particolare pregio editoriale, presenta una introduzione accattivante e con evidenti riferimenti a personaggi storici di notevole importanza . -
Lu Patresuonnu
[Edito 10/02/2003] “Il sonno letargico” (noto in dialetto irpino come “Lu Patrisuonnu”) è un racconto della tradizione orale contadina raccolto, trascritto e tradotto nel 1994 dal poeta ed etnografo Angelo Siciliano. Il testo fa parte delle sue ricerche etno-antropologiche sul mondo agro-pastorale di Montecalvo Irpino (Avellino), ed è stato tramandato dalla testimonianza diretta di una contadina locale, Mariantonia Del Vecchio, La Leggenda in sintesi Il racconto narra le vicende di Mingo (Domenico), un giovane che la mattina di San Giovanni (il 24 giugno) si rifiuta di alzarsi dal letto per andare a mietere l’orzo con gli altri lavoratori. Quando finalmente si sveglia, viene colto da un sortilegio punitivo: Lu Patrisuonnu, ovvero uno stato di sonno letargico continuo. Per quaranta giorni e quaranta notti Mingo continua a camminare e persino a lavorare nei campi, ma barcollando vistosamente e muovendosi come un automa o un sonnambulo, suscitando le risate di chi lo osserva. Lo spavento e la fatica di quell’esperienza lo cambiano per sempre: da quell’anno in poi, a ogni san Giovanni, Mingo sarà il primo a saltare giù dal letto. Il significato antropologico . Come spiegato nelle note dello stesso Angelo Siciliano sul suo sito ufficiale, questa credenza popolare aveva una chiara funzione pedagogica e sociale: Monito contro la pigrizia: Serviva a spronare i giovani e i fannulloni a svegliarsi all’alba. Necessità pratiche del raccolto: Nel periodo estivo della mietitura a mano, era fondamentale iniziare a lavorare nelle primissime ore del mattino per sfruttare il fresco, prima che la calura del sole rendesse il lavoro insopportabile.[Nativo] -
La cappella Carafa torna a splendere
Angelo Corvino
[Edito 16/07/2002] L’arco d’ingresso della rinascimentale Cappella Carafa della chiesa di Santa Maria Assunta è ritornato all’antico splendore grazie ad un intervento di restauro curato dalla soprintendenza ai B.P.S.A.D. di Avellino e Salerno. Il risultato del lavoro è stato presentato sabato scorso durante una manifestazione religiosa alla quale era presente l’arch. Francesco Prosperetti, soprintendente per Avellino e Salerno, che ha sottolineato, nel suo breve intervento, l’importanza del lavoro di restauro anche alla luce dell’opera d’arte che la cappella ospita. Infatti il soprintendente ha evidenziato la pregevolezza della statua della Madonna dell’Abbondanza che trova degna ubicazione nella splendida cappella rinascimentale ed ha parlato dell’efficienza che in questa occasione ha caratterizzato l’intervento dei beni culturali. “Non credo capiti spesso di assistere ad un evento che si è dipanato in breve tempo e che coinvolge le istituzioni – dice Prosperetti – Questo ritrovamento ha avuto da subito il segno di qualcosa di particolare”. Al dott. Giuseppe Muollo, direttore dei lavori di restauro, è toccato il compito di descrivere l’intervento negli aspetti tecnici. -
Montecalvo come Matera
[Edito 01/11/2019] Il sindaco Mirko Iorillo annuncia un lavoro di recupero e valorizzazione del Trappeto per costruire un albergo diffuso e rafforzare l’offerta turistica nel percorso della Via Francigena.“E’ già stato depositato uno studio sulle grotte del Trappeto, che sono degli scavi nella pietra che già nel 1600 venivano utilizzati come abitazioni dai contadini appoggiate nel tufo” spiega il sindaco Iorillo. “Fino agli inizi del ‘900 queste grotte sono state abitate, ma nel corso del tempo sono state abbandonate anche a causa dei due terremoti (del 1930 e del 1980). Tentiamo da 5 anni ormai di ottenere dei finanziamenti per valorizzare l’area, ma in attesa di un massiccio investimento, il Comune non ha mai smesso di fare la sua parte” continua. Nel corso del tempo molte grotte sono collassate, e il Comune è riuscito a mettere in salvo alcuni portali del ‘600. Non solo. Grazie al bilancio partecipato, l’area del Trappeto è stata individuata dai cittadini come destinataria di interventi, e il Comune ha potuto acquisire le grotte di proprietà privata per poter candidare l’area ad una progettazione di recupero complessiva. “Lavoriamo al recupero dell’area solo con l’aiuto degli operai della Comunità Montana, e siamo riusciti a inaugurare la piazzetta. E’ stato già redatto un progetto da 4milioni e mezzo di euro, che prevede il consolidamento statico e il recupero, ma l’iter di questo progetto realizzato 10 anni fa, è stato addirittura oggetto di un ricorso al Tar” spiega Iorillo.
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Centro comunitario Maria SS. Regina della Pace
[Edito 01/05/2003] IL SANTUARIO – Per la gente è già santuario, per la Chiesa ancora no: bisogna aspettare. Questa è una storia mariana giovane, eppure intensa e, probabilmente, foriera di attenzione tale da poter sperare nell’elevazione a santuario. La chiesa di Santa Maria della Pace, alla contrada Malvizza di Montecalvo, piccolo centro dell’entroterra irpino, vale la pena di raccontarla. Perché ci troviamo di fronte ad una chiesa sorta praticamente dal niente, in dieci anni, dal 1990 al 2000, laddove non c’era nulla. Ed oggi questa chiesa, dalla forma ardita di una nave, si trova in un crocevia cruciale di strade che collegano centri irpini e pugliesi.
LA STORIA – L’assenza di un tempio dove partecipare alla Messa domenicale (in zona c’era solo una vecchia cappella privata e abbandonata) mobilità la gente della zona, che trovò in padre Lorenzo Mastrocinque, frate minore dell’ordine dei Francescani, un infaticabile promotore della costruzione di una chiesa .Tra l’altro padre Lorenzo aveva l’impulso che gli veniva dalle continue visite a Medjugorie e dal profondo recepimento di quel messaggio mariano. Credo che la nostra chiesa l’abbia voluta proprio la Vergine – spiega – altrimenti come spiegare il reperimento di fondi in Campania, da parte di benefattori sconosciuti?.
LA CHIESA – Realizzata in dieci anni, alla Malvizza, dove c’è poca gente – spiega padre Lorenzo – ma tutti sono costretti a passare e a rivolgere un pensiero a Maria. A progettare gratuitamente l’edificio fu l’architetto Acrisio Marra, da Montecalvo, e la particolarissima forma che richiama ad una nave valse il primo premio in un concorso di architettura nell’anno Duemila. All’interno dominano i richiami al numero biblico sette. Un pregevole dono le campane. L’inaugurazione da parte del vescovo di Benevento, Sprovieri, avvenne il 13 agosto del Duemila.
L’IMMAGINE – La statua che raffigura Maria è in legno. Molto semplice e suggestiva, rappresenta una Vergine assai dolce. Sono stati gli stessi fedeli di Montecalvo ad ordinarne la realizzazione, ad un artista molto conosciuto di Selva di VaI Gardena, Otto Piazza. A donarla fu il professore Luigi D’Addona di Montecalvo.
LA FESTA – La comunità di Montecalvo tiene a questa Madonna di periferia, e settimanalmente si registra la presenza folta dei gruppi di preghiera. Grande l’impeto mariano nel mese di maggio, così come ad agosto.
IL MESSAGGIO – Fu padre Lorenzo, convinto dall’esperienza slava, e della necessità che anche dalla Malvizza si irradiasse pace, a chiedere che la Madonna irpina fosse intitolata Santa Maria della Pace. E, in effetti, questo luogo intenso di spiritualità irradia di per sé tranquillità e serenità. Soprattutto quando, come a Medjugonie, ci si ritrova a pregare il giorno 25 di ogni mese. [Nativo]
[Crediti│Testo:Aldo Balestra]Redazione
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I teschi che parlarono di Dio
Giovanni Bosco Maria Cavalletti
[Edito 03/10/2020] La statua della Madonna dell’Abbondanza in Montecalvo Irpino. E’ trascorso quasi un ventennio da quando provvidenzialmente fu rinvenuta, murata all’interno di Casa Pirrotti in Montecalvo, la statua mariana degli affetti infantili di San Pompilio. Varie pubblicazioni nel corso di questi anni ne hanno minuziosamente ricostruito le rocambolesche vicende collocandola nel giusto e veritiero contesto storico, teologico, devozionale e iconografico.
Tra queste, il mio libro “I teschi che parlarono di Dio”, edito nel 2015 presso “Arti Grafiche di Ieso” in Casalbore. Ad esso rimando, per i particolari, quanti volessero accostarsi ad una comprensione non meramente superficiale dell’intera vicenda. Nelle sue quasi centocinquanta pagine l’opera analizza i punti salienti della straordinaria storia della statua ritrovata: dalle ipotesi circa la committenza, molto verosimilmente da intestare al nucleo familiare di monsignor Pompilio Pirrotti, omonimo ascendente del santo montecalvese vescovo di Cittaducale prima (dal 1573 al 1580) e di Guardialfiera dopo (dal 1582 al 1591), alle funeste conseguenze del terremoto del 1702, anno in cui la statua fu sottratta al culto pubblico nella chiesa dei Pirrotti sita in contrada Abbondanza e conservata in casa dal dottor Girolamo Pirrotti, padre di San Pompilio; dall’incendio del 1891 che distrusse il nuovo simulacro suscitando le emozioni di Papa Leone XIII, già ospite di Casa Pirrotti all’epoca dell’apertura del processo beneventano per la beatificazione del Montecalvese, alla committenza dell’ultima icona lignea della Madonna dell’Abbondanza che l’omonimo pronipote di San Pompilio pose al culto privato nell’oratorio domestico di famiglia; dal suo rinvenimento, reso possibile dalla reverente attenzione del parroco don Teodoro Rapuano per i luoghi pompiliani della vita terrena del santo scolopio, all’interessamento della soprintendenza competente che, grazie alla sensibilità del dottor Giuseppe Muollo e al mirabile restauro del maestro Paolo Tribuzio, ha consentito l’autorizzazione del suo ritorno al culto da parte dell’arcivescovo metropolita di Benevento monsignor Serafino Sprovieri, di felice memoria. -
Fernando Santosuosso
Fernando Santosuosso, nacque a Benevento nel 1926 da genitori montecalvesi. Svolse le funzioni di giudice ordinario e ricoprì importanti incarichi. Il 19 novembre 1992 venne eletto giudice della Corte costituzionale, di cui fu nominato vicepresidente il 5 gennaio 2001, incarico che mantenne fino alla scadenza del mandato, nel dicembre dello stesso anno.
Scrittore di ispirazione cattolica, fu autore di volumi dedicati alla fede, al diritto di famiglia e alla procreazione medicalmente assistita. Pubblicò, inoltre, diverse raccolte poetiche, nelle quali trovò spazio la sua sensibilità letteraria e spirituale. Da sempre interessato alle tematiche scientifiche e culturali, fu libero docente e partecipò a numerosi congressi, intervenendo su questioni giuridiche e medico-legali. Tra gli argomenti affrontati figuravano il danno biologico, il danno alla vita di relazione, la riduzione della capacità lavorativa specifica, il diritto matrimoniale, familiare e successorio.
Nonostante gli impegni professionali, Fernando Santosuosso non interruppe mai i rapporti con il paese d’origine. Montecalvo Irpino. A testimonianza di questo legame, restaurò la casa di famiglia situata in corso Umberto I e mantenne rapporti epistolari con diversi esponenti della vita pubblica montecalvese, conservando nel tempo un rapporto vivo con la comunità irpina. È morto a Roma il 10 marzo 2021.[Crediti│Foto:cittanuova.it]Redazione
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La famiglia e il patriarcato
[Edito 18/082021] Sarà presentato mercoledì 18 agosto 2021 “La famiglia e il patriarcato”, un libro autobiografico di Michele Cristino che offre uno spaccato della società di Montecalvo Irpino, prima, e dell’Italia, dopo, tra gli anni ’50 ed i nostri giorni. Un interessante viaggio nella società di “quilli di fore” (il racconto di un giovane di estrazione rurale che vive in una società rurale post borbonica ancora dominata da una borghesia pseudo nobile). Un racconto di difficoltà materiali ma anche sociali, una storia di emigrazione oltre che di velata e strisciante discriminazione. Alla manifestazione parteciperanno l’autore del libro, Carmelina Pepe e Giuseppe Bellaroba. Modera il dibattito il giornalista Angelo Corvino. L’appuntamento è per le 18.00 presso la sala conferenze del Castello Pignatelli messa a disposizione dal Comune di Montecalvo Irpino. [Nativo]





