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Fernando Santosuosso
Fernando Santosuosso, nacque a Benevento nel 1926 da genitori montecalvesi. Svolse le funzioni di giudice ordinario e ricoprì importanti incarichi. Il 19 novembre 1992 venne eletto giudice della Corte costituzionale, di cui fu nominato vicepresidente il 5 gennaio 2001, incarico che mantenne fino alla scadenza del mandato, nel dicembre dello stesso anno.
Scrittore di ispirazione cattolica, fu autore di volumi dedicati alla fede, al diritto di famiglia e alla procreazione medicalmente assistita. Pubblicò, inoltre, diverse raccolte poetiche, nelle quali trovò spazio la sua sensibilità letteraria e spirituale. Da sempre interessato alle tematiche scientifiche e culturali, fu libero docente e partecipò a numerosi congressi, intervenendo su questioni giuridiche e medico-legali. Tra gli argomenti affrontati figuravano il danno biologico, il danno alla vita di relazione, la riduzione della capacità lavorativa specifica, il diritto matrimoniale, familiare e successorio.
Nonostante gli impegni professionali, Fernando Santosuosso non interruppe mai i rapporti con il paese d’origine. Montecalvo Irpino. A testimonianza di questo legame, restaurò la casa di famiglia situata in corso Umberto I e mantenne rapporti epistolari con diversi esponenti della vita pubblica montecalvese, conservando nel tempo un rapporto vivo con la comunità irpina. È morto a Roma il 10 marzo 2021.[Crediti│Foto:cittanuova.it]Redazione
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La famiglia e il patriarcato
[Edito 18/082021] Sarà presentato mercoledì 18 agosto 2021 “La famiglia e il patriarcato”, un libro autobiografico di Michele Cristino che offre uno spaccato della società di Montecalvo Irpino, prima, e dell’Italia, dopo, tra gli anni ’50 ed i nostri giorni. Un interessante viaggio nella società di “quilli di fore” (il racconto di un giovane di estrazione rurale che vive in una società rurale post borbonica ancora dominata da una borghesia pseudo nobile). Un racconto di difficoltà materiali ma anche sociali, una storia di emigrazione oltre che di velata e strisciante discriminazione. Alla manifestazione parteciperanno l’autore del libro, Carmelina Pepe e Giuseppe Bellaroba. Modera il dibattito il giornalista Angelo Corvino. L’appuntamento è per le 18.00 presso la sala conferenze del Castello Pignatelli messa a disposizione dal Comune di Montecalvo Irpino. [Nativo] -
Pubblicato Angelica, il nuovo libro di Angelo Siciliano
[Edito 01/03/2026] Il libro del poema Angelica, incentrato sull’unico poema contadino irpino dell’Ottocento, repertato nelle campagne di Montecalvo Irpino nell’estate del 1990, è stato pubblicato da Angelo Siciliano con Youcanprint, all’inizio di febbraio 2026, ed è inserito su diverse piattaforme digitali.Questo libro nasce da una voce lontana. Una voce contadina arcaica, che si udiva sulle aie nell’odore della pula, raccolta grazie a una musicassetta. Essa trasmetteva un poema ottocentesco sopravvissuto solo nel respiro di chi lo cantava. Da quella voce è iniziato un viaggio lungo oltre quarant’anni, fatto di ascolto, trascrizioni, incontri, dubbi, scoperte e ritorni. Angelica non è soltanto un testo recuperato: è un frammento di memoria viva, di sangue che ancora pulsa, un collegamento tra chi ha cantato e chi leggerà, tra la cultura orale e la pagina scritta, tra il mondo rurale del passato e il presente disincantato. Questo libro prova a restituire quella continuità, senza interromperla.

Felice Cristino cantatore di ANGELICA con la moglie Annunziata Blundo -
Il Palazzetto dello Sport torna a disposizione della comunità
Redazione
[1]“C’è un luogo che torna a vivere, più bello, più sicuro e più accogliente di prima.
L’Amministrazione Comunale è lieta di annunciare che sono ultimati i lavori di ristrutturazione del Palazzetto dello Sport comunale/Palestra scolastica di Via Roma, struttura fondamentale per la nostra comunità, utilizzata anche come palestra a servizio dei nostri ragazzi e delle nostre scuole. Un intervento atteso, realizzato con impegno e determinazione, che restituisce a Montecalvo uno spazio completamente rinnovato: più moderno, efficiente e funzionale, pronto ad accogliere lo sport, l’aggregazione e la crescita dei nostri giovani. Non è solo una ristrutturazione. È un investimento sul futuro, sulla salute, sui valori dello sport e sul senso di comunità. È la dimostrazione concreta che quando si lavora con amore per il proprio paese, i risultati arrivano.
Grazie a tutti coloro che hanno lavorato per raggiungere questo importante obiettivo.
La salute e il benessere dei nostri ragazzi e dell’intera comunità sono e restano la nostra priorità.”[1]
Nota dell'Amministrazione Comunale di Montecalvo Irpino
[Crediti│Foto:Facebook: Montecalvo Irpino - Comune Europeo]
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Il Trappeto
Angelo Siciliano
[Edito 03/12/2005] Abbandonato a se stesso dal 1962, il Trappeto sta sgarrupànnu da tutte le parti. Ogni stagione piovosa sfonda altri tetti, provoca nuovi crolli, cancella altre case. Altre storie di famiglie e ricordi di vita vissuta spariscono per sempre. E circolano voci che si provvede a smontare i portali e li si fa sparire. Forse, furti su commissione. Certamente queste case, le cui perizie furono utilizzate per ricostruire altrove i nuovi alloggi, non sono “I Sassi di Matera”, dichiarati dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”. Anche lì la gente era stata trasferita altrove, in nuovi alloggi popolari costruiti appositamente. Da qualche anno, con gli incentivi del comune e dei fondi sociali europei, la gente sta ritornando. Ripristina le vecchie case e riprende ad abitarle. Lì non si è atteso che tutti i tetti collassassero. E vi si organizzano mostre d’arte internazionali, e arrivano i turisti. Matera non è al Nord. È Sud più profondo del nostro. E devo aggiungere che la Lucania l’ho sempre ammirata. E l’ho percepita un po’ come terra mia, per un fatto culturale, per l’orgoglio della sua gente, che attraverso i propri rappresentanti ha saputo far sentire spesso la sua voce, dando visibilità ai suoi problemi. Lì ritrovavo ciò che da noi si distruggeva, come se fosse passato di moda. Come si getta un abito vecchio. Idealmente lì mi rifugiavo, quando si faceva pressante la nostalgia, perché la storia di quei luoghi, capace talvolta di attirare l’attenzione nazionale e internazionale, mi pareva che “vendicasse” un po’ anche la nostra, per molti aspetti simile a quella lucana, ma sempre silenziosa, ossequiosa, capace solo di andare a braccetto o a rimorchio di politiche locali indolenti e clientelari, fini a se stesse. -
Fatti e antefatti
Angelo Siciliano

Il Palazzo Ducale dopo i recenti lavori di ristrutturazione [Edito 03/12/2005] È certamente meritorio che, dopo oltre quaranta anni di totale abbandono, le sinergie pubbliche abbiano deciso di allentare i cordoni della borsa, per elargire i fondi necessari e consentire di salvare, consolidare e ripristinare quanto rimane del castello di Montecalvo Irpino, su cui era il Palazzo ducale, ultima residenza dei duchi Pignatelli. Ciò che è rimasto di questa struttura medievale e dei rimaneggiamenti successivi, probabilmente lo si deve a chi progettò i muri inclinati a mo’ di contrafforte, contro cui nemici umani e naturali, come terremoti ed agenti atmosferici, si sono accaniti per secoli, senza averne ragione. Un po’ come è successo per l’Ospedale di Santa Caterina d’Alessandria, in Via Lungara Fossi, che resiste ostinatamente alle ingiurie del tempo, anche se quando piove molto qualche sasso si stacca e cade giù. Del castello ci sono pervenuti i locali seminterrati, mentre degli edifici superiori restano qualche brandello di muro diroccato e un’ampia spianata, fruibile come belvedere sugli ampi panorami circostanti, o per estemporanei spettacoli estivi. Nel progetto di recupero sono previsti la ricostruzione degli edifici superiori, dov’era il Palazzo ducale, e del campanile di Santa Maria, di cui rimane a terra una campana.
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Giovanni Bosco Maria Cavalletti
Giovanni Bosco Maria Cavalletti nasce a Montecalvo Irpino il 19 agosto 1954. E’ docente di scuola elementare daI 1974. Nell’anno accademico 1987-1988 consegue il Diploma Superiore di Scienze Religiose presso l’Istituto “Giuseppe Moscati” di Benevento. Studioso di storia patria, pubblica saggi e testi di storia offrendo la sua collaborazione (anche come coautore) a numerose riviste locali e nazionali (citiamo alcuni scritti: Montecalvo Album di famiglia; Fonti per la storia di Montecalvo Irpino (2 voll.); Montecalvo dalla pietra alla Storia; Il Beato Felice da Corsano e la sua Riforma Illicetana; S. Pompilio M. Pirrotti: ultima lettera a Montecalvo?; Colori, sapori e arte nella Valle del Miscano; La via Traiana nella religiosità antica e medioevale; ecc.). E’ stato più volte presente in trasmissioni televisive nazionali quale esperto della cultura storico-antropologica dell’area appenninica dell’Italia Centro Meridionale (citiamo alcune partecipazioni: trasmissioni della RAI: “Utile e futile vi invita tutti a tavola”; “Uno Mattina” aspetti culturali della tradizione folklorica (pacchiane) sannito-irpina; “Uno Mattina: notte delle janare”; Mediaset-Rete 4: trasmissione “Miracoli”).
E’ tuttora consulente e componente di vari comitati scientifici.Nel 1986 riceve in Roma il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il suo romanzo storico Il cardo di San Giovanni[1], opera prima, con la prefazione di Giancarla Mursia, titolare della nota casa editrice.
L’ultima opera pubblicata da Gianbosco, nel mese di novembre 2005, è: I teschi che parlarono di Dio. Nel 1990 il Rev.mo Padre Generale Giuseppe Maria Balcells Auriach gli conferisce il Diploma della Fraternità dell’Ordine delle Scuole Pie. Nel 1991 è finalista, a Milano, del Premio Letterario Montblanc — the art of writing per il romanzo giovane, giuria composta da Camunia, Garzanti, Longanesi, Mondadori, Rizzoli, Rusconi, sotto la presidenza dell’editore Giancarla Mursia. Nel 1996 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, motu proprio, gli conferisce, per meriti culturali, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia pubblica il volume C’eravamo anche noi…l’Unità d’Italia in Irpinia e dintorni, Tipografia Borrelli srl, San Giorgio de Sannio.
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[n.d.r.│Trattasi di un refuso: in realtà, Cavalletti ricevette il premio per Fonti per la Storia di Montecalvo Irpino e non per Il Cardo di San Giovanni.][Bibliografia di riferimento]
[Mario Aucelli – La memoria restituita – La mente. Irpinia Libri, Av, 2026] -
La chiesa di S. Gaetano Thiene
Angelo Siciliano
[Edito 03/12/2005] Nell’agosto 2000, in occasione della conferenza “I Giubilei e Montecalvo”, organizzata dal Comune, e a cui partecipavo come relatore, facevo la conoscenza di Lucia Portoghesi, anche lei relatrice, archeologa e fondatrice del museo di Altavilla Irpina, nonché esperta di tessuti antichi. Qualche giorno dopo ero in visita al museo di Altavilla, bene allestito e ricco di importanti reperti. Lei, che mi faceva da guida, mi confidava che probabilmente le sarebbe stato affidato l’incarico di aprire la cripta della chiesa di San Gaetano Thiene a Montecalvo, edificata nel 1653 dal barone Battimelli e poi lasciata in eredità alla famiglia Bozzuti, ramo materno di San Pompilio Maria Pirrotti, unico santo dell’Irpinia. Gli obiettivi sarebbero stati il recupero, lo studio e la valorizzazione dei reperti in essa contenuti, con le salme dei componenti della famiglia Bozzuti che ancora vi sono sepolte. Chiedeva la mia disponibilità a collaborare con lei in quell’impresa, per me inusuale e affascinante. Naturalmente acconsentivo. Ma quel progetto sarebbe finito a ppaglia d’uóriju, come si diceva una volta in paese, cioè in un nulla di fatto. Data dal 1962 l’abbandono di questa chiesa. Per anni ne è stato fatto scempio, attraverso un uso dissacrante e vergognoso. Si è consentito di adoperarla come stalla, dimora d’asini e capre, d’imbrattarla di sterco. E i conigli scavavano tane sotto l’altare. Di essa restano ancora in piedi i muri perimetrali. E la cripta è sempre lì, probabilmente intatta. Fino a quando non crolla il pavimento. Mi capitava di leggere recentemente che essa non rientra tra le 378 chiese, per le quali la regione Campania ha stanziato fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Trovo personalmente questa cosa assai grave, perché, trattandosi di un luogo rilevante storicamente per il paese, chi doveva muoversi, per accedere ai fondi regionali, ha omesso di farlo. [Nativo] -
Strutture disastrate ma recuperabili
Angelo Siciliano

Chiesa di San Nicola in località Corsano [Edito 03/12/2005] Curiosando per le campagne di Montecalvo, dove i ripetuti terremoti e l’incuria umana hanno avuto un evidente effetto sinergico negativo e distruttivo, si scopre con sorpresa che non tutto, per fortuna, è perso irrimediabilmente. Anche se quasi tutti gli antichi casini sono stati atterrati, tra le tante costruzioni moderne e anonime, edificate con i fondi per la ricostruzione post terremoti, spesso disabitate, o forse mai abitate, se ne incontrano alcune disastrate, ma ancora di grande rilevanza e dignità. E se vi fossero le indispensabili risorse finanziarie, l’interesse e la buona volontà della gente, e la sensibilità di qualche intelligenza illuminata, molto del nostro passato, della nostra storia, della nostra cultura, con gli opportuni progetti di recupero e risanamento, si potrebbe ancora recuperare, salvare e tramandare. Altrimenti non resta che archiviare con fatalismo questa perdita che attiene alla memoria collettiva, con la conseguente cancellazione della storia dei luoghi, in cui tante famiglie, per secoli, generazione dopo generazione, hanno lavorato duramente e sacrificato la propria esistenza. Se si ritrovassero, attraverso queste strutture rinate, il nostro passato e la nostra cultura, ci si riapproprierebbe dell’identità perduta, si riscoprirebbe un mondo di valori e il senso di un’appartenenza smarrito. Non va trascurato che il loro recupero potrebbe creare le premesse per nuove opportunità di lavoro ed essere quindi una fonte di reddito per i giovani della zona, incoraggiandoli a non abbandonare la propria terra per andare a cercarsi altrove un incerto avvenire. L’idea del recupero mi balenava, osservando l’ottimo lavoro che è stato fatto per la chiesa di San Nicola, proprio a Corsano che, fino a qualche anno fa, era un rudere col tetto sfondato. I muri pericolanti stavano a malapena in piedi. Ebbene, a questa chiesa è stata restituita una dignità nuova di luogo di culto, nel rispetto della tipologia architettonica originale. Si è provveduto a salvare, in questo modo, non solo un luogo di fede, ma sicuramente un edificio che, assieme al castello, è anche un punto nodale della storia della contrada. E con i tempi che corrono non è poco. Ebbene, prendendo spunto dall’esito del recupero di questa chiesa, meritano di essere portate all’onore della cronaca tre strutture [1]eclatanti, per le quali si dovrebbe intervenire per tentare un salvataggio, sicuramente non facile, ma con i mezzi e gli accorgimenti tecnici di cui oggi si dispone, probabilmente non impossibile. Si può restituire ad esse la dignità di luoghi di storia e di cultura. «Ma si tratta di strutture private!», mi par di sentire. E l’obiezione si ripete all’infinito. Certo, si tratta in tutti i tre casi di strutture private, e questo non fa che complicare le cose. Ma l’Ente pubblico non può stare a guardare sempre passivamente, fino a che l’ultima pietra non sia definitivamente caduta.Se il privato non ha i fondi necessari, o non ha interesse a investire risorse nel recupero delle proprie strutture architettoniche disastrate, che hanno o possono avere rilevanza storica e sociale, e fare da traino per l’economia e lo sviluppo della realtà locale, è proprio la Pubblica amministrazione che dovrebbe attivarsi, perché edifici come questi non vadano persi definitivamente. [Nativo]
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[Il Castello di Corsano│Il casino di Stiscia in contrada Marinella│Il complesso edilizio della Malvizza] -
Il Castello di Corsano
Angelo Siciliano

Castello di Corsano: particolare della struttura superstite [Edito 03/12/2005] Il Castello di Corsano, che faceva capo a un feudo autonomo nel medioevo. Era diverso e forse esteticamente più bello del castello di Montecalvo, perché più residenza abitativa civile che fortezza. È crollato a seguito dei terremoti del Novecento: 1930, 1962 e 1980. È invaso dalla boscaglia che avanza inesorabilmente, come la giungla nei templi della Thailandia, o del Messico dei Maya e degli Aztechi. Ma diverse strutture murarie sono ancora in piedi. E poi al suo interno si trovano i pezzi del frantoio dell’olio, funzionante ancora alla fine degli anni Cinquanta, integri nelle parti metalliche e in pietra. Esistono di esso le foto scattate prima del terremoto del 1930. Si potrebbe recuperare e ricostruire buona parte dei suoi ambienti crollati, risanarlo e destinarlo alla storia della produzione del grano, dell’olio e del vino, istituendovi un Museo della civiltà contadina. In questo modo lo si farebbe diventare un luogo di storia e archeologia sociale, raccogliendovi i reperti e gli strumenti di lavoro dismessi, ancora reperibili sul nostro territorio. [Nativo]
[Crediti│Foto:Angelo Siciliano]



