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Il complesso edilizio della Malvizza
Angelo Siciliano
[Edito 03/12/2005] Il complesso edilizio della Malvizza è costituito dall’antica Taverna del Duca, dalla masseria di Stiscia, con l’annessa chiesa, dal casino e dalla masseria di Manzella, un lungo abbeveratoio e altre costruzioni abbandonate che erano adibite a stalle o a depositi. Esso si trova sulla strada, al bivio per Ginestra degli Schiavoni e Castelfranco, il che non guasta. È un nucleo architettonico straordinario. Unico nel suo genere. Non ve ne sono di simili in giro. Un complesso fantastico, solo a osservarlo. Pure nello stato di abbandono e sofferenza in cui versa da anni. E il tutto si arricchisce di un’aura particolare che rimanda al mito antico – le Bolle della Malvizza, Préta pìcciula, il Ponte dei diavoli, il Tratturo – che aleggia ancora su questo vasto paesaggio rurale, già frequentato dai cacciatori raccoglitori del paleolitico, e che da sempre ha alimentato l’immaginario collettivo. A Villamaina (AV) si sta recuperando, e reintegrando nelle parti crollate, la locale Antica Taverna. Sulla sua tabella tecnica esposta, è scritto che essa è da destinare ad attività ricettive culturali e turistiche nell’ambito del “Patto Turismo”. Alla luce di questo fatto, non si capisce perché non debba essere recuperata anche la Taverna del Duca, che oggettivamente è molto più bella di quella di Villamaina. Ipotizzando il recupero delle altre strutture, le masserie, la chiesa e il casino, si potrebbe progettare l’istituzione di un “Parco Architettonico Rurale della civiltà agropastorale alla Malvizza”, per recuperare una cultura cancellata, un’agricoltura e una pastorizia dimenticate. Pur con un occhio al passato, esso potrebbe proiettare verso il futuro, attivando sinergie, risorse umane e finanziarie per un’agricoltura adeguata alle esigenze attuali. E la Legge sul censimento delle masserie, e il finanziamento per il loro recupero, sarebbe uno strumento idoneo, per intraprendere una via possibile verso una rinascita. La creazione di un parco siffatto dovrebbe privilegiare la riscoperta dell’artigianato, la valorizzazione dei prodotti locali di nicchia, l’attivazione di circuiti turistici e di svago, il gemellaggio fruttuoso, e non solo di facciata, con aree geografiche similari più fortunate e importanti, la valorizzazione delle risorse ambientali, storiche e archeologiche. Non ci si dovrebbe mai dimenticare che, tutti insieme, abbiamo un dovere verso le generazioni future: non si può lasciare loro un mondo inquinato, impoverito di risorse e beni culturali, senza prospettive e una speranza di crescita in cui credere. Recuperare queste strutture sarebbe come dare dei punti cardinali di riferimento e qualche certezza, in un luogo che ne ha tanto bisogno.È chiaro che queste costruzioni, se ristrutturate, dovranno tornare a nuova vita. Non potranno essere le nuove cattedrali nel deserto. Il Sud ne ha già sofferto tanto in passato e per il futuro non ne ha assolutamente bisogno. [Nativo]
La Taverna del Duca -
Associazione Libera Mente
[Edito 14/06/2013] Una cittadella dei giovani nell’ex complesso scolastico Pirrotti di via Fano a Montecalvo Irpino. Ecco cosa punta ad essere la struttura che vede coinvolti ragazzi del luogo, dell’arianese e di diversi comini limitrofi, tutti mossi dallo stesso obiettivo di socializzazione e aggregazione. Ma anche di sviluppo dei talenti locali. Una grande onda, uno spazio neutro, lontano da qualsiasi condizionamento politico, nato per dare sfogo alle loro passioni. Al primo posto, infatti, c’è la musica, con un palco libero per tutti dove trasferire le proprie emozioni, mostrando capacità e talento. La struttura, che gode del sostegno importante dell’amministrazione comunale, raggruppa le varie associazioni montecalvesi e ospita anche una piccola biblioteca oltre ad altre attività fra cui corsi di pittura. Vero motore di questa grande scommessa è l’associazione “Libera Mente”, guidata da Antonio Siciliano.«E’ stata una vera e propria scommessa, riuscire in un piccolo paese come Montecalvo Irpino, a coinvolgere in questo progetto, la cittadinanza e in modo particolare i ragazzi e la soddisfazione è vedere che i risultati ci sono stati». Un modello nuovo di associazionismo vero e proprio che porterà sicuramente i suoi frutti a lungo termine. «In questo angolo dell’Irpinia – continua Siciliano – lo è certamente. Abbiamo cercato di dare spazio a tutto ciò che poteva destare particolare interesse nei ragazzi, l’arte in generale, la cultura, per cercare di rendere questo spazio, il più possibile libero da qualsiasi influenza. Siamo un’associazione neutrale, distaccata soprattutto dalla politica, ci siamo riusciti, abbiamo avuto già grosse soddisfazioni e cercheremo di continuare ad andare avanti, su questa strada». “Libera Mente”, è un gruppo dinamico di giovani come detto che spazia su vari campi. «La passione di tutti noi – conclude il presidente dell’associazione – è la musica, ma ovviamente ci sono anche altri interessi importanti, verso settori come ad esempio lo sport, la cultura in generale e solidarietà». E’ questa dunque la vera faccia dei giovani, di quelli che si mettono in gioco, mostrando capacità e talento, riuscendo a tirare fuori il meglio di se stessi. Un sogno che si è realizzato grazie al grande sforzo da parte di tante forze messe insieme. E in questa scia di energia positiva, Montecalvo è sicuramente un modello da seguire. [Nativo]Redazione
[Crediti│Foto:Facebook - Testo:Ottopagine]
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La stazione di Corsano
La stazione di Corsano, situata nella bassa valle del Miscano, lungo la linea ferroviaria Napoli-Foggia, si trova in territorio di Apice, nei pressi della frazione Tignano, a circa 190 metri di altitudine. Il suo nome deriva dall’antico borgo di Corsano, appartenente a Montecalvo Irpino e posto sull’altra sponda del fiume Miscano. L’assenza di collegamenti attraverso il fiume, tuttavia, ha impedito nel tempo qualsiasi rapporto diretto tra la stazione e l’antico abitato.L’impianto, inizialmente dotato di un secondo binario destinato agli incroci, fu aperto al servizio viaggiatori nel 1942 e, dal 1946, anche al trasporto di piccole quantità di merci. La stazione serviva soprattutto le frazioni dei territori di Apice e Buonalbergo e, per molti anni, ebbe un traffico passeggeri prevalentemente locale.
Nel corso del tempo il numero dei treni in fermata si ridusse progressivamente: dai sei collegamenti giornalieri del 1955 si passò a quattro nel 1973 e a soli due nel 2007. Con la diffusione del trasporto su strada e il conseguente calo dell’utilizzo ferroviario, alla fine degli anni Novanta la stazione rimase senza personale in servizio. Dal giugno 2008 nessun treno vi effettua più fermata e lo scalo è stato definitivamente soppresso.
La struttura disponeva di un fabbricato viaggiatori e di due binari passanti, entrambi dotati di marciapiede. Oggi l’impianto non offre servizi ai viaggiatori e non dispone di parcheggio o di altri collegamenti pubblici.

Redazione
[Bibliografia di riferimento]
[Le stradeferrate – Wikipedia][Crediti│Foto:lestradeferrate.it / wikipedia] -
La stazione di Montecalvo
e di Buonalbergo e Casalbore
La stazione di Montecalvo – Buonalbergo – Casalbore è ubicata in una frazione lontano da tutti e tre i centri. Sia la stazione che Montecalvo e Casalbore sono in provincia di Avellino, mentre Buonalbergo è in provincia di Benevento. Nonostante la lontananza dai centri abitati, nel passato ha goduto di una discreta importanza con un buon traffico sia viaggiatori che merci. Oltre ai servizi locali, avevano fermata in questa stazione anche alcuni servizi a lunga percorrenza ed ancora alla metà degli anni ’80, sia l’espresso diurno Napoli-Bari che l’espresso notturno Roma-Lecce e viceversa fermavano qui. Presso la stazione erano presenti anche una dozzina di alloggi per le famiglie dei ferrovieri, oggi abbandonati e murati. In questa stazione erano di stanza una o due locomotive aggiuntive che venivano posizionate in coda ai convogli più lunghi in direzione Foggia, considerato che da qui la linea affrontava una lunga salita fino a Pianerottolo d’Ariano. Per questo in stazione era presente anche un deposito locomotori, poi demolito. Dalla metà degli anni ’90 lo scalo merci è stato soppresso e pochi anni dopo anche la stazione è stata resa impresenziata. Fino al 2010 il traffico viaggiatori è stato molto ridotto e fermavano qui le tre coppie giornaliere feriali di treni in servizio fra Benevento e Foggia. Da dicembre 2010, i treni su tale tratta sono stati soppressi e pertanto la stazione è soppressa in quanto anche gli autoservizi sostitutivi fermano sulla Strada Statale n. 90.La stazione era dotata di tre binari passanti (di cui due destinati al servizio passeggeri e serviti da marciapiede), tre tronchini in direzione Benevento (di cui due terminanti nella rimessa locomotive) e due tronchini direzione Foggia al servizio dello scalo merci: attualmente è utilizzato il secondo binario che è quello di corretto tracciato, mentre il primo binario è utilizzato per eventuali incroci.
L’edificio della stazione originario venne danneggiato da bombardamenti nel settembre del 1943 e pertanto esso venne ricostruito nel dopoguerra nelle forme che attualmente sono visibili.
Redazione
[Crediti│Testo:lestradeferrate.it] -
I cento anni di nonna Nicolina
[Edito 09/03/2011] Caccese Nicolina detta ” La Marrese ” nata il 06/03/1911 a Montecalvo Irpino. Rimasta vedova a 22 anni, dall’unico matrimonio con D’Oto Gerardo dal quale nacque una figlia, Linda , il costante impegno il duro lavoro lo spirito per la famiglia sono stati i fondamenti e i valori della sua vita e da sola lavorando la terra ha cresciuto e guidato la figlia fino al matrimonio. Quando la figlia si è sposata è andata a vivere insieme a loro continuando a lavorare fino alla pensione.
Venuti a mancare la figlia Linda e il genero Gerardo, sempre con lo stesso spirito di vita e di armonia nonna Nicolina ha continuato a convivere con i nipoti Luigi e Lucia Vernacchio che l’assistono e la curano con amore e gioia. [Nativo]
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Si è spenta Agata Mazzoccoli Lo Casale
Mario Aucelli
[Edito 25/07/2012] Improvvisamente si è spenta, a Montecalvo Irpino, la cara esistenza di Agata Mazzoccoli maritata Lo Casale. Era un’istituzione per il Bastione. Aveva sempre una parola di conforto per tutti. La famiglia era la sua ancora di salvezza. Era impegnata nelle le attività religiose parrocchiali. Era terziaria francescana. Con il marito, il caro geometra Pompilio, aveva saputo educare al meglio i quattro figli. Col suo amore li aveva seguiti negli studi fino alla laurea e all’affermazione nella professione. La sua dipartita ha rattristato tutti i montecalvesi e massiccia è stata la partecipazione al dolore della famiglia e alle esequie tenutesi nella chiesa di San Bartolomeo. Al caro marito Pompilio, senatore dell’Ordine dei Geometri di Avellino; ai figli dottor Corrado medico di famiglia, professoressa Elena, dottoressa Gabriella, ingegner Walter, al caro fratello Mario, appositamente giunto dal Venezuela dove vive con la famiglia, alle nuore, ai generi ed ai nipoti tutti le condoglianze più sentite di TeleMontecalvo. [Nativo] -
Riapre il Castello Ducale Pignatelli
Alfonso Caccese
[Edito 06/08/2013] Il primo documento in cui si menziona l’esistenza del borgo fortificato risale al 1096 anno in cui numerosi armigeri furono inviati dal Castello in Terra Santa.Nel corso dei secoli il Castello è appartenuto a numerosi feudatari, si sono succeduti feudatari normanni, angioini e aragonesi che hanno modificato la struttura del Castello adattandolo alle nuove esigenze difensive dell’epoca.
Dopo il disastroso terremoto che causò enormi danni al borgo e al Castello nel 1456, il feudo venne aquistato dal duca di Monteleone Ettore Pignatelli e nel 1501 passò ad Alberico Carafa, …a loro succedettero i Gagliardi, coi quali la contea divenne ducato e il il terzo duca di Montecalvo e primo di casa Pignatelli fu Carlo, dal 16 novembre 1669, che ricevette titolo e feudo da sua madre, Isabella Gagliardi, coniugata con Giovanni Battista Pignatelli.
Nel 1611 il Castello venne definitivamente mutato in Palazzo ducale. Altri due eventi tellurici del 1930 e del 1962 hanno danneggiato la struttura del Palazzo. Recentemente restaurato, al Palazzo attualmente si accede per via Santa Maria, che porta, attraverso un arco del 1505, nel cortile antistante, dal quale si accedeva tramite una scalinata al piano nobile. Il castello era diviso internamente in due piani; le cortine si elevano per oltre dieci metri e si sviluppano per una lunghezza di venti metri. Sul lato nord-occidentale agli angoli della fortificazione si possono vedere i bastioni settencenteschi progettati per difendersi dall’assalto delle truppe nemiche. Ultimati i lavori da poco tempo la nuova struttura sarà di nuovo fruibile al pubblico. E’ prevista per Sabato 10 Agosto 2013 alle ore 19,00 l’apertura dei locali ristrutturati con molte particolarità al suo interno. L’amministrazione comunale ha predisposto le cose nel migliore dei modi. L’antico maniero diventerà un centro servizi. Sono state allestite al suo interno delle sale per eventi e mostre. Curata da Giovanni Bosco Maria Cavalletti, sarà presentata una mostra dedicata alla araldica delle famiglie feudatarie di Montecalvo, e curata e presentata da Mario Sorrentino e Francesco Cardinale, una mostra fotografica a tema “Gli ultimi abitanti del Trappeto”. E’ stata anche allestita una modernissima ed innovativa sala multimediale adatta a congressi e conferenze. Riguarderà alla nuova struttura traghettare i Montecalvesi da un passato, un po’ troppo passato, ad un futuro ancora un po’ lontano da venire. [Nativo][Crediti│Foto: Franco D'Addona] -
Carlo Pizzillo – La crisi idrica
Redazione
[Edito 29/08/2024] Siamo ancora una volta con una crisi idrica che appare senza fine. La responsabilità diretta, e’ bene dirlo subito, non può essere addossata all’amministrazione comunale, ma è evidente che non si può continuare ad assistere a questo disservizio senza fare niente. Avviare un’azione di tutte le amministrazioni comunali o ancora meglio di tutti i consigli comunali del territorio con una protesta forte e chiedendo un incontro al presidente della regione coinvolgendo la popolazione minacciando o attuando uno sciopero della bolletta. Credo che vada fatto qualcosa ricordando a noi stessi che l’Irpinia è tra i distretti territoriali più ricchi di acqua che viene venduta alla Puglia mentre noi abbiamo questa assurdo disservizio. Bisogna agire la situazione e’ divenuta intollerabile.Condivido un post dell’assessore Petracca che risale al 2023 e tra i comuni beneficiari di contributi per ammodernamento della rete idrica non mi sembra di vedere Montecalvo. Se vedo bene la cosa è molto grave ed in questo caso la responsabilità è forse di amministratori distratti. [Nativo]
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GIU’ IL SIPARIO!
Mario Corcetto
[Edito 05/05/2006] “Nun batti a li muonici ca Sant’Antonio si ni pava!” L’avevate mai sentito questo detto popolare? Spesso mio nonno mi diceva: “Non offendere la chiesa né i suoi membri perché al Cielo questo dispiace e immancabilmente la punizione divina si abbatterà su di te. Subito!”. Sembra che questa fosse l’unica interpretazione del detto e il conseguente insegnamento da trarne, senza che, per estensione, potesse anche considerarsi un monito volto alla difesa dei deboli in generale. Pare che l’origine di questo adagio sia legata a questo misterioso evento: una volta un frate del convento montecalvese di Sant’Antonio, in giro per la cerca, fu convinto da un contadino a lavorare il suo campo per una intera giornata con la promessa di una sostanziosa offerta per il convento.
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Montecalvo rende omaggio a Giovanbattista Tedesco
Una piazza porterà il suo nome
[Edito 05/09/2010] L’anno 2010 il giorno 10 del mese di agosto alle ore 12 nel Palazzo Municipale del Comune suddetto la giunta comunale presieduta dal Sindaco Carlo Pizzillo,considerato che nella zona tra vico Cioci e Via Dietro corte si è venuto a formare nel tempo un piazzale ha deliberato di intitolare il piazzale come individuato nell’allegata planimetria parte integrante e sostanziale della presente deliberazione allo stato privo di denominazione a: GIOVANBATTISTA TEDESCO,nato a Montecalvo Irpino il 13.12.1949 e deceduto il 02.10.1989. Eroico carabiniere che, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 1989, in un rione di Taranto, dove lavorava e viveva, fu trovato, assassinato. Era capo della vigilanza all’Italsider, dove lavoravano dodicimila persone.
Fu soppresso perché non aveva voluto sottostare alle imposizione della Sacra Corona Unita che, alle acciaierie di Taranto la faceva da padrone, come riportato nella Relazione della
Commissione Antimafia, presieduta dall’on. Gerardo Chiaramonte e stilata dal giudice Luciano Violante. [Nativo]Redazione



