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Annunziata Blundo non è più tra noi
Angelo Siciliano
[Edito 17/06/2011] “Nunzia’!”, così la chiamava il marito, Felice Cristino, ad Annunziata Blundo. Ma per noi era “zi’ Nunziata ”, una bella donna contadina, alta, un portamento da matrona, una grande mamma per i tre figli, che ancora ricorrevano a lei, e nonna amorevole con tutti i nipoti. Il marito se ne andò a 89 anni all’inizio di febbraio 2010. Lei, nata il 9 febbraio 1930, di anni ne aveva fatti 81 e li portava bene.La loro vita era scandita dall’alternarsi delle stagioni, dalle siccità e dalle piogge talvolta dannose, dagli usi e costumi, di cui erano depositari e che sapevano trasmettere con naturalezza e cordialità a coloro che li frequentavano. La loro casa era aperta a tutti. E poi si andava via con animo leggero, dopo aver scherzato e sorriso insieme, sulle piccole meschinità della vita. Dopo la morte del marito aveva resistito da sola per alcuni mesi nella casa in campagna, dov’era vissuta da sempre col marito con tante comodità (li cummilità): il pozzo, il forno l’orto, il pollaio, l’ovile con pecore e agnelli, i conigli, i cani, i gatti, il vigneto, l’uliveto, tante piante da frutto in giro, la campagna coltivata a cereali e a foraggere per farne fieno. Poi si era trasferita dalla figlia. Sempre in una casa di campagna. All’improvviso, qualche mese fa, un male subdolo ha cominciato a minarne la salute.
Poi, la terapia del dolore. Ha potuto godere di tutta l’assistenza possibile e immaginabile, come si costumava una volta nella civiltà contadina, in casa della figlia. Ci ha lasciato a mezzogiorno in punto, il 14 giugno 2011. Se n’è andata alla stessa ora in cui la lasciò il marito,zi’ Filìci “ Insomma, quasi una chiamata! Ora il cerchio si è chiuso. E vogliamo ricordarla con una filastrocca che lei talvolta ci recitava: “
Calànnu lu sole, / facènnusi nòtt / esce lu lupu da lu vòscu, / caccia lu padrone da la casa! ” (Al tramontar del sole, / facendosi notte / esce il lupo dal bosco, / caccia il padrone dalla casa). Si sa bene chi è “ lu lupu ” in questi casi . Ma abbiamo una certezza: quella casa non resterà chiusa per sempre! [Nativo]
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Giovanni Iorio lascia il Consiglio comunale
Francesco Cardinale
Un avvicendamento all’interno del gruppo consiliare di opposizione Montecalvo Domani: il consigliere Giovanni Iorio ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico a causa dell’incompatibilità prevista dalla legge con il nuovo ruolo lavorativo assunto presso l’ASL (Casa di Comunità – Montecalvo Irpino, distretto di Ariano Irpino).
La decisione, come spiegato dallo stesso Iorio in una comunicazione rivolta ai componenti del gruppo, è stata dettata da ragioni esclusivamente formali e normative e non comporta alcun allontanamento dall’attività politica o dall’impegno portato avanti finora.
Il consigliere dimissionario ha infatti voluto rassicurare i propri sostenitori, sottolineando che continuerà a garantire la propria presenza e il proprio contributo all’interno della formazione, confermando la volontà di proseguire il percorso intrapreso nell’interesse della comunità montecalvese.
A subentrargli in Consiglio comunale sarà Francesco Fioravanti, al quale sono stati rivolti gli auguri di buon lavoro e la piena fiducia affinché possa proseguire con serietà e competenza l’attività di opposizione.
Si tratta, dunque, di un cambio che non modifica gli equilibri interni né la linea politica del sodalizio, pronto a proseguire con la consueta dedizione il proprio lavoro amministrativo e di controllo. -
Casa di Comunità, si amplia l’offerta sanitaria
[1]Si informa la Cittadinanza che da lunedì 2 novembre presso la nostra Casa di Comunità partiranno anche i servizi amministrativi. Finalmente si potrà fare direttamente qui in paese, senza dover andare ad Ariano, pratiche importanti come: la scelta del medico di famiglia, le esenzioni, le prenotazioni per visite ed esami, e tutte le informazioni per l’accoglienza.È un piccolo passo che rende la nostra Casa di Comunità ancora più accogliente e vicina ai bisogni di tutti, soprattutto dei nostri anziani e di chi ha più difficoltà a spostarsi.Redazione
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Nota dell'Amministrazione Comunale di Montecalvo Irpino -
Itinerari nella fede delle liturgie popolari
Il convegno di Solofra
Organizzato dall’Inner Wheel Club Solofra Montoro Serino – Distretto 210, presidentessa Letizia Romano; si è svolto a Solofra (AV), nella chiesa di Santa Teresa in Sorbo Soprano, il convegno dal titolo «Itinerari nella fede delle liturgie popolari – Nel 500° Anniversario del dies natalis del beato Felice da Corsano – Un cammino di fede tra Solofra, Montecalvo Irpino, Pagani e Deliceto» dedicato alla vita e alle opere di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Nel corso dell’intera serata l’uditorio ha potuto ammirare lo scrittoio, appositamente traslato da Deliceto a Solofra, sul quale Sant’Alfonso scrisse, nel 1744, la pastorale «Tu scendi dalle stelle».Hanno salutato l’uditorio Letizia Romano e Luciana Annarumma, presidentesse, rispettivamente, dell’Inner Wheel Club Solofra-Montoro-Serino e dell’Inner Wheel Club Nocera-Sarno.
Presente l’assessora alla cultura del comune di Solofra, Mariangela Vietri.
Ad aprire gli interventi è stato monsignor Mario Pierro, primicerio della collegiata di San Michele in Solofra, che ha ricordato i passaggi documentati del santo napoletano nel territorio solofrano soffermandosi, in particolare, sugli amichevoli rapporti tra questi e il vescovo Costantino Vigilante, di Solofra, e talune famiglie del luogo come quella dei Garzilli.
Francesco Di Sapia, priore della confraternita di «Sant’Anna e morti di Deliceto» (FG), il sodalizio custode dello scrittoio sul quale nel dicembre del 1744 Sant’Alfonso compose la sua «Tu scendi dalle stelle», ha delineato, a grandi linee, la storia della scrivania sulla quale il santo napoletano scrisse, in quel di Deliceto, non solo la celebre pastorale ma anche la monumentale «Theologia moralis» ed altri canti come, ad esempio, «Selva romita e oscura». Come ricordato dallo stesso priore Di Sapia, la ricostruzione delle vicende storiche che hanno accompagnato i vari passaggi del celebre mobile, è stata operata dall’Archeoclub d’Italia, sezione «Giuseppe Bracca» di Deliceto, nella persona del presidente Paolo Carmine Pacella.
Nelle vesti di moderatore e relatore, il musicoterapeuta e docente di antropologia della performance Valerio Ricciardelli ha evidenziato, nel suo intervento, come gli anni in cui visse Sant’Alfonso rappresentino un periodo particolarmente fulgido per il canto popolare. Ha quindi accostato «Quanno nascette Ninno a Bettalemme», anch’esso composto dal de’ Liguori, alla «Cantata dei Pastori», opera risalente a qualche decennio prima. Negli anni Settanta del Novecento, entrambe le composizioni sono state riprese e rivalutate da Roberto De Simone con la Nuova Compagnia di Canto Popolare.
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Le tre registrazioni dei canti politici montecalvesi
Angelo Siciliano

Famiglia Cristino [Edito 19/11/2011] I “pezzi” politici registrati in totale sono una ventina e va detto che rappresentano un mondo, quello di Montecalvo della seconda metà del Novecento, che, nell’attuale panorama mediatico e globalizzato, non esiste più. Un mondo in cui, sino agli anni Sessanta del Novecento, quando ancora non era sparita la civiltà contadina, la lotta politica in paese era spesso molto aspra. Si tratta di canti che si possono annoverare nel genere delle “canzóni cacciati”, canti pettegoli inventati sul conto di alcuni compaesani per questioni di amore o di corna. Non si sa com’era nell’Ottocento e nei secoli precedenti ma, nel Novecento, una caratteristica dell’ambiente paesano era quella di creare tali canti, veri e propri gossip, talvolta pretestuosi, altre volte addirittura per fatti inesistenti, e si tramandavano per decenni durante i lavori nei campi. E va detto che le persone, fatte oggetto di questo tipo di dileggio o ignominia, non potevano di certo andarne orgogliose. Si racconta che, anche tra i loro discendenti, persiste ancora qualche senso di rabbia o di vergogna repressa.
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Maria dei Duchi Pignatelli di Montecalvo
Angelo Siciliano
[Edito 24/08/2011] Maria dei Duchi Pignatelli di Montecalvo diventò Madre Maria Angelica di Gesù. Fu Priora del Carmelo a Vetralla (Vt) e il libro, Il canto della speranza, di Sr. Maria Sabina dell’Eucarestia, O. Carm., ne racconta la vita e l’opera . Dei Duchi Pignatelli di Montecalvo Irpino, forse, la giovane generazione del paese non sa granché. Complice la fine della tradizione dei cunti, narrati dagli anziani ai bambini attorno al focolare, la memoria collettiva si è talmente immiserita da potersi considerare ormai perduta. Al castello di Montecalvo arrivava verso la metà di luglio del 1132, proveniente dalla Puglia, dove aveva sottomesso i baroni in rivolta, Ruggero II il normanno, re di Sicilia, Calabria e Puglia, deciso ad affrontare, col proprio esercito, i suoi nemici in territorio beneventano: il cognato Rainulfo d’Alife e Roberto II, principe di Capua. Nel 1496 si accampava attorno ad esso il re di Francia Carlo VIII per affrontare, in quella che si sarebbe chiamata “La battaglia di Montecalvo”, Ferdinando II d’Aragona, re di Napoli, nella sottostante Valle del Miscano tra Casalbore e Montecalvo. Ora, sul castello restaurato del paese, che verso il 1450 era stato anche dimora del duca Francesco Sforza prima di trasferirsi a Milano, è stato ricostruito, dopo i danni provocati dal grave terremoto del 1962 e l’abbandono e gli abbattimenti dopo quello del 1980, il Palazzo ducale, che fu la dimora dei Pignatelli fino al 1922. E i Pignatelli versavano in grave situazione finanziaria quando il capofamiglia, il duca Carlo Pignatelli, moriva a Montecalvo nel 1917 a seguito di polmonite. -
Una Pignatelli di Montecalvo tra la nobiltà russa e la vita monastica
La straordinaria vicenda di Madre Maria Angelica, figlia dei Duchi Pignatelli
[Edito 20/12/2012] Si scoprono a volte, nei luoghi più marginali, delle storie apparentemente minori, che invece si intrecciano con grandi eventi e con personaggi illustri. È proprio questo il caso di madre Maria Angelica di Gesù, carmelitana del monastero di Vetralla (Viterbo), napoletana di nascita ma nipote diretta, per via di mamma, del primo ministro dell’ultimo zar di Russia, Nicola II.Nata nel 1900, ha potuto conoscere da vicino, nei suoi soggiorni nel castello di Batumi, nel Caucaso, gli agi dell’aristocrazia russa prerivoluzionaria, ma ha anche portato nella storia di famiglia la memoria della violenza che le ha ucciso il nonno materno Giovanni Fesènko e i suoi familiari. E una volta divenuta monaca carmelitana (per vari periodi è stata anche priora del monastero di Vetralla), ha avuto familiarità del tutto particolare con il cardinale Domenico Tardini e, attraverso di lui, con papa Pio XII e papa Giovanni XXIII. Inoltre i cardinali Antonio Samorè e Achille Silvestrini, che si sono sentiti eredi della premura generosa di Tardini, hanno avuto con lei particolare familiarità e ne hanno apprezzato la spiritualità intensa e la raffinatezza del tratto e del linguaggio.
Di madre Maria Angelica di Gesù ricorre il 19 dicembre il venticinquesimo anniversario della morte, avvenuta nel 1987 in un limpido mattino di sabato, mentre le sue sorelle le cantavano il Tota pulchra es, Maria, per un ultimo gesto di fraternità.
Ripercorrere le vicende della vita vuol dire passare di sorpresa in sorpresa: dall’infanzia a Napoli, nel castello avito dei duchi di Montecalvo (cui suo padre Carlo Pignatelli apparteneva), ai prolungati soggiorni estivi in Russia, ai tre anni di formazione aristocratica tipicamente francese presso il romano Collegio del Sacro Cuore di Trinità dei Monti, particolarmente apprezzato dalla Santa Sede, fino all’ingresso nel Carmelo della Santa Croce di Lucca a Napoli. In tutto si scopre in filigrana un ricamo spirituale intenso e segreto. -
La statua di Mamma Bella dell’Abbondanza torna alla luce
[Edito 20/02/2011] Il 16 marzo 2001 a Montecalvo Irpino, durante i lavori per il restauro della casa natale di San Pompilio Maria Pirrotti unico santo dell’ordine degli Scolopi, fondato da San Giuseppe Calasanzio, in un locale murato, venne alla luce una statua raffigurante la Madonna con Bambino, una statua raffigurante san Lorenzo, la testa e le mani appartenenti ad un manichino perduto, raffigurante la Madonna addolorata. I tre manufatti lignei all’atto del ritrovamento, si presentavano in pessimo stato di conservazione, dovuto ad un avanzato deterioramento strutturale, causato sia da un attacco massiccio di insetti silofagi, sia da un alta percentuale di umidità. L’alta percentuale di umidità, la polverizzazione della struttura lignea, la decisione e la perdita della preparazione a gesso, e di conseguenza della policromia, avevano compromesso gravemente le opere. Il degrado sia dell’assenza legnosa che della policromia ha richiesto un intervento di restauro complesso e mirato, teso non solo al recupero della struttura lignea, ma anche delle fasi cromatiche. Le opere con molta probabilità, già molto compromesse. Furono occultate nel sottoscala di casa Pirrotti, dopo il terremoto del 28 agosto 1930, mossi dall’intento di non distruggere perché opere sacre, ma non più in grado di essere messe in culto di venerazione. La madonna in posizione incidente, stringe al petto con la mano sinistra il Bambino che è dolcemente adagiato sullo stesso braccio. La mano destra, dalle dita affusolate, mostra pudicamente il seno. Un mantello azzurro, con pieghe morbide ad andamento verticale nella parte anteriore, avvolge il corpo della Vergine ed è sostenuto dalla mano sinistra che avvolge il bambino. Il volume delle vesti e del mantello sono l’elemento connotante della cronologia dell’opera e della cultura sottesa alla produzione del manufatto. L’opera per punto di stile può essere collocata nell’ultimo ventennio del secolo XVI ed il primo decennio del secolo successivo, periodo in cui gli stilemi ed i canoni della cultura tardo manieristica sono ormai patrimonio comune degli artisti e delle botteghe napoletane, ed hanno ormai assimilato la lezione del Concilio tridentino in materia di opere devozionali.La Sacra Icona è stata inserita in una teca di cristallo stratificato, strutturata in modo da offrire una effettiva tenuta attraverso l’utilizzo del gel di silice per la stabilizzazione passiva dell’umidità relativa, e collocata all’interno della Cappella Carafa di Montecalvo irpino, splendido esempio di architettura rinascimentale restaurato sotto la direzione di che scrive, e, posta in culto di venerazione. [Nativo]
Redazione
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Tutto pronto per “Un giorno insieme”

Don Luigi Merola, [Edito 28/05/2011] L’Amministrazione Comunale di Montecalvo Irpino informa che l’1 giugno 2011 si terrà la manifestazione “Un giorno Insieme”, evento organizzato con la collaborazione dell’Istituto Comprensivo Pirrotti di Montecalvo Irpino nell’ambito dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Il programma prevede alle ore 9,30 un corteo degli alunni del detto istituto, che da Via Roma raggiungeranno il piazzale antistante l’Oasi Maria Immacolata. Durante il percorso faranno tappa dinanzi al Monumento Ai Caduti sito in Piazza Vittoria per un breve omaggio a nostri militi morti e dispersi in guerra. Giunti nel piazzale antistante l’Oasi Maria Immacolata, gentilmente messo a disposizione dalla Comunità dei Frati di S.Antonio,l’evento prevede il saluto del Sindaco di Montecalvo Irpino, Dott. Carlo Pizzillo, del Dirigente Scolastico, Prof. Sebastiano Muscillo, del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale, Prof. Diego Bouché, del Provveditore agli Studi di Avellino, Dott.ssa Rosa Grano.
Al termine dei saluti, il Cav. G.B.M. Cavalletti brevemente presenterà la sua ultima fatica letteraria dal titolo: “C’eravamo anche noi: l’unità d’Italia in Irpinia e dintorni”. A seguire l’intervento di Don Luigi Merola, il prete che da anni lotta contro la criminalità organizzata campana, il quale affronterà il delicato tema della legalità. Al termine del suo intervento, Don Merola consegnerà una copia della Costituzione italiana ai Montecalvesi che nell’anno 2011 conseguono la maggiore età. La manifestazione sarà scandita da brani musicali curati dalla Fanfara dei Vigili del Fuoco della Provincia di Napoli. [Nativo]
Redazione
[Crediti│Testo: irpinianews.it/] -
Vita di Bestie
Antonio Stiscia
[Edito 10/09/2010]
Tra chi era più forte o avesse più testa
L’accordo,come sempre,non fu trovato
Ognuno pensava di essere er mejo der creatoAllora,il re leone,furbo come sempre
Propose agli animali di scegliersi un Presidente
Ognuno presentò il suo bel candidato
Alto,magro,grasso,con il pelo o rasatoLa campagna elettorale non aveva conclusione
Ognuno era convinto di essere il campione
Si alzò di scatto,allora,un vecchio saggio serpente
Proponendo di eleggere il Porco a unico PresidenteIl porco disse lui,è il migliore in assoluto
Perché campa poco e da morto è anche più amato
E poi è l’unica soluzione quando non c’è unico scopo
Scegliere a comandare chi ha da viver poco