Strutture disastrate ma recuperabili
Angelo Siciliano

[Edito 03/12/2005] Curiosando per le campagne di Montecalvo, dove i ripetuti terremoti e l’incuria umana hanno avuto un evidente effetto sinergico negativo e distruttivo, si scopre con sorpresa che non tutto, per fortuna, è perso irrimediabilmente. Anche se quasi tutti gli antichi casini sono stati atterrati, tra le tante costruzioni moderne e anonime, edificate con i fondi per la ricostruzione post terremoti, spesso disabitate, o forse mai abitate, se ne incontrano alcune disastrate, ma ancora di grande rilevanza e dignità. E se vi fossero le indispensabili risorse finanziarie, l’interesse e la buona volontà della gente, e la sensibilità di qualche intelligenza illuminata, molto del nostro passato, della nostra storia, della nostra cultura, con gli opportuni progetti di recupero e risanamento, si potrebbe ancora recuperare, salvare e tramandare. Altrimenti non resta che archiviare con fatalismo questa perdita che attiene alla memoria collettiva, con la conseguente cancellazione della storia dei luoghi, in cui tante famiglie, per secoli, generazione dopo generazione, hanno lavorato duramente e sacrificato la propria esistenza. Se si ritrovassero, attraverso queste strutture rinate, il nostro passato e la nostra cultura, ci si riapproprierebbe dell’identità perduta, si riscoprirebbe un mondo di valori e il senso di un’appartenenza smarrito. Non va trascurato che il loro recupero potrebbe creare le premesse per nuove opportunità di lavoro ed essere quindi una fonte di reddito per i giovani della zona, incoraggiandoli a non abbandonare la propria terra per andare a cercarsi altrove un incerto avvenire. L’idea del recupero mi balenava, osservando l’ottimo lavoro che è stato fatto per la chiesa di San Nicola, proprio a Corsano che, fino a qualche anno fa, era un rudere col tetto sfondato. I muri pericolanti stavano a malapena in piedi. Ebbene, a questa chiesa è stata restituita una dignità nuova di luogo di culto, nel rispetto della tipologia architettonica originale. Si è provveduto a salvare, in questo modo, non solo un luogo di fede, ma sicuramente un edificio che, assieme al castello, è anche un punto nodale della storia della contrada. E con i tempi che corrono non è poco. Ebbene, prendendo spunto dall’esito del recupero di questa chiesa, meritano di essere portate all’onore della cronaca tre strutture [1]eclatanti, per le quali si dovrebbe intervenire per tentare un salvataggio, sicuramente non facile, ma con i mezzi e gli accorgimenti tecnici di cui oggi si dispone, probabilmente non impossibile. Si può restituire ad esse la dignità di luoghi di storia e di cultura. «Ma si tratta di strutture private!», mi par di sentire. E l’obiezione si ripete all’infinito. Certo, si tratta in tutti i tre casi di strutture private, e questo non fa che complicare le cose. Ma l’Ente pubblico non può stare a guardare sempre passivamente, fino a che l’ultima pietra non sia definitivamente caduta.Se il privato non ha i fondi necessari, o non ha interesse a investire risorse nel recupero delle proprie strutture architettoniche disastrate, che hanno o possono avere rilevanza storica e sociale, e fare da traino per l’economia e lo sviluppo della realtà locale, è proprio la Pubblica amministrazione che dovrebbe attivarsi, perché edifici come questi non vadano persi definitivamente. [Nativo]
[1] [Il Castello di Corsano│Il casino di Stiscia in contrada Marinella│Il complesso edilizio della Malvizza]