BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI
-
Visite guidate al Castello Pignatelli
Alfonso Caccese
[Edito 27/08/2013] La notizia era attesa dopo la cerimonia di riapertura ufficiale del Castello Pignatelli dello scorso 10 Agosto. Già alcuni assessori, in linea informale, lo avevano accennato: i ristrutturati locali del castello verranno messi a disposizione di tutti gli interessati per visite guidate, prenotabili attraverso un numero telefonico apposito. In realtà, si tratta solo di un primo passo per far sì che il piccolo maniero diventi un vero e proprio centro servizi, ponendo fine alla decadenza che ha caratterizzato gli ultimi anni della sua antica storia.Presto sarà individuato dall’amministrazione comunale guidata dal Dott. Carlo Pizzillo un responsabile della struttura con mansioni specifiche di manutenzione e cura. I locali che oggi è possibile visitare in seguito ad una lunga ristrutturazione sono essenzialmente quelli della vecchia struttura del Castello, ossia della fortezza che un tempo serviva alla difesa del borgo. Impossibile, purtroppo, a causa dell’incuria post terremoti, si è rivelato il recupero della parte di struttura che era utilizzata come residenza dai Duchi di Montecalvo e che rappresentava il vero e proprio Palazzo Ducale. -
Il Trappeto torna a far parlare di se
Alfonso Caccese
[Edito 28/10/214]E il Trappeto continua a far parlare di sé. Molto si è scritto e letto su questa parte del paese oramai abbandonata al suo destino, segnato alla fine degli anni sessanta quando fu dichiarata zona di abbandono e da quel tempo si assiste impotenti allo “sgarrupamento” quotidiano e ai cedimenti strutturali di quello che un tempo era un quartiere dove la gente viveva la sua quotidianità in simbiosi con animali e cose. A nulla sono valse le varie cure per ridare o perlomeno cercare di fermare questo lento ed inesorabile declino. Il Trappeto è stato oggetto di studio, ricerche e di attenzione da parte di molti, ma resta ancora lì con tutte le sue problematiche che lo affliggono. Magnificato con saggi, mostre retrospettive, oggetto di tesi di laurea, fotografato da turisti occasionali, visitato da esperti e curiosi, ma nessuna idea di recupero. Tanti sono stati i tentativi di soccorrerlo, ma tutti si sono dimostrati veri e propri palliativi. -
Volontari internazionali per il Trappeto
[Edito 03/03/2015] Montecalvo Irpino, 02 marzo 2015 – E’ stato siglato un accordo di programma tra l’Amministrazione Comunale e l’associazione IBO Italia per la realizzazione di campi di lavoro. L’IBO è una ONG di ispirazione cristiana che opera nel campo del volontariato nazionale ed internazionale, fa parte di un network le cui attività ebbero inizio nel 1953, nel nord Europa, con i primi campi di lavoro per la ricostruzione di case destinate ai profughi della Seconda Guerra Mondiale. IBO, infatti, è l’acronimo fiammingo di Internationale Bouworde, che significa “Soci Costruttori Internazionali”. I campi sono esperienze di volontariato di due, tre o quattro settimane che possono prevedere attività di costruzione, restauro, animazione ed educazione non formale, formazione alla pace e ai diritti umani, assistenza e tutela dell’ambiente. “I campi di lavoro presso il Trappeto sono stati inseriti nella programmazione del 2015 – spiega Sabina Marchetti, responsabile del settore campi di lavoro e volontariato per la IBO Italia -.Si tratta di 10 posti per altrettanti volontari che dal 19 luglio al 1 agosto di quest’anno effettueranno dei campi di lavoro a Montecalvo per ripulire il Trappeto. Dall’ultimo incontro delle consociate internazionali, tenutosi in Austria, sono già emerse 12 prenotazioni, così ripartite: 2 Austria, 5 Belgio, 3 Germania, e 2 Italia per un totale di 12. Ora i rispettivi rappresentanti nazionali dell’associazione sottoporranno ai volontari i campi in Irpinia”. L’IBO è presente in Italia dal 1957, IBO è stata costituita in associazione nel 1968 ed è riconosciuta idonea dal Ministero degli Affari Esteri ad operare nel settore della cooperazione internazionale dal 1972 (è stata la prima ONG in Italia a realizzare ufficialmente un progetto di cooperazione con il MAE). Membro del CCIVS Comitato di coordinamento per il servizio civile internazionale presso l’UNESCO, iscritta al Registro Provinciale del Volontariato di Ferrara dal 2005, è federata a Volontari nel mondo – FOCSIV dal 1972. “Siamo soddisfatti di questo primo importante traguardo per il nostro progetto – spiega Antonio Suglia, delegato per la Cultura dell’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Mirko Iorillo -. Recuperare l’abitato del Trappeto per la realizzazione di un parco antropologico urbano è una delle nostre priorità. La collaborazione con IBO Italia apre sicuramente molti scenari ed internazionalizza la questione del Trappeto”. [Nativo]
Redazione
[Crediti│Foto: Franco Zarrillo] -
Il Castello di Montecalvo e le famiglie che ne hanno segnato la storia
Angelo Siciliano

[Edito 17/08/2013] Danneggiato seriamente dal sisma del 1930, in seguito da quello del 1962 e sfiorato da quello del 1980, fu abbandonato a se stesso e alle sterpaglie per oltre quaranta anni. Originariamente fortezza romana, il castello fu edificato dai Normanni, sempre con funzioni difensive, ma nei secoli successivi si andò trasformando in residenza gentilizia dei feudatari stimolando attorno a sé l’edificazione di altri palazzi e edifici religiosi. L’insieme, osservato da lontano, dà al centro storico montecalvese, seppure disabitato, un aspetto panoramico monumentale. Al castello di Montecalvo arrivava verso la metà di luglio del 1132, proveniente dalla Puglia, dove aveva sottomesso i baroni in rivolta, Ruggero II il normanno, re di Sicilia, Calabria e Puglia, deciso ad affrontare, col proprio esercito, i suoi nemici in territorio beneventano: il cognato Rainulfo d’Alife e Roberto II, principe di Capua. Nel 1496 si accampava attorno ad esso il re di Francia Carlo VIII per affrontare, in quella che si sarebbe chiamata “La battaglia di Montecalvo”, Ferdinando II d’Aragona, re di Napoli, nella sottostante Valle del Miscano tra Casalbore e Montecalvo. Ora, sul castello restaurato del paese, che nella prima metà del XV sec. era stato anche dimora del duca Francesco Sforza prima di trasferirsi a Milano, è stato ricostruito il Palazzo ducale, che sarebbe stato la dimora dei Pignatelli fino al 1922. E i Pignatelli versavano in grave situazione finanziaria quando il capofamiglia, il duca Carlo, moriva a Montecalvo nel 1917 a seguito di polmonite. I Guevara erano succeduti a Francesco Sforza e poi erano arrivati i Carafa, nobili napoletani.
-
La chiesa di S. Gaetano Thiene
Angelo Siciliano
[Edito 03/12/2005] Nell’agosto 2000, in occasione della conferenza “I Giubilei e Montecalvo”, organizzata dal Comune, e a cui partecipavo come relatore, facevo la conoscenza di Lucia Portoghesi, anche lei relatrice, archeologa e fondatrice del museo di Altavilla Irpina, nonché esperta di tessuti antichi. Qualche giorno dopo ero in visita al museo di Altavilla, bene allestito e ricco di importanti reperti. Lei, che mi faceva da guida, mi confidava che probabilmente le sarebbe stato affidato l’incarico di aprire la cripta della chiesa di San Gaetano Thiene a Montecalvo, edificata nel 1653 dal barone Battimelli e poi lasciata in eredità alla famiglia Bozzuti, ramo materno di San Pompilio Maria Pirrotti, unico santo dell’Irpinia. Gli obiettivi sarebbero stati il recupero, lo studio e la valorizzazione dei reperti in essa contenuti, con le salme dei componenti della famiglia Bozzuti che ancora vi sono sepolte. Chiedeva la mia disponibilità a collaborare con lei in quell’impresa, per me inusuale e affascinante. Naturalmente acconsentivo. Ma quel progetto sarebbe finito a ppaglia d’uóriju, come si diceva una volta in paese, cioè in un nulla di fatto. Data dal 1962 l’abbandono di questa chiesa. Per anni ne è stato fatto scempio, attraverso un uso dissacrante e vergognoso. Si è consentito di adoperarla come stalla, dimora d’asini e capre, d’imbrattarla di sterco. E i conigli scavavano tane sotto l’altare. Di essa restano ancora in piedi i muri perimetrali. E la cripta è sempre lì, probabilmente intatta. Fino a quando non crolla il pavimento. Mi capitava di leggere recentemente che essa non rientra tra le 378 chiese, per le quali la regione Campania ha stanziato fondi per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Trovo personalmente questa cosa assai grave, perché, trattandosi di un luogo rilevante storicamente per il paese, chi doveva muoversi, per accedere ai fondi regionali, ha omesso di farlo. [Nativo] -
Strutture disastrate ma recuperabili
Angelo Siciliano

Chiesa di San Nicola in località Corsano [Edito 03/12/2005] Curiosando per le campagne di Montecalvo, dove i ripetuti terremoti e l’incuria umana hanno avuto un evidente effetto sinergico negativo e distruttivo, si scopre con sorpresa che non tutto, per fortuna, è perso irrimediabilmente. Anche se quasi tutti gli antichi casini sono stati atterrati, tra le tante costruzioni moderne e anonime, edificate con i fondi per la ricostruzione post terremoti, spesso disabitate, o forse mai abitate, se ne incontrano alcune disastrate, ma ancora di grande rilevanza e dignità. E se vi fossero le indispensabili risorse finanziarie, l’interesse e la buona volontà della gente, e la sensibilità di qualche intelligenza illuminata, molto del nostro passato, della nostra storia, della nostra cultura, con gli opportuni progetti di recupero e risanamento, si potrebbe ancora recuperare, salvare e tramandare. Altrimenti non resta che archiviare con fatalismo questa perdita che attiene alla memoria collettiva, con la conseguente cancellazione della storia dei luoghi, in cui tante famiglie, per secoli, generazione dopo generazione, hanno lavorato duramente e sacrificato la propria esistenza. Se si ritrovassero, attraverso queste strutture rinate, il nostro passato e la nostra cultura, ci si riapproprierebbe dell’identità perduta, si riscoprirebbe un mondo di valori e il senso di un’appartenenza smarrito. Non va trascurato che il loro recupero potrebbe creare le premesse per nuove opportunità di lavoro ed essere quindi una fonte di reddito per i giovani della zona, incoraggiandoli a non abbandonare la propria terra per andare a cercarsi altrove un incerto avvenire. L’idea del recupero mi balenava, osservando l’ottimo lavoro che è stato fatto per la chiesa di San Nicola, proprio a Corsano che, fino a qualche anno fa, era un rudere col tetto sfondato. I muri pericolanti stavano a malapena in piedi. Ebbene, a questa chiesa è stata restituita una dignità nuova di luogo di culto, nel rispetto della tipologia architettonica originale. Si è provveduto a salvare, in questo modo, non solo un luogo di fede, ma sicuramente un edificio che, assieme al castello, è anche un punto nodale della storia della contrada. E con i tempi che corrono non è poco. Ebbene, prendendo spunto dall’esito del recupero di questa chiesa, meritano di essere portate all’onore della cronaca tre strutture [1]eclatanti, per le quali si dovrebbe intervenire per tentare un salvataggio, sicuramente non facile, ma con i mezzi e gli accorgimenti tecnici di cui oggi si dispone, probabilmente non impossibile. Si può restituire ad esse la dignità di luoghi di storia e di cultura. «Ma si tratta di strutture private!», mi par di sentire. E l’obiezione si ripete all’infinito. Certo, si tratta in tutti i tre casi di strutture private, e questo non fa che complicare le cose. Ma l’Ente pubblico non può stare a guardare sempre passivamente, fino a che l’ultima pietra non sia definitivamente caduta.Se il privato non ha i fondi necessari, o non ha interesse a investire risorse nel recupero delle proprie strutture architettoniche disastrate, che hanno o possono avere rilevanza storica e sociale, e fare da traino per l’economia e lo sviluppo della realtà locale, è proprio la Pubblica amministrazione che dovrebbe attivarsi, perché edifici come questi non vadano persi definitivamente. [Nativo]
[1]
[Il Castello di Corsano│Il casino di Stiscia in contrada Marinella│Il complesso edilizio della Malvizza] -
Il Castello di Corsano
Angelo Siciliano

Castello di Corsano: particolare della struttura superstite [Edito 03/12/2005] Il Castello di Corsano, che faceva capo a un feudo autonomo nel medioevo. Era diverso e forse esteticamente più bello del castello di Montecalvo, perché più residenza abitativa civile che fortezza. È crollato a seguito dei terremoti del Novecento: 1930, 1962 e 1980. È invaso dalla boscaglia che avanza inesorabilmente, come la giungla nei templi della Thailandia, o del Messico dei Maya e degli Aztechi. Ma diverse strutture murarie sono ancora in piedi. E poi al suo interno si trovano i pezzi del frantoio dell’olio, funzionante ancora alla fine degli anni Cinquanta, integri nelle parti metalliche e in pietra. Esistono di esso le foto scattate prima del terremoto del 1930. Si potrebbe recuperare e ricostruire buona parte dei suoi ambienti crollati, risanarlo e destinarlo alla storia della produzione del grano, dell’olio e del vino, istituendovi un Museo della civiltà contadina. In questo modo lo si farebbe diventare un luogo di storia e archeologia sociale, raccogliendovi i reperti e gli strumenti di lavoro dismessi, ancora reperibili sul nostro territorio. [Nativo]
[Crediti│Foto:Angelo Siciliano] -
Il casino di Stiscia in contrada Marinella
Angelo Siciliano
[Edito 03/12/2005] Del casino di Stiscia rimane in piedi solo metà facciata, quella di destra guardando con le spalle rivolte al paese. L’altra metà fu abbattuta in ottemperanza alla legge sulla ricostruzione post terremoto. In seguito è crollato il tetto ma è rimasto il solaio del primo piano. È una costruzione pervenutaci dai secoli passati (che risalga all’epoca normanna?). Già restaurato e ripristinato in passato, con le sue sajittére, feritoie da cui sparare, era degno delle più belle masserie fortificate di Puglia. A osservarlo nello stato in cui è attualmente, suona come un delitto aver abbattuto parzialmente una struttura unica nel suo genere, consentendo che fosse ridotto nello stato pietoso in cui si trova. Andava risanato interamente e non ordinato l’abbattimento parziale, per lo sfruttamento della perizia per l’edificazione di una casa colonica qualunque. Suona come una beffa che, poco distante, sia stato edificato uno pseudo-castello medievale, turrito e merlato, degno di un villaggio di cartapesta di Walt Disney. E tuttavia questo casino si potrebbe ricostruire nella parte abbattuta e risanarlo prima di tutto nella sua facciata, e poi anche nel suo insieme. Di sicuro rivivrebbe ancora per qualche secolo e lo si potrebbe inserire in un itinerario agroturistico. [Nativo]
[Crediti│Foto:Angelo Siciliano] -
Il complesso edilizio della Malvizza
Angelo Siciliano
[Edito 03/12/2005] Il complesso edilizio della Malvizza è costituito dall’antica Taverna del Duca, dalla masseria di Stiscia, con l’annessa chiesa, dal casino e dalla masseria di Manzella, un lungo abbeveratoio e altre costruzioni abbandonate che erano adibite a stalle o a depositi. Esso si trova sulla strada, al bivio per Ginestra degli Schiavoni e Castelfranco, il che non guasta. È un nucleo architettonico straordinario. Unico nel suo genere. Non ve ne sono di simili in giro. Un complesso fantastico, solo a osservarlo. Pure nello stato di abbandono e sofferenza in cui versa da anni. E il tutto si arricchisce di un’aura particolare che rimanda al mito antico – le Bolle della Malvizza, Préta pìcciula, il Ponte dei diavoli, il Tratturo – che aleggia ancora su questo vasto paesaggio rurale, già frequentato dai cacciatori raccoglitori del paleolitico, e che da sempre ha alimentato l’immaginario collettivo. A Villamaina (AV) si sta recuperando, e reintegrando nelle parti crollate, la locale Antica Taverna. Sulla sua tabella tecnica esposta, è scritto che essa è da destinare ad attività ricettive culturali e turistiche nell’ambito del “Patto Turismo”. Alla luce di questo fatto, non si capisce perché non debba essere recuperata anche la Taverna del Duca, che oggettivamente è molto più bella di quella di Villamaina. Ipotizzando il recupero delle altre strutture, le masserie, la chiesa e il casino, si potrebbe progettare l’istituzione di un “Parco Architettonico Rurale della civiltà agropastorale alla Malvizza”, per recuperare una cultura cancellata, un’agricoltura e una pastorizia dimenticate. Pur con un occhio al passato, esso potrebbe proiettare verso il futuro, attivando sinergie, risorse umane e finanziarie per un’agricoltura adeguata alle esigenze attuali. E la Legge sul censimento delle masserie, e il finanziamento per il loro recupero, sarebbe uno strumento idoneo, per intraprendere una via possibile verso una rinascita. La creazione di un parco siffatto dovrebbe privilegiare la riscoperta dell’artigianato, la valorizzazione dei prodotti locali di nicchia, l’attivazione di circuiti turistici e di svago, il gemellaggio fruttuoso, e non solo di facciata, con aree geografiche similari più fortunate e importanti, la valorizzazione delle risorse ambientali, storiche e archeologiche. Non ci si dovrebbe mai dimenticare che, tutti insieme, abbiamo un dovere verso le generazioni future: non si può lasciare loro un mondo inquinato, impoverito di risorse e beni culturali, senza prospettive e una speranza di crescita in cui credere. Recuperare queste strutture sarebbe come dare dei punti cardinali di riferimento e qualche certezza, in un luogo che ne ha tanto bisogno.È chiaro che queste costruzioni, se ristrutturate, dovranno tornare a nuova vita. Non potranno essere le nuove cattedrali nel deserto. Il Sud ne ha già sofferto tanto in passato e per il futuro non ne ha assolutamente bisogno. [Nativo]
La Taverna del Duca -
La stazione di Corsano
La stazione di Corsano, situata nella bassa valle del Miscano, lungo la linea ferroviaria Napoli-Foggia, si trova in territorio di Apice, nei pressi della frazione Tignano, a circa 190 metri di altitudine. Il suo nome deriva dall’antico borgo di Corsano, appartenente a Montecalvo Irpino e posto sull’altra sponda del fiume Miscano. L’assenza di collegamenti attraverso il fiume, tuttavia, ha impedito nel tempo qualsiasi rapporto diretto tra la stazione e l’antico abitato.L’impianto, inizialmente dotato di un secondo binario destinato agli incroci, fu aperto al servizio viaggiatori nel 1942 e, dal 1946, anche al trasporto di piccole quantità di merci. La stazione serviva soprattutto le frazioni dei territori di Apice e Buonalbergo e, per molti anni, ebbe un traffico passeggeri prevalentemente locale.
Nel corso del tempo il numero dei treni in fermata si ridusse progressivamente: dai sei collegamenti giornalieri del 1955 si passò a quattro nel 1973 e a soli due nel 2007. Con la diffusione del trasporto su strada e il conseguente calo dell’utilizzo ferroviario, alla fine degli anni Novanta la stazione rimase senza personale in servizio. Dal giugno 2008 nessun treno vi effettua più fermata e lo scalo è stato definitivamente soppresso.
La struttura disponeva di un fabbricato viaggiatori e di due binari passanti, entrambi dotati di marciapiede. Oggi l’impianto non offre servizi ai viaggiatori e non dispone di parcheggio o di altri collegamenti pubblici.

Redazione
[Bibliografia di riferimento]
[Le stradeferrate – Wikipedia][Crediti│Foto:lestradeferrate.it / wikipedia]