Storia

  • Il nostro passato,  Storia

    Montecalvo e i liberali del 48

    P. Stanislao Mancini

    [Ed. 00/00/0000] Nel 1848 si avverarono altri rivolgimenti. Erano tutte le regioni d’ Italia – infiacchite da diversi secoli di decadenza che insorgevano reclamando la indipendenza politica e la liberazione da ogni servitù. Questo era il pensiero e il sentimento nazionale.

    Nel nostro regno delle Due Sicilie, il malcontento non era cessato contro i Borboni. Uomini insigni nelle discipline civili e penali, di tutte le provincie meridionali, non mancarono di domandare al re un governo rappresentativo. Siamo al 28 Gennaio 1848. « Ferdinando II° di Borbone, re di Napoli (il re Bomba) succeduto a Francesco I – in seguito alla dimostrazione popolare liberale del 27, accoglie il parere favorevole dei suoi fidi, perchè venga concessa al popolo la Costituzione; scioglie il Ministero, e con i nuovi ministri, scelti tutti fra le personalità più spiccate del Partito Liberale, getta le basi di uno Statuto. Il 29 Gennaio 1848, si pubblica in Napoli il Decreto Reale, che promette la Costituzione e dà piena amnistia. »

    Ma quelle parvenze di libertà, venivano, mano mano, soffocate con la forza e rese di nessun valore. Il parlamento elevava indignata protesta – dettata dal nostro P. S. Mancini contro il Borbone – il 15 Maggio 1848. Il re accolse la protesta sciogliendo la Camera, e mutando, a suo arbitrio, le circoscrizioni Provinciali in Distrettuali. Mancini fu rieletto a pieni voti a nostro Deputato del Distretto di Ariano di Puglia. Difese i destituiti del 1821 , mise in evidenza i sacri diritti del suo popolo – incoraggiò il movimento.

    Complicato nel processo politico del 15 Maggio 1848 – « d’avvocato era mutato in complice e condannato in contumacia a 25 anni di ferri. » Prese scampo in Piemonte, portando con se la nostalgia per la libertà della Patria.

    Montecalvo partecipò al movimento della nuova Italia, incoraggiato dal Mancini e da altri uomini del luogo – e mostrò la sua fede patriottica con la stessa fermezza dimostrata nel 1820.

    Nella vicina Ariano si formava il governo provvisorio, dai noti caporioni De Miranda – i Polcari – De Florio di Montecalvo – Pietro Narra, similmente di Montecalvo – avendo partè agli avvenimenti T. Grasso, P. Parzanese – D. Giuseppe ed Orazio Santosuosso col loro congiunto di Montecalvo Antonio Santosuosso avo paterno dell’ umile storico – ed altri ; mentre in Montecalvo si segnava una data di persecuzione. Si veggano gli innumerevoli processi, conservati nell’Archivio Provinciale di Avellino, relativi a quell’epoca – e si avrà la prova della nostra affermazione.

    Naturalmente, come in tutte le cose di questo basso mondo – anche allora vi furono le due correnti. La conferma diretta di ciò che si afferma, si ha dai documenti dell’epoca, generalmente risaputi, perchè già pubblicati, editi, passati alla storia e che per dovere d’ imparzialità, riportiamo senza alcun commento. Di chi la colpa? Per conto nostro, facendo astrazione su uomini e cose – riteniamo che la colpa fu dei tempi, e di quel poeta, che aveva cantato « Borbonium nomen venerabile ab omnibus » poichè quel canto fu suggestione.

    La storia non può essere scritta se prima non è fatta, diceva Luigi Settembrini. Per Montecalvo la storia di questo difficilissimo periodo si è fatta purtroppo, e, debolmente, l’abbiamo anche scritta in più capitoli ma per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, non possiamo pubblicarla. Censura… [Nativo]
    [Credit│Foto Wikipedia]

    Redazione

    [Bibliografia di riferimento]
    [P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913]

  • Cultura,  Eventi,  Il nostro passato,  Storia

    Manifestazione del 7 aprile 1946

    Montecalvo Irpino AV

    [Ed. 00/00/0000] [Nativo]

    Pietro Cristino (sotto braccio alla sin. del prof. Vinciguerra di Ariano Irpino con soprabito chiaro in primo piano), socialista, è stato eletto primo sindaco democratico di Montecalvo Irpino, con la lista frontista della Spiga

     

    Partenza della sfilata della Spiga da corso Umberto in occasione dell’elezione a sindaco del farmacista Dott. Pietro Cristino

     

    Sfilata lungo Corso Vittorio Emanuele

     

    Sfilata lungo Corso Vittorio Emanuele

     

    Insediamento del Sindaco Pietro Cristino

     

    I componenti politici della “Spiga”, schierati davanti al comune. Si notano il Sindaco Cristino, il confinato politico Antonio Smorto, il giovane “Ciccio” Panzone e il giovane insegnante elementare Michele Lazazzera.

    [Le foto qui rappresentate sono proprietà intellettuale degli eredi Cristino; esse costituiscono un ritaglio delle originali. Per vederle nella loro interezza, è necessario visitare la pagina nativa. Non è consentito alcun uso al di fuori della visualizzazione. L'autore degli scatti è Nicola Auciello, padre del fotografo Giovanni. La pubblicazione e la digitalizzazione delle stesse è stata consentita ad Angelo Siciliano da Agnese Cristino, coniugata con Oreste, figlio di Pietro Cristino.]

  • Approfondimenti,  Cultura,  Il nostro passato,  Politica,  Storia

    Ricordando Giuseppe e Pietro Cristino nella terra del silenzio

    Angelo Siciliano

    Pietro Cristino 1° Sindaco di Montecalvo Irpino

    [Ed. 00/00/0000] [N. 10/12/1991] Parlare di Giuseppe e Pietro Cristino, oggi, nell’epoca del crollo delle ideologie, dopo l’implosione dei regimi totalitari dell’Est europeo, ma anche di guerre sanguinose – basti pensare a quella del Golfo Persico e all’altra tra le nazioni dell’ex Iugoslavia – che sicuramente hanno trovato una concausa nel crollo del Muro di Berlino del 1989, che ha segnato la fine della guerra fredda e dei blocchi contrapposti, guidati dalla fine della seconda guerra mondiale rispettivamente da USA ed URSS, potrebbe anche significare andare ad indagare fatti, persone e vicende del Novecento, la cui storia, oltre che non sempre ripercorsa e chiarita adeguatamente e a sufficienza, ci appare distante anni luce. E proprio tale distanza consente che tanti personaggi di primo piano, che hanno fatto la storia civile e sociale del nostro paese, possano essere spesso posti in discussione per le scelte politiche fatte e per il loro operato nel secondo dopoguerra, in quanto hanno contribuito, seppure indirettamente, a quel sistema politico nazionale bloccato, rimasto senza alternativa. Si è parlato e si parla anche di democrazia incompiuta. La realtà è che per più di quaranta anni ci hanno governato più o meno le stesse persone, realizzando – caso unico tra i paesi occidentali – una sorta di “dittatura” in democrazia, che ha determinato conseguenze assai gravi: invecchiamento e inefficienza delle Istituzioni pubbliche; alcuni fenomeni gravi di collusione tra politica e criminalità organizzata; intere regioni alla mercé di mafia, ‘ndrangheta o camorra che insanguinano il Sud sostituendosi allo Stato come se questo avesse rinunciato alle proprie funzioni; malcostume diffuso della pratica del pizzo e della bustarella per cui, sempre più spesso, la cronaca nera è ricca di casi di burocrati e amministratori locali divenuti essi stessi, in prima persona, i gestori del malaffare. È il “diritto negato” ad alimentare spesso faide tra i malavitosi e comportamenti omertosi anche tra i cittadini. I partiti politici si sono trasformati in qualcosa di diverso da ciò che erano originariamente: da strumenti di democrazia sono diventati organizzazioni di potere. Tuttavia pare che ora qualcosa cominci a cambiare e fasce non trascurabili della popolazione non sono più disposte a concedere la propria delega in bianco ai politici, portati sempre più ad anteporre gli interessi particolari, di pochi privilegiati, all’interesse generale della collettività. I problemi sono tanti. Da locali o nazionali che erano, sono divenuti di portata planetaria. Non sarà di certo la logica delle lobby, delle multinazionali e della propensione al consumismo a prospettare le soluzioni più eque o più giuste per la nostra società.

    1946: Elezioni del Sindaco Dott. Pietro Cristino
  • Il nostro passato,  Storia

    La rivoluzione dell’89

    Repubblica napoletana – Montecalvo alza l’ albero della Repubblica – Restaurazione ed eccidi.

    [Edito 00/00/0000] Siamo agli anni della rivoluzione francese. Se ai tempi di Luigi XI, in Francia fu abolito da quel re il feudalismo e create le leggi civili, con la rivoluzione dell’89 si spazzava via ogni antico privilegio nobiliare e si fondava la repubblica in nome della fraternità, dell’ uguaglianza e della libertà. Si ebbero giorni tragici e terribili, nella vicina repubblica d’occidente. Il grande rivolgimento che si era compiuto oltralpe, fu una minaccia pericolosa per la tranquillità dell’Europa in genere, e per la sicurezza dell’ Italia in ispecie. Politicamente, però tutto era cambiato, e quello che accadeva in questi anni al di là delle Alpi, più tardi accadeva anche al di qua.

    Ormai un’ aura nuova spirava in tutte le regioni d’italia. Nella metropoli partenopea già si apriva la prima pagina di quel grande martirologio, che doveva segnare, a lettere d’ oro, tutti quelli che, per prima servirono alla causa della Patria.

    Il 3 Aprile del 1795 si scopri a Palermo una congiura contro il re Ferdinando IV di Borbone  e nel 1799 si ebbe la rivoluzione napoletana.

    Intorno a tale periodo, ecco ciò che scrive Vincenzo Cuoco, già Consigliere di Stato e magistrato coltissimo del tempo : « La rivoluzione napoletana del 1799 – è il piccolo saggio, la circoscritta prova dei principii dell’ 89. Quivi si compiono, in breve giro, tutte le fasi del ciclo rivoluzionario, che su più vasta scala si son compiute poi nei grandi rivolgimenti europei. – Se questi principii, nella loro astrattezza si propagarono a Napoli e furono causa del mutamento di governo, ciò derivò in gran parte, dalla stolta politica dei Borboni, che con le loro persecuzioni li  polarizzarono, mentre prima non erano che patrimonio di dottrinarii. – La rivoluzione di Francia a Napoli s’in tendeva da pochi, da pochissimi si approvava, quasi nessuno la desiderava. — E per quanto fossero vivi i bisogni nuovi del popolo, erano pertanto troppo di versi da quelli dei francesi perchè fosse possibile soddisfarvi nell’ identico modo. Donde la caducità della rivoluzione – e il rapido successo della reazione borbonica, ecc. »

    I paesi del reame partecipavano, relativamente, ai destini della capitale. Le condizioni della nostra gente – mentre il secolo XVIII moriva – disgraziatamente, non dissomigliavano molto dalle precedenti. Montecalvo, condannata, nei secoli passati, ad un fatale abbandono e decadimento cercava rialzarsi. L’ultima fase dell’antico regime e delle condizioni esaurite e servili del regno, sono descritte dagli storici contemporanei. E’ la continuazione degli antichi sistemi sotto il comando degli antichi dominatori.

    La nostra gente immiserita dall’ignoranza, in uno a molte altre circostanze locali, ubbidiva al Borbone, e per lui ai minacciosi rappresentanti ufficiali del luogo.

    Il  nuovo soffio di vita repubblicana, poco durata , produsse da noi un lieve e breve mutamento, come in altri paesi provinciali. Montecalvo ha un particolare degno di menzione in questo periodo di rivoluzioni, e cioè, che riconobbe la repubblica alzando , in diversi punti del paese , l’albero della repubblica medesima. La notizia corrisponde a verità, perchè nei ricordi popolari , nella tradizione di un fatto non molto lontano , si raccontano altri particolari dai vecchi centenari, relativi a quell’epoca.

    Restaurazione borbonica – Gli eccidi

    E’ noto come per le campagne napoleoniche, queste nostre provincie passarono, successivamente, sotto i due re napoleonidi , Giuseppe Bonaparte ed il re Cavaliere, Gioacchino Murat. Essi, in nome del primo Napoleone portavano la parola di liberazione alle contrade del Mezzogiorno, modificando in un decennio, l’un dopo l’altro, tutto il vecchio regime e distruggendo gli ultimi avanzi del feudalismo , tanto letale ai nostri paesi , e dando quel complesso di leggi civili e penali, che tutti conosciamo.

    Il fato napoleonico si era avverato, la sua potenza veniva fiaccata a Watterlòo  e i destini dell’Europa e d’italia, si erano cambiati. Il congresso di Vienna, per la guerra d’italia mossa da Gioacchino, nell’anno quindicesimo lo dichiarò decaduto dal trono di Napoli e ristabilita la vecchia dinastia dei Borboni. E riunendo in un regno le due Sicilie, re Ferdinando IV di Borbone si chiamò Ferdinando I nel regno unito, sul finire del 1815.

    Inenarrabili furono gli orrori e la barbarie compiuti al ritorno di re Nasone, dopo i pochi mesi di repubblica. Egli e i suoi accoliti, furono presi addirittura da follia sanguinaria e gli eccidi le scene di terrore e le altre misure punitive che si praticarono, fanno rabbrividire chicchessia. I rappresentanti del pensiero del secolo XVIII , i più grandi ed illustri giuriconsulti del tempo , le più chiare intelligenze di ogni età e di ogni famiglia , furono crudelmente colpiti, con terribile spargimento di sangue. [Nativo]

    Redazione

    [Bibliografia di riferimento]
    [P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913]

  • Il nostro passato,  Storia

    Montecalvo Irpino e l’antichità

    Angelo Siciliano

    [Ed. 00/00/0000] Da molti anni sto lavorando al recupero del patrimonio di ciò che fu la civiltà contadina in Irpinia. La ricerca è incentrata sul mio paese natale, Montecalvo Irpino (AV), piccolo comune dell’Alta Irpinia nord-orientale, area geografica che è stata sempre a stretto contatto con le genti d’Abruzzo, del Molise, del Sannio e della Daunia. Il suo territorio, già frequentato e abitato nel neolitico, è attraversato dal tratturo “La Via della Lana”, che consentiva ai pastori abruzzesi la transumanza delle greggi da Pescasseroli a Candela, in provincia di Foggia. Come molti paesi del Sud, Montecalvo è situato ad un crocevia, dove tanti dominatori sono passati con le loro culture, lasciando segni indelebili che si riscontrano nella lingua, negli usi e costumi, nella storia, nelle credenze magiche e religiose, nel carattere delle persone. È un paese che, come altri nei secoli passati, ha accolto genti di altre regioni meridionali, dopo che la peste o il colera ne avevano falcidiato gli abitanti. Infatti, su invito dei regnanti, molte famiglie della Sicilia e della Puglia erano sollecitate a spostarsi, con migrazioni interne, per cogliere nuove opportunità e ridare nel contempo linfa vitale a tutte quelle contrade del regno che si erano spopolate. Sarà anche per questo che nella parlata irpina si riscontrano termini propri delle aree della Magna Grecia.Il dialetto irpino ha come sostrato l’antica lingua osca. Gli Osci od Oschi erano stati il risultato della fusione tra gli Opici e i Sanniti, dopo che questi avevano conquistato la Campania intorno al 600 a. C.. In base a notizie storiche e riscontri archeologici, seppure frammentari, si può ritenere che i Sanniti ebbero radici comuni o discendenza dai Sabini, che erano stati spinti dagli Umbri verso l’Alto Lazio. I Sabini, nell’VIII secolo a. C., erano presenti sul colle del Quirinale ed ebbero frequenti scontri con i Romani, sino alla sconfitta definitiva subita nel 290 a. C.. L’identità dei Sanniti, che erano suddivisi in quattro tribù, Carricini, Pentri, Caudini e Irpini, cui dovrebbero essere aggiunti anche i Frentani, si andò consolidando come struttura economica, politica e sociale a partire dal V secolo a. C.. Fieri e bellicosi, furono temibili avversari dei Romani per la conquista e il dominio sull’Italia peninsulare.Le ostilità con Roma, iniziate nel 343 a. C., si sarebbero chiuse solo nell’82 a. C. con lo sterminio di ottomila prigionieri sanniti, ordinato da Silla dopo la battaglia di Porta Collina.

  • Il nostro passato,  Storia

    L’ antichità di Montecalvo e la critica

    [Ed. 00/00/0000] Gli scrittori classici rammemorano, nei loro libri, i più importanti centri del Sannio Irpino, anticamente, abitati e le antiche colonie. Montecalvo è circondata da questi luoghi storici,da alcune di queste antiche città , poi scomparse nel corso dei secoli, ma che ci attestano una grandezza passata. Cluvia , Equus Tuticus , chiamata poi S. Eleuterio, che fu primo vescovo di Ariano , ivi martirizzato, erano le più vicine alla nostra terra. La via Egnatia passava pel nostro territorio: ne fa fede il Ponte S. Spirito — residuo di ponte della via suindicata. Sappiamo che per la sua posizione strategica, formava un punto di primissimo ordine , imprendibile e sicuro da ogni lato, perchè quasi circondato da profondi burroni. Era inoltre un punto notevolissimo di osservazione , a 623 metri sul livello del mare , si scorgeva in gran parte, il percorso della suddetta via, che partiva da Benevento. Nel nostro territorio vi fu, in epoche lontane, un’importante centro abitato , di cui anche oggi si vedono gli avanzi ed i residui di antichità. Tale località è conosciuta col nome di Tre Santi.

  • Il nostro passato,  Storia

    C’ERAVAMO ANCHE NOI… L’UNITÀ D’ITALIA IN IRPINIA E DINTORNI

    Il Maestro Muratore nella raffigurazione lapidea della
    loggia massonica di Montecalvo

    Giovanni Bosco Maria Cavalletti

    […] Già le idee giacobine, fondamentali nella nascita delle repubbliche napoleoniche, avevano ben attecchito in Irpinia nella seconda metà del XVIII secolo. Le idee illuministiche, penetrate negli ambienti più colti della borghesia e i frequenti contatti con i movimenti intellettuali napoletani favorirono il sorgere di un fermento liberale locale che ebbe, via via, connotazioni sempre più peculiari fino alla nascita di vere e proprie società di dichiarato stampo massonico dalle quali nacquero, verosimilmente, le  vendite carbonare che animarono la lotta risorgimentale dal 1820 in poi. Il libro, il compasso e la squadra, le Tre Grandi Luci della Massoneria, unitamente all’acronimo G.A.D.U. (Grande Architetto dell’Universo), i più classici dei simboli massonici, campeggiano, ancora oggi, a Montecalvo, in altorilievi magistralmente scalpellati, su uno dei portali di Casa Stiscia. L’Apprendista Ammesso, il Compagno di Mestiere e il Maestro Muratore, con i  rispettivi simboli impressi nella pietra, tramandano la sintesi di quello che fu il primitivo dibattito filosofico e politico che sfociò, poi, nell’impegno sociale al servizio degli ideali di libertà e uguaglianza. Un pensiero massonico, quello montecalvese, con varie sfaccettature, ortodosso, nella specificità del binomio francese, Né Dio Né Re, che dava spazio alla componente laica ed anticlericale, ma anche contestualizzato, dalla gran parte delle sensibilità liberali del paese,  nel locale ambiente   cattolico e clericale dal quale partì l’azione educativa che promosse la diffusione dei principi di libertà, fratellanza e uguaglianza  riuniti nel trinomio più italiano Dio Re Costituzione. Se per la realizzazione degli ideali risorgimentali fondamentale fu, come dimostreranno le idee mazziniane in merito all’educazione popolare, la formazione culturale  giovanile, di estremo interesse è il sottolineare come nel 1793, a cavallo tra la Rivoluzione Francese e la nascita della Repubblica Partenopea, fiorisse a Montecalvo una delle prime scuole pubbliche del Regno di Napoli. […]
    [Bibliografia di riferimento]
    [Cavalletti G.B.M. C’eravamo anche noi…, Tipolitografa Borrelli, S. Giorgio del Sannio BN, 2011]

  • Il nostro passato,  Storia

    Montecalvo dopo la morte di re Guglielmo II° – I re svevi.

    [Edito 00/00/0000] Con la morte di Guglielmo II° i regni di Sicilia passarono in successione – a Costanza normanna, che fu moglie dell’imperatore Errico VI° di Svevia. Vennero altri tempi – altri nomi — altre vicende. Le guerre di quei tempi per ricuperare i regni dotali, l’assedio di Napoli — la sua seconda venuta in Italia per il riacquisto dei regni medesimi – sono fatti che possiamo leggere nella storia generale. – Seguirono i tempi di Federico II° di Svevia, ma per la nostra terra- che rimaneva ancora nella terra beneventana, per mutar di tempi e di baroni, nulla o quasi, si era cambiato. Nel regno, i Feudi incominciarono ad essere ereditarii a tempo di Federico II° nel 1210 — dal quale fu pubblicata la Costituzione: Ut de successionibus – in cui si dichiara essere ereditari con l’investitura semplicemente. – A tempo di Carlo II° di Angiò, nel 1300 cominciarono ad essere ereditari sotto altra investitura, cioè per gli eredi discendenti dal legittimo corpo:Le aride cronache del nostro paese poco riportano di rilevante. Siamo sicuri che si viveva la vita di un paese feudale. Relativamente, era un centro notevole a causa dei rapporti che aveva con la vicina Ariano e dei contatti con Apice – Benevento – Buonalbergo – Corsano. Nel registro dell’imperatore Federico Il – 25 Dicembre 1239 – tra gli altri baroni che sono nominati – nel giustiziariato di Principato – per la custodia dei lombardi fatti prigionieri di guerra, vi è Matteo di Letto, che fu poi Signore di Montecalvo – come vedremo da un documento del R. Archivio. – Vi è pure Dominus Casalis—Albuli (Casalbore). Intorno a questi tempi, fu pure giustiziere imperiale di Principato e della nostra terra beneventana Tomasio de Montenigro – il quale ebbe il mandato di assegnare i detti prigionieri ai di versi baroni della sua giurisdizione. – Qui notiamo che diviso il regno in Provincie – Montecalvo fu inclusa in prov: di Principato ultra.

    MANFREDI DI SVEVIA

    Venne il periodo tempestoso e guerresco di re Manfredi, ma i tempi erano quasi cambiati, e volgevano in favore dei Pontefici, preparando nuovi periodi di lotte feroci. Il biondo eroe di Svevia si slanciò alla vittoria con la. forza delle armi, per raggiungere la corona di Napoli e di Sicilia. Erano in contrasto il principio ghibellino e nazionale contro i guelfi e gli invasori d’oltrealpi. Dopo i primi combattimenti col Pontefice Innocenzo IV, il re guerriero, a capo delle sue milizie, entrava trionfalmente in Lucera – capitale della vecchia Daunia e rocca dei saraceni – accolto festosamente ed acclamato dalla folla a Principe. A varie riprese, continuò le guerre con Alessandro IV – Urbano IV – e nulla valse a smuoverlo dalla sua ostinazione In breve tempo, morirono diversi papi – e non per avanzata età, ma per eccessi di travagli e sostenere un diritto largamente contrastato. Da una bolla di papa Urbano IV,si apprende che Manfredi fece distruggere per opera dei Saraceni la città di Ariano Irpino. [Nativo]

    Redazione

    [Bibliografia di riferimento]
    [P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913]

  • Il nostro passato,  Storia

    Possessori feudatari di Montecalvo ai tempi dei Normanni

    [Ed. 00/00/0000] Ruggiero, che fu poi re di Puglia e di Sicilia – dopo le guerre con Ruggiero conte di Ariano, lo esiliò in Sicilia, e fondò la Contea di Buonalbergo – in terra beneventana, alla quale fu aggregata Montecaivo come terra feudale – e fu posseduta dal Conte Ruggiero di Buonalbergo. In quei tempi il titolo insigne di conte era di pochissimi. Prima di re Ruggiero, fondatore della monarchia – senza dubbio la nostra terra era inclusa nella contea di Ariano, fin dalla spartizione delle terre — fatta tra i conquistatori normanni.
    Con il declino dell’impero Romano d’occidente, Montecalvo assume una propria identità, e le cronache del tempo registrano già nel 1099 la partenza di una sessantina di propri militi alle crociate per la liberazione di Gerusalemme. La prima famiglia che ha avuto il possesso del feudo Montecalvese, della quale si ha notizia, è quella dei Portofranco. Dal catalogo dei baroni normanni, compilato ai tempi di re Guglielmo il Buono – che si conserva nell’Archivio di Stato di Napoli – rileviamo al N.° 351 – che Montecalvo rimase infeudata alla moglie di Pietro Franculo, e alla moglie di Guglielmo Potofranco, sorelle. — Queste erano le feudatarie del Conte di Buonalbergo, che avevano la signoria della nostra terra — ed erano tenute a servire il re con quattro militi, per il feudo di Montecalvo — e con un sol milite per il feudo di Ginestra, ma ne offrirono dieci militi per il servizio militare della crociata. « Ogni milite era un nobile, porta seco altri tre cavalieri ignobili – tale era l’usanza militare e cavalleresca dell’ epoca. Ecco le parole:  Uxor Petri Franculi et Guillelini Potifranci sorores – tenent Montem calvum, quod est feudum quatuor militum et Genestram feudum unius militis – et cum augumento obtullt milites decem. Nei regni di Sicilia – dopo re Ruggiero – successero l’un dopo l’altro, i due re normanni Guglielmo il Malo e Guglielmo il Buono. La prima luce intorno a Montecalvo balza ai tempi di questo re. – La notizia precisata dai documenti del R. Archivio di Stato di Napoli ci illumina, relativamente, l’ambiente e l’epoca – getta una luce rivelatrice sul passato – ci permette di parlare con sicurezza di essa terra, e ci dimostra, in direttamente, che vantava la sua esistenza anche pri ma del regno di questo re.Difatti, se non fosse stato così, noi dovremmo pen sare che Montecalvo sia apparsa, improvvisamente, alla ribalta della storia ai tempi normanni – ed avrebbe avuta la sua fisionomia iniziale e la sua fondazione originaria tutta normanna. Ciòè a dire, ai tempi delle crociate contro gli infedeli, quando le armi cristiane vittoriose andavano a difendere il sepolcro di Cristo- ed erano in movimento migliaia di cristiani. In quegli anni, quando ogni cittadino si trasformava in un crociato, ed aspirava a riposare sotto le mura di Gerusalemme.Viceversa, noi da questi riflessi – apprendiamo chiaramente, che quello non era il suo stato embrionale, e perciò le sue origini dovevano essere molto più antiche di quell epoca. Questa affermazione si rafforza al riflettere che non si poteva improvvisare, da un momento all’altro, un grosso centro abitato.Queste considerazioni ci autorizzano ad affermare, con fondatezza, che la sua epoca ultra normanna – e ultra longobarda.Però, la mancanza assoluta di documenti e di noti zie cronistoriche al riguardo, non ci permette di stabilire altro prima dei tempi anzidetti – e ripetiamo che a nulla è valsa – almeno sinora – ogni nostra indagine. Indubbiamente, se esisteva ancora prima – la sua storia è collegata alla storia di Benevento, perché compresa nel dominio beneventano.È a notarsi in ultimo che intorno ai medesimi tempi di Guglielmo il Buono, troviamo Montecalvo nel Giustiziariato di Principato — e giustiziere ne era il Prelato Abate di S. Elena, il quale era anche feudatario. Ecco le parole: Abbas S. Helenae tenet Montem Calvum, quod est feudum unius militis – Era tenuto a servire il re con un sol milite per il feudo di Montecalvo.Come pure è a sapersi che il Catalogo dei baroni normanni, che presero parte alla spedizione militare di Terra santa – fu fatto in dieci o dodici anni. Ciò spiegherebbe questi nomi. – Riguardo al titolo di S. Elena – crediamo fosse stata S. Elena Vergine arianiese – il di cui corpo fu trovato con tale iscrizione nel rifarsi l’altare maggiore della Cattedrale di Ariano, Con altre reliquìe. ( Vedi Vitale) [Nativo]

    Redazione

    [Bibliografia di riferimento]
    [P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913]

  • Costume e Società,  Il nostro passato,  Politica,  Storia

    Dalla Democrazia Cristiana alla Margherita

    Breve cronistoria dal dopoguerra ad oggi

    Alfonso Caccese

    [Edito 00/03/2004] Nell’immediato dopoguerra, negli anni compresi tra il 1945 e il 1948, nel chiuso delle sacrestie e nell’austerità dei luoghi religiosi, a Montecalvo Irpino,come d’altronde in altri paesi della provincia di Avellino, un gruppo di giovani professionisti locali, costituiscono la prima sezione della D.C. Momento difficile,perchè in quegli anni il paese era altamente in fermento. Abbastanza attivi sono i rappresentanti della vecchia borghesia locale,attaccati visceralmente alla monarchia ,che fronteggiano con vigore l’avanzare del fronte popolare costituito dai comunisti e dai socialisti,abbastanza radicati nelle campagne montecalvesi, mentre nel paese si respira aria di”Uomo qualunque”, di Parrittiana memoria. Primo banco di prova per la verifica degli schieramenti in campo,il referendum costituzionale del 1948. Storici restano i comizi sui balconi di Piazza Vittoria, dove molti oratori si alternano con toni moto aspri ad affermare le proprie ragioni,facendo maturare tra la folla acute discussioni sfociate spesso in liti furibonde e cruente. Come in tutto il resto dell’Italia anche  Montecalvo si pronuncia per la nascita della repubblica con pochi voti di scarto.