Cultura

  • ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI,  Cultura rurale

    Le Janare

    [Edito 13/12/2011] Le janare sono figure caratteristiche della civiltà contadina. Nella tradizione, esse erano fattucchiere in grado di compiere malefici ed incantesimi, di preparare filtri magici e pozioni in grado di procurare aborti. Tuttavia non si conosceva l’identità delle janare: esse di giorno potevano condurre una esistenza tranquilla senza dare adito a sospetti. Di notte, però, dopo essersi cosparse le ascelle (secondo altri il petto) di un unguento magico, esse avevano la capacità di spiccare il volo lanciandosi nel vuoto a cavallo di una granata, cioè una scopa costruita con saggina essiccata. Nel momento del balzo, pronunciavano la frase: Sott’a l’acqua, sott’a ‘r vient, sott’a la noc d’ Bnvient –  (sotto l’acqua e nel vento, sotto il noce di Benevento) (qualcuno ha avanzato l’ipotesi che il misterioso unguento fosse una sostanza allucinogena. In tal caso alcune delle storie fantastiche che si raccontano sarebbero nate dalle allucinazioni vissute delle persone che facevano uso di tale unguento). Si racconta anche che le janare preferissero radunarsi nelle sere di tempesta, quando il vento soffia impetuoso e la pioggia cade incessante, mentre le tenebre, squarciate dai lampi delle folgori, lasciavano scorgere le orripilanti sembianze di quelle donne demoniache che a cavallo delle loro scope, volavano in direzione del noce di Benevento.

  • Canti popolari di tradizione orale,  Commiati,  Persone

    Addio ad Antonietta Leone
    Voce e memoria di canti e cunti ai tempi della mietitura

    Nicola Serafino

    [Edito 04/04/2026] Oggi, per gli appassionati di cultura orale, il risveglio è colmo di tristezza. La notizia del tuo passaggio alla vita eterna, cara Antonietta, riporta alla luce ricordi preziosi: i tuoi canti, le tue filastrocche, le serenate e i cunti.
    Rimane indelebile il tuo esempio di forza e di amore per la vita, dono prezioso che hai saputo trasmettere a tutti noi. Eppure, la tua assenza da questa quotidianità lascia un vuoto profondo, difficile da colmare. Immagino che lassù, tra cieli colmi di luce, i tuoi tanti amici ti accolgano cantando con te la serenata montecalvese, in una festa che celebra la tua anima e la popolarità che hai meritato in vita.
    Buon viaggio. Grazie per tutto ciò che ci hai donato e per l’eredità preziosa che hai lasciato alla cultura popolare di Montecalvo Irpino.
    Un pezzo di storia che vola via, ma che resterà per sempre nei nostri cuori.

    La serenata montecalvese

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  • Canti popolari di tradizione orale

    Suoni e Sapori della Valle del Miscano con Canti e Cunti Montecalvesi

    Sabato 21 gennaio ore 20:00 presso l’Agriturismo Serafino Family presentazione dell’album rievocativo “Canti e

    Cunti Montecalvesi VOL.1” del cantore Alberto Tedesco.

    Durante la serata è

    possibile degustare i piatti della tradizione contadina della Valle del Miscano i quali saranno raccontati attraverso le parole e i suoni che armonizzano la

    valle.

    In questo piccolo viaggio nel passato ci sarà in formazione acustica la band Rural JazzFujenti” e

    l’attrice Consuelo Giangregorio.

    Il progetto artistico pone come obiettivo principale quello della ricerca delle tradizioni musicali che hanno attraversato il territorio. La Valle del Miscano

    è stata un crocevia di diverse strade di collegamento tra l’Europa e l’Oriente, questo ha fatto in modo che la nostra terra fosse contaminata da una grande diversità

    culturale, la quale ha dato vita ad una miscela di suoni, racconti e sapori che caratterizzano tutto il territorio. Un esempio è la cultura abruzzese che grazie alla via della

    Transumanza (Regio Tratturo) ha inciso molto nella storia musicale della Valle del Miscano.

  • Cultura,  Il nostro passato,  Persone,  Storia

    Padre Samuele Isabelli

    Antonio Stiscia

    Ritratto a stampa di Padre Samuele Isabella

    [Edito 00/12/205] Qualche tempo fa, ho avuto la fortuna di poter visionare, in copia fotostatica, un manoscritto di Padre Samuele Isabelli di Montecalvo sec. XVIII (di cui ho parlato in  altre occasioni e di cui ne ho preannunciato un piccolo saggio biografico) che per dovizia e abbondanza di particolari e di fonti, rimane pietra miliare per qualunque studio storico su Montecalvo, rappresentando quasi una summa storiologica e storiografica per ogni appassionato e ricercatore.
    Il manoscritto, prestatomi dall’amico e strenuo ricercatore Mario Aucelli (conosciuto più per la sua attività giornalistica) è una vera miniera di informazioni e sarebbe auspicabile una sua integrale pubblicazione, comprensiva delle note e dei ripensamenti,proprio per far comprendere al futuro lettore (speriamo) come la ricerca sia sempre stata difficile e come nel passato le fonti fossero ancor più scarse. Come del resto, sarebbe auspicabile la pubblicazione dei Registri del Decurionato, che si trovano nell’Archivio Comunale.

  • Beni,  Beni archeologici

    Il lapidario di Aequum Tuticum trasferito nella Villa Comunale

    Redazione

    [Edito 25/07/2013] Il “Lapidario” di Aequum Tuticum è stato trasferito presso il Castello Normanno di Ariano Irpino, nella Villa comunale. Ora seguiranno pulitura, restauro e didascalie per l’esposizione permanente. L’iniziativa, frutto della collaborazione tra Comune e Soprintendenza, include circa 40 reperti e tre nuove epigrafi. Il trasferimento, guidato dall’archeologa Ida Gennarelli, ha coinvolto esperti e operai. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio e stimolare l’interesse per Aequum Tuticum, con visite guidate e formazione di volontari. [Nativo] [ Correlati: Nel Sito / Sul Web]

  • Estate montecalvese,  Eventi,  Gastronomia

    1° Sagra del cinghiale

    Nicola Serafino

    [Edito 19/10/2013] C’era molta attesa per la prima manifestazione “Festa del cacciatore” organizzata dall’associazione cacciatori sezione di Montecalvo Irpino. Attesa ben ripagata da una grande partecipazione di pubblico. Bilancio della serata senz’altro positivo. Il gruppo è stato guidato da Fioravanti Franco e Caccese Albino che hanno fatto da timonieri per tutta la compagnia della squadra cacciatori del cinghiale.

    Grande coinvolgimento, ottimi i piatti proposti , in particolare eccellente il ragù con la carne di cinghiale che ha insaporito le pappardelle, interessante nella sua particolarità lo spezzatino di cinghiale morbido e buono, squisite le patate al forno con salsiccia di cinghiale.

    La gente, soddisfatta, ha consumato per buona parte il menu’ completo e con sobrietà ha lasciato liberi i tavoli per permettere l’alternarsi delle persone e prendere comodamente posto. I complimenti vanno a tutta l’organizzazione a dimostrazione che quando si vuole tutto si puo’ fare, in modo volontario e gratuito. La preparazione del ragù è stato curato dall’ agriturismo il Torchio con pomodori pelati offerti gratuitamente da una ditta locale. Anche questa è stata una ulteriore conferma delle caratteristiche e della attrattività dei prodotti locali, olio, pomodoro, pasta, pane e vino. Tutti i partecipanti dopo la piacevole chiacchierata tra i tavoli e la degustazione hanno rinnovato l’appuntamento al prossimo anno. Possiamo dire che il prossimo anno 2014 ha già due eventi nuovi riconfermati la ” maratona tra le antiche mura sulle vie del Santo” e la innovativa “Sagra del cinghiale”. [Nativo]

    [Crediti│Foto: Franco D'Addona ]

  • ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI,  Cultura,  Editoria

    Le streghe di Benevento e le Janare
    Il mostruoso (ma indispensabile) Femminile

    Marco Carpineto

    Il breve testo è tratto da uno studio del ricercatore e psicoterapeuta Marco Carpineto: “Il mostruoso (ma indispensabile) Femminile,” di prossima pubblicazione sulla rivista Babele. Nel frattempo, il saggio completo è disponibile al seguente link: https://www.ortofonologia.it/babele/

    […] Nella tradizione beneventana c’erano tre tipi di Streghe: la Zucculara (zoppa, che infestava il Triggio, la zona del teatro romano) ed era così chiamata per i suoi zoccoli rumorosi; la figura probabilmente deriva da Ecate, che indossava un solo sandalo ed era venerata nei trivii (“Triggio” deriva proprio da trivium). Poi abbiamo la Manalonga (dal braccio lungo) che vive nei pozzi e tirava giù chi passava nelle vicinanze. Ed infine le più note, le Janare, ed in particolare quelle di Montecalvo Irpino (AV). L’appellativo di Janara potrebbe discendere da Dianara, ossia “sacerdotessa di Diana”, dea romana della Luna, oppure dal latino ianua, cioè “porta”, perché nella tradizione popolare era necessario sistemare una scopa, davanti alla porta delle case, oppure un sacchetto con grani di sale grosso, in maniera tale che la strega, costretta a contare i fili della scopa o i grani di sale, avrebbe indugiato fino al sorgere del sole, la cui luce pare fosse sua mortale nemica. La leggenda narra che la Janara usciva di notte e si intrufolava nelle stalle dei cavalli per prendere una giumenta e cavalcarla per tutta la notte e, a volte, addiritturache la giumenta sfinita dalla lunga cavalcata moriva di fatica. Il segno che confermava che la Janara aveva fatto visita in quella casa erano le treccine fatte alle criniere delle giumente. Contrariamente a tutte le altre streghe, la Janara era solitaria e aveva un carattere aggressivo e scontroso anche nella vita di tutti i giorni. Inoltre, secondo i racconti delle donne anziane dei paesini dell’entroterra, che ancora oggi usano lasciare fuori la porta di casa la scopa o il sale, le Janare insidiavano anche i loro mariti: se questi dormivano in posizione supinasi sarebbero accomodate sul loro petto bloccandoli e togliendogli il respiro. Tuttavia la Janara aveva un punto debole: i suoi capelli. Se la si riusciva ad acciuffare per i capelli ella avrebbe concesso la protezione sulla famiglia per sette generazioni in cambio della libertà. […]

    [Crediti│Testo: ortofonologia.it/babele/ │Immagine: GoogleMaps ]

  • Approfondimenti,  Cultura,  San Pompilio

    Nemo Profeta in Patria

    Antonio Stiscia

    Don Matteo Troiano

    [Edito 25/07/2010] Sto scrivendo questo articoletto da Lido del Sole (Rodi Garganico) in quella Puglia secolare e non ancora secolarizzata,dove la fede è  forte e dove gli uomini, quando valgono, vengono apprezzati e se poi hanno virtù straordinarie hanno la “Forza” di diventare Santi e di primaria importanza. Penso al nostro San Pompilio e a Padre Pio,nati in due paesi vicinissimi territorialmente e fideisticamente nella vasta diocesi Beneventana ,formatisi nella grazia e nella santità in quelle che, un tempo, erano le regioni più aride e desolate della Puglia,dove hanno trovato rifugio e sepoltura. Incontro Don Matteo Troiano parroco di  Santa Maria Maggiore di Ischitella,dopo una Messa affollata all’inverosimile ,in un anfiteatro all’aperto della Chiesa  dell’Assunta all’interno del villaggio turistico, in una tarda afosa serata di questa mezza estate. Come attratti da uno strano magnetismo ci mettiamo a parlare e al mio dire di essere di Montecalvo,mi interrompe con :ohhhh !San Pompilio !.

    In quel quarto d’ora passato in una angusta sagrestia ricavata dietro l’altare,a cui si accede per una porticina strettissima,con un caldo infernale, il buon Don Matteo,come illuminato da una speciale grazia si apre ai ricordi di giovane seminarista in Benevento,della sua scelta di San Pompilio come guida spirituale nel percorso di formazione religiosa,dei suoi studi sulla figura del nostro Santo,del lavoro compiuto come ricercatore per l’opera monografica scritta da un professore seminarista di cui non ricordo il nome,ma dedicata a San Pompilio. E così dicendo,in un caldo sempre più soffocante,ci siamo messi a parlare del più e del meno come due vecchi amici,Lui ricordando l’anno della sua consacrazione(1966) e la destinazione a Manfredonia e io suggerendo,inutilmente,fatti e situazioni e luoghi pompiliani che l’anziano Prete ricordava benissimo,anzi e con ogni particolarità. Ci siamo salutati da vecchi amici,presentati da un amico comune,quel San Pompilio di cui ricorre il tricentenario della nascita e che a parte le iniziative meramente celebrative,rischia il colpevole oblio,forse fino al 2066,per la quasi totale assenza di iniziative culturali e civiche che ne avrebbero dovuto ricordare la figura  legata al proprio straordinario  tempo,evidenziandone  la formazione familiare e cittadina e il percorso religioso delle origini,tappe fondamentali ,nella consapevolezza che il buon Don Matteo ,dopo 44 anni di sacerdozio,continuava a ricordare e  rivivere,  attualizzandoli, gli insegnamenti ricevuti dagli studi biografici su San Pompilio e la cui  rilettura  potrebbe portare nuova forza a coloro che credono ai valori universali della cristianità e della famiglia,in un momento così critico degli umani destini fondati sulla solidarietà. Chiudo con un po’ di rammarico. Ho letto che si farà un film sulla Beata Teresa Manganiello. La Comunità gioisce,giustamente ed entusiasticamente. Allorché su iniziativa dell’intrepido ex Assessore Nicola Serafino,progettammo il film sulla vita di San Pompilio ( or sono 2 anni fa) ,trovando il regista e lo sceneggiatore,contattando le persone giuste,cercando il coinvolgimento di personaggi di spicco dello spettacolo,predisponendo un progetto,di cui il materiale è agli atti del Comune,ebbene, tutti quelli che avrebbero dovuto dire di sì,ammutolirono. Le autorità civili e religiose nicchiarono! In una consuetudine di cose già viste e che non porteranno alcun beneficio,nel mentre il paese soffre una evidente crisi economica e di valori,con la chiusura di attività e la perdita di posti di lavoro,tra la indifferenza di tutti,si può solo dire: Nemo Profeta in Patria [Nativo]

    [Crediti│Foto: teleradiopadrepio.it]

  • ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI,  San Pompilio

    Peregrinatio Pompiliana

    Teodoro Rapuano

    [Edito 04/08/2010] Carissimi, con gioia vi presento il programma del novenario itinerante con la statua dì San Pompilio e della Terza traslazione a Montecalvo del Sacro Corpo del nostro Santo.
    Dai 3 all’ 11 agosto ci prepareremo ad accogliere il Corpo di San Pompilio, celebrando l’Eucaristia in alcuni luoghi simbolo della nostra comunità, come la Chiesa Madre, l’Area Sacra della chiesa dell’Abbondanza, il cimitero, le chiesa del Carmine, di S. Antonìo, della Regina della Pace e di San Nicola in Corsano. Faremo celebrazioni nei luoghi d’ingresso del nostro paese, come Contrada Cesine e Contrada S. Andrea. Infine visiteremo due comunità extraparrocchiali come la Comunità di Tressanti e dei Cervo. Dal 13 aI 21 agosto, poi accoglieremo in mezzo a noi le insigni Reliquie di San Pompilio Maria Pirrotti. Già nel 1966 e nel 2000 l’Urna con i resti mortali del nostro santo sono state traslate in Montecalvo.

    Ora in occasione dei Giubileo Pompiliano ritornano a casa, nel luogo dove trecento anni fa, quel corpo ha iniziato a formarsi e dove, grazie al battesimo, è stato rigenerato a “vita nuova”. Saranno giorni di grazia e di benedizioni per la nostra Comunità. In particolare, l’accoglienza della Sacre Ossa rinnoverà il nostro impegno ad “aspirare sempre alla santità”. Vi chiedo, quindi, di fare il possibile per essere presenti a tutti gli eventi che sono in programma, considerato che, trattandosi di eventi epocali, saranno unici e irripetibili e per questo si richiede il sacrificio di tralasciare cose e appuntamenti che possono essere vissuti in altri momenti dell’anno. Con letizia, come vostro parroco, invoco su di voi tutti lo benedizione del cielo, certi dell’accompagnamento di Mamma Bella dell’Abbondanza, nostra celeste Regina. [Nativo]