• ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI,  San Pompilio

    Peregrinatio Pompiliana

    Teodoro Rapuano

    Carissimi, con gioia vi presento il programma del novenario itinerante con la statua dì San Pompilio e della Terza traslazione a Montecalvo del Sacro Corpo del nostro Santo.
    Dai 3 all’ 11 agosto ci prepareremo ad accogliere il Corpo di San Pompilio, celebrando l’Eucaristia in alcuni luoghi simbolo della nostra comunità, come la Chiesa Madre, l’Area Sacra della chiesa dell’Abbondanza, il cimitero, le chiesa del Carmine, di S. Antonìo, della Regina della Pace e di San Nicola in Corsano. Faremo celebrazioni nei luoghi d’ingresso del nostro paese, come Contrada Cesine e Contrada S. Andrea. Infine visiteremo due comunità extraparrocchiali come la Comunità di Tressanti e dei Cervo. Dal 13 aI 21 agosto, poi accoglieremo in mezzo a noi le insigni Reliquie di San Pompilio Maria Pirrotti. Già nel 1966 e nel 2000 l’Urna con i resti mortali del nostro santo sono state traslate in Montecalvo.

    Ora in occasione dei Giubileo Pompiliano ritornano a casa, nel luogo dove trecento anni fa, quel corpo ha iniziato a formarsi e dove, grazie al battesimo, è stato rigenerato a “vita nuova”. Saranno giorni di grazia e di benedizioni per la nostra Comunità. In particolare, l’accoglienza della Sacre Ossa rinnoverà il nostro impegno ad “aspirare sempre alla santità”. Vi chiedo, quindi, di fare il possibile per essere presenti a tutti gli eventi che sono in programma, considerato che, trattandosi di eventi epocali, saranno unici e irripetibili e per questo si richiede il sacrificio di tralasciare cose e appuntamenti che possono essere vissuti in altri momenti dell’anno. Con letizia, come vostro parroco, invoco su di voi tutti lo benedizione del cielo, certi dell’accompagnamento di Mamma Bella dell’Abbondanza, nostra celeste Regina.

  • Politica

    I motivi del nostro no al consuntivo 2012

    G. Ruccio

    [Edito 03/06/2013] Montecalvo Irpino AV – Monta la protesta dei due ex assessori, Franchina Mobilia e Giuseppe Ruccio, che da indipendenti votano contro il bilancio consuntivo per l’anno 2012, ritenendolo il peggiore degli ultimi anni.
    L’ex assessore Ruccio ringrazia il presidente del consorzio di bonifica dell’Ufita per aver risposto sempre positivamente alle nostre richieste e per aver messo a disposizione un professionista capace e competente nel dottore Giuseppe Lo Conte che con grande impegno e sobrietà è riuscito a mettere fine all’aspetto burocratico che da decenni periva nei cassetti.Noi, per quanto ci riguarda non abbiamo votato le tariffe dell’Imu, ci siamo opposti al contratto con Irpinia Ambiente, avremmo voluto ritrattare ma ci è stato impedito di incontrare l’azienda dei rifiuti – evidenzia ancora Mobilia – non l’abbiamo spuntata sulla seconda convenzione con il consorzio di bonifica che prevedeva il prestito di un ingegnere a titolo gratuito che ci avrebbe consentito di risparmiare almeno una parte di quei 250.000 euro dai privati.

    Noi pensavamo e continuiamo a pensare che prima di guadagnare bisogna saper spendere altrimenti non ci sono soldi che bastano”. I cittadini sono stanchi, soprattutto quelli delle zone rurali che si sono visti doppiare ed in qualche caso triplicare la tassa sui rifiuti e non avendo un servizio idoneo spesso sono costretti a percorrere chilometri per smaltire i rifiuti, mentre prima avevano il servizio a domicilio e pagavano meno. Per non parlare dall’aliquota Imu sui capannoni – aggiunge – in forza della quale i proprietari hanno dovuto versare tanti soldi ricevendo in cambio strade rurali non percorribili e a volte pure chiuse”. In merito al bilancio i due ex amministratori fanno notare che per il trasporto scolastico dato in concessione ai privati si spendono centomila euro all’anno e dall’altro lato gli autobus sono fermi nel deposito con gli autisti che svolgono altre funzioni. “Notiamo una somma di 250.000 euro di spese tecniche per aver demolito l’ufficio tecnico comunale incaricando l’assessore D’Addona ad effettuare un sistema che viene da lontano e che trova resistenza a modificare per dare una vera svolta. Un comune dissestato non può e non deve permettersi questo lusso. “Nel 2012 non è stato realizzato un solo progetto, non è stato chiesto un finanziamento, sono state solo svuotate le tasche dei cittadini – afferma Mobilia – con tasse al massimo senza dare neanche il minimo dei servizi. [Nativo]

    [Crediti│Testo: corriereirpinia.it/]

  • Cultura e tradizione

    Idea per la nascita di un “Museo degli antichi mestieri”

    Alfonso Caccese

    [Edito 27/08/2014] Il progressivo lento ed inesorabile spopolamento dei nostri paesi e la conseguente fuga in massa verso mete più allettanti ed industrialmente avanzate, l’introduzione di nuove tecnologie e di nuovi modelli di sviluppo hanno fatto sì che l’esistenza e  il tramandarsi  di arte e mestieri secolari, si sia interrotto e, di fatto, sia andato perduto ed eliminato dalla memoria collettiva nell’arco di qualche decennio. Una grave perdita dal punto di vista antropologico ma anche dal punto di vista identitario della nostra storia e cultura. Il progresso non può fermarsi ma la crescita culturale e una nuova generazione può di certo tentare il recupero di quello che è stata la umile condizione di vita dei nostri padri e del nostro paese. Ad alcuni potrebbe sembrare un operazione complessa ma oggi ci sono e sono evidenti, tutte le condizioni necessarie per un progetto nuovo che ne inverta la tendenza. Partendo da queste premesse di ordine generale l’idea  per la creazione di un “Museo degli antichi mestieri”, unita ad altre iniziative di promozione locale, potrebbe rappresentare una svolta ed un cambio di passo per uscire dalle secche in cui è impantano il paese.

  • Persone

    Padre Domenico De Marco

    Armando Montefusco.

    [Edito 05/10/2023] A fine Ottocento , ormai il Convento dei PP.Liguorini , era diventato una realtà molto attiva e protagonista nel contesto socio- religioso della città. Un momento particolarmente importante si ebbe comunque quando alla guida della comunità  venne designato padre Domenico De Marco, un irpino di Montecalvo. Padre Domenico de Marco (Domenico Ascanio Michele) nacque a Montecalvo irpino il 23 gennaio nel 1841 da “ nobile, ricca e pia famiglia”.1 I genitori erano Giovan Battista De Marco Notaio e Maria Michela Elisabetta Capozzi. Dopo aver compiuto i primi studi nel seminario di Nusco, entrò nella congregazione dei Redentoristi dove fu ordinato sacerdote nel 1863. Insegnò nei Collegi di Troia (FG) e Torremaggiore (FG) e, alla morte di Padre Lanzetta (30 ottobre 1888), fu trasferito ad Avellino, per insegnare filosofia. Profondo conoscitore delle opere di S. Tommaso, S. Agostino e S.Alfonso , fu molto apprezzato per la sua dottrina:  con lui amavano confrontarsi insigni prelati e dotti filosofi. Ad Avellino padre De Marco rimase più di vent’anni, fino alla morte avvenuta il 10 giugno 1914. Egli lasciò una impronta duratura nella comunità , dapprima come insegnante e poi, come Superiore, dal 1900 fino alla morte. Agli inizi del Novecento, la chiesa del complesso monastico era , nelle linee essenziali, ancora quella costruita da Mons. Adinolfi nel 1842. Essa era stata opportunamente ristrutturata, ma certamente non era più adeguata ad accogliere un flusso di fedeli che aumentava costantemente. Padre De Marco si fece interprete di queste esigenze e concepì l’idea di edificarne una nuova , inglobando l’antica cappella  nel rispetto del  primo benefattore. Il progetto venne condiviso dai superiori , che si prodigarono per reperire i fondi. Nè venne a mancare l’aiuto di amici del De Marco, quali l’arcivescovo di Amalfi Enrico de Dominicis, che contribuì in maniera piuttosto consistente.2 L’esecuzione dei lavori venne affidata all’ingegnere Domenico Mazzei3, su disegni concepiti dallo stesso padre de Marco:” La simmetria del disegno , la vaghezza della decorazione , la proprietà e il compimento di ogni cosa, e l’aura mistica e silenziosa, tutto é dovuto al P.De Marco”.  I lavori vennero completati nel 1909. Il 15 settembre  (XV KAL Octob.) il vescovo Giuseppe Padula consacrava solennemente la “Chiesa dedicata al Redentore, in onore della Vergine Addolorata e di S. Alfonso”. Una “foto di gruppo” con al centro il vescovo Padula e padre de Marco, circondati da altre dignità dell’ordine, studenti e frati laici, immortalò il solenne avvenimento.   La chiesa , che nella condizione originaria non aveva il porticato che copre il sagrato (costruito più tardi),  appariva notevolmente slanciata . La facciata , in mattoncini rossi “a vista”, era scandita da un “Rosone” all’altezza dei tetti, più giù, un finestrone con arco a sesto acuto e quindi il portone d’ingresso. L’unica navata era illuminata da ”Rosoni e Finestroni” , decorati con artistiche vetrate colorate  che riproducevano soggetti religiosi. Il soffitto e le pareti laterali si “intrecciavano” in una armonica combinazione di archi a sesto acuto decorati con stucchi . Gli archi del soffitto “poggiavano” su capitelli sorretti da colonne adese alle pareti  laterali . Entrando in chiesa , a destra e sinistra dell’ingresso c’erano due “eleganti” lapidi marmoree, costruite nello stesso stile, che ricordavano “momenti” della fondazione della chiesa : in particolare , quella a sinistra  il contributo dell’arcivescovo de Dominicis per la realizzazione dell’opera, l’altra , con lo stemma dei Redentoristi,  il giorno della consacrazione. Sull’ingresso insisteva la Cantoria dove alloggiava l’organo. In “capite navis” c’era l’altare maggiore , circoscritto da una balaustra in marmo ed illuminato da tre “Rosoni”  e due “Finestroni”,che, decorati con artistiche vetrate colorate, producevano un suggestivo effetto di luci. Fra i due finestroni c’era una nicchia con la statua del “Cuore di Gesù”.  A sinistra c’era l’ingresso alla sacrestia. Poco oltre la balaustra che circoscriveva l’altare maggiore, sulla sinistra, c’era un singolare pulpito in legno, che nella parte inferiore veniva utilizzato come confessionale. Lungo le pareti laterali c’erano due altari: a sinistra quello dedicato a S. Alfonso e a destra quello dell’Addolorata , che ricordava la “Cappella Adinolfi”. Presso l’altare di S. Alfonso c’erano i simulacri di S. Clemente Hofbauer (Austria 1751-1820) e S.Gerardo Maiella (1726-1755) , entrambi “Campioni” della Congregazione dei Redentoristi .Oltre all’immancabile “reliquia” di S. Alfonso, Padre de Marco dotò la chiesa delle sacre reliquie di S. Caterina e S. Valerio, a cui si aggiunsero, dopo, quelle del Beato Felice4. [Nativo]

    1. La famiglia De Marco è documentata a Montecalvo già nel secolo XVI. Molti personaggi di questa famiglia occuparono posti di rilievo nella vita amministrativa e religiosa della comunità (Cfr. G.B.M. CAVALLETTI e G. LO CASALE, Fonti per la Storia di Montecalvo Irpino, (2 voll), 1985, vol.I, pag.151)  ↩︎
    2. Vedi lapide posta a sinistra dell’ingresso principale. ↩︎
    3. Cfr. Corriere dell’Irpinia , 11 aprile 1959 ↩︎
    4.  Il Beato Felice da Cursiani (sic) era un monaco agostiniano vissuto nel sec. XV, che predicava un ritorno al monachesimo delle origini. Le reliquie del Beato Felice, contenute in una cassetta di legno, dopo vari “passaggi” e vicissitudini, furono trasportate da Roma ad Avellino dal padre Redentorista Giovanni Palmieri. ↩︎

    [Crediti│Foto: derivesuburbane.it/]

  • Beni,  BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI,  Territorio

    Gli abitanti del Trappeto

    Angelo Siciliano

    [Edito 03/09/2014] Il Trappeto perse la sua identità etnica, non tanto per l’emigrazione di molti suoi giovani, ma a causa del terremoto del 1962, che comportò la ricostruzione delle case delle famiglie che vi abitavano, in nuove e lontane aree edificabili indicate dall’amministrazione comunale. Così, quell’abbandono, anche se case, grotte e cantine rimasero agibili per lungo tempo, ha determinato negli anni l’inizio di crolli sparsi di edifici, che fa paventare in tempi non lunghi la sua sparizione come agglomerato urbano. Forse si salveranno i tracciati delle strade e resteranno qui e là cumuli di macerie, “li mmurrécini”, e le grotte, enormi cavità orbitali vuote invase da alberi e sterpaglie. Guardando gli altri paesi, non si capisce se a Montecalvo si sarebbero potute fare scelte diverse. Ariano Irpino, dopo i terremoti, ha sempre dato la priorità al recupero degli edifici storici e poi anche alle case della parte vecchia della città.

    A Montecalvo, il centro storico è pressoché disabitato. Tanti edifici storici si preferì abbatterli in fretta e furia, e ricostruirli in modo anonimo anziché ripararli. Ritardi nei progetti, inghippi burocratici e nei finanziamenti hanno reso l’intero paese una realtà diversa dal passato, senza un’identità architettonica e urbanistica.

    Il Trappeto, da est a ovest, compreso tra il Chiassetto Caccese e Via Dietro Carmine, era abitato nei secoli passati e tanti vi ebbero i natali. Lo attestano i registri antichi dell’archivio dell’anagrafe comunale. Accolse alcune famiglie di zingari, il cui cognome era Schiavone, e col tempo esse furono assimilate e i loro membri diventarono ciucai e contadini.

    Dopo i crolli provocati dai terremoti veniva ricostruito, ma l’evento più drammatico fu la peste del 1656, che a Montecalvo fece oltre 2000 vittime su una popolazione di circa 3600 abitanti. Anche il Trappeto ne uscì falcidiato, ma accolse i pochi abitanti sopravvissuti del feudo di Corsano.

  • ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI

    Il reliquiario di San Felice martire
    nella Chiesa di Santa Maria Maggiore

    Francesco Cardinale

    Tra i reliquiari nelle chiese di Montecalvo, quello di San Felice, prete e martire, è l’unico esposto in modo permanente al pubblico nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Anche se nel corso del tempo questi oggetti sacri non hanno perso il loro fascino, occorre ricordare come un tempo fossero molto più ricchi di significato per i devoti. Infatti, venivano portati in processioni in occasione di sciagure o eventi nefasti. Nella foto appena sotto l’elenco delle reliquie dei santi esposte nella Chiesa di Santa Maria

    [Crediti│Immagine elenco santi: Fermati o passante questo luogo è santo]

    [Bibliografia di riferimento]
    [G.B.M. Cavalletti –  T. Rapuano. Fermati o passante questo luogo è santo. Tipolitografia Borrelli,  San Giorgio del Sannio, BN, 2016]

  • Politica,  Verso le elezioni amministrative dell' 8 e 9 giungno 2024

    Montecalvo Unito – Comunicato stampa – 17/05/2024
    E’ TEMPO DI GRANDI SCELTE, NON DI GRANDI DIMISSIONI.

    Gaetano Parzanese

    Montecalvo Irpino AV – Ci troviamo in una fase cruciale della campagna elettorale, in cui l’orientamento degli elettori diventa determinante in vista delle elezioni del prossimo 9 giugno. È evidente che una parte significativa degli elettori rimane ancora indecisa, mentre il nostro movimento politico, “Montecalvo Unito”, si trova di fronte a sfide strategiche. Il sistema elettorale maggioritario con preferenza unica ci presenta una sfida, impedendoci di garantire una rappresentanza almeno minima nel consiglio comunale, data l’inammissibilità del voto “disgiunto”.
    Dopo il recente incontro del 3 maggio 2024, il nostro movimento si confronta con alcune defezioni da parte di sostenitori che in passato hanno contribuito alla nostra causa e alle nostre candidature. Tuttavia, la decisione unanime è stata quella di proseguire con determinazione nel rafforzamento del movimento, continuando a promuovere idee innovative e, soprattutto, mantenendo un fronte unito durante la campagna elettorale.
    In questo momento critico della politica locale, riaffermiamo la nostra visione dei movimenti politici e sociali come forze che sfidano il status quo, unite da un impegno comune e da legami di solidarietà. Siamo pronti a interagire con le élites, gli avversari e le autorità, portando avanti le nostre rivendicazioni a nome di coloro che non sono rappresentati.

    Coalition for Change

    Gli accordi di collaborazione che intraprendiamo sono strumenti fondamentali per stabilire una collaborazione stabile e strategica con altri attori politici, al fine di perseguire programmi di interesse comune e superare ostacoli elettorali. Il nostro contributo sarà orientato verso quelle liste che meglio rispecchiano i nostri valori e il nostro programma di sviluppo per il paese. Ribadiamo il nostro impegno a sostenere senza riserve, e senza condizioni politiche, il progetto che riteniamo più idoneo per il bene della nostra comunità.
    In conclusione, una volta che saranno definite le liste e i candidati, “Montecalvo Unito” effettuerà una valutazione attenta e, coerente con i nostri principi e obiettivi, fornirà il proprio sostegno a una delle liste in campo.

  • Politica,  Verso le elezioni amministrative dell' 8 e 9 giungno 2024

    Il comizio di Obbiettivo Comune
    e la presentazione della lista dei candidati a consiglieri comunali

    Francesco Cardinale

    Montecalvo Irpino AV – Sono accorsi in tanti ad ascoltare il comizio che ha aperto la campagna elettorale di Obiettivo Comune, un gran bel colpo d’occhio che ha sicuramente appagato gli organizzatori. Il comizio, ricordiamolo, era previsto per domenica scorsa e invece è stato tenuto ieri sera a causa del lutto che ha colpito la famiglia Iorillo.

    Dopo un video con una lunga serie di slide che hanno mostrato l’operato dell’amministrazione corrente, lo speaker ha annunciato uno per uno i candidati, mentre questi si apprestavano a prendere posto sul palco.

    Era quasi d’obbligo che il primo a prendere la parola fosse il sindaco uscente Mirko Iorillo, e così è stato. Mirko, dopo aver ricordato Gennaro Grandola, scomparso a causa  del Covid, con piglio deciso, ha rivendicato tutta quella serie di opere che poco prima erano passate sullo schermo montato sul palco giusto per l’occasione. Nel contempo, ha rintuzzato tutti gli attacchi mossi dal candidato sindaco, Carlo Pizzillo, della lista opposta, sabato scorso durante il comizio tenutosi sulla stessa piazza, ma anche le voci che “girano sui marciapiedi” e parlano di un’amministrazione poco efficiente. “Io sono in obbligo di smentire queste voci con i fatti, naturalmente, e non con le chiacchiere” ha replicato.
    Quindi, il perché di quelle opere e la modalità con cui sono state realizzate, cioè attraverso i finanziamenti del PNRR, senza che queste vadano a inficiare sulle casse comunali. Gli atti sono accessibili a tutti.

    Ha inoltre riconosciuto, molto onestamente, che l’amministrazione uscente sicuramente poteva fare di più e sicuramente poteva fare meglio. Ma il Covid e un’opposizione molto dura e deleteria hanno dato non pochi problemi. “Pensate – ha continuato – che il consigliere De Cillis è arrivato addirittura, con una nota che penso sia un unicum in Italia, a chiedere alla regione di revocare dei finanziamenti che il comune aveva ottenuto.”

    “Pizzillo ha parlato di scellerata e allegra gestione economica dei conti dell’ente,” ha poi aggiunto, “al contrario, quando io mi sono insediato nel 2014, il comune aveva un debito presso la Cassa Depositi e Prestiti di circa 4 milioni di euro; invece, il report attuale è di circa un milione e mezzo di euro. Pertanto, ciò significa che in nove anni di amministrazione la cifra è scemata di due milioni e mezzo di euro.”

    Concludendo il suo intervento, Iorillo non poteva non soffermarsi sulla querelle riguardante il campo sportivo “Luigi Cucchi” di Rampa Pascoli, secondo cui gli amministratori avrebbero attinto ai fondi per il rifacimento attraverso un prestito. “Niente di più errato,” si è giustificato il primo cittadino. “Il nuovo campo è stato realizzato con un contributo di un credito sportivo. Pertanto, l’ente pagherà una rata di interessi pari a quella di una normale manutenzione, avendo però una struttura all’avanguardia e più efficiente.”
    Prima di prendere la parola Francesco Pepe, il candidato a nuovo sindaco, ci sono stati brevi interventi di Ercole Siciliano e Moira Fonzone.

    In realtà, il discorso di Francesco Pepe, sostanzialmente, non si è discostato molto da quello di Mirko Iorillo. Con un tono più pacato, è ritornato sull’improponibile lista, a suo dire, presentata dalla parte avversa, in quanto per natura politica i componenti sono inconciliabili. Egli ritiene ciò un punto a suo vantaggio per quanto riguarda l’esito elettorale. Ha poi rimarcato, parlando della sua esperienza di vice-sindaco, il duro scontro con l’opposizione, che ha causato il continuo cambio dei segretari comunali – “se ne sono avvicendati ben quindici” – i quali, non potendo sottrarsi alle opprimenti richieste dell’opposizione, preferivano andare via, bloccando così l’attività amministrativa. Dopo aver ringraziato il direttivo per la nomina, ha tessuto lodi per Iorillo e per i cinque candidati che hanno condiviso gli ultimi cinque anni di amministrazione, e fatto gli auguri ai nuovi candidati, non solo quelli della sua squadra ma anche ai giovani dell’altra lista, riferendosi, pensiamo, a Mario Tucci e Nicola Stiscia

    Ora i comizi si sposteranno nelle contrade; questa sera  “Montecalvo Domani” sarà in contrada Cesine – Frascino, nei pressi del crocevia con la teca della Madonnina.

  • Cultura,  Il nostro passato,  Persone

    Ricordo di mio padre Silvestro Siciliano

    Angelo Siciliano

    [Edito 23/11/2015] Mio padre Silvestro Siciliano (21.11.1924 – 15.11.1949), fu contadino e bracciante comunista di Montecalvo Irpino (Av) e risolse la sua esistenza nel mese di novembre, in cui nacque e morì.
    Josif Stalin, protagonista della rivoluzione bolscevica del 1917 e poi dittatore dell’URSS dal 1924 al 1953, si liberò negli anni Trenta di intellettuali, compagni, dissidenti, oppositori e comandanti dell’Armata Rossa, attraverso le terribili “purghe” che fecero almeno 800.000 morti.
    La gente scherzava dicendo: “Adda minì Baffone!”. Questo per via dei lunghi baffi di Stalin.
    Mio nonno Angelomaria Siciliano (28.2.1882 – 4.1.1939), contadino, che io non conobbi, era il saggio della contrada Costa della Mènola, a Montecalvo Irpino, dove passava tanta gente che andava a lavorare la terra nei valloni. Viveva con la famiglia nel casino di campagna, detto “Casino di Minòcchio”, dal soprannome del commerciante di ferramenta che glielo vendette e che aveva il negozio, “la putéja”, all’imbocco di Via S. Caterina, “Via di la Chjazza di sótta”, dietro la Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, abbattuta assieme al convento di S. Caterina d’Alessandria dopo il terremoto del 1930. “Minòcchio vinnéva puru li ssanguètt” per il salasso di chi stava male e “l’allivàva ‘nd’à la funtana d’acqua ‘ndrijanèddra, da còpp’a l’uórtu”. Come toponimo è rimasto “La funtan’a li ssanguètt”.
    Attorno al focolare e durante i lavori nei campi egli raccontava storie lette nel libro ‘I reali di Francia’ dello scrittore medievale Andrea da Barberino, Andrea Mengabotti o Andrea de’ Mengabotti (Barberino Val d’Elsa, 1370 circa – 1432 circa), che probabilmente aveva comprato a Napoli all’inizio del Novecento, in uno dei suoi tre viaggi di andata e ritorno dagli USA, dov’era emigrato per lavoro.
    Leggendo questo libro, egli s’ispirò, per il nome di mio padre, alla figura di Papa Silvestro I, papa all’epoca dell’imperatore Costantino dal 314 al 337, fatto poi santo. Se fosse nato femmina, l’avrebbe chiamata Anastasia, come la granduchessa russa (1901-1918), quartogenita dello zar Nicola II e della zarina Alessandra, uccisa assieme a tutta la famiglia per ordine dei bolscevichi.

  • Politica,  Verso le elezioni amministrative dell' 8 e 9 giungno 2024

    Presentata la lista di “Montecalvo Domani”

    Francesco Cardinale

    Montecalvo Irpino AV – Con la presentazione della lista dei candidati a consiglieri comunali del gruppo “Montecalvo Domani”, capeggiata da Carlo Pizzillo, ieri sera si è ufficialmente aperta la campagna elettorale che porterà all’elezione del nuovo sindaco di Montecalvo Irpino.

    La piazzetta si è ben presto riempita nonostante un clima moderatamente freddo.

    Da un breve audio preregistrato sono stati resi noti i nomi dei candidati che di volta in volta si sono posizionati sul palco. Occorre subito precisare che il pomeriggio è stato preceduto da un evento nefasto: la morte dello zio di Mirko Iorillo, sindaco attuale, e di Francesco Pepe, il candidato a sindaco  della lista opposta. Ciò ha comportato anche l’annullamento della presentazione della lista antagonista prevista per le 20:30 di oggi.

    Il lutto è stato ricordato anche da chi ha preso la parola sul palco. Il primo dei quali, Francesco “Franchino” Fioravanti, ha spiegato le ragioni per cui si è candidato. Dopo aver ricordato i suoi trascorsi da assessore con l’amministrazione Di Rubbo, ha proseguito parlando della grave piaga dell’emigrazione che svuota il paese portandolo ad un “lento morire”.

    Quindi, Carlo Pizzillo, il suo discorso è stato un accorato appello all’unità del paese per il bene comune, al rispetto per le idee contrapposte: “Non è immaginabile che un cittadino che ha sostenuto una compagine non vada più in un esercizio che ha votato per la parte avversa”.

    Ha iniziato citando Gramsci per spiegare il perché del suo ritorno, che ormai riteneva una parentesi chiusa, e quanto sia difficile rimanere indifferenti quando tutti, egli compreso, possiamo fare la nostra parte per migliorare le condizioni del paese.

    Dunque, ha affrontato con piglio deciso i temi che saranno i punti cardine della campagna elettorale man mano che i comizi andranno avanti. Ha replicato alle critiche di chi lo accusa di aver compattato gruppi che in passato sono stati antagonisti. “Questo non è la somma di gruppi diversi, questa è la somma di qualcosa di nuovo che si pone in modo diverso dal passato”. “Se divisioni ci sono state, occorre andare oltre, sulla scorta di quelle che sono le tematiche di questa comunità, avviare un percorso di ricomposizione per risolvere i problemi”.

    Ha poi proseguito parlando del dissesto e, a suo dire, delle opere poco concrete ed opportunistiche dell’amministrazione uscente.

    Il dissesto, ha proseguito, non è stato un capriccio ma una conseguenza di uno stato di fatto, ha penalizzato soprattutto i dipendenti messi in mobilità, ma anche lui e la sua compagine, avendo dovuto rinunciare alla remunerazione. I benefici che tale azione poteva portare ai cittadini non sono stati attuati dagli amministratori successivi.

    Ha concluso il suo intervento dicendo con tutta franchezza che se i cittadini credono che le azioni compiute dall’amministrazione uscente siano in linea con la loro visione delle cose, allora che continuassero a votare per loro. Ma se invece la comunità la pensa diversamente, sono pronti a assumersi la responsabilità di governare il paese per il prossimo quinquennio.