Persone
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Luigi D’Addona
Nasce in Casalbore in provincia di Avellino da Antonio ed Ernestina Cristini il 6 maggio 1944. Consegue la laurea in materie letterarie, presso l’Università degli Studi di Salerno e successivamente in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Trieste con il massimo dei voti e lode. E Funzionario del MIUR per l’Area Amministrativo — giuridico – legale e contabile. (1970 — 2011). Dal 1988 è iscritto al registro del revisori legali M.E.F. ed è insignito dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica italiana. Attualmente ricopre incarichi di Componente del Collegio dei revisori dei conti in importanti università italiane ed è Consigliere nel C.d.A dell’Università degli studi di Chieti — Pescara. Ha curato numerosi volumi inerenti l’evoluzione normativa e strutturale del sistema universitario italiano.Ha svolto attività concorsuati in qualità di componente della commissione giudicante, attività ispettive, incarichi ministeriali e provveditoriali per verifiche amministrativo-contabili. -
L’opera di Don Teodoro Rapuano a Montecalvo Irpino
Angelo Siciliano
[Edito 25/08/2011] Don Teodoro Rapuano, giovane parroco, era assegnato il 3 settembre 1999 ai fedeli di Montecalvo Irpino, facente parte dell’Arcidiocesi di Benevento. È grazie alla sua opera instancabile, che tutte le attività della Parrocchia San Pompilio Maria Pirrotti, sorta il 25 dicembre 1999 dalla soppressione delle due preesistenti parrocchie di San Bartolomeo e di San Nicola, si proiettavano, nel decennio successivo, verso le grandi celebrazioni giubilari del 2009-2010. È, il suo, autentico ‘innamoramento mistico’, molto operoso, per la vita eroica di S. Pompilio e per la Madonna dell’Abbondanza, “Mamma Bella” per il Santo montecalvese, che sono diventate i punti nodali della sua opera pastorale, dell’attività liturgica e di catechesi per promuovere la conversione, la spiritualità e la fede dei Montecalvesi e dei pellegrini che vengono in paese. Probabilmente, il tutto subì una brusca accelerazione quel fatidico 16 marzo 2001, quando, murate in un sottoscala di casa Pirrotti, oggi incorporata nel Museo della Religiosità Montecalvese e della Memoria Pompiliana, furono rinvenute tre statue lignee: la Madonna dell’Abbondanza, S. Lorenzo martire e il busto della Madonna Addolorata. Erano appartenute alla famiglia gentilizia montecalvese dei Pirrotti e, dopo un lungo, delicato e meticoloso restauro, sono tornate alla devozione dei fedeli. Ma, oltre alla suggestione collegata a questo inatteso ritorno, c’è un mistero che riguarda la cinquecentesca statua della Madonna dell’Abbondanza, rivelatosi proprio in sede di restauro: un teschio, ben riconoscibile, nella pupilla vitrea del suo occhio destro. In questi anni, grazie all’opera instancabile di don Teodoro, che intanto è diventato abate, a Montecalvo si realizzava quanto segue: soppressione, il 25 dicembre 1999, delle due Parrocchie di San Bartolomeo e di San Nicola per la successiva istituzione della nuova Parrocchia San Pompilio Maria Pirrotti; consacrazione, il 29 luglio 2000, della Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo; l’inaugurazione, il 13 agosto 2000, del Santuario Parrocchiale della Regina della Pace in Contrada Malvizza; consacrazione, il 9 dicembre 2000, della ricostruita Chiesa di San Nicola presso il castello diroccato di Corsano; arrivo a Montecalvo, nell’agosto dell’Anno Santo, dell’urna con i resti mortali di San Pompilio proveniente da Campi Salentina; nell’Anno del discepolato, visita dell’urna con i resti mortali dell’Apostolo San Bartolomeo; riconsacrazione e riapertura al pubblico, il 23 marzo 2002, della Chiesa Madre, già Collegiata di Santa Maria Maggiore; consentito, dal 25 aprile 2002, il culto della statua di Mamma Bella dell’Abbondanza, ritrovata nel Palazzo Pirrotti il 16 marzo del 2001; presentazione, l’8 marzo 2003, della cappella Carafa restaurata; apertura, l’11 gennaio 2004, della casa delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto; realizzazione del Centro di Pastorale Giovanile, su un terreno ridonato alla Parrocchia il 2 agosto 2005; creazione nel 2005, come vera e propria operazione sinergica con alcuni giovani montecalvesi, della rivista Disputationes Pompilianae, di cui è direttore responsabile -
Annunziata Blundo non è più tra noi
Angelo Siciliano
[Edito 17/06/2011] “Nunzia’!”, così la chiamava il marito, Felice Cristino, ad Annunziata Blundo. Ma per noi era “zi’ Nunziata ”, una bella donna contadina, alta, un portamento da matrona, una grande mamma per i tre figli, che ancora ricorrevano a lei, e nonna amorevole con tutti i nipoti. Il marito se ne andò a 89 anni all’inizio di febbraio 2010. Lei, nata il 9 febbraio 1930, di anni ne aveva fatti 81 e li portava bene.La loro vita era scandita dall’alternarsi delle stagioni, dalle siccità e dalle piogge talvolta dannose, dagli usi e costumi, di cui erano depositari e che sapevano trasmettere con naturalezza e cordialità a coloro che li frequentavano. La loro casa era aperta a tutti. E poi si andava via con animo leggero, dopo aver scherzato e sorriso insieme, sulle piccole meschinità della vita. Dopo la morte del marito aveva resistito da sola per alcuni mesi nella casa in campagna, dov’era vissuta da sempre col marito con tante comodità (li cummilità): il pozzo, il forno l’orto, il pollaio, l’ovile con pecore e agnelli, i conigli, i cani, i gatti, il vigneto, l’uliveto, tante piante da frutto in giro, la campagna coltivata a cereali e a foraggere per farne fieno. Poi si era trasferita dalla figlia. Sempre in una casa di campagna. All’improvviso, qualche mese fa, un male subdolo ha cominciato a minarne la salute.
Poi, la terapia del dolore. Ha potuto godere di tutta l’assistenza possibile e immaginabile, come si costumava una volta nella civiltà contadina, in casa della figlia. Ci ha lasciato a mezzogiorno in punto, il 14 giugno 2011. Se n’è andata alla stessa ora in cui la lasciò il marito,zi’ Filìci “ Insomma, quasi una chiamata! Ora il cerchio si è chiuso. E vogliamo ricordarla con una filastrocca che lei talvolta ci recitava: “
Calànnu lu sole, / facènnusi nòtt / esce lu lupu da lu vòscu, / caccia lu padrone da la casa! ” (Al tramontar del sole, / facendosi notte / esce il lupo dal bosco, / caccia il padrone dalla casa). Si sa bene chi è “ lu lupu ” in questi casi . Ma abbiamo una certezza: quella casa non resterà chiusa per sempre! [Nativo]
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Una Pignatelli di Montecalvo tra la nobiltà russa e la vita monastica
La straordinaria vicenda di Madre Maria Angelica, figlia dei Duchi Pignatelli
[Edito 20/12/2012] Si scoprono a volte, nei luoghi più marginali, delle storie apparentemente minori, che invece si intrecciano con grandi eventi e con personaggi illustri. È proprio questo il caso di madre Maria Angelica di Gesù, carmelitana del monastero di Vetralla (Viterbo), napoletana di nascita ma nipote diretta, per via di mamma, del primo ministro dell’ultimo zar di Russia, Nicola II.Nata nel 1900, ha potuto conoscere da vicino, nei suoi soggiorni nel castello di Batumi, nel Caucaso, gli agi dell’aristocrazia russa prerivoluzionaria, ma ha anche portato nella storia di famiglia la memoria della violenza che le ha ucciso il nonno materno Giovanni Fesènko e i suoi familiari. E una volta divenuta monaca carmelitana (per vari periodi è stata anche priora del monastero di Vetralla), ha avuto familiarità del tutto particolare con il cardinale Domenico Tardini e, attraverso di lui, con papa Pio XII e papa Giovanni XXIII. Inoltre i cardinali Antonio Samorè e Achille Silvestrini, che si sono sentiti eredi della premura generosa di Tardini, hanno avuto con lei particolare familiarità e ne hanno apprezzato la spiritualità intensa e la raffinatezza del tratto e del linguaggio.
Di madre Maria Angelica di Gesù ricorre il 19 dicembre il venticinquesimo anniversario della morte, avvenuta nel 1987 in un limpido mattino di sabato, mentre le sue sorelle le cantavano il Tota pulchra es, Maria, per un ultimo gesto di fraternità.
Ripercorrere le vicende della vita vuol dire passare di sorpresa in sorpresa: dall’infanzia a Napoli, nel castello avito dei duchi di Montecalvo (cui suo padre Carlo Pignatelli apparteneva), ai prolungati soggiorni estivi in Russia, ai tre anni di formazione aristocratica tipicamente francese presso il romano Collegio del Sacro Cuore di Trinità dei Monti, particolarmente apprezzato dalla Santa Sede, fino all’ingresso nel Carmelo della Santa Croce di Lucca a Napoli. In tutto si scopre in filigrana un ricamo spirituale intenso e segreto. -
Ci ha lasciati Felice Cristino
Angelo Siciliano
[Edito 21/04/2010] Felice Cristino, “zi’ Filìci Pannucciéddru”, nato a Montecalvo Irpino (AV) il 23 dicembre 1921, in una numerosa famiglia patriarcale contadina con dieci figli – quattro femmine e sei maschi –, ci ha lasciato la mattina del 1° febbraio 2010. Grande cantatore, col fratello Giovanni (Montecalvo Irpino, 1933-2005), di canti politici e sociali, funebri, ballate e del poema montecalvese “Angelica” di 107 quartine, l’unico riscontrato in Irpinia, era un raffinato affabulatore e poeta contadino. Era anche alfabetizzato, il che non guastava. Era cugino di mio padre per parte di madre, sorellastra di mio nonno. In questi ultimi venti anni ho frequentato, con una certa assiduità, la sua casa rurale e la sua famiglia. È stato per me un informatore prezioso e straordinario, per il recupero della nostra civiltà agro-pastorale. Con lui rivivevo il nostro passato arcaico, riannodando i fili della memoria e “navigando” nell’immaginario collettivo. Come usano dire in alcune etnie del continente africano, in questi casi, sparisce una biblioteca vivente della civiltà contadina. Una perdita incolmabile. Ma l’attuale società consumistica, dei reality e dell’effimero, né si accorge né dà importanza a queste cose. -
Fernando Santosuosso
Fernando Santosuosso, nacque a Benevento nel 1926 da genitori montecalvesi. Svolse le funzioni di giudice ordinario e ricoprì importanti incarichi. Il 19 novembre 1992 venne eletto giudice della Corte costituzionale, di cui fu nominato vicepresidente il 5 gennaio 2001, incarico che mantenne fino alla scadenza del mandato, nel dicembre dello stesso anno.
Scrittore di ispirazione cattolica, fu autore di volumi dedicati alla fede, al diritto di famiglia e alla procreazione medicalmente assistita. Pubblicò, inoltre, diverse raccolte poetiche, nelle quali trovò spazio la sua sensibilità letteraria e spirituale. Da sempre interessato alle tematiche scientifiche e culturali, fu libero docente e partecipò a numerosi congressi, intervenendo su questioni giuridiche e medico-legali. Tra gli argomenti affrontati figuravano il danno biologico, il danno alla vita di relazione, la riduzione della capacità lavorativa specifica, il diritto matrimoniale, familiare e successorio.
Nonostante gli impegni professionali, Fernando Santosuosso non interruppe mai i rapporti con il paese d’origine. Montecalvo Irpino. A testimonianza di questo legame, restaurò la casa di famiglia situata in corso Umberto I e mantenne rapporti epistolari con diversi esponenti della vita pubblica montecalvese, conservando nel tempo un rapporto vivo con la comunità irpina. È morto a Roma il 10 marzo 2021.[Crediti│Foto:cittanuova.it]Redazione
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Giovanni Bosco Maria Cavalletti
Giovanni Bosco Maria Cavalletti nasce a Montecalvo Irpino il 19 agosto 1954. E’ docente di scuola elementare daI 1974. Nell’anno accademico 1987-1988 consegue il Diploma Superiore di Scienze Religiose presso l’Istituto “Giuseppe Moscati” di Benevento. Studioso di storia patria, pubblica saggi e testi di storia offrendo la sua collaborazione (anche come coautore) a numerose riviste locali e nazionali (citiamo alcuni scritti: Montecalvo Album di famiglia; Fonti per la storia di Montecalvo Irpino (2 voll.); Montecalvo dalla pietra alla Storia; Il Beato Felice da Corsano e la sua Riforma Illicetana; S. Pompilio M. Pirrotti: ultima lettera a Montecalvo?; Colori, sapori e arte nella Valle del Miscano; La via Traiana nella religiosità antica e medioevale; ecc.). E’ stato più volte presente in trasmissioni televisive nazionali quale esperto della cultura storico-antropologica dell’area appenninica dell’Italia Centro Meridionale (citiamo alcune partecipazioni: trasmissioni della RAI: “Utile e futile vi invita tutti a tavola”; “Uno Mattina” aspetti culturali della tradizione folklorica (pacchiane) sannito-irpina; “Uno Mattina: notte delle janare”; Mediaset-Rete 4: trasmissione “Miracoli”).
E’ tuttora consulente e componente di vari comitati scientifici.Nel 1986 riceve in Roma il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per il suo romanzo storico Il cardo di San Giovanni[1], opera prima, con la prefazione di Giancarla Mursia, titolare della nota casa editrice.
L’ultima opera pubblicata da Gianbosco, nel mese di novembre 2005, è: I teschi che parlarono di Dio. Nel 1990 il Rev.mo Padre Generale Giuseppe Maria Balcells Auriach gli conferisce il Diploma della Fraternità dell’Ordine delle Scuole Pie. Nel 1991 è finalista, a Milano, del Premio Letterario Montblanc — the art of writing per il romanzo giovane, giuria composta da Camunia, Garzanti, Longanesi, Mondadori, Rizzoli, Rusconi, sotto la presidenza dell’editore Giancarla Mursia. Nel 1996 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, motu proprio, gli conferisce, per meriti culturali, l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia pubblica il volume C’eravamo anche noi…l’Unità d’Italia in Irpinia e dintorni, Tipografia Borrelli srl, San Giorgio de Sannio.
[1]
[n.d.r.│Trattasi di un refuso: in realtà, Cavalletti ricevette il premio per Fonti per la Storia di Montecalvo Irpino e non per Il Cardo di San Giovanni.][Bibliografia di riferimento]
[Mario Aucelli – La memoria restituita – La mente. Irpinia Libri, Av, 2026] -
I cento anni di nonna Nicolina
[Edito 09/03/2011] Caccese Nicolina detta ” La Marrese ” nata il 06/03/1911 a Montecalvo Irpino. Rimasta vedova a 22 anni, dall’unico matrimonio con D’Oto Gerardo dal quale nacque una figlia, Linda , il costante impegno il duro lavoro lo spirito per la famiglia sono stati i fondamenti e i valori della sua vita e da sola lavorando la terra ha cresciuto e guidato la figlia fino al matrimonio. Quando la figlia si è sposata è andata a vivere insieme a loro continuando a lavorare fino alla pensione.
Venuti a mancare la figlia Linda e il genero Gerardo, sempre con lo stesso spirito di vita e di armonia nonna Nicolina ha continuato a convivere con i nipoti Luigi e Lucia Vernacchio che l’assistono e la curano con amore e gioia. [Nativo]
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Si è spenta Agata Mazzoccoli Lo Casale
Mario Aucelli
[Edito 25/07/2012] Improvvisamente si è spenta, a Montecalvo Irpino, la cara esistenza di Agata Mazzoccoli maritata Lo Casale. Era un’istituzione per il Bastione. Aveva sempre una parola di conforto per tutti. La famiglia era la sua ancora di salvezza. Era impegnata nelle le attività religiose parrocchiali. Era terziaria francescana. Con il marito, il caro geometra Pompilio, aveva saputo educare al meglio i quattro figli. Col suo amore li aveva seguiti negli studi fino alla laurea e all’affermazione nella professione. La sua dipartita ha rattristato tutti i montecalvesi e massiccia è stata la partecipazione al dolore della famiglia e alle esequie tenutesi nella chiesa di San Bartolomeo. Al caro marito Pompilio, senatore dell’Ordine dei Geometri di Avellino; ai figli dottor Corrado medico di famiglia, professoressa Elena, dottoressa Gabriella, ingegner Walter, al caro fratello Mario, appositamente giunto dal Venezuela dove vive con la famiglia, alle nuore, ai generi ed ai nipoti tutti le condoglianze più sentite di TeleMontecalvo. [Nativo] -
Montecalvo rende omaggio a Giovanbattista Tedesco
Una piazza porterà il suo nome
[Edito 05/09/2010] L’anno 2010 il giorno 10 del mese di agosto alle ore 12 nel Palazzo Municipale del Comune suddetto la giunta comunale presieduta dal Sindaco Carlo Pizzillo,considerato che nella zona tra vico Cioci e Via Dietro corte si è venuto a formare nel tempo un piazzale ha deliberato di intitolare il piazzale come individuato nell’allegata planimetria parte integrante e sostanziale della presente deliberazione allo stato privo di denominazione a: GIOVANBATTISTA TEDESCO,nato a Montecalvo Irpino il 13.12.1949 e deceduto il 02.10.1989. Eroico carabiniere che, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 1989, in un rione di Taranto, dove lavorava e viveva, fu trovato, assassinato. Era capo della vigilanza all’Italsider, dove lavoravano dodicimila persone.
Fu soppresso perché non aveva voluto sottostare alle imposizione della Sacra Corona Unita che, alle acciaierie di Taranto la faceva da padrone, come riportato nella Relazione della
Commissione Antimafia, presieduta dall’on. Gerardo Chiaramonte e stilata dal giudice Luciano Violante. [Nativo]Redazione



