• Il nostro passato,  Storia

    Montecalvo – Ariano ed altre terre saccheggiate dai saraceni di re Manfredi

    [Ed. 00/00/0000] Da una Bolla di papa Urbano IV
    “
    Urbanus Episcopus Servus Servorum Dei – Universis nostris et Ecclesiae Romanae coeterisque Cristifidelibus, salutem et Apostolicam benedictionem.
    Olim in die Coenae Domini proximo praeterito quo videlicet annis singulis apud Sedem Apostolicamde universis Mundi partibus innumeralibilis Fidelium convenit multitudo Manfredum quondam Principem Tarantirnum super certis articulis praesente ipsa multitudine manifeste citavimus ut in Kalendis Augusti proximo praeteritis coram nobis per se, vel per solemnes Procuratores cum sufficienti mandato comparere curaret, facturus e recepturus super illis quod iustitia suaderet; vìdelice super destructione Civitatis Arianensis, quam per Saracenos fecit funditus dissipari, et super interfectione turpissima Tomasi de Oria, et Tomasi de Salice, ac super crudeli et proditiosa occisione Petri de calabria comitis Catanzari, et horrenda effusione sanguinis multarum fidellum, nec non super eo quod in derogationem auc toritatis Ecclesiasticae, vel Censurae, quae fulcimenuum est Fidei, atque robur et ipsius detractioriem Fidei pluribus iam annis sibi fecit, et facit ad publice celebrari, vel quantum in eo est, potius profanari Divina, quod non caret scrupolo haereticae pravitatis. Et citato propter Hoc a fel. record. Alexandro Papa praedecessore nostro, quia in praefixo ei termino, nec post, etiam comparere curavit fuit per praedecessorem eundem
    excomunicationis vinculo ac de causa specialiter innondatus, ect. – Datum apud Urbem veterem III Idus Novembris Pontificatus nostri anno II. » La quale data si spiega per il 6 aprile 1262 – Vedi Sbaraglia – Bullar:  Franciscan: tom. 2 p. 453 – Vedi Annali Eccelsiastici – del Rainaldo – anno 1263 -N. 65.

    Da questa bolla risulta che Ariano fu fatta distruggere da re Manfredi, per mano dei saraceni, perchè partigiana del papa. Si afferma ancora, che S. Eleuterio – un discreto centro abitato – subì la istessa sorte, come pure altri paesi circonvicini sentirono gli effetti funesti del saccheggio e dello sterminio. Circa tale punto noi abbiamo la conferma dai registri angioini – da cui risulta che in questa nostra zona, diversi paesi furono rasi al suolo e messi a ferro e fuoco. Montecalvo, che non era fuori mano – si trovò in analoghe circostanze, e per le medesime ragioni – sentì le orribili atrocità saracene, rimanendo saccheggiata selvaggiamente. Questo particolare lo abbiamo dalla Cronaca del Rev.do Giov: Battista Capozzi, Abate Cassinese – intorno all’anno 1254, regnando papa Alessandro IV. Nè poteva sfuggire ai danni ed a tutto ciò che accadeva a pochi chilometri da essa. Se ben si osservi l’antichissimo Castello feudale – sito nell’ interno del presente palazzo ducale – si vedranno le tracce della devastazione operata. Dopo la riferita di struzione saracenica, non sappiamo altro relativamente alla riedificazione. Dalla Cronaca di Cassino sappiamo solamente  di Ariano, che fu riedificata da Carlo D’Angiò verso il 1265. [Nativo]

    [Bibliografia di riferimento]
    [P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913]

    Redazione

  • Il nostro passato,  Storia

    Montecalvo dopo la morte di re Guglielmo II – I re svevi

    [Ed. 00/00/0000] Con la morte di Guglielmo II, i regni di Sicilia passarono in successione – a Costanza normanna, che fu moglie dell’imperatore Errico VI. di Svevia.
    Vennero altri tempi – altri nomi  – altre vicende. Le guerre di quei tempi per ricuperare i regni dotali, l’assedio di Napoli – la sua seconda venuta in Italia per il riacquisto dei regni medesimi – sono fatti che possiamo leggere nella storia generale. – Seguirono i tempi di Federico Il di Svevia, ma per la nostra terra che rimaneva ancora nella terra beneventana, per mutar di tempi e di baroni, nulla o quasi, si era cambiato.
    Nel regno, i Feudi incominciarono ad essere ereditarii a tempo di Federico II nel 1210 — dal quale fu pubblicata la Costituzione: Ut de successionibus – in cui si dichiara essere ereditarii con l’investitura semplicemente. – A tempo di Carlo II di Angiò, nel 1300 cominciarono ad essere ereditarii sotto altra investitura, cioè per gli eredi discendenti dal legittimo corpo: come nel Cap: che inmincia: Considerantes – (Vedi Ubaldo Ubaldini – Della divisione dei Feudi.)
    Le aride cronache del nostro paese poco riportano di rilevante. Siamo sicuri che si viveva la vita di un paese feudale. Relativamente, era un centro notevole a causa dei rapporti che aveva con la vicina Ariano e dei contatti con Apice – Benevento – Buonalbergo – Corsano.
    Nel registro dell’imperatore Federico Il – 25 Dicembre 1239 – tra gli altri baroni che sono nominati – nel giustiziariato di Principato – per la custodia dei lombardi fatti prigionieri di guerra, vi è Matteo di Letto, che fu poi Signore di Montecalvo – come vedremo da un documento del R. Archivio. – Vi è pure Dominus Casalis—Albuli (Casalbore). Intorno a questi tempi, fu pure giustiziere imperiale di Principato e della nostra terra beneventana Tomasio de Montenigro – il quale ebbe il mandato di assegnare i detti prigionieri ai di versi baroni della sua giurisdizione. – Qui notiamo che diviso il regno in Provincie – Montecalvo fu inclusa in prov: di Principato ultra.

    MANFREDI DI SVEVIA. –  Venne il periodo tempestoso e guerresco di re Manfredi, ma i tempi erano quasi cambiati, e volgevano in favore dei Pontefici, preparando nuovi periodi di lotte feroci.Il biondo eroe di Svevia si slanciò alla vittoria con la forza delle armi, per raggiungere la corona di Napoli e di Sicilia.
    Erano in contrasto il principio ghibellino e nazionale contro i guelfi e gli invasori d’oltrealpi. Dopo i primi combattimenti col Pontefice Innocenzo IV, il re guerriero, a capo delle sue milizie, entrava trionfalmente in Lucera – capitale della vecchia Daunia e rocca dei saraceni – accolto festosamente ed acclamato dalla folla a Principe. A varie riprese, continuò le guerre con Alessandro IV – Urbano IV – e nulla valse a smuoverlo dalla sua ostinazione In breve tempo, morirono diversi papi – e non per avanzata età, ma per eccessi di travagli e sostenere un diritto largamente contrastato. Da una bolla di papa Urbano IV,si apprende che Manfredi fece distruggere per opera dei Saraceni la città di Ariano Irpino. [Nativo]

    [Bibliografia di riferimento]
    [P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913]

    Redazione

  • Ciclismo,  Sport

    Inarrestabile Corbisiero

    [Ed. 21/08/2011] Montecalvo Irpino AV – Il selettivo circuito di Montecalvo mette le ali al neo campione regionale su strada “Master sport” Antonio Corbisiero, battendo in volata i due compagni di fuga, Antonio Marotti e Donato Polvere, ha centrato brillantemente la sua quinta vittoria stagionale.
    Il percorso: tradizionale circuito cittadino di 3800 metri da ripetere quindici volte e con un arrivo adatto a qualsiasi soluzione, buono per gli scalatori e altrettanto adatto ai passisti veloci. La gara entra subito nel vivo della competizione con un ritmo elevato e al terzo giro prendono i larghi tre corridori: Marotti ( ciclyng Future) e Corbisiero (Eurorida-Letizia S. & Busico) Polvere (team D’Aniello). Mentre, dietro la reazione del gruppo tarda ad arrivare, i tre battistrada vedono aumentare gradualmente il loro vantaggio (48’’) . All’ottavo giro escono dal gruppo quattro atleti: Genito (cicl.Sannita-caffè Portioli), Sordillo (team D’Aniello), Sasso e De Pompa (A.S.Civitas-Progress). Nonostante il caldo asfissiante il ritmo non cala, la media dei primi è di 41,70 km/h, tanto che solo sette corridori restano a pieni giri, il restante doppiati. Sono praticamente sempre gli stessi battistrada, Marotti, Corbisiero e Polvere a guidare la gara fino all’ultima tornata come anche a giocarsi la vittoria allo sprint. In vista dell’ultima curva che immette sul rettilineo d’arrivo in leggera ascesa , Corbisiero tenta di forzare i tempi, un primo scatto e si avvantaggia di una decina di metri, Polvere e Marotti non si decidono chi dei due deve chiudere, Corbisiero insiste e s’invola a tagliare il traguardo e a vincere a bracce alzate tra gli applausi del pubblico. [Nativo]

    Corriere dell’Irpinia

  • Cronaca

    Anatra morta a Montecalvo

    [Ed. 14/02/2006] Montecalvo Irpino AV – Due ali ed una carcassa, questo rimaneva di un grosso volatile che è stato rinvenuto la sera di lunedì da Felice Cusano, un anziano signore che abita in contrada Malvizza di Montecalvo. I resti sono stati inviati al centro di igiene e profilassi di Portici, le attrezzature utilizzate per il prelievo incenerite ed è stata disposta una disinfestazione dell’area. Nella mattinata di ieri è scattata la procedura di emergenza della protezione civile. Sul luogo del ritrovamento il servizio veterinario dell’ASL AV1 ed i vigili del fuoco. Il dott. Mario Di Giulio, coadiuvato da una unità dei vigili del fuoco, ha prelevato la carcassa dell’animale morto che è stata sigillata. Poi sono state incenerite tutte le suppellettili e le attrezzature utilizzate per il prelievo. Allo stato attuale non è dato sapere come il volatile sia morto. L’emergenza degli ultimi giorni ha fatto immediatamente pensare ad un possibile allarme sars ma le autorità sanitarie minimizzano ed invitano alla calma per evitare inutili allarmismi. La carcassa attualmente è a disposizione dell’istituto di igiene e profilassi di Portici che provvederà agli esami ed alle analisi per stabilire il volatile come sia morto. Non è escluso che siano stati i cani stessi ad ucciderlo o che sia morto per cause naturali. Vicino al luogo del ritrovamento, infatti, c’è una piccolo laghetto dove uccelli migratori si fermano a bere. I cani avrebbero potuto predare lì l’uccello. Ma il dubbio c’è e le autorità sanitarie hanno seguito la procedura. Nei prossimi giorni nell’area è stata disposta una disinfestazione a scopo cautelativo. Intanto c’è già una coda polemica sulla procedura seguita. Il sindaco del Comune, la massima autorità sanitaria sul territorio, non è stato avvisato dell’operazione in corso. Non sarebbero state avvisate neanche le forze dell’ordine che in queste ore stanno effettuando delle indagini. [Nativo]

    Corriere dell’ Irpinia

  • Calcio,  Sport

    Coppa Italia dilettanti
    Carotenuto e Montecalvo a gonfie vele nei derby

    [Ed. 08/09/2004] Montecalvo Irpino AV – Esordio casalingo per la compagine del neo presidente della Polisportiva montecalvo, Pompilio Stiscia. Sul campo amico il Montecalvo ha battuto con un secco tre a zero la Bisaccese.
    Ma per  capire chi passerà alla seconda fase di Coppa Italia Dilettanti bisognerà attendere il prossimo week end. Ieri, ottima la prova del Lacedonia (girone 17) che in una gara tiratissima supera di misura per 2-1 il San Giorgio del Sannio. Decisiva la doppietta di Enrico Quatrale. Un gol per tempo e la pratica San Giorgio è archiviata. A nulla serve il gol all’80’ dei beneventani siglato da bomber Ferrante, alla sua quarta marcatura in Coppa, in sole due gare disputate. Bene,dunque, anche il Montecalvo (girone 18), che cala il tris ai danni della Bisaccese. A fissare il risultato le marcature di Casati, a segno dopo soli 15′ di gioco, e Fariello, doppietta nella ripresa. Basta una sola rete al San Tommaso (raggruppamento 19) per avere la meglio sul Mas Avellino. Il gol partita porta la firma di Saldutti al 15′ del secondo tempo. Nuova sconfitta per il Montella che in casa del San Andrea di Conza (gir. 20) perde 3-0. Apre le marcature Strollo al 20′ del primo tempo. A due minuti dalla fine della prima frazione di gioco il raddoppio di Megaro. Nella ripresa ancora Megaro per il definitivo 3-0. Altro ko anche per lo Sporting Serino (gir. 23) sconfitto per 2-1 a Castel San Giorgio. Il Carotenuto (gir. 21) liquida la pratica Rione Mazzini per 3-0. Prima Monteforte al 41′ del primo tempo, poi Aubry e Acierno nella ripresa decidono il match. Completa il tabellone di Coppa, quest’oggi, l’incontro del girone 25 tra Venticano e Real San Sossio. [Nativo]

    Alfonso Caccese

  • Beni,  Beni culturali

    La Madonnina di Largo Croce

    Antonio Stiscia


    [Ed. 00/12/2005] Era la Madonnina di Largo Croce,posizionata a spartistrada tra la Via Rettifilo(Via Roma) e la Strada per  Corsano,un ricordo incancellabile per tutti quelli, che come me, sono nati negli anni cinquanta. Edificata a seguito della visita dei Padri Missionari Redentoristi,avvenuta nel 1954,la Statuina è stata un punto di riferimento per tutti i Montecalvesi,credenti e non,perché legata alla nostra fanciullezza e perché simbolo della nostra tradizione religiosa,fatta di vera fede e semplici cose. Era consuetudine fotografare i bambini ai suoi piedi,per una sorte di sana devozione e per cercare la protezione della Santissima Madre e spesso, chi partiva per terre lontane,soleva portarsene il ricordo,convinto che quella Madonnina del Viandante, potesse proteggerne il cammino nella vita. Abbattuta per la realizzazione di alcune opere di ricostruzione,ben dopo il terremoto del 1962,con l’impegno di ricostruirla nelle fattezze originarie e con il riposizionamento della statuetta,custodita non si sa dove,si aspetta da anni che qualcuno provveda a rifare un monumento che appartiene alla nostra storia,ai nostri ricordi e al pianto capriccioso di tanti bambini che si rivolgevano alla Madonnina per vedersi esauditi i tanti piccoli desideri. Sarebbe troppo facile costruire una nuova polemica,ve ne sono già tante e per cose fatue e a volte incomprensibili,ma come non dolersi del fatto che si creino nuovi sacelli e non si recuperino quelli di un tempo?
    Spero che questo mio umile scritto ,riaccenda la memoria dei tanti e che si ponga finalmente mano alla riedificazione di quella edicoletta,di nessun pregio artistico,ma cara e preziosa ancor di più,perché testimonianza del nostro breve passato,carico di spensieratezza e civile convivenza. [Nativo]

  • Persone

    Antonio De Florio

    Mario Aucelli

    Nato a Montecalvo Irpino il 16/06/1936. Già Dirigente Superiore della Pubblica Amministrazione, è attualmente professore a contratto presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze.
    Esperto di Legislazione e di Politiche Scolastiche, nella sua lunga attività professionale ha percorso, in qualità di docente e/o dirigente, vari gradi di istruzione della scuola, da quella elementare alla secondaria superiore. Successivamente è passato nei ruoli amministrativi della Pubblica Istruzione, ricoprendo gli incarichi di Provveditore agli Studi di Siena, di Firenze e di Sovrintendente Scolastico per la Toscana.
    Negli studi da lui condotti, appaiono notevoli quelli sull’integrazione scolastica dei disabili, anche grazie alla sua pluriennale attività di docente nei Corsi di Specializzazione Polivalente. È stato Responsabile del Servizio Aggiornamento dell’IRRSAE (oggi IRRE) della Toscana e Vicepresidente dello stesso Istituto.
    Notevolissima la sua attività pubblicistica: iscritto all’Albo dei Giornalisti della Toscana, ha pubblicato molteplici articoli sulle più importanti riviste di politica scolastica, quali: “La Vita Scolastica” (Ed. Giunti); “Vita dell’ Infanzia” (Opera Montessori); “Rassegna dell’Istruzione” (Ed. Le Monnier); “Rivista dell’Istruzione” (Ed. Maggioli); “Diritto allo Studio” (Ed. Armando).
    È stato altresì Direttore Responsabile della Rivista “Scuola Toscana” e Direttore, insieme all’Avvocato Corrado Mauceri, della Collana di Legislazione Scolastica (Ed. Giunti). Le sue opere più rilevanti sono: Nuovo commentario di legislazione dell’istruzione elementare (Ed. Giunti-Lisciani); Come organizzare l’integrazione dei soggetti handicappati (Ed. Giunti-Lisciani); Handicap e funzione sociale della scuola (Ed. Del Cerro).
    Ha contribuito, insieme ad altri autori, alla stesura di vari altri volumi attinenti alla politica scolastica e alla formazione dei docenti. Meritano, inoltre, di essere menzionati, per l’attualità delle loro argomentazioni, almeno i seguenti altri testi: Il nuovo ruolo del dirigente scolastico; Autonomia e dirigenza nella scuola; Il problema dell’autonomia scolastica e il ruolo del dirigente scolastico, tutti pubblicati per i caratteri delle Edizioni ETS.

    [Crediti│Foto: Mario Aucelli]

    [Bibliografia di riferimento]
    [Mario Aucelli –  La memoria restituita – La mente. Irpinia Libri, Av, 2026]

  • Cronaca

    Agricoltura, manodopera cara

    [Ed. 00/00/0000] Montecacalvo Irpino AV – Una politica agricola più mirata atta a conferire valore al prodotto finito con un prezzo che crei redditività.
    L’appello lo lancia l’assessore allo sviluppo, promozione, commercio ed artigianato Nicola Serafino del Comune di Montecalvo Irpino da sempre attento al trend economico del comparto agricolo e alle sue ricadute territoriali.
    “Attualmente- spiega Serafino- i prezzi non sono sufficienti a coprire il prezzo della manodopera”.
    “Questo non comporta reddito- aggiunge- e produce tagli occupazionali”.
    Da qui la preoccupazione dell’assessore al ramo, che auspica un modello di politica agricola più attinente al territorio e alle sue singole esigenze, con una stabilizzazione sui prezzi, al fine di reggere anche la competitività sui mercati internazionali .
    “Nonostante gli aiuti comunitari- continua Serafino- quella del settore agricolo è una crisi di ampio respiro non solo nazionale ma di carattere internazionale che si ripercuote sulle zone interne e dunque anche nel nostro territorio”.
    Per l’assessore, la via per uscire dalla particolare congiuntura negativa consiste in un controllo più razionale e sapiente sui prezzi alla produzione al fine di innescare una adeguata fonte di ricchezza che abbia i suoi benefici sul versante occupazionale e lavorativo. Intanto, si muove con progetti ambiziosi il lavoro dell’assessorato allo Sviluppo del paese ufitano.
    Tra le proposte da inserire all’interno del Puc (piano urbanistico comunale), avanzate da Serafino, c’è quella di realizzare un campo da golf nel territorio di Montecalvo e una pista per eliporto.
    “Due programmazioni- mette in evidenza- idonee a creare sviluppo e ad attrarre, nel contempo, investitori esteri”. Previsti una serie di confronti anche con le amministrazioni del vasto comprensorio sulle politiche territoriali. [Nativo] [www.denaro.it]

    Redazione

  • Cultura,  Cultura e tradizione

    La Pacchiana

    Breve descrizione del costume tipico Montecalvese

    Antonio Stiscia

    [Ed. 18/02/2005] Quando si parla di pacchiano,nel gergo corrente ,ci si rifà ad un modo di essere e di vestirsi stravagante e appariscente privo cioè di quella classe e/o di quel decoroso equilibrio che  offende i canoni della bellezza estetica.
    Non è certamente il nostro caso, il termine PACCHIANA, nella originaria etimologia, si rifà ad una manifesta voglia di divertimento, di allegria, un miscuglio di odori e sapori, di canti e tarantelle che facevano pensare alla Pacchia.
    Il costume montecalvese “La Pacchiana” ;non può considerarsi nemmeno tale per il semplice fatto che viene indossato, ancor oggi, da molte donne anziane fatto questo che lo rende un reperto vivente storico, culturale, antropologico in continua evoluzione.

    Descrizione del vestito-costume

    Intimo
    Mutandoni ampi lunghi fino al ginocchio, arricchiti di merletti(puntine) di varie forme, spessori e colori, che si intravedevano nei momenti più o meno naturali del corpo e che si manifestavano durante i balli sfrenati del tempo-tarantelle… Particolarità dei mutandoni è che prevedevano uno spacco nel mezzo per consentire il rapido e riservato esercizio degli elementari bisogni corporali..
    L ‘effetto, sicuramente sexy, veniva accentuato dalla presenza di Calzettoni di lana spessa, di colore nero, fermati a mezza coscia con nastri e reggi calze a molla.
    I calzettoni venivano realizzati con una tecnica particolare, con 3 o 4 ferri di acciaio, che consentivano la realizzazione delle calze, quasi su misura, della fanciulla o signora che fosse, conservando quella tenuta e aderenza, necessaria nei tanti momenti della vita. (continua)
    La camicia e il sottanino erano la biancheria intima, la cui funzionalità e rimarcata dalla parola, la particolarità era dovuta alla tramatura del tessuto che significava la condizione sociale della donna, ma sempre con una finezza, grazia e sapiente utilizzo dei materiali.
    Le Scarpe venivano realizzate in cuoio e pelle dagli abilissimi artigiani montecalvesi (scarpari) il cui altissimo numero oltre 100, per tutto il decorso secolo,rappresentarono una formidabile realtà economica per il paese.
    Le scarpe di Montecalvo, realizzate su misura, conobbero un successo territoriale grandissimo, alcuni scarpai meritarono l’appellativo di maestri (masti) per la perfezione e la bellezza delle loro creazioni.
    L abito vero e proprio era cost composto:
    Gonna in lana castorino di colore nero, con applicazioni in cotone e/ o filo bianco, solo sotto la parte inferiore, quella cioè non coperta dal vantesino.
    Vantesino: parola di chiara derivazione latina (ante- sinum) a significare la particolare destinazione del manufatto.
    Realizzato in panno di lana di colore verde erba, con  ricami, applicazioni (varianti in stoffa anche di colore nero, di seta in bianco con ricami a rilievo e perline nel vestito da sposa).
    Corpetto: avente la chiara funzione strategica di sorreggere il seno anche alle poco dotate, era realizzato in panno a strati e con accorgimenti nei bordi a mo di antiurto, con la funzione di tenere ben coperta la parte posteriore della cassa toracica, particolarmente vulnerabile nelle donne.
    Particolarità del corpetto  (buttunera) e la presenza di una doppia fila di bottoni di argento di forma discoide, aventi la funzione di mettere in risalto la condizione della donna maritata.
    La Cammisola, camicia importante con pizzi agli orli di color senape e con evidenti ricami a punto croce e/o spugnetta con le iniziali della ragazza e/o della famiglia.

    Copricapi:

    Tovaglia: copricapo in lino grezzo, che come dice la parola aveva una funzionalità che andava oltre il semplice copricapo, infatti la grandezza, la forma rettangolare e il tipo di tessuto facevano si che il copricapo, alla bisogna poteva diventare un giaciglio, una tovaglia da cucina o un necessaire per i fanciulli.
    Pannuccia: copricapo in lino fine  per le grandi occasioni, con ricami a punto croce e frangiatura a cascata sulle spalle.
    Maccaturo: copricapo in lana di color carne (nero in caso di lutto) che cade sul laterale delle guance, ricco di frange annodate, sovrastato da ricami a bassorilievo in spugna, con motivi floreali.
    Il costume da pacchiana aveva numerose varianti, dovute alla condizione della donna e infatti si ha un costume da bambina, da giovinetta, da donna promessa, da donna sposata, da vedova (tutto in nero).
    Discorso a parte merita il Vestito da Sposa , che non prevede alcun  copricapo, ma uno scialle in seta con fronzoli, il vestito tutto in bianco, conserva la gonna nera e un vantesino bianco ricco di ricami a bassorilievo con l’apposizione di perline anche vitree di vario colore. [Nativo]

  • Cultura,  Storia

    La Valle del Miscano – Montecalvo Irpino

    Giovanni Bosco Maria Cavalletti

    2 Panorama – Lato Est

    [Ed. 00/00/0000] Che sia lo spettacolare burrone del Fosso Palumbo ricamato di grotte arrampicantisi tortuose verso l’antica chiesa collegiata di Santa Maria, o che sia il dolce ondulare del paese che, ormai in declivi di nuove costruzioni, stringe, abbracciandolo verso l’alto, l’imponente castello feudale, Montecalvo offre, da Nord o da Sud, un primo suo volto accattivante e misterioso (foto 2). Dal grande piazzale del castello lo sguardo spazia intorno ai quattro punti cardinali. Da Ovest a Nord si domina l’intera Valle del Miscano con la vista di Buonalbergo, di Casalbore, di Ginestra degli Schiavoni, delle alture di Castelfranco e della Dormiente del Sannio. Da Sud a Est la Valle dell’Ufita con i paesi della Baronia e il massiccio del Partenio con, nelle belle giornate di cielo pulito, il santuario di Montevergine. Le gialle arenarie dei calanchi, i misti profumi di acacie e ginestre, gli orti squadrati dalle esperte mani dei contadini, ereditarie di tecniche agricole trasformate in arte dal tempo, creano una particolare attrazione che invita, man mano, l’eventuale turista o l’occasionale passante, a raggiungere il centro dell’intero contesto. E qui, tra gli sberleffi delle maschere in pietra poste a proteggere il paese dagli spiritelli maligni, nei vicoli ricchi di fregi e portali, attraversando suggestivi sottopassaggi dai quali improvvisi si offrono allo sguardo stupito sprazzi di cielo e incantevoli dirupi, e possibile rivivere le eccitanti emozioni che il grande Musorgskij dovette provare se e vero, come si ha per tradizione, che ospite al castello di Montecalvo della sua compatriota Maddalena Pignatelli, compose la celeberrima sinfonia ” Una notte sul Monte Calvo”(foto 3) . Effettivamente la duchessa Maddalena Pignatelli, figlia di Pietro Fesenko, consigliere dello zar Nicola II, aveva frequentato, in gioventù, la corte moscovita ed e probabile che li avesse conosciuto il celebre musicista. Il fascino arcano che promana dal cuore del paese, soprattutto in quelle strette e bizzarre stradine del Trappeto, ove pare che il cielo precipiti giu per calanchi, predispone il volenteroso a dare credito agli antichi racconti di streghe che avrebbero ispirato la celebre sinfonia. E cosi sembra di sentire ancora nell’aria il fruscio delle agili scope con cui le leggendarie janare, nelle tempestose notti lunari solcavano il cielo montecalvese per raggiungere il mitico noce di Benevento. E nell’origine stessa del Mito e l’inizio della storia medioevale di Montecalvo. Il Longobardi beneventani, al cui patrimonio culturale tante figure fantastiche furono attinte dagli antichi abitanti della Valle del Miscano, furono gli iniziatori cruenti di una nuova civiltà, frutto della fusione dei caratteri germanici con quelli sannito-latini attraverso la mediazione cristiana. Fu nel VI secolo che nacque l’embrione della Montecalvo attuale.