-
Uova di Pasqua distribuite a spese del Comune nelle scuole. E’ polemica politica
[Edito 07/04/2004] Montecalvo Irpino AV – Ieri sono state distribuite circa 440 uova di Pasqua di cioccolato agli alunni delle scuole dell’infanzia, elementari e medie, compresi docenti e personale amministrativo. Le uova sono un regalo dell’assessore alla pubblica istruzione Gianni Iorio e del sindaco Alfonso Caccese. Le uova erano accompagnate da un bigliettino che augurava una buona Pasqua. “Come Comune, come sempre, abbiamo distribuito un dono per Pasqua – dice Gianni Iorio, assessore alla pubblica istruzione e portavoce della Margherita – è un gesto di pace, visto che c’è tanta guerra in giro. Magari ci sono bambini che non lo avrebbero avuto e noi abbiamo pensato di fare un piccolo gesto”. Ma subito si sono scatenate le polemiche. L’opposizione teme che si tratti di un modo per farsi pubblicità da parte di uno dei possibili candidati a sindaco, in modo gratuito a spese della collettività. “I bambini non votano e neanche i genitori si fanno convincere da queste strategie di bassa lega – dichiara Pompilio Albanese, segretario di Rifondazione Comunista – stupisce che non sia stato fatto per 10 anni e lo si fa solo ora. Sarebbe stato bello se era un modo di avvicinare i bambini alla pubblica amministrazione ma non in prossimità della campagna elettorale”. Ad Albanese fa eco Carlo Pizzillo, leader del movimento civico. “Se sono state distribuite a spese personali del sindaco e dell’assessore, non ho nulla da dire – dichiara Carlo Pizzillo – ma se sono a carico della collettività, quanto meno mi sembra poco etico. D’altra parte in questo senso ci sono diversi segnali sgradevoli. Quest’anno, non si sa perché, le cure termali per i cittadini, che sono a carico dell’amministrazione, sono state anticipate a maggio anziché nel tradizionale mese di ottobre. Questo non mi sembra un modo corretto di procedere”. Alleanza Nazionale, attraverso il presidente di circolo fa notare che gli insegnanti del plesso di via Fano è da molto tempo che chiedono la sistemazione del pavimento all’ingresso e che non riescono ad avere risposta, per le uova (si parla di circa 2.500 Euro), invece, i fondi sono stati trovati. Anche AN pone l’accento sulla questione delle cure termali
Redazione
-
Margherita. Non c’è ancora accordo sul sindaco
[Edito 07/04/2004] Montecalvo Irpino AV – Nulla di fatto nella riunione della Margherita di ieri sera. I gruppi del fiorellino sono ancora lontani tra loro. Non c’era l’accordo sul candidato a sindaco. Continua il duello a distanza tra Giancarlo Di Rubbo e Gianni Iorio che non molla. L’assessore alle politiche sociali non è disponibile a fare un passo indietro come gli viene chiesto di fare da più parti nel partito. Quando andiamo in stampa è in corso un’altra riunione dalla quale è possibile che sia venuto fuori il nome del candidato. Sul fronte opposto il movimento approfitta sempre di più del vantaggio che gli stanno offendo gli avversari. Carlo Pizzillo veleggia tranquillo verso la candidatura e nel frattempo, mentre gli altri devono ancora decidere, già sta incontrando l’elettorato al quale si presenta in forma quasi ufficiale. Intanto nel movimento sono state istituite le commissioni per il programma elettorale. Una novità assoluta per la politica locale. Di cosa di tratta? Gruppi di simpatizzanti e di gente comune che si riuniscono intorno ad un tavolo, divisi per aree, e che intavolano i problemi dei cittadini, i problemi veri della vita quotidiana, ai quali cercheranno una soluzione da sottoporre agli elettori in campagna elettorale. Insomma veri e propri comitati di cittadini che mettono a punto l’impegno da proporre ai concittadini. D’altra parte non poteva essere diversamente. I cavalli di battaglia delle ultime 4-5 campagne elettorali oramai sono obsoleti, superati dai fatti. Ci riferiamo al Comparto Nicola Pappano, alle casette asismiche ed alla ricostruzione post terremoto. Sono opere oramai in via di archiviazione che difficilmente infiammeranno la campagna elettorale. Oggi i temi sono altri e non possono più aspettare: ripresa dell’economia locale, lancio effettivo e scientifico del Turismo, vie di comunicazione (interne ed esterne), modernizzazione dell’abitato in termini di infrastrutture di servizio moderne, incentivazione dell’insediamento d’impresa, urbanizzazione di diverse aree rurali oramai di fatto già urbane in termini di residenti ma non in quelli di servizi, qualità della vita degli abitati. Un capitolo a parte merita la Pubblica Amministrazione, oggi assolutamente disordinata, che necessita di un assetto organizzativo che la metta in condizione, insieme alla nuova classe dirigente politica, di affrontare le sfide del dopo 2006 quando i finanziamenti straordinari a pioggia cesseranno definitivamente e gli Enti Locali dovranno essere in grado di ricercare finanziamenti ordinari e presentare progetti validi. Sfida affrontabile ma che non può prescindere dall’organizzazione funzionale degli assessorati ai quali devono essere assegnate unità lavorative con mansioni precise supportate da efficienti sistemi informatici.
Angelo Corvino
-
Venerdi santo
[Edito 09/04/2004] Montecalvo Irpino AV – Per tutta la mattinata e il pomeriggio, l’altare dell’Adorazione, allestito nella navata sinistra della Chiesa Madre di S. Maria, è stato visitato da numerosi montecalvesi, che si sono fermati in preghiera davanti a Gesù Eucaristia. In serata è stata celebrata l’Azione Liturgica del Venerdì Santo con la lettura della Passione secondo l’evangelista Giovanni, il bacio della Croce e la Comunione Eucaristica.
Redazione
[Credit│Foto/Antonio Cardillo]
-
L’ MCM presa di mira dai ladri
Redazione
[Edito 00/12/2004]Continuano i furti in paese, dopo l’ Oasi ad essere caduta nel mirino dei ladri è l’ azienda dei Mastantuono, tra le più importanti risorse economiche del paese, leader nel mercato del calcestruzzo. Il furto è avvenuto sabato 04 a notte inoltrata.
I ladri, dopo aver messo fuori uso il sistema di allarme, sono entrati all’ interno dell’ impianto ed hanno portato via due motrici ed un camion ribaltabile. Un danno stimabile intorno ai 250mila euro. -
Annullati i festeggiamenti di fine anno
Redazione
[Edito 00/12/2004] Il comune di Montecalvo Irpino ha annullato alcune manifestazioni previste per la fine dell’anno, in seguito alla solidarietà dimostrata nei confronti delle vittime del maremoto nel sud-est asiatico. L’amministrazione comunale, in collaborazione con l’associazione Vita, distribuirà candele della solidarietà che potranno essere accese dalle 20:00 alle 24:00 in memoria delle vittime dello tsunami. -
Il dopo Scotellaro: trasformazioni epocali nel mondo contadino meridionale
Angelo Siciliano
[Edito 25/09/2003] Percorrendo in auto le strade del Mezzogiorno d’Italia, in Irpinia, Puglia, Basilicata e Calabria ci s’imbatte spesso in antiche masserie e case agricole abbandonate. I loro muri perimetrali resistono ancora alle ingiurie del tempo, ma i tetti sono in parte o in tutto sfondati. È la conseguenza dell’abbandono, a seguito dei notevoli cambiamenti succedutisi, anche nel mondo contadino, nella seconda metà del Novecento. Le masserie, le Regiae massariae, erano il sistema d’organizzazione feudale dell’agricoltura, introdotto nel XIII secolo dall’imperatore Federico II, giunto sino a noi a metà Novecento. Ad occhio, s’intuisce che alcune di quelle masserie dovevano essere splendide, quando erano abitate e funzionanti, con centinaia di ettari di terra coltivata. Ancora oggi se ne può immaginare il decoro e la vitalità. Orgogliosi dovevano esserne i massari, che di solito ne erano gli affittuari, perché i proprietari, nobili o borghesi, risiedevano in città. I massari, che giravano a cavallo o col calesse (sciarabàllu), da quelle case-aziende gestivano, da padroni assoluti, stuoli di lavoratori ingaggiandoli nelle piazze dei paesi. Qui si radunavano i braccianti (jurnatiéri), che accorrevano talvolta anche da paesi lontani, per offrire le proprie braccia, dove si presumeva che vi fosse lavoro a sufficienza. Alcuni dei lavoranti per i massari, per la verità solo una piccola minoranza, erano assunti a metà agosto, con contratto annuale, e prendevano servizio l’otto settembre successivo. Si trattava di ualàni (bifolchi, bovari), lavuratóri (uomini in grado di svolgere differenti tipi di lavori), serve, picuràli e purcàri (pecorai e porcai). A parte le serve, erano detti tutti uarzùni (garzoni) e facevano ritorno alle proprie case ogni quindici giorni (quinnicìna), per rinsaldare il rapporto affettivo familiare, per la pulizia personale e la biancheria pulita. Lo ualànu era il capo dei dipendenti del massaro. Ne aveva la responsabilità, era pagato meglio degli altri, ma si alzava all’una di notte, per avviare le mucche al pascolo, e di giorno arava la terra con un aratro (pirticàra) tirato da due buoi aggiogati (rétina, parìcchju di vuóvi). Grave era lo sfruttamento del lavoro minorile sia nelle campagne che nelle botteghe artigiane. Già dall’età di cinque o sei anni, i minori, senza distinzione di sesso, erano obbligati a collaborare nel lavoro dei campi con i propri familiari. Alcuni maschietti erano affidati dalle proprie famiglie ai massari, come uarzùnciéddri, e lavoravano per anni interi come pastorelli. La loro paga annuale era costituita di solito da un maialino, che era ritirato dalla famiglia di appartenenza. Crescevano da analfabeti e tornavano a casa dalle proprie madri, solo in occasione delle feste religiose importanti che si tenevano in paese. Anch’essi potevano cambiare padrone a metà agosto. I dipendenti assunti per un anno intero erano detti salariati fissi, perché avevano diritto a ricevere vitto e alloggio dal massaro. Percepivano il salario per l’intero anno, sia in denaro che in beni, cioè grano, formaggio e maialini da fare allevare alle proprie consorti. Alcuni uarzùni ottenevano, dal massaro, la concessione di qualche pezzo di terra a mezzadria (tèrr’a la parte), da far coltivare alle proprie consorti. I braccianti, invece, erano assunti a tempo determinato, manodopera per i lavori più vari: zappatori, mietitori, raccoglitori, potatori, boscaioli ecc.. Erano pagati a giornata. Un’altra figura rilevante era il fattore. Egli curava gli interessi, facendone spesso le veci, del grande proprietario terriero che aveva scelto di dedicarsi personalmente alla coltivazione delle proprie terre, senza cederle a un massaro. Le colombaie delle masserie sono disertate da decenni dagli abituali frequentatori, i colombi. In qualche edificio rurale abbandonato, se i locali a piano terra sono ancora agibili, li si adopera come deposito di macchine e attrezzi agricoli, e non è raro notare, all’esterno di queste strutture, qualche carcassa malconcia di vecchia auto, in disuso e non rottamata, monumento involontario della civiltà tecnologica che è mutata velocemente. Molte case rurali furono edificate e consegnate ai contadini con i terreni agricoli circostanti, in attuazione della Riforma agraria. Spesso i criteri spartitori erano clientelari, ma quelle case furono abbandonate quasi subito, non appena ci si rese conto che le condizioni di vita erano misere, a causa di un reddito insufficiente, anche per una minima sussistenza. Oggi sono dei ruderi e rappresentano la parte più evidente degli avanzi della civiltà contadina, che ha tentato di innovarsi soccombendo alla modernità. Testimoniano di epoche in cui il 70-80% della popolazione, per lo più analfabeta, traeva sostentamento dalla coltivazione della terra e in parte dall’allevamento del bestiame. Sono i resti di una civiltà secolare, probabilmente millenaria, a cui l’archeologia sociale e l’antropologia, se non l’avessero già fatto, potrebbero rivolgere con profitto la propria attenzione. Il tempo provvederà a cancellare tutto, sotto l’azione disgregatrice degli agenti naturali. -
Dibattito sul film di Mel Gibson “La passione di Cristo”
[Edito 12/05/2004] Montecalvo Irpino AV – Il grande successo dell’ultimo film del regista americano Mel Gibson, ha favorevolmente impressionato e contagiato l’ambiente della nostra comunità parrocchiale, tanto da impegnare il nostro parroco, il vulcanico Don Teodoro Rapuano, nell’organizzazione di un dibattito – conferenza, dove si tenterà di dare risposta alle tante domande che sono sorte spontanee nelle coscienze dei montecalvesi che hanno già visto il film e di quelli che lo vedranno nei prossimi giorni. Interrogarsi e ottenere risposte sulle problematiche che il film di Gibson esprime, particolarmente nella “rappresentazione del dolore” delle ultime dodici ore della vita di Gesù Cristo, espressa con particolare tensione, dimostra senz’altro la volontà di compiere un salto di qualità del nostro modo di essere “cristiani”. Ed è partendo da queste considerazioni che l’incontro dibattito del 12 maggio presso il cinema Pappano si preannuncia come una seria oppurtunità da cogliere per confrontarsi su tematiche fondamentali, come quelle della religiosità, della sofferenza, dell’amore e della tolleranza, oggi alla base della costruzione di un nuovo sistema di vita che più che mai deve essere globale ed incidere sulle coscienze di ogni essere umano. Ringraziamo Don Teodoro, per il tempismo con il quale, ancora una volta è riuscito a percepire e ad essere pronto a rispondere alle esigenze spirituali di tutta la comunità parrocchiale montecalvese. [Nativo]Alfonso Caccese
-
S. Maria antico splendore e nuovi misteri
[Edito 23/03/2002] Montecalvo Irpino AV – Dopo quarant’anni, ieri sera, grazie a don Teodoro Rapuano ed alla buona volontà dei parrocchiani, la chiesa collegiata di Santa Maria Assunta è stata riaperta al culto dei fedeli. L’Arcivescovo di Benevento S. E. Serafino Sprovieri, davanti a centinaia di persone, ha celebrato il rito della nuova dedicazione, rito che in passato hanno già officiato il cardinale Piazza, futuro patriarca di Venezia, nel 1937 e Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, nel 1693, infatti, i vari terremoti hanno, di volta in volta, decretato la chiusura della chiesa. Ma la passione che i fedeli hanno verso la loro chiesa madre ha sempre fatto sì che essa risorgesse; in stile tardo gotico, con i caratteristici archi a sesto acuto e l’inserimento in una navata laterale di una cappella rinascimentale, attribuita da alcuni studiosi alla scuola del Bramante, la chiesa è uno dei luoghi simbolo di Montecalvo. In essa è stato battezzato ed ha celebrato messa, S. Pompilio Maria Pirrotti. L’arcivescovo Sprovieri, nel suo discorso ai fedeli, ha sottolineato la grandezza di S. Pompilio ed a proposito del Santo ha parlato del recente ritrovamento della statua della Madonna dell’Abbondanza: “In questa chiesa manca ancora la padrona di casa – ha detto riferendosi alla statua – cioè la mamma che qui è configurata nella Madonna dell’Abbondanza – a questo punto è stato interrotto da un forte applauso ed ha continuato – che porta con sé un mistero ed è colma di affetto dei nostri avi. Una statua che non è ancora qui – infatti si trova nei depositi della soprintendenza, dove è stata restaurata a tempo di record, in attesa della presentazione ufficiale – ma che lo sarà presto, con il suo mistero che può sembrare inquietante ma che è, per me, esaltante. A guardarla le nostre pupille si riempiono della sua tenerezza. I suoi occhi cosa portano? Portano l’immagine della nostra realtà fatta, spesso, di peccatori. Come i tralci tagliati, l’uomo che si distacca da Dio secca e muore, conserva le sue sembianze ma spiritualmente diventa uno scheletro ed un teschio. Guarderemo la statua con attenzione, ma non per leggervi cattivi presagi”. Alla cerimonia religiosa erano presenti numerose autorità civili tra le quali il sindaco Alfonso Caccese ed Alfredo Siniscalchi, alto dirigente della presidenza del consiglio. Tra le autorità religiose Mons. Pompilio Cristino della curia di Benevento.Angelo Corvino
[Crediti Foto│...] -
La spunta Di Rubbo. E’ lui il candidato
[Edito 13/04/2004] Montecalvo Irpino AV – Sciolto il nodo in casa Margherita. Il candidato a sindaco della coalizione sarà Giancarlo Di Rubbo, 45 anni, maresciallo della Finanza, sposato con Sabrina Montanari con la quale ha due figli. Presta servizio presso il comando dalla Guardia di Finanza di Benevento dove vive da circa 12 anni dopo aver vissuto a lungo a Rimini. I genitori vivevano a Corsano dove lui è nato e con il quale ha mantenuto sempre rapporti stretti al punto che ci torna anche 3-4 volte a settimana. Insomma praticamente è come se non fosse mai andato via. Il suo nome è venuto fuori dalla riunione di mercoledì sera della Margherita. L’ha spuntata sull’altro pretendente Gianni Iorio. Il partito ha decretato la sua investitura e sarà lui che affronterà Carlo Pizzillo nella prossima campagna elettorale. La decisione è stata lunga e sofferta ma alla fine nel partito è prevalsa la linea del buon senso da parte di tutti. Gianni Iorio da uomo di partito ha fatto un passo indietro ed ha lasciato il campo libero all’avversario. “Non potevo spaccare il partito – dichiara a caldo Iorio – era una responsabilità troppo grande”. Ora si registrano animi sereni in casa del Fiorellino dove si punta alla formazione della lista. D’altra parte sarebbero stati anche fissati i criteri per la nomina degli assessori. Tranne ripensamenti i posti nell’esecutivo, in caso di vittoria, saranno affidati agli eletti che prenderanno più voti, uno stimolo in più a darsi da fare. Fa eccezione la carica di vicesindaco che dovrebbe andare a Gianni Iorio, salvo una sua disfatta elettorale. “Ringrazio il partito e soprattutto Alfonso Caccese che mi ha indicato come suo sostituto – dice Giancarlo Di Rubbo – dico sostituto perché lui sarà nella lista e sarà il capolista. Ringrazio anche Iorio, uomo di partito, che nella dialettica politica ha accettato di farmi fare il candidato a sindaco. Ringrazio tutti gli esponenti del partito. Ora siamo tutti uniti con serenità e tranquillità. Alcuni avrebbero preferito Iorio per la maggiore presenza tra la gente. Ma ognuno di noi ha avuto un ruolo nell’amministrazione, siamo stati tutti bravi e siamo riusciti a fare quello che abbiamo fatto. Spero di continuare con la stessa squadra di prima. Ora dobbiamo pensare ad ultimare la lista che è quasi ultimata ed affrontare la campagna elettorale”. [Credit Foto│Franco D'Addona]Angelo Corvino
-
Le BOLLE della MALVIZZA
Mario Sorrentino
[Edito 00/00/0000] Viene così chiamato un luogo in cui si manifesta un fenomeno di vulcanesimo minore con fango perennemente ribollente.
Nelle immediate vicinanze di questo posto dal nome un po’ sinistro sorgeva un tempio italico molto probabilmente dedicato alla dea Mephites, divinità importante nel pantheon sannita. Era una dea che si ritiene sia stata collegata ritualmente agli Inferi e, di conseguenza, all’alternarsi delle due opposte stagioni della primavera e dell’autunno, come la Proserpina latina e la greca Persèfone, e, cosa rilevante per la Malvizza (che era crocevia di tratturi e importante stazione dell’antico e principale tratturo tra Pescasseroli (Abruzzo) e Candela (Puglie), questa dea era anche invocata nei culti di fertilità degli animali (pecore,essenzialmente) che a milioni di capi transitavano e si fermavano in questo nostro luogo in primavera e in autunno. La transumanza che interessava il nostro territorio sino alla metà degli anni ’50 del secolo appena trascorso era cominciata nei lontanissimi tempi preistorici, prima di tutto come migrazione spontanea delle mandrie degli animali bradi, richiamati alternativamente dai prati estivi di montagna e quelli invernali di pianura; per finire poi come spostamento organizzato da parte delle varie civiltà umane succedutesi nei territori attraversati dal tratturo (da noi, popoli della civiltà appenninica, sanniti, romani, ecc.)
Dobbiamo al dott. Roberto Patrevita, del museo archeologico di Ariano Irpino, l’informazione che alla Malvizza sono stati trovati, durante gli scavi per un invaso d’irrigazione, alcuni reperti di un tempio italico, tra i quali una antefissa di terracotta del frontone del tempio, con su effigiato in rilievo un volto femminile visto di profilo, probabilmente proprio quello della dea Mephites. Il prezioso reperto si trova attualmente a Benevento, custodito dalla “Sovrintendenza per i beni archeologici delle province di Benevento, Avellino e Salerno” (non sappiamo se visibile per il pubblico).
Sempre il dott. Patrevita ci ha informati che templi italici dedicati alla dea Mefite erano dislocati un po’ dappertutto lungo il percorso del tratturo Pescasseroli-Candela, tra i quali, non lontani dalla Malvizza, quello di Casalbore, altra importante stazione del tratturo (probabilmente distrutto durante la seconda Guerra Punica, nel 217 a.C.) e un altro nel territorio di Greci, i cui reperti sono custoditi nel museo archeologico di Ariano Irpino.
In una delle nostre immagini è possibile scorgere in distanza la quercia centenaria che domina solitaria gli scavi di Aequum Tuticum. [Nativo]

















