Beni

  • Beni,  Beni artistici e storici

    Il palazzo Pizzillo

    Il ramo atripaldese della famiglia Pizzillo acquistò la parte del palazzo Bozzuti già residenza del barone Battimelli, marito di Antonia Bozzuti, stabilendovi la sua residenza. 

    […] Sullo storico palazzo, già Bozzuti-Battimelli, campeggia lo stemma in pietra bianca raffigurante un pozzo sostenuto da un leone con una stella ad otto punte in capo, e, nella campagna, un’ostrica, elemento già presente nello stemma Bozzuti.
    Il tutto è sormontato da una corona che, nonostante rotta nel suo apice, parrebbe essere baronale.
    Il leone, il pozzo, o in altre varianti la fonte zampillante, e la stella ad otto punte, sono gli elementi dello stemma Battimelli, mentre l’ostrica è emblematica di casa Bozzuti.
    Potrebbe trattarsi, quindi, dell’originaria rappresentazione araldico familiare Battimelli-Bozzuti che i Pizzillo avrebbero fatto propria in virtù della presenza del pozzo (piccolo pozzo Pozzillo, da cui Pizzillo) nella raffigurazione blasonica.

    Per gentile concessione di Giovanni Bosco Maria Cavalletti, Storia di Montecalvo Irpino, opera in allestimento. 

    Redazione

  • Beni,  Beni artistici e storici,  Il nostro passato

    Palazzo De Santis

    Il monumentale portale De Santis in Via Santa Maria – Secolo XVI – Il palazzo di famiglia è crollato a seguito di eventi sismici.


    […] La famiglia de Santis, di origine spagnola, si stabilì nel Regno di Napoli nel XVI secolo.
    Bartolomeo de Santis, con bolla di Papa Pio IV dell’11 febbraio 1562, divenne arciprete della chiesa abbaziale di San Nicola di Bari in Corsano. Nel 1573 era abate della stessa chiesa.
    Prospero, figlio di Gaetano e di Rosa Antonini dei baroni di San Biagio, originario del Vallo di Diano (SA), sposato con la signora Diana di Natale dei baroni di San Mauro, dottore in utroque nel 1701, fu celebre medico del collegio di Salerno.
    Girolamo, figlio di Prospero e di Diana di Natale, sposato con la signora Rachele Mezzanelli, dottore in utroque nella seconda metà del Milleseicento fu agente generale e viceduca di Montecalvo […]

    Per gentile concessione di Giovanni Bosco Maria Cavalletti, Storia di Montecalvo Irpino, opera in allestimento. 

    Redazione

     

  • Beni,  Beni artistici e storici

    DIANA ed EROS

    Ubicazione: Collezione privata -Montecalvo Irpino AV

    Mario Sorrentino

    Nel passato anche recente del nostro paese, come del resto in quello di molte parti del Sud, i redditi agrari costituivano ancora la principale fonte di guadagno per le varie classi della popolazione. Ma la loro suddivisione non veniva fatta esattamente secondo giustizia e impegno nella valorizzazione dei campi tra i lavoratori della terra e i proprietari di questa, per dirla senza ipocrisie fuori luogo ed eccessive ed approfondite analisi socio-economiche.
    L’accumulo delle ricchezze esclusivamente nei patrimoni della élite, poco o molto che esse fossero, ebbe però a volte un risultato che nel corso del tempo si è rilevato un insperato arricchimento sul piano culturale-materiale per tutti, ricchi e poveri. Intendo dire che spesso vennero a trovarsi nelle mani di alcuni redditieri illuminati i cospicui mezzi per investire in opere d’arte e nell’architettura. Ora, anche nella nostra Montecalvo qualcosa delle buonissime capacità artistiche che fiorirono nel Meridione – escluse le egregie architetture dei palazzi cadute sotto i colpi di maglio dei terremoti che ci vengono a visitare con ciclo quasi trentennale, e definitivamente trasformatesi in orribili ricostruzioni moderne, per l’insipienza di geometri, architetti e pubblici amministratori – escluse queste, dicevo, vi sono fortunatamente altre belle opere che attestano quali eccellenti prodotti dell’arte statuaria e figurativa seppero assicurarsi per l’ornamento dei loro palazzi alcuni montecalvesi appartenenti alla classe egemone.
    Per stare sempre al nostro paese, vi è in una dimora privata un gruppo statuario in marmo translucido raffigurante la dea Diana in corsa, con un graziosissimo Eros bambino che le ballonzola sulle spalle. Anche la dea è splendida, come si può constatare sia pure soltanto dalle nostre fotografie. La figura della giovane donna è quasi a grandezza naturale (tre quarti o quattro quinti, circa).
    Il gruppo è opera di Fedele Caggiano, che ha lasciato incisa la sua firma sul retro del piedistallo marmoreo con la dicitura Fedele Caggiano F., in cui “F” sta per “Fecit”.
    Fedele Caggiano (1804 – 1880) era uno scultore nato a Buonalbergo e attivo a Napoli, dove aveva una bottega d’arte. Era un seguace della scuola napoletana nata attorno al Gemito, ma che per l’ispirazione si rifaceva al Canova, come tra l’altro attesta chiaramente questa sua opera di Montecalvo.
    Fedele Caggiano era padre di Emanuele, scultore anche lui, formatosi molto probabilmente nella bottega napoletana del padre, e autore tra l’altro della statua di Federico II, che si trova a Piazza Plebiscito, davanti alla Reggia di Napoli.

  • Beni,  Beni artistici e storici

    Portale PALAZZO DUCALE

    Ubicazione: Via Santa Maria – Montecalvo Irpino AV

    Prestigioso portale rinascimentale in arenaria, datato al 1505, il cui arco è caratterizzato da decorazioni scolpite, tra cui due medaglioni laterali. Il fornice dell’arco è fiancheggiato da due paraste, impostate su un’alta base e lavorate in rilievo con scanalature. I capitelli sono in stile ionico a volute e reggono una trabeazione modanata e dentellata. La decorazione dell’arco mostra, tra gli altri motivi, lo stemma della famiglia Gagliardi , signori di Montecalvo nella prima metà del XVII secolo, dopo i Carafa e i Pignatelli di Paglieta. Lo stemma, presente in corrispondenza dei due capitelli, mostra una fascia inclinata da destra a sinistra e due gusci d’ostrica collocati, rispettivamente, nella parte superiore ed inferiore dello scudo. Quest’ultimo è, altresì, presente nel quarto quadro scolpito in entrambe le parti all’interno dei piedritti che, come l’intradosso dell’arco, é interamente percorso da formelle scolpite con motivi araldici e decorativi. L’arco conduce ad un ampio spazio aperto, ove un secondo portale introduce ad un ambiente che conserva ancora le sue forme originarie.
    [Crediti│Testo - CTC Centro turismo culturale]

    Redazione

    [Bibliografia di riferimento]
    [Cavalletti G.B.M. Montecalvo dalle pietre alla storia, Poligrafica Ruggiero, Avellino, 1987]
    [AA.VV., Progetto Itinerari turistici Campania interna: la valle del Miscano, Volume 1 , P. Ruggiero, Avellino, 1993]

  • Beni,  Beni artistici e storici

    CASTELLO – PALAZZO DUCALE

    Ubicazione: Via Dietro Corte – Montecalvo Irpino AV

    Posizionato nel punto più alto del territorio montecalvese, il Castello fu eretto probabilmente nel XII secolo sul luogo di un antico tempio e di una successiva rocca romana, che costituì il rifugio degli scampati alle guerre sannitiche provenienti da alcuni insediamenti vicini distrutti. Ai tempi di Ruggero il Normanno, che vi dimorò nel 1137 durante la guerra con il cognato Rainulfo, conte di Avellino, il Castello era al centro di una cerchia muraria che circondava la sommità del colle ed era dotata di numerose porte d’accesso. Dopo che il terremoto del 1456 ne provocò il crollo totale, sul suo luogo sorse un nuovo e diverso edificio che, sottoposto nuovamente a modifiche e migliorie volute nel XVI e nel XVII secolo dai Carafa e dai Gagliardi, fu trasformato in palazzo comitale (1525) e più tardi ducale (1611) . Le ricostruzioni, che incorporarono anche le torri della porta del Monte, privata della sua originaria funzione di passaggio, comportarono l’abbandono delle forme originarie e conferirono all’edificio l’aspetto del palazzo gentilizio più che quello di fortezza. Nuovi interventi di ampliamento interessarono l’edificio nel XVIII secolo (al periodo dei Pignatelli risale l’apposizione di imponenti bastioni oltre alla sistemazione di alcuni locali). Sempre restaurato a seguito degli eventi sismici succedutisi nei secoli, l’edificio fu parzialmente distrutto dai terremoti del 1930 e del 1962. Adibito, prima di questa data, a sede di scuole, esso fu poi impropriamente utilizzato per posizionarvi le antenne di alcune radio locali. L’originaria estensione del palazzo era tale da raggiungere la chiesa di Santa Maria Maggiore, alla quale si accedeva direttamente tramite una porta interna, fino alla suddetta porta del Monte. Allo stato attuale l’edificio é anticipato da un prestigioso portale rinascimentale in arenaria, datato al 1505, il cui arco è caratterizzato da decorazioni scolpite, tra cui due medaglioni laterali. Il fornice dell’arco è fiancheggiato da due paraste, impostate su un’alta base e lavorate in rilievo con scanalature. I capitelli sono in stile ionico a volute e reggono una trabeazione modanata e dentellata. La decorazione dell’arco mostra, tra gli altri motivi, lo stemma della famiglia Gagliardi , signori di Montecalvo nella prima metà del XVII secolo, dopo i Carafa e i Pignatelli di Paglieta. Lo stemma, presente in corrispondenza dei due capitelli, mostra una fascia inclinata da destra a sinistra e due gusci d’ostrica collocati, rispettivamente, nella parte superiore ed inferiore dello scudo. Quest’ultimo è, altresì, presente nel quarto quadro scolpito in entrambe le parti all’interno dei piedritti che, come l’intradosso dell’arco, é interamente percorso da formelle scolpite con motivi araldici e decorativi. L’arco conduce ad un ampio spazio aperto, ove un secondo portale introduce ad un ambiente che conserva ancora le sue forme originarie. L’esterno del castello é caratterizzato da alte cortine murarie esterne e bastioni settecenteschi presenti nel settore nord-ovest. Tale perimetro sorse sui resti di una antica rocca romana che, soggetta a molteplici interventi, fu gradualmente trasformata e dotata, probabilmente, di quattro torri piuttosto che delle due attualmente visibili L’angolo settentrionale del palazzo mostra uno stemma, questa volta della famiglia Carafa, mentre altri stemmi sono visibili presso alcune finestre. In particolare, lo stemma Carafa appare nella versione inquartata con quella degli Orsini, giacché a questa famiglia apparteneva Francesca, moglie del primo conte di Montecalvo.
    [Crediti│Testo - CTC Centro turismo culturale]

    Redazione

    [Bibliografia di riferimento]
    [Cavalletti G.B.M. Montecalvo dalle pietre alla storia, Poligrafica Ruggiero, Avellino, 1987]
    [AA.VV., Progetto Itinerari turistici Campania interna: la valle del Miscano, Volume 1 , P. Ruggiero, Avellino, 1993]

    FOTO Gallery

  • Beni,  Beni artistici e storici

    Statua dell’Angelo custode

    Ubicazione: Museo della religiosità montecalvese e della memoria pompiliana – Via Bastione – Montecalvo Irpino AV

    Il gruppo scultoreo ritrae un angelo nell’atto di proteggere un fanciullo sotto la sua ala, di cui resta solo un frammento. L’angelo ha le fattezze di un giovinetto dalla lunga chioma, vestito di abiti eleganti e recante un bastone nella mano destra. Il fanciullo indossa un abitino stretto in vita ed è raffigurato mentre si aggrappa al mantello dell’angelo
    Il tema iconografico qui esplicato è quello dell’Angelo Custode, in cui il custode dell’anima contro le insidie diaboliche si accompagna ad un bambino. Il culto dell’Angelo Custode fu istituito all’inizio del XVI secolo e tale devozione fu favorita dall’ordine dei Gesuiti. Strettamente connessa per tipologia di rappresentazione e sua diretta derivazione, la raffigurazione dell’Angelo Custode si sovrappone a quella consolidata di Tobia e l’Angelo (Raffaele), così come viene tramandata dal libro sapienziale di Tobia. Raffaele è l’angelo protettore per eccellenza e l’iconografia tradizionale lo raffigura con una pisside mentre accompagna il giovane Tobiolo che porta il pesce; ulteriori attributi che lo distinguono dagli altri Arcangeli sono le vesti, talvolta da pellegrino altre eleganti e preziose, ed un bastone nella mano. Nel gruppo scultoreo in esame, non palesandosi del tutto i caratteri distintivi del Tobia e l’Angelo, sembra essere ripreso in fieri il trapasso dall’antico culto prestato a Raffaele, a quello moderno dell’Angelo Custode. L’ignoto scultore ha cercato di realizzare quell’ideale di equilibrio compositivo e di perfezione formale e tecnica che caratterizza gran parte della produzione scultorea seicentesca, che, in alternativa agli esiti della scultura tardomanierista, predilige un linguaggio classicheggiante
    [Crediti│Testo/Foto icona/PDF - Catalogo dei Beni Culturali] [Scheda]

     

     

    Redazione

  • Beni,  Beni artistici e storici

    Chiesa di Santa Maria Assunta – Il Portale

    Ubicazione: Via Santa Maria – Montecalvo Irpino AV

    Il portale è sormontato da una lunetta gotica dai contorni in pietra arenaria. Il cattivo stato di conservazione impedisce una chiara lettura della decorazione che si estende sulla trabeazione, della quale, tuttavia, permangono tracce di un’iscrizione e di motivi decorativi. Graziosi motivi floreali e a conchiglie sono presenti sui rinfianchi dell’arco
    Il portale risale alla fine degli anni ’20 del Quattrocento, durante il governo del futuro duca di Milano Francesco Sforza, quando la chiesa di Santa Maria assunse quell’aspetto tardogotico che, in gran parte, ancora oggi conserva.

     
    [Crediti│Testo/Foto icona/PDF - Catalogo dei Beni Culturali] [Scheda]
    [Bibliografia di riferimento]
    [Cavalletti G.B.M. Montecalvo dalle pietre alla storia, Poligrafica Ruggiero, Avellino, 1987]

     

    Redazione

  • Beni,  Beni artistici e storici

    Palazzo Bozzuti

    I Bozzuti erano una famiglia di origine napoletana che abitò a Montecalvo dal XIV secolo e che annoverò, tra i suoi membri, illustri giuristi e prelati, nonché Orsola, moglie di Girolamo Pirrotti e madre di San Pompilio Maria. Questo è uno dei due palazzi eretti dalla famiglia Bozzuti e prospicienti la stessa via. L’altro fu poi acquistato dalla famiglia Pizzillo, di cui adesso porta il nome .  Seguendo lo schema delle altre residenze nobiliari, Palazzo Bozzuti si caratterizza per la presenza di un imponente portale del XV sec., sormontato dallo stemma della famiglia, scolpito in pietra con la raffigurazione di una gru, ritratta di profilo su tre ostriche su onde marine. Un’ iscrizione in latino, presente sulla facciata, testimonia di un importante restauro. [Crediti│Testo – CTC Centro turismo culturale]

    Redazione

  • Beni,  Beni artistici e storici,  Beni etno-antropologici

    Dipinto “Madonna della Purità”

    Ubicazione: Chiesa S. Antonio di Padova (altare maggiore) – Via S. Antonio

    Il dipinto fu eseguito da un pittore campano nella metà del XVI secolo. Realizzato ad olio su tavola (cm.150 x cm.150), esso raffigura la Madonna col Bambino e presenta la Vergine con lo sguardo basso, volto verso la destra dell’osservatore ed il Bambino con lo sguardo rivolto verso colui che guarda. Il Bambino cinge il collo della madre, mentre la Madonna accarezza teneramente il suo piede.

    [Crediti│Testo - CTC Centro turismo culturale]

    Redazione

  • Beni,  Beni artistici e storici

    IL CORO LIGNEO DEL 1668

    Trattasi di uno stallo (cm.280 x cm.185) realizzato in noce intagliata e scolpita ed eseguito in ambito locale. Esso presenta delle decorazioni lungo le spalliere del vano anteriore e degli scomparti scanditi da lesene scanalate, con capitelli che inquadrano delle cornici. Sulle lesene poggia una trabeazione decorata con elementi vegetali e geometrici. I sedili presentano dei braccioli che riprendono le forme delle decorazioni, con elementi laterali a volute. [Crediti│Testo - CTC Centro turismo culturale │Foto - G.B.M. Cavalletti]

    Redazione