Cultura orale
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Le tre registrazioni dei canti politici montecalvesi
Angelo Siciliano

Famiglia Cristino I “pezzi” politici registrati in totale sono una ventina e va detto che rappresentano un mondo, quello di Montecalvo della seconda metà del Novecento, che, nell’attuale panorama mediatico e globalizzato, non esiste più. Un mondo in cui, sino agli anni Sessanta del Novecento, quando ancora non era sparita la civiltà contadina, la lotta politica in paese era spesso molto aspra. Si tratta di canti che si possono annoverare nel genere delle “canzóni cacciati”, canti pettegoli inventati sul conto di alcuni compaesani per questioni di amore o di corna. Non si sa com’era nell’Ottocento e nei secoli precedenti ma, nel Novecento, una caratteristica dell’ambiente paesano era quella di creare tali canti, veri e propri gossip, talvolta pretestuosi, altre volte addirittura per fatti inesistenti, e si tramandavano per decenni durante i lavori nei campi. E va detto che le persone, fatte oggetto di questo tipo di dileggio o ignominia, non potevano di certo andarne orgogliose. Si racconta che, anche tra i loro discendenti, persiste ancora qualche senso di rabbia o di vergogna repressa.
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Le Janare (Le streghe) di Montecalvo
Antonio Stiscia

Programma RAI – Utile Futile – Anni Novanta del Novecento [Edito 03/06/2010] Le Janare di Montecalvo non possono essere considerate streghe nel termine malefico del significato ,perché la loro condizione era connessa alla data di nascita,solitamente la notte a cavallo tra il 24 e il 25 Dicembre,notte del Santo Natale. E’ anche vero che le figlie delle Janare venivano istruite dalle madri alle arti magiche e affidate alle cure del maligno, con il quale si riunivano in frenetici balli (Sabba) ai piedi del Noce di Benevento.
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Ci ha lasciati Felice Cristino
Angelo Siciliano
[Edito 21/04/2010] Felice Cristino, “zi’ Filìci Pannucciéddru”, nato a Montecalvo Irpino (AV) il 23 dicembre 1921, in una numerosa famiglia patriarcale contadina con dieci figli – quattro femmine e sei maschi –, ci ha lasciato la mattina del 1° febbraio 2010. Grande cantatore, col fratello Giovanni (Montecalvo Irpino, 1933-2005), di canti politici e sociali, funebri, ballate e del poema montecalvese “Angelica” di 107 quartine, l’unico riscontrato in Irpinia, era un raffinato affabulatore e poeta contadino. Era anche alfabetizzato, il che non guastava. Era cugino di mio padre per parte di madre, sorellastra di mio nonno. In questi ultimi venti anni ho frequentato, con una certa assiduità, la sua casa rurale e la sua famiglia. È stato per me un informatore prezioso e straordinario, per il recupero della nostra civiltà agro-pastorale. Con lui rivivevo il nostro passato arcaico, riannodando i fili della memoria e “navigando” nell’immaginario collettivo. Come usano dire in alcune etnie del continente africano, in questi casi, sparisce una biblioteca vivente della civiltà contadina. Una perdita incolmabile. Ma l’attuale società consumistica, dei reality e dell’effimero, né si accorge né dà importanza a queste cose. -
Lo zio d’America
Giovanni Bosco Maria Cavalletti
[Edito 10/02/2002] E, finalmente, giunse anche Lo zio d’America, poesie, cunti, nenie, ballate e detti in dialetto montecalvese, con una raccolta di maledizioni. Il patrimonio letterario montecalvese si correda, da ora in poi, di un testo scritto nella nostra lingua locale. Ciascuno di noi, immagino, attraversa nella propria vita dei particolari periodi in cui si sente spinto, più o meno inconsciamente, a ricercare le proprie origini; ci si rende conto, ad un certo punto, che il momento attuale è, il più delle volte, conseguenza di un processo che è in moto, e quindi in evoluzione, da secoli, se non addirittura da millenni. Per rimanere nell’ambito della nostra storia locale, diciamo che, a seconda dei tempi, delle personali esperienze e delle singole esigenze è venuto man mano formandosi un interessantissimo patrimonio letterario al quale si aggiunge, oggi, questa nuova fatica di Angelo Siciliano. Stimolante sarebbe effettuare uno studio sociale dei momenti in cui sono venute alla luce le varie opere, ma la cosa richiederebbe troppo tempo. L’interesse più diffuso, almeno fino a questo momento, era stato ispirato dalla curiosità per fatti ed eventi più strettamente legati all’evoluzione storico-politico-urbanistica di Montecalvo, a parte le memorie familiari di cui sono relativamente ricchi gli archivi privati motecalvesi. -
Lu Patresuonnu
[Edito 10/02/2003] “Il sonno letargico” (noto in dialetto irpino come “Lu Patrisuonnu”) è un racconto della tradizione orale contadina raccolto, trascritto e tradotto nel 1994 dal poeta ed etnografo Angelo Siciliano. Il testo fa parte delle sue ricerche etno-antropologiche sul mondo agro-pastorale di Montecalvo Irpino (Avellino), ed è stato tramandato dalla testimonianza diretta di una contadina locale, Mariantonia Del Vecchio, La Leggenda in sintesi Il racconto narra le vicende di Mingo (Domenico), un giovane che la mattina di San Giovanni (il 24 giugno) si rifiuta di alzarsi dal letto per andare a mietere l’orzo con gli altri lavoratori. Quando finalmente si sveglia, viene colto da un sortilegio punitivo: Lu Patrisuonnu, ovvero uno stato di sonno letargico continuo. Per quaranta giorni e quaranta notti Mingo continua a camminare e persino a lavorare nei campi, ma barcollando vistosamente e muovendosi come un automa o un sonnambulo, suscitando le risate di chi lo osserva. Lo spavento e la fatica di quell’esperienza lo cambiano per sempre: da quell’anno in poi, a ogni san Giovanni, Mingo sarà il primo a saltare giù dal letto. Il significato antropologico . Come spiegato nelle note dello stesso Angelo Siciliano sul suo sito ufficiale, questa credenza popolare aveva una chiara funzione pedagogica e sociale: Monito contro la pigrizia: Serviva a spronare i giovani e i fannulloni a svegliarsi all’alba. Necessità pratiche del raccolto: Nel periodo estivo della mietitura a mano, era fondamentale iniziare a lavorare nelle primissime ore del mattino per sfruttare il fresco, prima che la calura del sole rendesse il lavoro insopportabile.[Nativo] -
Addio ad Antonietta Leone
Voce e memoria di canti e cunti ai tempi della mietitura
Nicola Serafino
[Edito 04/04/2026] Oggi, per gli appassionati di cultura orale, il risveglio è colmo di tristezza. La notizia del tuo passaggio alla vita eterna, cara Antonietta, riporta alla luce ricordi preziosi: i tuoi canti, le tue filastrocche, le serenate e i cunti.
Rimane indelebile il tuo esempio di forza e di amore per la vita, dono prezioso che hai saputo trasmettere a tutti noi. Eppure, la tua assenza da questa quotidianità lascia un vuoto profondo, difficile da colmare. Immagino che lassù, tra cieli colmi di luce, i tuoi tanti amici ti accolgano cantando con te la serenata montecalvese, in una festa che celebra la tua anima e la popolarità che hai meritato in vita.
Buon viaggio. Grazie per tutto ciò che ci hai donato e per l’eredità preziosa che hai lasciato alla cultura popolare di Montecalvo Irpino.
Un pezzo di storia che vola via, ma che resterà per sempre nei nostri cuori.
Spectrum audio visualization for WordpressLa serenata montecalvese -
Suoni e Sapori della Valle del Miscano con Canti e Cunti Montecalvesi
Sabato 21 gennaio ore 20:00 presso l’Agriturismo Serafino Family presentazione dell’album rievocativo “Canti e
Cunti Montecalvesi VOL.1” del cantore Alberto Tedesco.
Durante la serata èpossibile degustare i piatti della tradizione contadina della Valle del Miscano i quali saranno raccontati attraverso le parole e i suoni che armonizzano la
valle.
In questo piccolo viaggio nel passato ci sarà in formazione acustica la band Rural Jazz “Fujenti” e
l’attrice Consuelo Giangregorio.
Il progetto artistico pone come obiettivo principale quello della ricerca delle tradizioni musicali che hanno attraversato il territorio. La Valle del Miscano
è stata un crocevia di diverse strade di collegamento tra l’Europa e l’Oriente, questo ha fatto in modo che la nostra terra fosse contaminata da una grande diversità
culturale, la quale ha dato vita ad una miscela di suoni, racconti e sapori che caratterizzano tutto il territorio. Un esempio è la cultura abruzzese che grazie alla via della
Transumanza (Regio Tratturo) ha inciso molto nella storia musicale della Valle del Miscano.
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Addio a ‘Zi Liberato, messaggero della musica di tradizione
Francesco Cardinale
Montecalvo Irpino AV – L’organettista Liberatore Russolillo, meglio conosciuto come ‘Zi Liberato, è stato un vero monumento della musica popolare montecalvese, rappresentando una delle massime e più genuine espressioni della cultura orale locale.
Di questa straordinaria icona popolare si potrebbe scrivere a iosa, ma mi limiterò ad alcune considerazioni personali, chiedendo scusa sin d’ora se non menzionerò le decine di persone che si sono interessate e hanno contribuito a trasformare Liberatore Russolillo in una sorta di leggenda vivente.Già trombettiere durante il servizio militare, ‘Zi Liberato aveva coltivato la passione per la musica sin da giovanissimo. Grazie a una incredibile e longeva carriera, è stato possibile recuperare suoni, canti e modi di dire ancor prima che la musica popolare si propagasse attraverso i media come la radio e la televisione.
Ha partecipato a trasmissioni televisive, girato documentari, concorsi, sagre, matrimoni, insomma: non si negava a nessuno. Amava esibirsi con il gruppo delle Pacchiane. Era solito iniziare le sue performance con il suo ormai celebre motto: “Bandiera vecchia, onore di Capitano[1]. Fuoco!”
Grazie ad Angelo Siciliano, Liberatore Russolillo fu sdoganato da un ambito paesano per assurgere ad una notorietà anche oltre i confini nostrani. Il ricercatore, circa 15 anni fa, volle conoscere Liberato a tutti i costi, convinto che fosse proprio lui l’ultimo depositario della tarantella montecalvese. Infatti, insieme a chi scrive, lo aspettammo al mercato settimanale dove ‘Zi Liberato era solito recarsi con il suo immancabile motocarro per poi proporgli una seduta di registrazione a casa mia. Quest’ultima è diventata nel frattempo virale, poiché i suoi video sono ancora tra i più visti sul canale YouTube di irpino.it.
Tra le tante persone che lo hanno amato e intuito il suo potenziale, e che hanno contribuito a fargli rivivere una seconda giovinezza, non va dimenticata la promotrice Lucia Cafazzo che lo propose alla trasmissione televisiva “La Corrida”, e il musicista Valerio Ricciardelli che lo incluse nei suoi spettacoli.
[Crediti│Foto: Angelo Siciliano][1]In riferimento al suo strumento ultracentenario
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Il folk edulcorato
Angelo Siciliano
[Edito 30/09/2021] Quello che è stato divulgato in questi anni, anche attraverso le tivù, è un folk edulcorato, fasullo, lontano mille miglia dall’autenticità ormai perduta col tramonto e coll’affossamento della nostra civiltà agro-pastorale. Solo un analfabe…tismo culturale, glottologico, antropologico, etnografico e una riscrittura di canti volgari, estranei alla tradizione montecalvese, e una miopia più o meno diffusa possono far ritenere che tanti sforzi fatti abbiano colto nel segno e fatto rivivere qualcosa che non potrà mai più ritornare. Anche i costumi delle pacchiane sono una vera pacchianata. Certo, fanno colore ma sarebbe stato meglio andare alla ricerca dei costumi autentici delle nostre bisnonne – e chi conserva qualche foto antica può rendersi conto di quel che dico – per ripensare a un modo diverso di far vestire qualche gruppo nostrano che ha l’ardire di esibirsi in giro. E non sono cento o mille persone o un milione di telespettatori che possono attribuire la patente di autenticità a uno spettacolo che di autentico non potrà avere nulla. Certo è uno spettacolo e lo è come tanti altri, e basta frequentare i festival del folklore, nazionale o internazionale, per ampliare le proprie vedute – d’altronde il nostro paesello non è l’ombelico del mondo – per capire che di quella “radice autentica” non è rimasto quasi nulla. Insomma si fanno delle variazioni sul tema. Gli oltre 200 canti , compreso un poema cantato di 107 quartine, che ho raccolto in paese in decenni di ricerca sul campo, mi mettono nelle condizioni di emettere questo severo giudizio. [Nativo] -
Il volume “Alan Lomax – Passaggio a Montecalvo Irpino” presentato a Palermo
Antonio Cardillo
[Edito 21/06/2022] Il 9, 10 e 11 Dicembre 2021, si è tenuto a Palermo il Convegno “Musiche di tradizione orale nell’era della conversione digitale”.
Si sono avvicendati numerosi etnomusicologi italiani, tra cui Raffaele Di Mauro, Sergio Bonanzinga, Giovanni Giuriati, Giorgio Adamo, e tanti altri. Presenti anche alcuni studiosi della Association for Cultural Equity, fondata da Alan Lomax, e rappresentata oggi dalla figlia Anna L. Wood. Nell’ultima giornata, Giorgio Adamo nel suo intervento, presentando gli studi e le ricerche sui materiali dell’Archivio Lomax, per quanto riguarda la Campania si è soffermato sullo straordinario lavoro compiuto negli anni a Montemarano da Luigi D’Agnese e sul volume che abbiamo pubblicato con l’amico Francesco Cardinale sulla visita di Lomax a Montecalvo Irpino. [Nativo]