ASPETTI ANTROPOLOGICI CULTURALI
-
La statua di Mamma Bella dell’Abbondanza torna alla luce
[Edito 20/02/2011] Il 16 marzo 2001 a Montecalvo Irpino, durante i lavori per il restauro della casa natale di San Pompilio Maria Pirrotti unico santo dell’ordine degli Scolopi, fondato da San Giuseppe Calasanzio, in un locale murato, venne alla luce una statua raffigurante la Madonna con Bambino, una statua raffigurante san Lorenzo, la testa e le mani appartenenti ad un manichino perduto, raffigurante la Madonna addolorata. I tre manufatti lignei all’atto del ritrovamento, si presentavano in pessimo stato di conservazione, dovuto ad un avanzato deterioramento strutturale, causato sia da un attacco massiccio di insetti silofagi, sia da un alta percentuale di umidità. L’alta percentuale di umidità, la polverizzazione della struttura lignea, la decisione e la perdita della preparazione a gesso, e di conseguenza della policromia, avevano compromesso gravemente le opere. Il degrado sia dell’assenza legnosa che della policromia ha richiesto un intervento di restauro complesso e mirato, teso non solo al recupero della struttura lignea, ma anche delle fasi cromatiche. Le opere con molta probabilità, già molto compromesse. Furono occultate nel sottoscala di casa Pirrotti, dopo il terremoto del 28 agosto 1930, mossi dall’intento di non distruggere perché opere sacre, ma non più in grado di essere messe in culto di venerazione. La madonna in posizione incidente, stringe al petto con la mano sinistra il Bambino che è dolcemente adagiato sullo stesso braccio. La mano destra, dalle dita affusolate, mostra pudicamente il seno. Un mantello azzurro, con pieghe morbide ad andamento verticale nella parte anteriore, avvolge il corpo della Vergine ed è sostenuto dalla mano sinistra che avvolge il bambino. Il volume delle vesti e del mantello sono l’elemento connotante della cronologia dell’opera e della cultura sottesa alla produzione del manufatto. L’opera per punto di stile può essere collocata nell’ultimo ventennio del secolo XVI ed il primo decennio del secolo successivo, periodo in cui gli stilemi ed i canoni della cultura tardo manieristica sono ormai patrimonio comune degli artisti e delle botteghe napoletane, ed hanno ormai assimilato la lezione del Concilio tridentino in materia di opere devozionali.La Sacra Icona è stata inserita in una teca di cristallo stratificato, strutturata in modo da offrire una effettiva tenuta attraverso l’utilizzo del gel di silice per la stabilizzazione passiva dell’umidità relativa, e collocata all’interno della Cappella Carafa di Montecalvo irpino, splendido esempio di architettura rinascimentale restaurato sotto la direzione di che scrive, e, posta in culto di venerazione. [Nativo]
Redazione
-
Le Janare (Le streghe) di Montecalvo
Antonio Stiscia

Programma RAI – Utile Futile – Anni Novanta del Novecento [Edito 03/06/2010] Le Janare di Montecalvo non possono essere considerate streghe nel termine malefico del significato ,perché la loro condizione era connessa alla data di nascita,solitamente la notte a cavallo tra il 24 e il 25 Dicembre,notte del Santo Natale. E’ anche vero che le figlie delle Janare venivano istruite dalle madri alle arti magiche e affidate alle cure del maligno, con il quale si riunivano in frenetici balli (Sabba) ai piedi del Noce di Benevento.
-
Lu Patresuonnu
[Edito 10/02/2003] “Il sonno letargico” (noto in dialetto irpino come “Lu Patrisuonnu”) è un racconto della tradizione orale contadina raccolto, trascritto e tradotto nel 1994 dal poeta ed etnografo Angelo Siciliano. Il testo fa parte delle sue ricerche etno-antropologiche sul mondo agro-pastorale di Montecalvo Irpino (Avellino), ed è stato tramandato dalla testimonianza diretta di una contadina locale, Mariantonia Del Vecchio, La Leggenda in sintesi Il racconto narra le vicende di Mingo (Domenico), un giovane che la mattina di San Giovanni (il 24 giugno) si rifiuta di alzarsi dal letto per andare a mietere l’orzo con gli altri lavoratori. Quando finalmente si sveglia, viene colto da un sortilegio punitivo: Lu Patrisuonnu, ovvero uno stato di sonno letargico continuo. Per quaranta giorni e quaranta notti Mingo continua a camminare e persino a lavorare nei campi, ma barcollando vistosamente e muovendosi come un automa o un sonnambulo, suscitando le risate di chi lo osserva. Lo spavento e la fatica di quell’esperienza lo cambiano per sempre: da quell’anno in poi, a ogni san Giovanni, Mingo sarà il primo a saltare giù dal letto. Il significato antropologico . Come spiegato nelle note dello stesso Angelo Siciliano sul suo sito ufficiale, questa credenza popolare aveva una chiara funzione pedagogica e sociale: Monito contro la pigrizia: Serviva a spronare i giovani e i fannulloni a svegliarsi all’alba. Necessità pratiche del raccolto: Nel periodo estivo della mietitura a mano, era fondamentale iniziare a lavorare nelle primissime ore del mattino per sfruttare il fresco, prima che la calura del sole rendesse il lavoro insopportabile.[Nativo] -
Montecalvo come Matera
[Edito 01/11/2019] Il sindaco Mirko Iorillo annuncia un lavoro di recupero e valorizzazione del Trappeto per costruire un albergo diffuso e rafforzare l’offerta turistica nel percorso della Via Francigena.“E’ già stato depositato uno studio sulle grotte del Trappeto, che sono degli scavi nella pietra che già nel 1600 venivano utilizzati come abitazioni dai contadini appoggiate nel tufo” spiega il sindaco Iorillo. “Fino agli inizi del ‘900 queste grotte sono state abitate, ma nel corso del tempo sono state abbandonate anche a causa dei due terremoti (del 1930 e del 1980). Tentiamo da 5 anni ormai di ottenere dei finanziamenti per valorizzare l’area, ma in attesa di un massiccio investimento, il Comune non ha mai smesso di fare la sua parte” continua. Nel corso del tempo molte grotte sono collassate, e il Comune è riuscito a mettere in salvo alcuni portali del ‘600. Non solo. Grazie al bilancio partecipato, l’area del Trappeto è stata individuata dai cittadini come destinataria di interventi, e il Comune ha potuto acquisire le grotte di proprietà privata per poter candidare l’area ad una progettazione di recupero complessiva. “Lavoriamo al recupero dell’area solo con l’aiuto degli operai della Comunità Montana, e siamo riusciti a inaugurare la piazzetta. E’ stato già redatto un progetto da 4milioni e mezzo di euro, che prevede il consolidamento statico e il recupero, ma l’iter di questo progetto realizzato 10 anni fa, è stato addirittura oggetto di un ricorso al Tar” spiega Iorillo.
-
Pubblicato Angelica, il nuovo libro di Angelo Siciliano
[Edito 01/03/2026] Il libro del poema Angelica, incentrato sull’unico poema contadino irpino dell’Ottocento, repertato nelle campagne di Montecalvo Irpino nell’estate del 1990, è stato pubblicato da Angelo Siciliano con Youcanprint, all’inizio di febbraio 2026, ed è inserito su diverse piattaforme digitali.Questo libro nasce da una voce lontana. Una voce contadina arcaica, che si udiva sulle aie nell’odore della pula, raccolta grazie a una musicassetta. Essa trasmetteva un poema ottocentesco sopravvissuto solo nel respiro di chi lo cantava. Da quella voce è iniziato un viaggio lungo oltre quarant’anni, fatto di ascolto, trascrizioni, incontri, dubbi, scoperte e ritorni. Angelica non è soltanto un testo recuperato: è un frammento di memoria viva, di sangue che ancora pulsa, un collegamento tra chi ha cantato e chi leggerà, tra la cultura orale e la pagina scritta, tra il mondo rurale del passato e il presente disincantato. Questo libro prova a restituire quella continuità, senza interromperla.

Felice Cristino cantatore di ANGELICA con la moglie Annunziata Blundo -
GIU’ IL SIPARIO!
Mario Corcetto
[Edito 05/05/2006] “Nun batti a li muonici ca Sant’Antonio si ni pava!” L’avevate mai sentito questo detto popolare? Spesso mio nonno mi diceva: “Non offendere la chiesa né i suoi membri perché al Cielo questo dispiace e immancabilmente la punizione divina si abbatterà su di te. Subito!”. Sembra che questa fosse l’unica interpretazione del detto e il conseguente insegnamento da trarne, senza che, per estensione, potesse anche considerarsi un monito volto alla difesa dei deboli in generale. Pare che l’origine di questo adagio sia legata a questo misterioso evento: una volta un frate del convento montecalvese di Sant’Antonio, in giro per la cerca, fu convinto da un contadino a lavorare il suo campo per una intera giornata con la promessa di una sostanziosa offerta per il convento.
-
Il manoscritto di P. Fr. Samuele Isabelli

Jacopo Manna – Carlo Cavotta [Edito 18/11/2025] Sabato 15 novembre un pubblico numeroso ha gremito gli spazi restaurati dell’ex Ospedale di Santa Caterina per la presentazione de Il manoscritto di P. Fr. Samuele Isabelli. L’iniziativa, concepita per valorizzare la memoria storica della comunità, ha offerto un momento di forte partecipazione e riflessione sulle radici culturali di Montecalvo.
Il volume, curato dal dott. Jacopo Manna, nasce da un testo a lungo custodito dal prof. Mario Aucelli, giornalista e ricercatore locale. Si tratta di un documento prezioso che restituisce un quadro dettagliato della vita religiosa, civile e amministrativa del paese nel XVIII secolo. Accanto al curatore è intervenuto il dott. Carlo Cavotta, che ha seguito l’intero percorso editoriale.
La serata ha visto la presenza di due figure molto legate alla storia religiosa del territorio: don Teodoro, storico parroco di Montecalvo, oggi a Benevento, e padre Martino Gaudioso, studioso di San Pompilio Maria Pirrotti. Entrambi hanno evidenziato il valore del manoscritto come strumento per comprendere l’intreccio tra tradizione spirituale e identità comunitaria in un periodo cruciale per la crescita del paese.
Nel suo intervento, Manna ha illustrato i passaggi più significativi dell’opera e il suo valore documentario: dagli assetti parrocchiali alle confraternite, dalle dinamiche economiche ai rapporti tra potere civile e religioso, fino agli usi, ai costumi e alle festività oggi in parte scomparsi. Il curatore ha inoltre spiegato le scelte filologiche adottate per la pubblicazione, volte a restituire la complessità del manoscritto, ricco di varianti, correzioni e stratificazioni di stesura che riflettono la mentalità e i metodi di lavoro dell’autore.
Una parte dell’incontro è stata dedicata alla figura di fra’ Samuele Isabelli, al secolo Giuseppe, nato a Montecalvo nel 1744. Manna ha ripercorso la sua biografia, dalle origini familiari agli studi a Napoli e Roma, fino alla sua attività nell’Ordine dei Minori Osservanti. Il contrasto tra il tono solenne con cui Isabelli descrive la propria carriera e la modestia del suo effettivo percorso ha costituito uno degli spunti più interessanti della presentazione.
L’incontro si è concluso con un vivace dibattito con il pubblico, fortemente coinvolto nelle tematiche della tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico locale. Molti partecipanti hanno sottolineato l’esigenza di continuare a recuperare e rendere accessibili documenti storici dispersi o poco conosciuti.
Il manoscritto di P. Fr. Samuele Isabelli si conferma dunque non solo un’opera di rilievo accademico, ma anche un invito alla comunità a riscoprire la propria storia e riconoscersi nelle radici civili e spirituali che hanno contribuito a plasmare l’identità di Montecalvo Irpino. [Nativo]
Redazione
[Crediti│Foto: Franco D'Addona][Correlati:Nel Sito / Sul Web] -
Le Janare
[Edito 13/12/2011] Le janare sono figure caratteristiche della civiltà contadina. Nella tradizione, esse erano fattucchiere in grado di compiere malefici ed incantesimi, di preparare filtri magici e pozioni in grado di procurare aborti. Tuttavia non si conosceva l’identità delle janare: esse di giorno potevano condurre una esistenza tranquilla senza dare adito a sospetti. Di notte, però, dopo essersi cosparse le ascelle (secondo altri il petto) di un unguento magico, esse avevano la capacità di spiccare il volo lanciandosi nel vuoto a cavallo di una granata, cioè una scopa costruita con saggina essiccata. Nel momento del balzo, pronunciavano la frase: Sott’a l’acqua, sott’a ‘r vient, sott’a la noc d’ Bnvient – (sotto l’acqua e nel vento, sotto il noce di Benevento) (qualcuno ha avanzato l’ipotesi che il misterioso unguento fosse una sostanza allucinogena. In tal caso alcune delle storie fantastiche che si raccontano sarebbero nate dalle allucinazioni vissute delle persone che facevano uso di tale unguento). Si racconta anche che le janare preferissero radunarsi nelle sere di tempesta, quando il vento soffia impetuoso e la pioggia cade incessante, mentre le tenebre, squarciate dai lampi delle folgori, lasciavano scorgere le orripilanti sembianze di quelle donne demoniache che a cavallo delle loro scope, volavano in direzione del noce di Benevento. -
Cerimonia davanti alla Chiesa di San Gaetano
Angelo Siciliano
[Edito 18/08/2024] Mi fa molto piacere che don Giancarlo Scrocco, parroco di Montecalvo Irpino, abbia organizzato, il 18 agosto 2024, una cerimonia religiosa davanti alla chiesa di San Gaetano da Thiene, abbandonata da dopo il sisma del 1962, nella cui cripta dovrebbero ancora trovarsi le salme dei parenti per parte materna di S. Pompilio Maria Pirrotti (Montecalvo I. 1710 Campi Salentina-Le 1766). Personalmente vivo a Trento dal 1973, ma scrissi diversi articoli sull’attività di don Teodoro Rapuano, fondatore del Museo Pompiliano, in una cui vetrina sono esposti diversi miei reperti: 26 medaglie sacre antiche, una piccola croce e 8 monete del `700. Nell’anno 2000, partecipai come relatore, con lo scrittore irpino Aniello Russo e l’archeologa Lucia Portoghesi, grande studiosa italiana di tessuti antichi, al convegno sul Giubileo 2000, organizzato dal comune di Montecalvo nei locali del palazzo dell’Ente Rosa Cristino
Il giorno dopo il convegno, su invito della Portoghesi, mi recai al Museo Civico di Altavilla Irpina, al cui allestimento stava collaborando. Lei mi fece da guida negli ambienti museali e mi confidò che il comune di Montecalvo era intenzionato a recuperare la chiesa di S. Gaetano e voleva incaricarla di dirigere l’apertura della cripta della chiesa per esaminare/studiare quanto in essa contenuto. Con mia sorpresa la Portoghesi mi chiese se io sarei stato disposto a collaborare con lei.
E io, con mio piacere, le risposi di sì. La regione Campania stanziò un finanziamento per il recupero della chiesa ma purtroppo, il progetto del comune non andò in porto, perché i frati francescani del convento di Montecalvo pare che si opposero, perché la chiesa era di loro competenza, giacché l’ultima erede di casa Pirrotti-Bozzuti l’aveva donata al convento. Mi occupai culturalmente di questa chiesa abbandonata e devastata, e fu realizzato anche un video pubblicato su YouTube. Ma il mio impegno non sortì alcun esito positivo. [Nativo]
Li muorti sotta San Gajitànu - Angelo Siciliano
Spectrum audio visualization for Wordpress -
Le streghe di Benevento e le Janare
Il mostruoso (ma indispensabile) Femminile
Marco Carpineto
Il breve testo è tratto da uno studio del ricercatore e psicoterapeuta Marco Carpineto: “Il mostruoso (ma indispensabile) Femminile,” di prossima pubblicazione sulla rivista Babele. Nel frattempo, il saggio completo è disponibile al seguente link: https://www.ortofonologia.it/babele/
[…] Nella tradizione beneventana c’erano tre tipi di Streghe: la Zucculara (zoppa, che infestava il Triggio, la zona del teatro romano) ed era così chiamata per i suoi zoccoli rumorosi; la figura probabilmente deriva da Ecate, che indossava un solo sandalo ed era venerata nei trivii (“Triggio” deriva proprio da trivium). Poi abbiamo la Manalonga (dal braccio lungo) che vive nei pozzi e tirava giù chi passava nelle vicinanze. Ed infine le più note, le Janare, ed in particolare quelle di Montecalvo Irpino (AV). L’appellativo di Janara potrebbe discendere da Dianara, ossia “sacerdotessa di Diana”, dea romana della Luna, oppure dal latino ianua, cioè “porta”, perché nella tradizione popolare era necessario sistemare una scopa, davanti alla porta delle case, oppure un sacchetto con grani di sale grosso, in maniera tale che la strega, costretta a contare i fili della scopa o i grani di sale, avrebbe indugiato fino al sorgere del sole, la cui luce pare fosse sua mortale nemica. La leggenda narra che la Janara usciva di notte e si intrufolava nelle stalle dei cavalli per prendere una giumenta e cavalcarla per tutta la notte e, a volte, addiritturache la giumenta sfinita dalla lunga cavalcata moriva di fatica. Il segno che confermava che la Janara aveva fatto visita in quella casa erano le treccine fatte alle criniere delle giumente. Contrariamente a tutte le altre streghe, la Janara era solitaria e aveva un carattere aggressivo e scontroso anche nella vita di tutti i giorni. Inoltre, secondo i racconti delle donne anziane dei paesini dell’entroterra, che ancora oggi usano lasciare fuori la porta di casa la scopa o il sale, le Janare insidiavano anche i loro mariti: se questi dormivano in posizione supinasi sarebbero accomodate sul loro petto bloccandoli e togliendogli il respiro. Tuttavia la Janara aveva un punto debole: i suoi capelli. Se la si riusciva ad acciuffare per i capelli ella avrebbe concesso la protezione sulla famiglia per sette generazioni in cambio della libertà. […][Crediti│Testo: ortofonologia.it/babele/ │Immagine: GoogleMaps ]