Cultura

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    La Pineta di Montecalvo Irpino

    [Ed. 27/12/2004] Napoli – La pineta di Montecalvo citata nella rubrica Luoghi del cuore del quotidiano  La Repubblica

    Segnalo inoltre la pineta di un paese in provincia di Avellino: Montecalvo Irpino. Ricordo che quando da piccola trascorrevo buona parte delle vacanze estive da mia nonna paterna andare in pineta era come raggiungere una meta fantastica! Ora quei pini vengono abbattuti a decine perché malati! La pineta in fondo è piccola e credo che ci vogliano pochi soldi e buona volontà per salvarla!” Recensioni Google: “Un posto di pace e tranquillità utile per rilassarsi, fra alberi, ombra, vento e verde” M.G “Storica pineta comunale, puoi anche farti un pisolino al fresco ma anche jogging” M.B. “Bellissimo bosco attrezzato di pini canadesi. Parco giochi per bambini, struttura sportiva polivalente, percorso della salute” A.C. “Un luogo incantevole, dove i pini creano un luogo ameno e rilassante. Un luogo dove passeggiare e sostare” F.M. “Storico punto di ritrovo estivo” V.G
    [Nativo] [Fai – I Luoghi del Cuore] [Google – Pineta Comunale]

    Forum / Brunella]

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  • Approfondimenti,  Politica

    I diversi mondi del potere locale

    [Ed. 26/04/2004] Montecalvo Irpino AV – Giancarlo Di Rubbo sta lavorando all’esecutivo. I socialisti, in caso di vittoria della coalizione, hanno chiesto l’assessorato ai lavori pubblici ed una delega alla Comunità Montana, comunque non si esclude un secondo assessorato nel caso in cui la coalizione dovesse restare a due. Per il vicesindaco il posto dovrebbe essere di Gianni Iorio che ha lasciato spazio proprio a Di Rubbo. Per le altre deleghe si attende il risultato del voto. Chi prenderà più voti sarà assessore. E di papabili ce ne sono diversi. Primo fra tutti il sindaco uscente, Alfonso Caccese, che nei giorni scorsi ha perso anche l’ultima speranza di sedere di nuovo sulla poltrona di Sindaco. Poi seguono a ruota gli assessori uscenti Domenico Mobilia e Guido Palladino. Ma ci sono anche due nuovi entrati che promettono di dare filo da torcere. Si tratta dell’imprenditore Nicola Serafino e dell’agrotecnico Antonio Russolillo. Ovviamente si tratta di una valutazione sulla scorta dei dati della scorsa tornata elettorale e su previsioni di massima. Quest’anno, però, le carte potrebbero mescolarsi diversamente. La lista, comunque, non è ancora chiusa e si è in piena campagna acquisti. La Margherita, infatti, sta corteggiando diversi nomi della società civile di Montecalvo che sono combattuti se candidarsi da un lato o dall’altro. Infatti Carlo Pizzillo, anche se alle prese con problemi interni, resta un avversario temibile ed ostico. Il cardiologo, l’altra sera, ha incontrato gli alleati ed ha ribadito la sua posizione: è lui il sindaco ed è lui a decidere sulle scelte che gli competono. Pizzillo sembrerebbe orientato a far valere la prerogativa che gli conferisce la legge sull’elezione diretta del sindaco e cioè la facoltà di scegliere gli assessori. In fondo solo così il primo cittadino ha facoltà di operare secondo il mandato ricevuto dagli elettori, sulla scorta di un programma elettorale condiviso dalla maggioranza dei cittadini che lo hanno eletto, ferma restando la necessità di mantenere una maggioranza in consiglio. In questa ottica il consiglio comunale andrebbe a prendere la fisionomia di un organismo reale, propositivo in termini di orientamento programmatico e non solo di ratifica di scelte fatte nei partiti. Ma per essere sindaco bisogna prima essere eletti e questo, oggi, passa attraverso l’accordo con le forze elettorali che, invece, ragionano in altri termini. E così si inizia a parlare di programma da sottoporre ai cittadini dove le forze politiche portano un apporto in termini di proposte e non richieste in termini di assessorati. Questi i due modi di intendere la politica e la campagna elettorale a Montecalvo. [Nativo] [Foto Franco D’Addona]

    Angelo Corvino

  • Approfondimenti,  Cultura

    Lezioni apprese

    Mario Corcetto

    [Ed. 09/12/2007] Nel suo libro “Partenopeo in esilio”, Riccardo Pazzaglia narra un episodio di quando lui era bambino: un giorno si presentò nella sua classe una giovane donna, molto ben vestita, che, per conto della compagnia di assicurazioni per cui lavorava, parlò ai ragazzi dell’utilità di avere una polizza assicurativa sulla vita. Perché i bambini meglio comprendessero l’importanza di quanto proponeva loro, parlò diffusamente delle disgrazie che possono accadere ad un individuo: dall’incidente di macchina, alle malattie, alla tegola che gli cade in testa, al lampo che lo fulmina per strada. La cosa impressionò molto i bambini che, tutti insieme, proruppero in pianto. Per non dire, poi, delle reazioni dei loro familiari: sentito il racconto dei bambini spaventati, tutti si affrettarono a fare gli scongiuri, indirizzando alla signorina i peggiori epiteti di cui erano capaci. Il giorno dopo, tutti i bambini tornarono a scuola con l’abitino della Madonna appeso al collo, allo scopo di allontanare tutte le disgrazie paventate ai loro danni.

    Questa breve digressione mi serve ad introdurre l’argomento che vorrei trattare, togliendo ai buontemponi l’originalità delle battute di spirito e sperando di non indurre nessuno a correre con la mano a quella parti del corpo ritenute punti cruciali per le pratiche antijettatorie.

    Se si apre il libro di Gian Bosco Cavalletti “Dalle pietre alla storia”, si nota che la storia di Montecalvo è possibile narrarla passando di terremoto in terremoto. Tanti dei montecalvesi di oggi ne ricordano almeno due, se non tre: quello del 1962, quello del 1980 e, i più anziani, anche quello del 1930. Quindi si può ben dire che la nostra terra è a forte rischio sismico. Io personalmente non ricordo quello del 1962 (avevo solo 10 mesi), mentre ho ben presente quello del 1980. Per fortuna Montecalvo non ebbe crolli di edifici (quelli li fecero notte tempo gli amministratori affinché si eliminassero alcuni edifici pericolanti – o presunti tali). In ogni caso, la paura della gente fu tanta e tutto il paese passò la notte, e molte di quelle successive, per strada, in macchina o nelle baracche ancora presenti dal 1962. Successivamente giunsero in paese delle roulotte provenienti da tutt’Italia e convogliate anche da noi da chi coordinava i soccorsi, nonostante nessuno avesse avuto la casa distrutta.

    Passata la fase acuta, si cominciarono le prime riattazioni delle case danneggiate e, via via, è stata ricostruita gran parte del paese, che è ora quello che conosciamo.

  • Beni,  BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI,  Chiese

    La Chiesa di S.Nicola in Corsano

    Giovanni Di Rubbo / La Chiesa di S.Nicola in Corsano

    [Ed. 14/11/2017] La Chiesa di Corsano si trova nella contrada di Corsano, sede dell’antico demanio omonimo, distrutto dalla peste del 1656. Si possono ammirare ancora i resti della chiesa abazziale di San Nicola in Corsano, testimonianza di un passato illustre ed autonomo. La chiesa è stata abbandonata dopo il terremoto del 1962.

    Prefazione
    L’idea di ricostruire quello che c’era da ricostruire e restaurare ciò che si poteva della Chiesa di San Nicola è venuta circa sei anni fa ad un gruppetto di ragazzi della contrada Corsano (alcuni come me non tanto ragazzi), che sulla scorta dell’esperienza positiva vissuta qualche anno prima con il rifacimento della Cappella votiva in onore della Madonna di Pompei, si sono avventurati in questa ben più ardua impresa. Quello che il visitatore poteva notare dopo il sisma del 1962 e quello del 1980 era un cumulo di detriti dove, negli ultimi anni era cresciuta una fitta vegetazione, soprattutto rovi. Da questo stato di fatto si può dedurre che lo spirito di sacrificio profuso e l’abnegazione per portare a compimento l’opera di risanamento, sono stati notevoli. Oltre al legame affettivo (il sottoscritto nella Chiesa ha ricevuto la Prima Comunione), la ragione che ha dato impulso all’idea di recupero è stata quella di tramandare ai posteri il notevole bagaglio storico che porta con se la Chiesa di S. Nicola in Corsano. Lo scopo della compilazione di questo opuscolo è rendere l’idea, ad uno sconosciuto visitatore della stessa Chiesa, di quello che essa ha significato nel passato. Il fervore che ha investito i componenti dell’Associazione Culturale “Corsano”, appositamente costituito, ben presto si è trasmesso alle famiglie, le quali sono state e saranno ancora per molto tempo, spero le vere protagoniste dell’opera.

    Oltre che finanziare direttamente, esse lavorano ogni anno per dar vita alla ormai famosa Sagra del Pomodoro e dell’Agnello”, che si svolge il sedici Agosto e dalla quale hanno origine i maggiori proventi economici. Oltre alle famiglie della Contrada, discorso a parte merita il responsabile tecnico dei lavori: l’Ingegnere De Marco da Benevento. Amedeo, prima solo amico di famiglia dell’Assessore Giancarlo Di Rubbo, è divenuto ben presto amico anche di Corsano, dando un notevole input tecnico ed economico all’intero progetto. Il buon esito dell’iniziativa, lo si deve, oltre ai motivi già accennati, anche ad altri fattori, tra i quali il poter trovare tra di noi, di volta in volta, sia i mezzi che le persone capaci di fare i più svariati lavori, con umiltà e sacrificio, senza mai tirarsi indietro.
    Di notevole spessore è stato anche l’apporto dato dalla falegnameria dei Fratelli Caccese. Monumentale la pazienza mostrata dalla famiglia degli eredi di Carlo Parzanese per tutto quanto hanno dovuto, e saputo sopportare. Non cito tanti altri parimenti meritevoli per non annoiare il lettore che non conosce i personaggi  in questione

  • Cultura orale

    Il Dialetto di Montecalvo Irpino

    Angelo Siciliano

    [Ed. 24/11/2004] Montecalvo Irpino è situato nell’Alta Irpinia nord-orientale e la sua parlata presenta affinità con i dialetti dell’Abruzzo, del Molise, del Sannio, della Daunia, della Lucania e della Calabria settentrionale, aventi tutti come sostrato l’antica lingua osca, e anche della Sicilia.
    Per scrivere i miei testi vernacolari nella parlata montecalvese, appartenente alla vasta famiglia del dialetto irpino, dopo attenta valutazione ho adottato l’ortografia fonetica.
    Questa parlata presenta la stessa varietà vocalica dei dialetti delle aree geografiche suindicate. La e tende ad essere muta, come quella francese, e nel finale delle parole s’avvicina al suono della i, come in fémmini (donne). La e aperta, con accento grave, si è conservata, come ad es. nelle parole bèlla, facènni, èriva, èscu, mèle, fèddra (bella, faccende, erba, esco, miele, fetta).
    La vocale o può avere due suoni distinti: aperto, ad es. in ‘ncòppa (sopra), oppure chiuso come in cócche (qualche). In finale di parola assume un suono indistinto tra la o e la u, es. dòppu (dopo).
    La j è semivocale o semiconsonante ed è associata a delle vocali, come ad esempio nelle seguenti parole: éja, uócchji, vìja, mìju, pilìji, manéja, ruzzéja (è, occhi, via, mio, scuse, maneggia, ruzza).
    Presente nel dialetto montecalvese è lo iotacismo, vale a dire quel fenomeno linguistico per cui la j prende il posto di una consonante: quello della b, come nella parole janchijàni, jancu, jastéma, jastimàni (biancheggiare e bianco dal germ. blank, bestemmia e bestemmiare dal lat. blasphemare); quello della d come nelle parole juórnu, jurnàta, jurnatiéru (giorno, giornata e bracciante dal lat.diurnum); quello della f, come nella parole jatàni, jàura, jèttula, juccàni, juccanìzzu, jucchiliàni (fiatare dal lat. flatare, vapore caldo dal lat. flagrum, verga spaccata di salice per intrecciare cesti o legare scope dal lat. flecta, fioccare, forte nevicata e nevicare lievemente dal lat. floccu); quello della g, come nelle parole jatta, jattarùlu, jéffula, jilàma, jilàni (gatta, gattaiola o erba gattaiola dal lat. cattu, pezzetto dal fr. gifle, gelata e gelare dal lat. gelare); quello della h come nelle parole jalìzzu, jàsima (piccola superficie o respiro lieve, sbadiglio, dal lat. halare).
    È un finto iotacismo quello relativamente alle parole: jiéncu, jini, jittàni, jittàtu, jónce, jónta, juócu, jussu, justu (vitello, andare, gettare, debosciato, giunco, giunta, gioco, diritto, giusto) che derivando dal latino (juvencus, ire, iectare, iuncu, iungere, iocu, ius, iustu) iniziano già tutte con la lettera j o i; jippóne e jòtta (indumento malridotto dal fr. jupon o dall’ar. ğubba, sottana, e acqua dopo la cottura della pasta dallo sp. jota) che già iniziano per j.

  • Cultura

    Felicitazioni al nuovo ricercatore Dott. Danilo Pappano

    [Ed. 19/04/2004] Montecalvo Irpino AV – Apprendiamo con immensa gioia la notizia della nomima a ricercatore in ” diritto amministrativo” presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Roma Tre, del Dott. Danilo Pappano. Il tutto arriva a coronamento di un lungo percorso scolastico che ha visto il giovane sempre distinguersi nei vari gradi dell’ istituzione scolastica. Ai più che lo conoscono bene la notizia non è sconvolgente in quanto già tutti conoscevano la dedizione e le capacità intellettive del giovane Danilo, stimato tra i suoi coetanei e non solo [Nativo]

    Alfonso Caccese

  • Ricorrenze religiose

    Festa dell’Incoronata

    [Ed. 19/04/2004] Montecalvo Irpino AV – La devozione alla Madonna Incoronata, introdotta dai frati di S.Antonio, che fino al  1911 dipendevano dalla provincia religiosa di Foggia, per secoli è stata l’anima mariana del popolo di Montecalvo, specialmente dei contadini. Gli anziani ricordano ancora l’enorme folla assiepata davanti al convento che applaudiva il contadino che tracciava con i suoi buoi il solco più diritto nelle contrade Pratola e Sauda. Inoltre fino al 1980 la festa era preceduta da nove domeniche dedicate all’Incoronata. I frati del convento di S.Antonio si augurano che la devozione a Maria Incoronata continui e cresca nel popolo Montecalvese e tracci il solco più diritto che porti all’imitazione di Nostro Signore. [Nativo]

    Alfonso Caccese

  • Beni,  Beni artistici e storici

    Corona al Milite Ignoto

    [Ed. 30/04/2003] Il monumento ai caduti montecalvesi nella prima guerra mondiale, opera dello scultore Michele Guerrisi della Real Accademia di Belle Arti di Torino, fu inaugurato il 3 ottobre 1926. La realizzazione fu possibile grazie alle generose offerte dei cittadini Montecalvesi. Solenne il discorso di Nicola Susanna dei marchesi di S. Egidio, presidente onorario del comitati “Pro-monumento ai Caduti di Montecalvo”, discendente, per parte femminile, di S. Pompilio M. Pirrotti, imperneato sulle valorose gesta patriottiche del popolo montecalvese e sul sacrificio del figlio Ottavio,morto nel conflitto a causa del siluramento del somergibile Minas il 15 febbraio 1917. [Nativo]

    Giovanni Bosco Maria Cavalletti

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  • Beni,  Beni artistici e storici

    Il castello ducale Pignatelli

    [Ed. 00/09/2017] Il castello ducale Pignatelli, costruito nel punto più alto del paese, deve il nome dagli ultimi suoi feudatari ovvero ai duchi Pignatelli di Montecalvo. Il castello, costruito con buona probabilità sui resti di un precedente fortilizio romano, viene per la prima volta menzionato nella Cronaca di Alessandro Telesino, a mezzo della quale si apprende che, nel 1137, Ruggero II si accampò nei pressi durante il suo viaggio in direzione di Paduli. Dell’impianto originario del castello sono rimaste solo poche tracce a causa del terremoto del 1456. Le strutture oggi visibili, oggetto di un recente e profondo restauro, sono quelle di cui alla ricostruzione voluta dalla famiglia Pignatelli e poi di quella dei Carafa. Al castello si accede per il mezzo di un artistico portale in pietra arenaria risalente all’anno 1505 e delimitato da due belle colonne ioniche antistanti in rilievo le quali sorreggono un frontone rettangolare nel quale è ben visibile lo stemma della famiglia Gagliardi. Il portale immette al cortile interno dove un successivo portale archivoltato conduce ad uno degli ambienti ubicati al piano terra. All’esterno sono ancora ben visibili una splendida torre di forma cilindrica, contraddistinta dalla presenza di una cisterna, con annesso pozzo, situata al primo livello, e le cortine murarie che circondano tutta la corte interna del castello. Esse risalgono sia al periodo rinascimentale che alla più antica struttura difensiva di origine medioevale, che all’origine era costituita dalla torre circolare e da un recinto fortificato.
    [Crediti│Testo - Tripadvisor]

    Salvatore M.