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Il mercato settimanale di Montecalvo
Antonio Stiscia
[Ed. 00/05/2007] Montecalvo Irpino AV – Ancora una volta le sacre scritture di archivio, ci vengono in soccorso per portare un po’ di luce nel fatuo regno della stupidità, pianta sempre verde, mercanzia a buon mercato. Come non rilevare che il mercato settimanale, portato al Mercoledì, sia solo un episodio di una storia infinita, di una sana evoluzione commerciale. Si sa per certo che il Mercato settimanale di Montecalvo, almeno fino al 23 Novembre (data fatidica) 1863 è stato effettuato il Sabato, per essere poi spostato alla Domenica. Questi pochi dati basterebbero a giustificare ogni ipotesi di cambiamento, come a zittire la voce di tanti banditori, che accampano e sventolano motivazioni storiche e culturali, dimenticando che questi valori non possono essere mercanteggiati o sviliti. Va detto, che per il passato, vi è stato un adeguamento costante delle Fiere e mercati alle mutate ed evolutive esigenze dei Montecalvesi.( cfr. Fiera di Santa Caterina 20/21e22 Novembre).La fine del mercato settimanale ha avuto inizio, allorché il Comune di Montecalvo acconsentì (parere obbligatorio e vincolante del Consiglio Comunale) a che il vicino-confinante Comune di Ariano Irpino, esercitasse e spostasse il mercato settimanale nello stesso giorno (Mercoledì) di quello montecalvese, decretando, in tal modo, una lenta inesorabile agonia commerciale prima e ristorativa poi. ( A parte qualche isolato cittadino o inascoltato commerciante nessuno manifestò il proprio dissenso). Un errore strategico e una prima manifestazione negativa di vassallaggio elettorale , vero cancro di un paese, che perde peso politico col perdere residenti, in una sorta di corsa all’autolesionismo o masochismo mentalpedevolutivo. Il mercato settimanale montecalvese, appare come un mercato cadetto, limitato nei consumi e nell’offerta, con una disposizione inconcorrenziale delle bancarelle ,senza prospettive di sviluppo, in una perversa logica del tanto meno-tanto meglio.
Che fare ? Difficile dirlo! Spostare il mercato? Ormai oltre che tardi, è inutile ! Cambiare il giorno ? A che serve !
Sulla politica commerciale del paese, dovrebbe ascoltarsi principalmente la voce dei cittadini e non quella dei commercianti, essendo del tutto sciocchevole pensar di far progettare il gallinaio alle volpi. Da tempo, molte amministrazioni comunali, sulla scorta degli intendimenti di governo e del Parlamento stanno favorendo la liberalizzazione commerciale, senza i laccioli delle chiusure, degli orari,dei riposi, delle distanze e di tutte quelle inutili regole che hanno alimentato il sottobosco dei consulenti e praticoni del cas-so(errore voluto), vero unico male allo sviluppo. Ha un senso, che un paese che si propone ad un turismo religioso, culturale e paesaggistico, trovi tutte le attività negoziali chiuse proprio il giorno di Domenica? Ha ancora un valore l’orario di chiusura infrasettimanale e serale, in un paese dove è palpabile una lenta agonia esistenziale e un vuoto stradale preoccupante ? Ha ancora un senso la insana gelosia di mestiere, quando la gran parte del pil montecalvese viene consumato nei super-ipermercati di Ariano Irpino e Mirabella, o quando per quella atavica smania esterofona, si continua a considerare meglio ciò che è foresto? E poi, manca una certa affabilità, quella giusta percentuale di cortesia e di gentilezza che va profusa sempre e comunque ad ogni cliente, anche se è un parente strettissimo,recuperando quella complicità e fiducia col negoziante, fenomeno in evidenza nelle grandi città,dove la gente ha ripreso ad andare dal pizzicagnolo sotto casa o dal fruttarolo di quartiere. E’ inconcepibile che un paese fondamentalmente agricolo, non ha ancora predisposto uno spazio coperto per i coltivatori diretti, dove poter acquistare (giornalmente) i sani prodotti della terra, favorendo ed integrando la microeconomia di tante aziende agricole. Per concludere una amarezza conclusiva, dopo anni di promozione nazionale ed internazionale del buon Pane di Montecalvo,a parte i tanti progetti e le iniziative,non si è trovato il tempo (sigh!) o il denaro, per scrivere sulla cartellonistica stradale “Montecalvo Irpino- Città del Pane”, a volte basta poco, evidentemente non abbiamo compreso nemmeno quello. [Nativo] -
Mercato ambulante di sabato il Tar boccia il nuovo ricorso
[Ed. 30/10/2005] Montecalvo Irpino AV – Dopo due ordinanze comunali e due sospensive da parte del Tar di Salerno la giornata del mercato resterà al sabato.
A stabilirlo è stata la seconda sezione del tribunale amministrativo di Salerno che ha respinto il ricorso presentato da un gruppo di commercianti ambulanti ai quali non andava giù lo spostamento della giornata del mercato dal mercoledì al sabato. Soddisfazione da parte dell’assessore al commercio del comune di MONTECALVO Irpino, Nicola Serafino, che si è fortemente battuto per spostare al sabato la giornata del mercato settimanale e del consigliere Goffredo Ceccese. “La seconda sezione – afferma l’assessore Serafino – ha confermato l’illogica contestazione da parte dei commercianti ambulanti. Non c’erano ne vizi di forma e ne altri elementi che potessero far invalidare una decisone della giunta guidata dal sindaco Giancarlo Di Rubbo. Una decisione che secondo noi non può altro che portare benefici per il nostro comune”. La decisione dell’amministrazione comunale aveva trovato una ferma opposizione da parte di un gruppo di ambulanti che aveva deciso di rivolgersi al Tar per far invalidare la decisione dell’amministrazione comunale. In un primo momento il Tar aveva dato ragione agli ambulanti, perché l’amministrazione nel prendere la decisione non aveva ascoltato le associazioni dei consumatori. Il sindaco Di Rubbo per scavalcare la decisione del Tar aveva emanato un’ordinanza di spostamento al sabato del mercato settimanale. I commercianti per l’ennesima volta avevano fatto di nuovo ricorso al Tar. Anche questa volta il Tar invita il Comune a riportare al mercoledì la giornata del mercato. Questa volta però il giudice rivia qualsiasi altra decisione alla seconda sezione del tribunale amministrativo di Salerno. [Nativo]
[Credit│Il Mattino]Redazione
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Alla ricerca delle menti perdute
Angelo Siciliano
[Ed. 04/12/2002] Trento – La follia, questa subdola sconosciuta, non fa differenza tra classi sociali o categorie professionali, nel senso che può cogliere chiunque, costringendolo poi ad un calvario personale, talvolta infinito e senza via d’uscita. Tuttavia, per quanto riguarda il suo trattamento e la sua cura, qualche differenza o meglio discriminazione l’ha sempre fatta, nel senso che i matti poveri erano affidati a qualche manicomio e lì gioco forza abbandonati, quelli ricchi potevano cavarsela molto meglio, in qualche clinica privata.Quindi, la sventura peggiore per un matto era ed è quella d’essere povero. E la povertà, in questi casi, è sinonimo di solitudine, dimenticanza, abbandono anche da parte dei parenti prossimi, soprattutto quando ad avere il sopravvento è il pregiudizio. Cesare Zavattini diceva che i poveri sono matti.
Io mi ricordo com’era per i matti del Sud, dove trascorsi la mia giovinezza. Una volta, da ragazzino, assistetti, nel mio paese natio, Montecalvo Irpino, alla caccia data ad un pazzo, un vedovo di mezza età scappato lungo un vallone, tra lu Punticiéddru e la Ripicèddra. Inseguito e braccato come un animale selvatico, da decine di uomini, fu catturato, legato come un salame con una lunga corda, di quelle che si adoperavano per gli asini, e consegnato ai carabinieri davanti alla cantina Pirrotti, dove s’era addensata una folla vociante degna della fiera di Santa Caterina. I carabinieri, si seppe poi, l’avevano affidato al manicomio d’Aversa.
Di questo matto, negli anni successivi, non si ebbero più notizie. Come di tanti altri matti del paese che, una volta varcato il cancello di un manicomio, erano dimenticati, in quella sorta di reclusorio infernale, e ne uscivano solo da morti. La loro salma non era nemmeno reclamata dalla famiglia. Il funerale avrebbe aggiunto solo altra vergogna e fatto parlare la gente. Ma nel cuore delle madri di quegli sventurati permaneva una ferita che non si cicatrizzava.
Capitava pure che qualche depresso non finisse in manicomio, perché non era molesto. Se però il suo stato evolveva verso la demenza, allora era trattato come lo scemo del villaggio, diventando per anni lo zimbello di tutti.
Talvolta la follia irrompe improvvisamente nella cronaca nera, quando ci casca il morto, vittima, come si dice in questi casi, di un eccesso di follia di qualcuno, apparentemente normale o che qualche segno di squilibrio, in precedenza, l’aveva già dato. [Nativo]
[Credit│"Persone" - Dipinto di A. Siciliano] -
Meno pane sulla tavola, ma più attenzione alla qualità
[Ed. 24/05/2005] Roma – Una delegazione del comune di Montecalvo Irpino, guidata dal vice-sindaco Gianni Iorio, con la presenza dell’assessore Nicola Serafino ed il funzionario comunale Avv.Antonio Stiscia,ha partecipato, il 24 maggio a Roma, al convegno “Il pane tipico e tradizionale” promosso dalle oltre 40 ‘Citta’ del Pane’, progetto nazionale al quale il nostro comune è associato. E’ stata una occasione per promuovere la qualità dei nostri prodotti da forno, in primis il nostro pane di saraolla, servito e fatto degustare agli intervenuti magistralmente da alcune ragazze montecalvesi nel classico costume della Pacchiana, coadiuvate dal presidente della Proloco, Franco Aramini e dal consigliere Franco D’Addona, insieme agli altri prodotti tipici della nostra zona.
Dopo la breve introduzione di Sandro Vannucci, giornalista da sempre sensibile alle tematiche enogastronomiche, il primo intervento è stato apportato dal Sindaco di Matera Michele Porcari. Porcari ha speso parole accalorate in difesa del pane e dei prodotti tipici legati al territorio, facendo riferimento anche al progetto ANCI “Res Tipica” di cui è responsabile, richiamando l’attenzione sulla necessità di una strategia di ampio respiro per arginare la diminuzione della cultura e del consumo del pane. Questo ragionamento ha introdotto la presentazione dei risultati dell’indagine SWG sul vissuto degli italiani rispetto al pane tradizionale legato ai territori. L’indagine ha evidenziato come, sebbene il consumo di pane fresco abbia conosciuto in questi anni una netta flessione, una larghissima maggioranza (l’80%circa) tra gli intervistati individui spontaneamente almeno un pane tipico legato al territorio e ne riconosca e apprezzi ampiamente la maggiore qualità, apprezzamento confermato anche di fronte all’eventualità di dover pagare di più per l’acquisto del prodotto. L’indagine mostrava come uno dei nodi da sciogliere per rinvigorire la cultura del pane sia la cattiva informazione e i falsi miti a cui sono sottoposti i consumatori a vantaggio di crackers, merendine e prodotti confezionati. A tal proposito l’Associazione Città del Pane ha creato OsservaPane, l’osservatorio del pane legato ai territori, di cui Maurizio Marchetti (presidente dell’Associazione delle Città del Pane) e il Presidente Onorario Corrado Barberis hanno illustrato le caratteristiche. “OsservaPane”, ha detto Corrado Barberis ”mira a risolvere problemi legati al pane sia di natura qualitativa che quantitativa”, sottolineando come nella storia la “forza prorompente del pane” si sia levata contro rapporti sociali di carattere iniquo. L’orazione suggestiva di Barberis ha dato adito ad una riflessione da parte di Sandro Vannucci sulla necessità di “ristabilire la qualità” del pane, contrapponendo con maggior fermezza i prodotti industriali a quelli artigianali, a partire dalla tutela delle tipologie di grano. Del medesimo parere Edvino Jerian, presidente Federpanificatori, che oltre a far notare l’urgenza di una maggior tutela del mercato del grano, salutava la creazione di OsservaPane e in generale le attività di rilancio dei prodotti legati al territorio di Città del Pane con vivo entusiasmo e sentita partecipazione. Daniela Piccione, segretaria nazionale CNA Alimentare, richiamava la necessità di coinvolgere tutto il tessuto artigianale alimentare ma anche politico, notando come vi siano delle insidie legislative come ad esempio un legge di mezzo secolo fa sul contingentamento della produzione del pane tradizionale in base al numero degli abitanti del paese d’origine. Da ultimo Antonio Menconi, consigliere delegato dell’agenzia Nouvelle di Bologna e coordinatore delle attività di comunicazione dell’Associazione, ha presentato congiuntamente a Francesco Marsico, vice direttore della Caritas Italiana, il progetto Beato Pane, una campagna promossa da Città del Pane e Caritas in occasione del Corpus Domini, evidenziando come il pane sia un elemento essenziale nella tradizione cristiana e non, e di come la cultura materiale legata al territorio vada salvaguardata. La Presidenza della Repubblica ha espresso apprezzamento all’Associazione delle Città del Pane per l’impegno a rafforzare e far conoscere il “valore della qualità” dei prodotti italiani, della loro varietà e ricchezza, in particolare per un’iniziativa che mantiene vive le tipicità del territorio e valorizza antiche tradizioni che hanno contribuito a promuovere un prezioso patrimonio enogastronomico regionale. [Nativo] [Foto Franco D’Addona]
[Credit│cittàdelpane.it]Redazione
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Manifestazione teatrale – Scugnizzi
[Ed. 10/06/2005] Montecalvo Irpino AV – Si è svolta ieri, 9 giugno 2005, presso il cinema Pappano di Montecalvo l’oramai tradizionale manifestazione teatrale di fine anno scolastico. Alla presenza delle istituzioni scolastiche e amministrative locali, i ragazzi dell’Istituto comprensivo di Montecalvo si sono cimentati nella messa in scena di una piece teatrale dal titolo: “Storia e mito di Montecalvo Scugnizzi”.
Il progetto è stato curato dagli insegnanti delle scuole elementari e medie, con l’aiuto e la consulenza dello storico locale G.B.Cavalletti.
Ala fine della manifestazione si è dato luogo alla premiazione del concorso: “Premio Giuseppe Lo Casale – maestro di scuola”. [Nativo] [Foto Franco D’Addona]Redazione
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Nasce a Montecalvo un centro per la formazione di immigrati
[Ed. 07/06/2005] Montecalvo Irpino AV – Grande soddisfazione, il giorno dopo la conclusione della manifestazione inserita nell’ambito del: Progetto Integrazione tra i popoli, Italia – Camerun, patrocinato dal Comune di Montecalvo Irpino in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Pirrotti, l’Antenna sociale e l’Associazione Amici del Camerun. Nella tarda mattinata l’arrivo presso la sede comunale montecalvese del primo consigliere plenipotenziario del Camerun S.E. Prosper N.Bomba, accolto da una delegazione della amministrazione comunale con in testa il Sindaco, Giancarlo Di Rubbo, il funzionario amministrativo Dott.Antonio Stiscia, il vice sindaco Gianni Iorio e vari rappresentanti del consesso assembleare del comune irpino. Dopo gli scambi di rito e i saluti diplomatici alla presenza del console onorario del Camerun in Napoli, Ing. Albero Salvatori le delegazioni si sono dirette verso il complesso dell’Oasi M.Immacolata, dove ad attenderli c’erano autorità civili e religiosi. In primis la dirigenza dell’Istituto Comprensivo Pirrotti con la presenza della dirigente scolastica Flora Carpentiero ed il docente vicario Pietro Cavalletti. Di rilievo la presenza del Dott. Carlo Pizzillo, capo gruppo della minoranza che cosi ha inteso dare un messaggio di distensione dopo tante polemiche sorte in ambito amministrativo. Tra gli intervenuti alla manifestazione anche gli assessori provinciali, Eugenio Salvatore, di Casalbore, e Francesco Lo Conte, di Ariano Irpino , oltre al Dott. Giuseppe Solimene,presidente della Comunità Montana dell’Ufita. Il plenipotenziario camerunense N.Bomba, sotto la guida di P.Fillippo Lucarelli, direttore dell’Oasi M.Immacolata, ha avuto modo di apprezzare i prodotti tipici locali , visitando gli stand per l’occasione allestiti dalla Pro-Loco montecalvese. Ma ad entusiasmare l’ambiente rendendolo meno formale ci hanno pensato gli alunni delle scuole che hanno,subito familiarizzato con i loro coetanei camerunensi, dando vita a curiose e goliardiche attività ludiche. Dopo le foto di rito i convenuti hanno avuto modo di gustare le pietanze locali in un pranzo ufficiale dove lo chef di turno, l’ormai famoso Altieri, ha per loro approntato un menù di alto e squisito gusto nostrano. La manifestazione è proseguita nel tardo pomeriggio e dopo la visita alla mostra con la promozione e degustazione dei prodotti tipici del Camerum ha avuto il suo epilogo in Piazza Vittoria con uno spettacolo tendente a rappresentare la cultura etnica del popolo Camerunense. [Nativo] [Foto Franco D’Addona]Redazione
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Il Trekking Pompiliano dell’infaticabile Gaetano Caccese

Gaetano Caccese, presso la fontana dell Abbondanza Montecalvo Irpino AV – Domani, 29 settembre, è l’anniversario della nascita di San Pompilio. Come ogni anno, in occasione di questa ricorrenza, ci sarà un’escursione lungo i luoghi percorsi dal Santo che partirà alle ore 8:00. L’appuntamento è davanti alla chiesa.
È ammirevole il lavoro, la costanza e la perseveranza che l’infaticabile Gaetano Caccese mette nell’organizzare questo percorso a piedi da oltre venti anni. Il cammino collega la chiesa di San Pompilio di Montecalvo ai ruderi della chiesa dell’Abbondanza, situata nella contrada Mauriello, che dista almeno quattro chilometri dal paese.
Il trekking Pompiliano è il nome dato a questo cammino, che segue il percorso che il Santo faceva quando si dirigeva verso la chiesa situata nelle terre di sua proprietà. È un itinerario suggestivo e affascinante che si snoda lungo la “Ripa della Conca”. Appena dopo aver superato l’antico ospedale di S. Caterina, ci si imbatte nella Grotta dei Briganti e in alcuni casolari abbandonati. Arrivati in fondo, dopo aver quasi toccato i calanchi con mano, si attraversa un ponticello costruito da Caccese stesso, che serve per oltrepassare un ruscello. Qui si può osservare, sulla cima di un costone dalla quale fuoriesce acqua ferruginosa di colore rossastro, una cavità chiamata “l’Occhio del Diavolo”, ed è altresì possibile notare fusti di alberi secolari così alti che la vista verso l’alto si perde tra le loro cime.
Dopo aver attraversato l’area boschiva che costeggia la “macchia Cavalletti”, ci si inoltra lungo un crinale di arenaria, un’altra meraviglia per chi ama scoprire luoghi incontaminati. Ricordate una pubblicazione uscita qualche tempo fa, realizzata dall’Istituto Comprensivo di Montecalvo Irpino, intitolata “C’era una volta il mare…”? Infatti, qui è possibile toccare con mano i reperti descritti in quel volumetto, come i resti di fossili di conchiglie di ogni ordine e grandezza.
Infine, si giunge ai ruderi della chiesa e della fontana dell’Abbondanza. Alcuni anni fa, il vulcanico Gaetano Caccese riuscì persino a coinvolgere Don Teodoro Rapuano, l’ex parroco di Montecalvo, guidandolo lungo i tortuosi pendii del percorso. Il reverendo, dopo aver tenuto compagnia ai partecipanti durante il tragitto, celebrò messa proprio lì, tra i resti di quello che un tempo doveva essere un luogo di culto molto sentito sia per San Pompilio che per i fedeli delle contrade vicine.
[Correlato│L'Occhio del Diavolo][Bibliografia di riferimento]
[Di Giovanni E. – Favorito A., C’era una volta il mare, Arti Grafiche Tommasiello, Montecalvo Irpino AV, 2002]Francesco Cardinale
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Lettera aperta del Sindaco Di Rubbo a tutti gli organi di informazione
[Ed. 15/09/2005] Mai avrei voluto utilizzare la stampa per denunciare fatti gravi che mortificano la comunità che rappresento. Consapevole e convinto che il primo, necessario servizio di un’autorità, sia essa civile o religiosa, sia il creare condizioni essenziali per la pacifica convivenza dei cittadini, che al di là delle loro convinzioni abbiano il vivo senso d’appartenenza ad una medesima comunità sociale, pubblicamente denuncio lo scandalo di cui, loro malgrado, i cittadini di Montecalvo Irpino sono stati vittima domenica 25 settembre u.s.Il 25 settembre, una data che la storia civile e religiosa del nostro comune riserva alla celebrazione della Vergine sotto il titolo della Libera, è stato trasformato in uno dei momenti più squallidi della nostra cronaca cittadina.
E nei ruoli confusi e confusionari, nell’arroganza colpevole di chi da tempo ormai sembra aver dimenticato la fonte della sua vocazione che la pace, l’umiltà e l’amore per il prossimo dovrebbero vivificare in un crescendo di santificazione, esternazioni improprie, false ed inopportune sono riecheggiate nei luoghi sacri per eccellenza: le chiese del nostro paese. Quello che è stato predicato domenica 25 settembre, e in parte riportato dalla stampa locale il 27 u.s., oltre che inesatto, è di una gravità unica.
Non è assolutamente mia intenzione entrarvi nel merito. Se così facessi mi assocerei all’offesa sacrilega. Certo, confuterò virgola per virgola, scrollandomi di dosso il veleno che dai piedi della Madonna è stato lanciato contro i rappresentanti del popolo montecalvese, ma lo farò in consiglio comunale, nel rispetto dei consiglieri, di maggioranza e di opposizione, unici e legittimi rappresentanti del popolo che li ha eletti. Come cozza la nostra triste realtà con gli insegnamenti che da sempre i sacerdoti ci hanno dato. Eravamo convinti che la chiesa fosse il luogo ove si entra per incontrare Dio, che per natura è comunione e non divisione. Quante volte abbiamo sentito ripetere il dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare!; avevamo inteso, con questo, di dover rispettare la legge di Dio, ma anche la legittima autorità civile, che rappresenta il popolo e pur si impegna, in fondo, a farne il bene. Ma la gravità di quanto sputato in una chiesa di Montecalvo il 25 settembre u. s., va oltre le stesse parole allorché si considerano i personaggi e il contesto ove il tutto si è consumato: una chiesa, un sacerdote, i fedeli e, tra questi, i fanciulli che si avviano al primo anno di catechismo. Nella chiesa Dio, ovviamente, e la sacra icona che rappresenta la Madonna della Libera, di cui ricade la festa. Appunto: la festa. Ma non ci hanno insegnato gli stessi sacerdoti che uno degli scopi della festa dei santi, e ancor di più della Madonna, è quello di gioire insieme, come famiglia, e di liberarci dalle offese, dalla divisione e dai rancori? Non solo l’occasione non è servita a questo, ma si è approfittato di una festa di famiglia per inculcare sospetti e discredito verso il capo civile di quella stessa famiglia che in quel luogo, quel giorno, ben altro si sarebbe aspettato. Ebbene, tutto ciò, i ben pensanti lo rifiutano! Il primo sevizio di un’autorità, sia essa civile o religiosa, è il costruire ponti fra i cittadini e non l’alzare barricate o muri. Una domanda: è educativo offrire un tale spettacolo ai fanciulli che sono in chiesa anche per iniziare l’anno di catechismo?. La gravità della situazione non mi consente di fare polemiche o sarcasmi, e certo non mi mancherebbero spunti per farlo… Concludo ribadendo che le risposte politiche, qualora si ravvisasse necessità di darne, le darò solo ed esclusivamente ai legittimi rappresentanti del popolo e non a chi, inauditamente, arbitrariamente, goffamente e scandalosamente vuole eleggersi a capo della maggioranza e dell’opposizione. [Nativo]
[Credit│Foto: F. D'Addona]Redazione
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Re aragonesi – Montecalvo nel quindicesimo secolo – Il paese antico squassato dal terremoto.

Murales di via P. M. Ciccarelli – Particolare [Ed. 00/00/0000] Venne la volta della regina Giovanna II sorella di Ladislao, entrambi lascivi e voluttuosi. La regina volendo rendere omaggio al famigerato F. Sforza, figlio del gran Contestabile, uomo apprezzato per virtù militari e civili, gli donò moltissime terre in queste nostre regioni, compresa la nostra terra, 1417 . Ma, il rinomato Sforza, avendo avversato i disegni di Alfonso d’Aragona ,per aver indotto la regina a ritirare l’adozione fatta in suo favore e caldeggiata, al contrario, quella di Luigi d’ Angiò, egli perdeva le accennate possessioni, anno 1435.
Con Renato che fuggiva in Francia, finiva la dominazione angioina, ed era un capitolo finale e fatale che scriveva quest’ultimo re.
Col trionfo di Alfonso, si apriva una nuova èra della nostra storia, passando questi nostri paesi sotto il dominio aragonese. Non poteva mancare da parte del nuovo sovrano, dopo la vittoria sui nemici, fautori degli angioini, di riconoscere tutti quei guerrieri e gregari che avevano preso parte alla campagna vittoriosa dando ai vincitori compensi territoriali. Alfonso, considerando i notevoli servizi resi da Inigo Guevara, G. Siniscalco, gli donava la Contea di Ariano la terra di Montecalvo e il marchesato di Vasto, come risulta da carte locali.
Per prima cosa Alfonso pensò all’ avvenire del reame, e valendosi di tutto il suo potere, desiderò legalizzare la filiazione di Ferdinando, suo figlio bastardo, togliendogli la macchia della illegittimità, e facendolo proclamare da un generale e solenne consesso, erede del regno, dopo la sua morte.
Nel 1447, re Alfonso fu nominato Vicario nell’amministrazione e governo di Benevento, da papa Eugenio IV, ma a vita solamente.
Il 1456 fu un anno doloroso e tragico per Montecalvo e per molti paesi circonvicini – non esclusa Benevento e molti altri paesi della diocesi beneventana. Il 5 dicembre, alle ore 11 della notte avvenne uno spaventevole terremoto. Si hanno notizie esatte delle rovine causate da quel cataclisma nell’opera di S. Antonino, Arcivescovo di Firenze –Cronicon, parte III°.
Senza dubbio, la condizione di Montecalvo fu tristissima, poichè il paese restò in gran parte squassato, i cittadini superstiti terrorizzati e gettati nel più crudele dolore, per la perdita di tanti cari che perirono sotto le case abbattute. Secondo S. Antonino, pare che il numero dei morti sia stato di 800. In mancanza di osservatorio sismologico per valutare altri danni, ci contentiamo delle notizie suaccennate, poichè, sufficientemente, ci convincono che fu una vera calamità per il paese, che ci furono scene di terrore e di sangue nel dissotterrare le povere vittime schiacciate sotto le macerie dell’ antiche case, e che quelli che sopravvissero dovettero riedificare il paese. Peggiore fu la sventura in vari altri paesi della terra beneventana. Ecco ciò che scrive il santo di cui sopra:
“Beneventana civitas notabilis ( ubi Metropolitanus dignissimus ) pro maiori parte destructa est, et Ecclesia Cathedralis, ubi dicitur Corpus Apostoli Bartolomei quiescere, deficientibus inde hominibus 350 ex ruinis. (Seguita a dire la Diocesi ) Civitas, quae dicitur la Palude, sive Castrum, usque ad fundaménta collapsa est, et quod magis dolendum est 1033, oppressione ex hac luce subtracti. Apichi nuncupatum in totun desolatum, sublatis per mortem 1020 hominibus. Quod dicitur Montecalvi pro maiori parte destructum, e medio 800 subtractis personis. etc. ,, (Salviamo qualche errore di calcolo).
Nel 1462 leggiamo la guerra dei nibbii e corvi avvenuta nel Covante, tra Apice e Benevento, descritta da G Pontano. I nibbii significavano gli angioini, con a capo il duca Giovanni d’Angiò, e i corvi erano interpretati gli aragonesi, con a capo re Ferdinando I°. La vittoria finale fu di questi ultimi. [Nativo]
Redazione
[Bibliografia di riferimento]
[P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913] -
Montecalvo e i liberali del 48

P. Stanislao Mancini [Ed. 00/00/0000] Nel 1848 si avverarono altri rivolgimenti. Erano tutte le regioni d’ Italia – infiacchite da diversi secoli di decadenza che insorgevano reclamando la indipendenza politica e la liberazione da ogni servitù. Questo era il pensiero e il sentimento nazionale.
Nel nostro regno delle Due Sicilie, il malcontento non era cessato contro i Borboni. Uomini insigni nelle discipline civili e penali, di tutte le provincie meridionali, non mancarono di domandare al re un governo rappresentativo. Siamo al 28 Gennaio 1848. « Ferdinando II° di Borbone, re di Napoli (il re Bomba) succeduto a Francesco I – in seguito alla dimostrazione popolare liberale del 27, accoglie il parere favorevole dei suoi fidi, perchè venga concessa al popolo la Costituzione; scioglie il Ministero, e con i nuovi ministri, scelti tutti fra le personalità più spiccate del Partito Liberale, getta le basi di uno Statuto. Il 29 Gennaio 1848, si pubblica in Napoli il Decreto Reale, che promette la Costituzione e dà piena amnistia. »
Ma quelle parvenze di libertà, venivano, mano mano, soffocate con la forza e rese di nessun valore. Il parlamento elevava indignata protesta – dettata dal nostro P. S. Mancini contro il Borbone – il 15 Maggio 1848. Il re accolse la protesta sciogliendo la Camera, e mutando, a suo arbitrio, le circoscrizioni Provinciali in Distrettuali. Mancini fu rieletto a pieni voti a nostro Deputato del Distretto di Ariano di Puglia. Difese i destituiti del 1821 , mise in evidenza i sacri diritti del suo popolo – incoraggiò il movimento.
Complicato nel processo politico del 15 Maggio 1848 – « d’avvocato era mutato in complice e condannato in contumacia a 25 anni di ferri. » Prese scampo in Piemonte, portando con se la nostalgia per la libertà della Patria.
Montecalvo partecipò al movimento della nuova Italia, incoraggiato dal Mancini e da altri uomini del luogo – e mostrò la sua fede patriottica con la stessa fermezza dimostrata nel 1820.
Nella vicina Ariano si formava il governo provvisorio, dai noti caporioni De Miranda – i Polcari – De Florio di Montecalvo – Pietro Narra, similmente di Montecalvo – avendo partè agli avvenimenti T. Grasso, P. Parzanese – D. Giuseppe ed Orazio Santosuosso col loro congiunto di Montecalvo Antonio Santosuosso avo paterno dell’ umile storico – ed altri ; mentre in Montecalvo si segnava una data di persecuzione. Si veggano gli innumerevoli processi, conservati nell’Archivio Provinciale di Avellino, relativi a quell’epoca – e si avrà la prova della nostra affermazione.
Naturalmente, come in tutte le cose di questo basso mondo – anche allora vi furono le due correnti. La conferma diretta di ciò che si afferma, si ha dai documenti dell’epoca, generalmente risaputi, perchè già pubblicati, editi, passati alla storia e che per dovere d’ imparzialità, riportiamo senza alcun commento. Di chi la colpa? Per conto nostro, facendo astrazione su uomini e cose – riteniamo che la colpa fu dei tempi, e di quel poeta, che aveva cantato « Borbonium nomen venerabile ab omnibus » poichè quel canto fu suggestione.
La storia non può essere scritta se prima non è fatta, diceva Luigi Settembrini. Per Montecalvo la storia di questo difficilissimo periodo si è fatta purtroppo, e, debolmente, l’abbiamo anche scritta in più capitoli ma per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, non possiamo pubblicarla. Censura… [Nativo]
[Credit│Foto Wikipedia]Redazione
[Bibliografia di riferimento]
[P. Santosuosso B., Pagine di storia civile di Montecalvo Irpino, Tipografia Fischetti, Sarno SA, 1913]













































