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Ricordo di una presenza
Mario Corcetto

[Ed. 03/08/2008] Firenze ha avuto l’onore di ospitare, il giorno 30 marzo 2008, il rito solenne della beatificazione della Venerabile Celestina Donati, fondatrice della congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio , ai più note come suore Calasanziane La notizia dell’evento mi ha inevitabilmente fatto tornare alla mente le suore Calasanziane che erano a Montecalvo, la cui principale missione era prendersi cura dell’asilo infantile “Rosa Cristini”. E che, invece, tanto si spesero in ogni ambito religioso e sociale da lasciare indelebile il segno del loro passaggio. Suor Flora (la superiora, Suor Dorina, Suor Eulalia, Suor Nicoletta, Suor Rosita, La Madre Maestra (mi accorgo ora di averne sempre ignorato il nome) sono tutti nomi impressi nella memoria mia e di tantissimi montecalvesi della mia generazione. E con loro il ricordo del busto di San Pompilio all’ingresso dell’asilo; dell’attaccapanni con i disegni per riconoscere il proprio posto; del grembiule a quadrettini celesti per i maschietti e rosa per le femminucce (salvo poi l’iniziazione congiunta all’arte del ricamo); dei lavoretti col punteruolo; della vetrinetta con i giochi di legno (sempre nuovi del profumo della pasta e fagioli preparata da Suor Nicoletta; dei lunghi tavoli celesti del refettorio; dei riposi pomeridiani obbligatori, fatti sul banco di classe; del nostro sciamare festoso appena ci era consentita l’uscita in giardino; della battitura dei tappeti tenuti tesi da noi tutt’attorno; delle gallerie per la macchinina scavate sotto le radici del pino al centro del giardino; di qualche scappellotto; di qualche “castigo” faccia al muro; della merenda con il pane e il budino al cioccolato (rara prelibatezza, allora, dalle nostre Parti). -
URBINO e MONTECALVO
Un gemellaggio di arte e fede
Antonio Stiscia

Castello Pignatelli di Montecalvo [Ed. 00/09/2008] Nel corso degli scavi per il restauro architettonico del Castello Comitale e di poi Ducale di Montecalvo Irpino,è venuta alla luce una bellissima trabeazione di un portale cinquecentesco,con la seguente scritta: HOMO HOMINI DEUS. I caratteri della scrittura sono riconducibili allo stesso periodo e/o mano della scritta sul portale e sulle trabeazioni interne della Ottagonale Cappella Carafa sec. XVI sita all’interno della Collegiata di Santa Maria Assunta sec. XV eretta all’interno della gran corte superiore del castello dei Conti Carafa di Montecalvo e poi dei Duchi Pignatelli di Montecalvo,ultimi feudatari. La scoperta di questa iscrizione apre nuovi scenari nella ricerca storica e artistica del paese che si connota per molti evidenti rapporti con il ducato di Urbino.
Il professor Ascher dell’Università di Haifa ha compiuto un lavoro encomiabile sulla Cappella Carafa di Montecalvo, mantenendo quella necessaria e corretta condotta scientifica che esula dalle certezze attributive lasciando aperto il campo a nuove teorie e a nuove scoperte. Con la necessaria umiltà mi appresto a dire la mia opinione su alcune questioni,confortandole con dati e immagini,al sol fine di dare un contributo di conoscenza.

Cappella Carafa sec. XVI (Federico Zuccari ?) Di pianta ottagonale e sormontata da una cupola (ormai scomparsa) la Cappella per l’essenzialità delle forme e il sapiente uso della pietra di roseto è veramente un piccolo gioiello dell’arte rinascimentale. L’accostamento chiaroscurale delle pietre e degli intonaci bianchi,in pareti prive di affreschi, riconducibile alle genialità degli architetti fiorentini,trova in Michelangelo il suo migliore e più straordinario esempio.Prediletto di Papa Giulio II della Rovere ( Della Rovere Duchi di Urbino) per il quale affrescherà la volta della Cappella Sistina,realizzerà numerose opere architettoniche,anche con gli altri Papi succedutesi nel tempo,fino ad arrivare a Papa Paolo IV (Giovan Pietro Carafa) con il quale ebbe un difficile rapporto,tanto che questi gli preferì Federico Zuccari, anche per il completamento della Cappella Paolina,scegliendo un urbinate,memore della valentìa dimostrata al servizio dell’amico Papa Farnese,di cui se ne sentiva continuatore,tanto da assumerne il nome pontificale. Lo Zuccari, come tutti gli artisti del tempo vedeva in Michelangelo un vero geniale maestro tanto che le sue opere architettoniche e pittoriche si possono collocare nel pieno manierismo. Non va dimenticato il profondo rapporto intercorrente tra la famiglia Farnese e Carafa. Alessandro Farnese già arcivescovo di Benevento,allorché divenne Papa col nome di Paolo III,in uno dei primi concistori nominò Giovan Pietro Carafa ,Cardinale. Papa Farnese fu il Papa dell’arte e del bello,seguì le orme di Giulio II e affidò a Michelangelo grandi opere e l’affresco del Giudizio Universale,nel mentre si servì dei fratelli Taddeo e Federico Zuccari per le opere di carattere pittorico-architettonico,dei palazzi di famiglia.
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Presentato il libro di Arturo De Cillis “My name is Pumpilio”
[Ed. 18/08/2008] Montecalvo Irpino AV – Nella cappella della casa natale di San pompilio M. Pirrotti, organizzato dalla redazione della rivista “Disputationes Pompiliane” alla presenza di un folto pubblico è stata presentata l’opera del Dott.Arturo De Cillis dal titolo “My name is Pumpilio” una raccolta di circa 1500 schede monografiche di cittadini montecalvesi emigrati negli Stati Uniti tra il 1892 e il 1924.
L’introduzione è stata affidata al Prof. Alberto De Lillo che ha letto un saggio breve scritto dal nostro concittadi Mario Corcetto, su uno spaccato della vita di emigranti montecalvesi in Svizzera. Di seguito il parroco Don Teodoro Rapuano ringrazia il Dott.Arturo De Cillis per la sua presenza e per la sensibilità dimostrata nel donare le intere copie del libro alla comunità parrocchiale che le ha messe in vendita per ricavarne utile per il completamento del “MUSEO DELLA RELIGIOSITA’ MONTECALVESE E DELLA MEMORIA POMPILIANA”. Interessante l’intervento di Padre Martino Gaudioso che si è soffermato sull’importanza della conoscenza del passato e soprattutto sulla conoscenza delle proprie origini. Atteso e applaudito l’intervento dell’autore che spiega come e perchè ha realizzato l’opera, essendosi di persona recato negli Stati Uniti e precesiamente ad Ellis Island, punto di arrivo e raccolta per tutti coloro che volessero entrare nel nuovo mondo, a raccogliere le schede riguardanti i nostri concittadini. Al termine della manifestazione la proiezione di un filmato dell’Istituto Luce sul terremoto del 1930 che distrusse buona parte del paese e l’incontro con il Dott. Arturo De Cillis impeganto ad autografare numerossime copie del libro acquistate dai presenti alla manifestazione. [Nativo]Redazione
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Festeggiato il 298° anno di nascita di san Pompilio Maria Pirrotti
[Ed. 30/09/2008] Montecalvo Irpino AV – Per il 5° anno consecutivo la Parrocchia “San Pompilio Maria Pirrotti” di Montecalvo Irpino,si è mobilitata per festeggiare il genetliaco del loro concittadino santo. Il 29 settembre 1710 in casa Pirrotti, Domenico Pirrotti, questo il nome di battessimo del santo, emette i suoi primi vagiti assistito dalla madre Donna Orsola Bozzuti e dal Padre Girolamo. Oggi a distanza di 298 anni la comunità religiosa montecalvese ha voluto ricordare l’evento con una celebrazione liturgica nello stesso luogo dove egli è nato. La celebrazione ha avuto inizio all’entrata del paese, dal luogo dove è posta la statua del Santo , con una fiaccolata che ha portato i fedeli davanti alla casa natale nel centro storico di Montecalvo, dove ha avuto inizio la “Solenne Eucarestia”, concelebrata dal parroco,Don Teodoro Rapuano e dal rettore delle Scuole Pie di Frascati, Padre Martino Gaudioso che a nome dei suoi confratelli ha donato al “Museo della Religiosità montecalvese e della memoria Pompiliana” un “ovale” con l’immagine a mezzo busto di San Pompilio Maria Pirrotti, per anni custodito nelle Scuole Pie di Frascati. Alla fine della celebrazione solenne, Don Teodoro ha voluto, come ormai di consuetudine, impartire ai fedeli la benedizione dal balcone del palazzo Pirrotti,corrispondente alla stanza dove nacque il nostro Santo. Dopo la Santa Messa tutti coloro che portano il nome Pompilio o sono nati nel giorno della nascita del Santo, hanno potuto spegnere le candeline sulla torta distribuita in Piazza a tutti i fedeli. Oggi 30 settembre 2008, invece, alle ore 18,00 nella “Chiesa di Santa Maria” ci sarà la “Celebrazione della parola con ricordo del nostro battesimo” presieduta da S.E.Mons.Andrea Mugione, arcivescovo metropolita di Benevento. [Nativo]Redazione
[Credit│Foto - Franco D'Addona] -
L’Olio protagonista a Montecalvo
[Ed. 11/11/2008] Montecalvo Irpino AV – Successo per la prima iniziativa della filiera corta dell’olio. Si tratta di un protetto dell’assessorato allo sviluppo di Montecalvo che punta all’organizzazione di percorsi turistici legati alla filiera dell’olio d’oliva. Un gruppo di turisti napoletani domenica mattina ha effettuato una visita guidata nel frantoio Manganiello in contrada Mauriello dove era possibile acquistare direttamente il prodotto. La tappa successiva è stato il centro storico di Montecalvo ed il museo pompiliano. Per il pranzo sono stati ospitati all’agriturismo le “Bolle” in contrada Malvizza dove era stato allestito un mercatino dei prodotti tipici. “Si tratta di un modo per trovare nuovi mercati per le piccole aziende agro-alimentari del nostro comune -spiega l’assessore Nicola Serafino-una sorta di processo dal produttore al consumatore,non effettuato nei luoghi classici della distribuzione, ma direttamente in azienda o in “agriturismo”. In questo modo il turista ha la possibilità di acquistare direttamente i prodotti che degusta durante il pranzo”. L’iniziativa è della COPAM (cooperativa produttori agricoli montecalvesi) che ha curato la parte del mercatino e dell’incoming turistico. Già sono allo studio nuove iniziative in tale senso. “Il nostro obiettivo è sempre di più quello di creare un’economia reale basata sul prodotto tipico legato all’intrattenimento turistico.Un’attività di promozione che non costa
nulla alle casse comunali” conclude Serafino. [Nativo]Rdazione
[Credit│Corriere dell'Irpinia] -
Fiera di Santa Caterina 2008 – Il convegno
l’I.G.P. Pane di Montecalvo e le Tipicità agroalimentari appenniniche
Antonio Stiscia
[Ed. 21/11/2008] Se è giusto e doveroso prestare attenzione alla ricerca e alla scienza, nondimeno è consigliabile recuperare le tradizioni e le conoscenze che seppur empiriche,fondano la loro forza nel tempo e le loro ragioni nella esperienza umana.
Prima di parlare dell’alimento cardine della nostra vita -Il Pane– è essenziale ricordare che trattasi di un prodotto finito e commestibile e che sebbene venga fatto, allo stesso modo e con le stesse componenti, assume forme, e ancor più ,sapori e fragranze diverse.
Tale diversità è riconducibile al tipo di farina impiegata,alla durezza dell’acqua e al sapiente utilizzo del lievito( di birra o lievito madre,il cosiddetto crescente). Con la creazione dell’Orto Botanico,a metà 700 e per merito di Carlo di Borbone,si iniziò a studiare il grano,nei suoi dimorfismi,cercando di capirne le caratteristiche,la resa e la compatibilità con i vari tipi di terreni,recuperando i semi,le tecniche e i sistemi di coltura. Un forte impulso allo studio e resa dei grani,si avrà solo nel Ventennio,con la nascita della figura dell’agronomo,nata per rendere autarchica alimentarmente una popolazione in gran parte povera e supportare una economia rurale che si stava appena organizzando. Agli antichi grani: la Risciola,la Mesca e la Carosella, si avvicendarono e riseminarono i grani votati alle paste e ai pani,già apprezzati e conosciuti nel 700 e per tutto l’800,le cui farine corpose e ricche di glutine passeranno alla storia col nome di Saragolla Calabrese e Saragolla Turchesca,la cui origine è ben esemplificata dal nome e che venivano coltivati con particolare cura . Il Pane di Montecalvo ha avuto,sempre, una forte importanza nell’economia del paese e da anni è considerato un prodotto unico e di grande commerciabilità in ambito provinciale. Già nel 700 assistiamo a forme di marchiatura del prodotto per evitarne falsificazioni e /o alterazioni,al sol fine di garantire la genuinità e la correttezza della panificazione. Ma veniamo ad oggi. -
I Pirrotti e la Curia Beneventana
Antonio Stiscia

Duomo di Benevento [Ed. 13/11/2008] Che la nobilissima Famiglia Pirrotti avesse tali e straordinari trascorsi di fede lo testimonia la lunga sequela dei dignitari e prelati, anche da parte materna (Bozzuti) che hanno magnificato la famiglia e la Chiesa Romana, fino ad arrivare a quel Pompilio Pirrotti che ne è la massima esaltazione.
La famiglia Pirrotti avrà continui contatti con la Chiesa Beneventana specie nel periodo del vescovato del Cardinale Orsini, che oltre alle frequenti sante visite in Montecalvo, non ne dimenticò la spiritualità devozionale, anche quando, divenuto Papa col nome di Benedetto XIII, donò 2 completi (rosso e giallo oro)di pianete con Piviale, con le insegne pontificie, di preziosissima fattura e con la dicitura Pro- Montecalvo, antesignando un altro grandissimo Papa quel Leone XIII che ben oltre andando dedicò Distici elegiaci a San Pompilio e alla di lui patria, Montecalvo, verseggiando con toccante nostalgia. Si sa che a seguito del violento terremoto del 5 Giugno 1688 la Cattedrale di Benevento, insieme a tante altre Chiese della Diocesi, venne quasi completamente distrutta.La ricostruzione fu velocissima, tanto che la cattedrale ricostruita e abbellita fu riaperta al culto il 26 Maggio 1692, festività di San Filippo Neri, a cui il cardinale Orsini era particolarmente devoto, perché grazie alla sua intercessione ebbe salva la vita, essendo stato travolto dalle macerie del terremoto, sprofondato di 2 piani nell’arcivescovado e protetto da un grosso armadio ,con all’interno le reliquie e gli scritti del suo Santo protettore. Tra i nuovi altari ricostruiti e consacrati, spicca quello dedicato al Santissimo Sacramento (come la collegiata omonima di Montecalvo dove la famiglia Pirrotti e Bozzuti avevano ben 2 altari) che si affidò alla famiglia patrizia dei Perrotti, altare che fu consacrato l’11 Ottobre 1692,e mantenuto dalla Confraternita del Santissimo, come risulta dallo strumento dell’11/10/1692 del Notaio apostolico-Canonico Marzio Lizza.
Il sommo Pontefice Giovanni XIII nell’anno del Signore 969 e con Bolla Pontificia, eresse in data 7 Giugno l’Arcivescovato di Benevento, scegliendone i reverendissimi Dignitari e Canonici:
Canonici Presbiteri
Iulius de Marco V.I.D. Archipresbyter
Ioannes de Nicastro V.I.D. Primicerius primis
Aloysius Antonius Ajellus S.T.D. Primicerius secundus
Andreas Moscarellus Thesaurarius
Agnellus Rendina V.I.D. Bibliothecarius
Joseph de Dominicis
Caesar Ciarletta
Joseph Cocozzella
Joseph Fuccius
Dominicus Croce
Joseph Mustus
Matthaeus de Matthia
Scipio Perrotta
Joseph de Martino
Canonici Diaconi
Bendictus Mariella S.T. Prof.
Vincentius de Vita in V. I. licent.
Scipio Charissimus
Ioannes Baptista de Martino V.I.D.
Bartholomaeus Feulus
Dominicus Mastrojanni
Franciscus Spataccinus
[Credit│Foto - Wikipedia]
[Nativo] -
Il gusto di Montecalvo in scena
Raffaele Beato

Lia Ferretti [Ed. 00/00/0000] Una folta delegazione dell’Enohobby, club di Napoli, ha accettato l’invito dell’Amministazione comunale di Montecalvo Irpino che ha organizzato “La giornata del Gusto Montecalvese”: prodotti tipici del territorio e vini di antiche vigne. Una rarità.
La delegazione, composta dai più apprezzati opinion leaders regionali, è stata capitanata da Lia Ferretti, notissima imprenditrice e autore di numerose pubblicazioni enogastronomiche.
La tappa montecalvese si scrive nel quadro delle iniziative di promo-valorizzazione del territorio appenninico realizzate dall’ Osservatorio dell’Appennino Meridionale e ha trovato nell’assessore comunale Nicola Serafino un attento anfitrione.
Molteplici gli interessi sollecitati lungo il dispiegarsi della visita.
Non ultimo quello legato alle suggestive leggende delle “Janare”, arcaiche fattucchiere che prediligevano Montecalvo per organizzare voli stregati verso Benevento, dove accendevano fuochi per danze tarantolate intorno al noce. Memorie costruite come quelle degli “scazzamariegli”, cugini dei monacielli napoletani, un po dispettosi, alle volte benevoli e protettivi. Le pietre del tappeto medievale custodiscono credenze e formule magiche per imporre malanni, far diventare storpi e impazzire d’amore: non c’è nulla da spendere, basta una creanza alla vecchina sull’uscio della casa di tufo: un po d’olio, un quartino di “turchinese” locale, “tredici Ave Maria”.
Poi prevalgono i campi verdi di rugiada, i monti che a Montecalvo custodiscono boschi di leccio e castagno, di betulla e di faggio.
Qui pascolano le mandrie per dare latte profumato di erbaggi che costituiscono l’anima del caciocavallo podolico, delle caciotte e delle sapidissime stracciate da gustare sul Fiano di Irpinia. -
Montecalvo Irpino 1943 – 45: Ricordi di un ragazzo di allora.
Mario Sorrentino
[00/00/0000] Su ogni cima delle colline che circondano la valle c’è un paese, meno che sull’altura dominante verso nord, che è una montagna vera e propria di circa mille metri. Era dall’infanzia che desideravo andare lassù per scoprire i monti e i paesaggi che essa nasconde a chi guardi l’orizzonte dal mio paese, che è posto a un’altezza più modesta. Quando finalmente scalai il monte, se questo è il verbo più adatto, visto che ero arrivato comodamente seduto in macchina a un quarto d’ora di cammino dalla cima, non fu la visione dei lontani, azzurrini monti dell’Abruzzo a colpirmi di più, diafani e indistinti nella foschia, ma quella del mio paese, che mi appariva non più aggrappato al suo cocuzzolo come un presepe, ma schiacciato su un piano a circa trecento metri più in basso. Nell’aria tersa riconobbi tutte le sue strade e le case, le macchie degli orti e le piazze. Avevo ripensato lassù alla mia infanzia, mentre percorrevo con lo sguardo quella mappa inaspettata; perciò vedendo lampeggiare nella mente un volto che mi era stato caro, mi venne l’idea di cercare tra le tante altre case ormai a me indifferenti una in particolare. Dopo parecchi errori d’orientamento riuscii a rintracciarla ai piedi della pineta. Lì aveva abitato la mia maestra delle elementari. La vista di quella abitazione, una delle tante case veramente piccole che sarebbero dovute servire da rifugio provvisorio per i senzatetto di vari terremoti, ma che sempre sono rimaste occupate tra un sisma e l’altro sino ad oggi, e il nome che subito vi appiccicai mi fecero tornare in mente un episodio che credevo fosse svanito per sempre. Dovevo subito trovare un angolo tranquillo, fregarmene di impegni e appuntamenti e forse avrei potuto recuperare con qualche ordine la storia della maestra e di altre persone che insieme a lei aspettavano di rivivere nel mio ricordo. Scesi in fretta al paese che sorge a mezza costa di quella stessa montagna, e lì, seduto al tavolino di un bar, cominciai a buttar giù in gran furia, con una biro che a un certo punto smise di scrivere, quanti più nomi, date e circostanze potevo, a mano a mano che riemergevano dal buio della dimenticanza.
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Il tempo, forse, ci restituisce le vestigia del Largo “Magazéo” ?
Alfonso Caccese
[Ed. 12/11/2008] Montecalvo Irpino AV – Durante i lavori di abbattimento di alcune abitazioni fatiscenti compresi tra i vicoli: Acquanetta e Manzelli lungo la direttrice di Corso Umberto nel centro storico di Montecalvo, sono affiorati dei manufatti, in buono stato, che tante ipotesi stanno suggerendo agli esperti del settore. Infatti il ritrovamento di una costruzione di epoca remota costituita da un arco ben visibile con attacchi di soffitti (probabilmente a crociera o a botte) lascia spazio a numerose e svariate indagini di natura architettonica, antropologica e sociale. Anche noi, basandoci su ricordi e testimonianze tramandatesi oralmente negli anni, proviamo a formularne una. Partiamo da indizi peculiari, come i rilievi tecnici, che forniscono quasi verosimilmente la probabile larghezza della base del manufatto che secondo alcuni si aggirerebbe intorno ai 150-200 mq. La presenza di altri archi laterali a destra, diruti, a sinistra ancora visibili, ci fanno optare per una ipotesi ragionevolmente fondata, cioè quella che ci troviamo in presenza del probabile ingresso sotterraneo del leggendario “Magazéo” , cioè il magazzino dove i latifondisti consegnavano, per le misurazioni, le derrate alimentari ai signori del luogo.Perché accesso sotterraneo?
L’accesso sotterraneo poteva essere utile anche in caso di assedio, difesa o rivolte popolari.
Ma c’è anche un altro motivo oggettivo. Cioè quello che, le carovane dei carri trainate da buoi in pariglia, non potevano accedere facilmente alla quota della Rocca o del Castello Ducale per via dei vicoli stretti e parzialmente costruiti a gradoni, quindi è verosimile pensare ad un altro accesso a quota più bassa, a livello stradale, accessibile, ampio e manovriero, noi pensiamo, esattamente dove adesso si stanno effettuando gli abbattimenti. Si intravedono inoltre gli attacchi di sostegno di soffitti, dove, a livello superiore, potevano insistere edifici usati dagli incaricati dei latifondisti per le operazioni di carico e scarico delle merci, ecc.
Poi la presenza nel centro storico di una fitta rete di cunicoli naturali e artificiali che si diramano, a partire dal Castello Ducale, in ogni direzione, fanno altresì pensare che in epoca lontanissima possa aver rappresentato una zona “ante murale”, soddisfacente le operazioni di difesa avanzata rispetto al mastio o alla rocca antica vera e propria.
Si deve inoltre considerare, senz’altro, che il manufatto è preesistente alla costruzione dei palazzi signorili che oggi fanno da contorno al Castello Ducale, e che quindi rappresenti una realtà storica antecedente ai secoli XVIII e XVII (millesettecento-milleseicento), e che poi sia stato inglobato nelle continue edificazioni nella zona fino poi a scomparire dalla vista. Quindi è molto probabile, che in seguito a questi abbattimenti di oggi e la futura costruzione di un nuovo comparto abitativo, si distruggano le ultime vestigia del “Magazéo” ducale, o quello che l’importanza dell’arco a “tutto sesto”, abbia potuto rappresentare in passato. Non occorre, infatti, fare ulteriori considerazioni storiche per sottolineare l’importanza culturale, sociale e per l’economia locale agricola e pastorale della comunità montecalvese, che vedeva da una parte, con opposizione di interessi spessissimo conflittuale, i proprietari latifondisti e dall’altra il popolo dei mezzadri, coloni, braccianti ,ecc.
Si tratta forse di pura fantasia?
Crediamo di no, perché pensiamo sempre che il tempo ogni tanto si sbizzarrisce a presentarci e farci ricostruire un pezzo della nostra storia millenaria e noi o non apprezziamo o addirittura distruggiamo. [Nativo]